Umberto Brindani, ex direttore di Gente, ha recentemente condiviso sui social media la sua esperienza professionale con Alfonso Signorini, ex direttore di Chi. Brindani ha ricordato di essere stato lui a introdurre Signorini a Chi, per poi essere licenziato senza che Signorini intervenisse. Brindani ha espresso sorpresa per l’assenza di un suo ringraziamento nell’editoriale di dimissioni di Signorini, suggerendo che forse dovrebbe considerarlo un motivo d’orgoglio.
Nel suo editoriale d’addio, Signorini ha espresso gratitudine verso tre direttori che hanno contribuito alla sua crescita professionale: Silvana Giacobini, Carlo Rossella e Pietro Calabrese. Brindani ha riconosciuto il contributo di Silvana Giacobini, che ha ricoperto il ruolo di direttore di Chi prima di fondare Diva e Donna. Ha descritto Giacobini come una figura di grande professionalità e cortesia, che ha agevolato la transizione della direzione di Chi nel 2005, quando Brindani ne ha assunto la guida.
Ho avuto il privilegio di collaborare a lungo con Carlo Rossella, con il quale ho anche condiviso la responsabilità della direzione di Panorama per diversi anni. Rossella si distingue per la sua profonda competenza nel settore degli Esteri, la sua scrittura fluida e brillante, il suo spirito arguto e la sua innata capacità di relazioni interpersonali, che lo rendono, a mio parere, un vero e proprio genio.
Non ho avuto l’opportunità di lavorare direttamente con Pietro Calabrese, purtroppo scomparso da diversi anni. Ricordo, tuttavia, con piacere la sua gentilezza e la sua disponibilità a collaborare quando subentrò a Rossella in Mondadori. All’epoca dirigevo Chi e ci scambiavamo periodicamente opinioni e suggerimenti.
È con rammarico che noto la mia assenza dai ringraziamenti di Signorini. Questa dimenticanza, in occasione della recente celebrazione dei 30 anni del settimanale, mi sorprende, considerando l’anno e mezzo trascorso insieme alla direzione di Chi, io come direttore e lui come vicedirettore. Tale omissione, alla luce degli ultimi sviluppi, potrei quasi considerarla una forma di riconoscimento indiretto.
Per motivi a me ignoti, Signorini si trovò temporaneamente senza incarico durante la direzione di Giacobini. Rossella e io lo recuperammo a Panorama, inizialmente come collaboratore esterno a progetto. La sua vasta rete di contatti nel mondo del gossip si rivelò particolarmente preziosa. Ricordo un agosto, durante le ferie del direttore e la mia direzione di Chi, in cui mi mancava una storia di copertina leggera, adatta al periodo estivo. Contattai Signorini, che si presentò in redazione con una risma di fogli A4 contenente migliaia di nomi e numeri di telefono, offrendosi di contattare diverse fonti per la realizzazione dell’articolo.
In definitiva, optammo, credo, per Manuela Arcuri, o figura simile, e fu realizzata una cover, certamente non memorabile. Successivamente, Alfonso, continuando la sua attività di freelance, approdò in televisione, alla corte di Piero Chiambretti, in qualità di “lookologo”, ottenendo un notevole successo. Al punto che, sempre Rossella e io, dedicammo ai due una copertina, stavolta più memorabile, soprattutto per il titolo che ideai: “I rimbambini”.
All’inizio del 2004, assunsi la direzione di Gente. Signorini continuò a collaborare, non in qualità di dipendente, con Panorama, presumo anche quando Rossella cedette il testimone a Calabrese. In sintesi, con nessuno dei tre direttori “ringraziati” instaurò un vero e proprio rapporto di lavoro: uno si liberò di lui, gli altri due lo sfruttarono come collaboratore esterno.
A metà del 2005, la Giacobini si dimise e il manager Mondadori, Nini Briglia, mi contattò per succederle. Incontrai anche Marina Berlusconi, che mi espresse il desiderio di realizzare un giornale «in cui ci sia anche qualcosa da leggere, oltre alle foto». Accettai, ma incontrai un problema: non possedevo alcuna conoscenza del gossip, che rappresentava il core business del giornale. Pertanto, ebbi un’illuminazione. Rivolgendomi a Briglia, dissi: «E se mi prendessi Signorini? È attualmente disponibile, accetterà sicuramente». Egli rispose: «Ci abbiamo già pensato, anzi gli abbiamo già parlato: vorrebbe venire come condirettore». Malefico Briglia.
