​​


A 17 anni si suicida gettandosi sotto un treno, il padre soccorritore: “Camilla non riusciva più a convivere con la bulimia”



Il 28 febbraio 2023 è una data che Massimo Cesana, soccorritore di professione, non dimenticherà mai. Quel giorno, infatti, durante il suo turno di lavoro, è stato chiamato a intervenire presso la stazione ferroviaria di Lissone, dove ha scoperto che sua figlia, Camilla, di soli 17 anni, aveva deciso di togliersi la vita gettandosi sotto un treno.



In un’intervista a Fanpage.it, Massimo ha raccontato con grande sincerità e coraggio la tragedia che ha sconvolto la sua vita. La perdita della figlia è stata l’epilogo di una lunga battaglia contro la bulimia, una malattia che, come lui stesso spiega, “ormai aveva preso il sopravvento su di lei”.

Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute, in Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare, un numero in costante aumento del 35% dal 2020. Queste patologie colpiscono in particolare i giovani e causano circa 4.000 decessi all’anno, non solo per le conseguenze fisiche ma anche per quelle psicologiche. I dati del Rencam evidenziano che un sesto delle morti legate a tali disturbi è dovuto al suicidio.

Per elaborare il dolore e trasformarlo in un aiuto per gli altri, Massimo Cesana ha deciso di condividere la sua esperienza. Lo fa attraverso incontri e testimonianze, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e supportare chi si trova a vivere situazioni simili.

Camilla aveva 15 anni quando alcuni amici e conoscenti mi hanno iniziato a segnalare dei comportamenti preoccupanti”, racconta Massimo. “Mi dicevano: ‘Guarda che Camilla non sta bene, guarda che sta dimagrendo tanto’. All’inizio non riuscivo a comprendere appieno ciò che mi stavano dicendo, forse perché non vedevo tutto con i miei occhi”.

La consapevolezza della gravità della situazione è arrivata quando i segnali sono diventati evidenti anche in casa. “Mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava quando ha iniziato a cambiare il suo modo di alimentarsi e persino il suo modo di vestirsi. Poi c’era quella porta del bagno sempre chiusa, la musica alta e il tempo trascorso lì dopo i pasti. Un giorno ho deciso di entrare e l’ho trovata riversa sul water che vomitava”, ricorda con dolore.

La reazione iniziale di Massimo è stata dettata dalla rabbia e dall’incomprensione: “Non conoscevo questa malattia e non capivo cosa stesse succedendo. Pensavo fosse un vizio, uno spreco di tutto ciò che facevamo per lei. Oggi so di aver sbagliato ad aggredirla in quel momento, ma allora non avevo gli strumenti per affrontare la situazione”.

La famiglia viveva in un clima di tensione crescente. “Era difficile convivere con una persona affetta da bulimia e anoressia, malattie di cui sapevo poco o nulla. Il clima in casa era diventato pesante per tutti”, prosegue Massimo. “Prima del manifestarsi della malattia, Camilla era una ragazzina solare, piena di energia. Ma col passare del tempo ho visto come quella luce si spegneva gradualmente. Era diventata scontrosa, cercava sempre più isolamento e passava intere giornate chiusa nella sua stanza. Quando usciva, quei pochi minuti erano carichi di tensione per tutti noi”.

La situazione si è aggravata durante il periodo della pandemia da Covid-19 nel 2020. Come genitore unico e soccorritore impegnato in prima linea nell’emergenza sanitaria, Massimo trascorreva molte ore lontano da casa. Questo ha reso ancora più complesso gestire la situazione familiare e accorgersi tempestivamente della gravità del problema.

Nonostante i tentativi successivi di accedere alle cure appropriate per Camilla, la malattia si era ormai radicata profondamente nella sua vita. Il 28 febbraio 2023, la giovane ha compiuto un gesto estremo che ha lasciato un vuoto incolmabile nella vita del padre.

Oggi, Massimo Cesana dedica il suo tempo a sensibilizzare le persone sui disturbi alimentari e a offrire supporto a chi vive situazioni simili alla sua. La sua testimonianza è un appello alla consapevolezza e all’importanza di riconoscere i segnali precoci di queste malattie per intervenire tempestivamente.



Add comment