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Chiara Petrolini: “Non sono una madre assassina, non volevo uccidere i miei figli neonati”



Davanti alla Corte di assise di Parma, Chiara Petrolini respinge l’accusa di voler uccidere i neonati e ricostruisce due parti, nel 2023 e 2024.



Chiara Petrolini, 22 anni, di Traversetolo (Parma), ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma, dove è imputata per l’omicidio premeditato e la soppressione dei cadaveri dei suoi due figli neonati, partoriti a maggio 2023 e ad agosto 2024. In aula, la giovane ha parlato per circa sette minuti con voce monocorde, leggendo un foglio e interrompendosi solo brevemente.

Durante l’intervento, Petrolini ha respinto la rappresentazione che, a suo dire, è stata fatta di lei. «Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini», ha dichiarato. Ha poi aggiunto: «Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro».

La 22enne ha affrontato anche il tema delle gravidanze, riferendo di non essersele aspettate ma di aver maturato l’intenzione di tenere i bambini. «Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere», ha affermato. Nello stesso passaggio, ha definito quanto avvenuto dopo i parti come una decisione errata, spiegandone però la motivazione che, secondo il suo racconto, la guidò in quel momento: «Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare: tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro».

Nel ricostruire la nascita del primo neonato, avvenuta nel maggio 2023, Chiara Petrolini ha detto di ricordare poco e di aver vissuto quel periodo con un altro pensiero dominante, legato alle condizioni di salute della nonna. «Del primo parto non ricordo quasi niente, in quel periodo il mio problema principale era la nonna che non stava bene», ha raccontato. Ha quindi riferito una sequenza di sensazioni fisiche e gesti che, a suo dire, si sarebbero susseguiti rapidamente: «Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, mi sono alzata dal letto, mi è venuto da spingere, ho trovato questo bimbo tra le mani». A quel punto, ha aggiunto di essersi resa conto che il bambino non respirava: «Mi sono accorta che non respirava e ho fatto quel che sentivo di dovere fare, seppellirlo». Nel concludere questo passaggio, ha detto di ritenere di non aver compreso appieno quanto accaduto: «Penso di non aver capito cosa è successo, di iniziare a comprenderlo solo ora».

Il secondo episodio, collocato nel mese di agosto 2024, è stato descritto in termini simili, con l’imputata che ha sostenuto di non aver associato i sintomi al travaglio. «Non pensavo – ha detto la 22enne di Traversetolo – di stare partorendo, per quello sono uscita, se avessi programmato tutto sarei stata a casa», ha spiegato. Secondo quanto riferito, una volta rientrata avrebbe avvertito dolori scambiandoli per l’arrivo del ciclo: «Quando sono tornata a casa sono andata a letto e avevo mal di pancia, pensavo di aver il ciclo». Ha poi indicato di essersi alzata e di aver avvertito la spinta, trovandosi il neonato tra le mani: «Mi sono alzata, ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura, la prima cosa che ho pensato è di tagliare il cordone». Subito dopo, ha affermato di non ricordare con chiarezza la fase seguente: «Poi non ricordo cosa è successo, mi sono appoggiata al letto, sono svenuta».

Riprendendo il racconto, Petrolini ha riferito che, al risveglio, avrebbe constatato l’assenza di respiro del neonato e di aver agito d’impulso: «che il bambino non respirava più e ho fatto la prima cosa che ho pensato, seppellirlo». Nello stesso contesto, ha aggiunto un dettaglio sulla collocazione: «Non ho pensato che lì c’era anche l’altro bambino, in quel momento non mi è venuto in mente».

Nel proseguire delle dichiarazioni, l’imputata ha toccato aspetti emersi nel corso del dibattimento, soffermandosi in particolare su condotte successive ai parti che, secondo quanto riportato, sono state oggetto di osservazioni. Chiara Petrolini ha detto: «Dopo il parto fisicamente stavo bene, dentro ero distrutta». Ha poi spiegato: «Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini». Nello stesso intervento ha ribadito il proprio punto di vista sul legame con i neonati: «Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata, quel bambino era parte di me. E io non gli avrei mai fatto del male».

In un ultimo passaggio, ha descritto la sofferenza quotidiana che sostiene di vivere dopo la perdita dei due figli. «Il dolore che si prova è una sofferenza che è difficile da far capire», ha dichiarato, aggiungendo: «In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato a quello che si prova quando perdi un bambino». Ha quindi concluso la parte finale delle dichiarazioni con parole legate al senso di vuoto e alle domande che, secondo il suo racconto, continuano ad accompagnarla: «Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che però non si è ancora rimarginata, ma che continua a sanguinare ogni giorno».

Il processo davanti alla Corte di assise di Parma prosegue secondo il calendario fissato dal tribunale. L’imputazione contestata a Chiara Petrolini riguarda l’omicidio premeditato e la soppressione dei cadaveri dei due neonati. Le dichiarazioni rese in aula si inseriscono nel quadro degli accertamenti e delle valutazioni già emersi nel corso dell’istruttoria dibattimentale.



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