Violenze e minacce nel carcere minorile di Casal del Marmo, disposte le testimonianze dei ragazzi
La procura di Roma indaga su una serie di presunti episodi di violenze, minacce e maltrattamenti che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero segnato la vita quotidiana di almeno tredici detenuti tra i quindici e i diciannove anni all’interno dell’istituto penale minorile di Casal del Marmo. I fatti, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbero verificati in un arco temporale compreso tra febbraio e novembre 2025. Dieci agenti della polizia penitenziaria risultano indagati. Per acquisire ulteriori elementi utili a chiarire la dinamica degli episodi contestati e la posizione dei singoli, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma Alessandro Giannetti ha disposto l’ascolto dei tredici giovani in incidente probatorio.
L’obiettivo dell’incidente probatorio è cristallizzare le dichiarazioni delle presunte persone offese, consentendo ai giudici di raccogliere testimonianze che potranno essere utilizzate nelle successive fasi del procedimento. I ragazzi dovranno riferire quanto sarebbe accaduto non soltanto all’interno delle celle, ma anche nei corridoi e, in alcuni casi, in infermeria. Secondo l’impostazione dell’indagine, le condotte contestate si sarebbero ripetute in più circostanze e con modalità ritenute particolarmente gravi.
Tra le accuse più pesanti figura quella di tortura nei confronti di due agenti, Tony Ruotolo e Agostino Piccioni. Nell’ordinanza di incidente probatorio viene riportato che i due avrebbero provocato “acute sofferenze fisiche” a un detenuto di quindici anni. In base alla ricostruzione, Piccioni gli avrebbe sferrato un pugno a un occhio e, successivamente, il ragazzo sarebbe stato accompagnato in infermeria. È in quel contesto che, secondo la pubblico ministero Rosalia Affinito e il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, si sarebbe consumata una fase di violenza fisica e psicologica: “minacciava di tagliargli i testicoli e nel contempo gli pungeva con una forbice un testicolo procurando l’uscita di sangue, così cagionandogli lesioni”.
Oltre ai due indagati per tortura, altri cinque agenti risultano accusati di lesioni aggravate in concorso e continuate. La procura, sulla base degli elementi raccolti, descrive un quadro di presunte aggressioni ripetute e non episodiche. Calci, pugni e percosse con oggetti di ferro avrebbero colpito i detenuti in momenti e luoghi scelti per ridurre il rischio di riprese: le violenze, si legge nella ricostruzione, sarebbero avvenute “frequentemente di notte, in zone non coperte dal sistema delle telecamere e per ragioni futili”.
Tra le condotte riportate negli atti viene citata anche una situazione nella quale un agente avrebbe utilizzato un oggetto metallico come strumento di intimidazione. Secondo quanto sintetizzato dall’accusa, un poliziotto avrebbe avvicinato con atteggiamento minaccioso una chiave di ferro al volto di un detenuto. Se il ragazzo reagiva, la risposta sarebbe stata fatta di schiaffi e percosse, con episodi che, in alcune ricostruzioni, sarebbero iniziati nei corridoi per poi proseguire in infermeria.
Gli inquirenti ritengono inoltre che alcune condotte possano essere state accompagnate da tentativi di copertura formale. Nel fascicolo viene richiamata l’ipotesi che gli agenti abbiano redatto verbali non corrispondenti ai fatti, nei quali avrebbero sostenuto di essere stati aggrediti e di avere quindi reagito adottando soltanto “un dispositivo di contenimento per eliminare la resistenza”. La procura considera questa versione come parte di un presunto meccanismo volto a giustificare l’uso della forza nei confronti dei detenuti e a neutralizzare eventuali contestazioni.
Il provvedimento del gip prevede che i tredici giovani, identificati come persone offese, vengano ascoltati la settimana prossima. Gli investigatori indicano che si tratta di ragazzi nati all’estero o di origine straniera; cinque di loro risultano ancora reclusi presso lo stesso istituto di Casal del Marmo. Gli altri, nel frattempo, sarebbero stati trasferiti in differenti strutture: case circondariali o comunità, nel Lazio e in altre aree.
L’esito delle audizioni potrebbe avere un peso rilevante sul prosieguo dell’inchiesta. Non viene esclusa, infatti, la possibilità di ulteriori sviluppi, anche alla luce di quanto alcuni giovani avrebbero già riferito in merito al contesto generale: tra i racconti acquisiti dagli inquirenti, ci sarebbero anche dichiarazioni secondo cui alcuni agenti avrebbero operato sotto l’effetto di alcol e droghe pesanti. Si tratta di elementi che, se confermati, potrebbero ampliare il perimetro delle verifiche e richiedere ulteriori accertamenti.
L’indagine della procura di Roma prosegue dunque lungo due direttrici: da un lato l’approfondimento sulle singole condotte contestate, dall’altro la ricostruzione dell’eventuale sistematicità delle violenze e delle condizioni in cui sarebbero avvenute, comprese le scelte di orari e di aree non coperte dal sistema di videosorveglianza. Le testimonianze in incidente probatorio rappresenteranno il passaggio centrale per verificare le accuse e definire con maggiore precisione responsabilità e circostanze dei fatti contestati.



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