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Mattarella dopo il Consiglio di Difesa: “Italia fuori dalla guerra, basi americane secondo accordi”



Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha presieduto questa mattina al Quirinale una riunione del Consiglio supremo di difesa convocata nei giorni scorsi, dopo l’attacco contro Teheran. La seduta, durata poco più di due ore, ha visto la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Al centro dell’incontro, l’evoluzione della crisi internazionale legata alla guerra in Iran e, più in generale, gli sviluppi in Medio Oriente, con una valutazione degli effetti che la situazione sta producendo sul quadro regionale e sulle possibili ricadute per l’area del Mediterraneo.



Nel comunicato diffuso al termine dei lavori viene chiarita la linea italiana rispetto al conflitto: il nostro Paese “non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento”. Nella stessa nota viene richiamata la scelta di sostenere iniziative diplomatiche, indicando la via negoziale come asse principale dell’azione italiana nel contesto in corso.

Il Consiglio supremo di difesa, si legge nel documento, ha dedicato un’ampia parte dell’analisi alla situazione determinatasi dopo l’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La nota afferma: “Il Consiglio Supremo di Difesa ha analizzato lo scenario di crisi che si è determinato con la nuova guerra in corso a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, manifestando grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione del vicino medio Oriente e nell’area del Mediterraneo”. La formulazione sottolinea l’attenzione rivolta agli equilibri regionali e alla possibilità che l’instabilità si estenda, producendo conseguenze anche per aree considerate strategiche.

Nel comunicato finale viene inoltre inserito un riferimento più ampio al contesto internazionale attuale, definito segnato da un indebolimento delle istituzioni multilaterali e da ripetute violazioni del diritto internazionale. In particolare, il testo afferma: “Nell’attuale contesto di instabilità – irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina – con le progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale, l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”. La frase colloca la crisi mediorientale in un quadro globale più vasto, indicando l’obiettivo di riportare al centro canali diplomatici e negoziali.

Un ulteriore passaggio della nota richiama il riferimento costituzionale che guida le scelte del Paese in materia di conflitti e uso della forza. Nel testo si legge: “Il Consiglio, nel pieno rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione, esprime forte preoccupazione per il moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali”. Nello stesso periodo viene ribadito il giudizio sugli attacchi contro la popolazione civile: “Attacchi a civili, di cui troppo sovente sono vittime bambini come nel caso della strage della scuola di Minab, sono sempre inaccettabili”. Il riferimento inserito nel comunicato richiama dunque la condanna di azioni che colpiscono i non combattenti e la preoccupazione per l’ampliamento di crisi in aree di diretto interesse nazionale.

Nel corso della riunione, secondo quanto riportato nella comunicazione ufficiale, è stato affrontato anche il tema delle basi militari statunitensi presenti sul territorio italiano e delle richieste di assistenza che possono arrivare da Paesi alleati. Il Consiglio ha ricordato la posizione già espressa dal Parlamento su questo punto e ha richiamato la cornice giuridica applicabile. La nota recita: “Il Consiglio ha preso atto favorevolmente che, con propria risoluzione, il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa nonché sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”. Si tratta di un passaggio che ribadisce l’esistenza di accordi già in vigore e delimita l’ambito delle attività previste.

Il comunicato precisa inoltre cosa accadrebbe nel caso in cui arrivassero richieste diverse o più ampie rispetto a quelle già contemplate. In particolare: “Il Consiglio ha inoltre preso atto che eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento”. La procedura indicata, quindi, prevede un passaggio parlamentare per eventuali decisioni che andassero oltre quanto già stabilito dagli accordi internazionali richiamati.

Nella parte conclusiva della nota, il Consiglio supremo di difesa evidenzia anche il rischio di un ulteriore allargamento della crisi e delle sue conseguenze sul piano della sicurezza. Il testo sottolinea che “l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”. L’attenzione, in questo passaggio, si concentra dunque sia su possibili modalità di escalation non convenzionali, sia sulla minaccia rappresentata da gruppi terroristici che potrebbero sfruttare il contesto di instabilità.

La riunione al Quirinale, presieduta da Sergio Mattarella e con la presenza di Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Antonio Tajani, si è quindi conclusa con una sintesi che ribadisce la non partecipazione italiana al conflitto, la centralità dell’approccio diplomatico e il richiamo al ruolo del Parlamento per eventuali scelte che riguardino l’uso delle infrastrutture militari concesse alle forze statunitensi oltre quanto previsto dagli accordi vigenti. Il comunicato finale riassume l’analisi svolta sulla crisi in Iran e Medio Oriente, mettendo in evidenza le preoccupazioni per gli effetti destabilizzanti nell’area e per i possibili impatti sulla sicurezza nel Mediterraneo.



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