Telefonata tra Vladimir Putin e Masoud Pezeshkian sulla crisi legata all’Iran: Mosca chiede cessazione immediata delle ostilità e via diplomatica. Minaccia Houthi allo Yemen.
Un alto responsabile del movimento Houthi dello Yemen ha dichiarato al New York Times che la milizia sostenuta dall’Iran sarebbe pronta a entrare nel conflitto, nel quadro dell’attuale escalation regionale. Le parole attribuite al dirigente indicano la disponibilità ad allargare il fronte, con un avvertimento rivolto in particolare a Washington.
Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, Mohammed al-Bukhaiti, membro dell’ufficio politico del movimento Houthi, ha affermato: «L’espansione del conflitto ad altri Paesi, incluso lo Yemen, è solo questione di tempo, e abbiamo le dita sul grilletto». Nella stessa dichiarazione, al-Bukhaiti ha aggiunto: «Alla fine, gli Stati Uniti saranno i maggiori perdenti». Le affermazioni arrivano mentre la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi del conflitto che coinvolge l’Iran e l’area mediorientale, con il rischio di un’estensione a ulteriori attori regionali.
Sul piano diplomatico, il Cremlino ha reso noto che il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Il colloquio, secondo la nota ufficiale, ha riguardato la “fase acuta” del conflitto che interessa l’Iran. La comunicazione russa non entra nei dettagli operativi della telefonata, ma ribadisce la linea di Mosca sul conflitto e sui canali da privilegiare per una de-escalation.
Nella dichiarazione del Cremlino viene richiamata la posizione definita “di principio” della Russia: “È stata riaffermata la posizione di principio della Russia sulla necessità di una cessazione immediata delle ostilità, dell’abbandono dei metodi violenti per risolvere i problemi intorno all’Iran e in tutto il Medio Oriente e di un rapido ritorno alla via della risoluzione politica e diplomatica». La formulazione sottolinea due passaggi centrali: la richiesta di un’interruzione delle azioni militari nel breve periodo e l’invito a ricondurre la crisi entro un percorso politico e negoziale, con riferimento esplicito sia all’Iran sia al Medio Oriente nel suo complesso.
Il messaggio diffuso da Mosca indica che il tema non viene considerato circoscritto al solo dossier iraniano, ma inserito in un contesto regionale più ampio, dove la crisi potrebbe avere ripercussioni su più Paesi e su diverse linee di confronto. In questo quadro, il Cremlino segnala anche i contatti della presidenza russa con attori dell’area del Golfo. Nella stessa nota, infatti, si precisa che Putin avrebbe evidenziato una linea di comunicazione attiva con i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo.
Secondo la dichiarazione ufficiale, Putin ha sottolineato di essere «in costante contatto con i leader dei Paesi che fanno parte del Consiglio di cooperazione per gli Stati arabi del Golfo». Il riferimento serve a indicare che la Russia sta mantenendo un canale di confronto con una delle principali organizzazioni regionali, coinvolgendo interlocutori potenzialmente determinanti nella gestione della crisi e nelle eventuali iniziative diplomatiche.
Le dichiarazioni attribuite al dirigente Houthi e la telefonata tra Putin e Pezeshkian si collocano nello stesso quadro temporale, segnato da tensioni crescenti. Da un lato, le parole di Mohammed al-Bukhaiti prospettano l’eventualità di un ampliamento del conflitto, includendo lo Yemen. Dall’altro, la comunicazione del Cremlino mette l’accento su una soluzione basata su cessate il fuoco, rinuncia alla violenza e negoziato, ribadendo l’interesse russo a promuovere un ritorno a strumenti diplomatici.



Add comment