Ne rimasi inizialmente deluso: come, mi avevano già preparato la sorpresa? Ribattei: «Nini, condirettore è eccessivo, lo assumo come vice e valutiamo la situazione in seguito, poi eventualmente lo promuoviamo. Non si preoccupi, glielo spiego io».
In seguito, ebbi l’opportunità di incontrarlo presso la sua abitazione. Non incontrai particolari difficoltà nel convincerlo; pur manifestando inizialmente qualche riserva, accettò la proposta senza esitazioni. Gli comunicai inoltre che, a causa del suo nuovo ruolo di imparzialità, avrebbe dovuto rimuovere il suo nome e la sua immagine dal sito web della LM Management, dove erano precedentemente presenti. Accettò di farlo.
Una stretta di mano sancì l’accordo di collaborazione che ci permise di gestire congiuntamente la rivista Chi per un periodo di un anno e mezzo. Io mi occupai della redazione, mentre lui acquisì esperienza e, contemporaneamente, mantenne i contatti e realizzò interviste. Ad esempio, quando ricevevo informazioni relative a servizi fotografici “sensibili”, era sua responsabilità contattare i soggetti coinvolti per verificare la veridicità delle notizie o per avvertirli dell’imminente pubblicazione, in quanto non conoscevo personalmente nessuno nel mondo dello spettacolo.
I risultati di vendita furono straordinari: non solo Chi non subì un calo di diffusione a seguito dell’abbandono della sua fondatrice, ma registrò un aumento significativo delle copie vendute, raggiungendo livelli di vendita mai più eguagliati.
A fine 2006, si rese disponibile la posizione di direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, e i dirigenti Mondadori, in particolare il Presidente Marina, mi richiesero con insistenza di assumere la direzione di questa pubblicazione di grande successo (Sorrisi vendeva 1,1 milioni di copie e generava utili considerevoli), garantendomi un significativo aumento di stipendio. Pur non potendo rifiutare l’offerta, espresi chiaramente la mia preoccupazione per Chi, che ritenevo destinato a Signorini, il quale non aveva ancora acquisito la necessaria esperienza nella gestione del lavoro redazionale, ovvero l’abilità artigianale richiesta per la realizzazione di una rivista.
Presi provvedimenti per creare una sorta di rete di sicurezza, in particolare lasciandogli la talentuosa photo editor Paola Bergna. In quel periodo, Alfonso pubblicò un libro di ritratti intitolato “Il Signorini. Chi c’è c’è, chi non c’è s’incazza”, in cui dedicò un lungo e generoso capitolo a me.
Dopo un periodo di circa due anni, durante i quali il giornale aveva raggiunto un’eccellente diffusione di 1.070.000 copie, il mio rapporto di lavoro fu bruscamente interrotto. Il giorno precedente, mentre mi trovavo nei servizi igienici, ebbi un incontro con il Signorini, all’epoca direttore di Chi. Mentre ci lavavamo le mani, mi sussurrò: «Stai attento, stanno accadendo delle cose…».
Alla mia richiesta di maggiori dettagli, mi rispose: «Non posso fornirti informazioni in merito».
Scoprìi la verità entro le 24 ore successive: fui licenziato, mentre il Signorini fu nominato anche direttore di Sorrisi, che nei tre mesi successivi subì una significativa perdita di 300.000 copie.
Da quel momento, il nostro rapporto professionale si è deteriorato. Ho ripreso la mia attività lavorativa con impegno, inizialmente presso Oggi e, da tre anni, nuovamente presso Gente. Il Signorini, d’altro canto, ha intrapreso una brillante carriera come direttore, conduttore televisivo, regista teatrale, scrittore e, soprattutto, figura di grande influenza in Italia, fino alla sua recente e significativa caduta.
Questa è la narrazione dei fatti. La morale della storia è che, pur non essendo stato menzionato tra i direttori ringraziati, forse dovrei considerarmi fortunato.



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