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Gas dalla Russia, il no di Bonelli e il comunicato che accende la polemica



Nel dibattito energetico che si è riacceso nelle ultime ore, torna al centro una proposta che riguarda l’eventuale ripresa degli acquisti di gas dalla Russia. La posizione espressa nel testo diffuso è netta: l’ipotesi viene contestata sia sul piano strategico sia su quello economico e ambientale, con un richiamo diretto alle conseguenze emerse durante il conflitto in corso e alle dinamiche di mercato che, secondo questa lettura, rendono il gas un fattore di rischio.



Nella dichiarazione, la discussione viene definita senza mezzi termini: “Considero fuori dalla realtà e dannosa la discussione che si è aperta sulla proposta di tornare ad acquistare gas russo.” Il passaggio introduce l’idea che la guerra abbia rappresentato una prova concreta degli effetti della dipendenza dal gas, non solo come questione di approvvigionamenti ma anche come elemento capace di incidere sulla stabilità internazionale e sui prezzi dell’energia.

L’argomentazione prosegue sostenendo che il gas, per sua natura e per la competizione legata alle risorse, alimenti instabilità. Nel testo si legge infatti: “La guerra ha dimostrato, per chi avesse ancora dubbi, che il gas crea instabilità: è all’origine di conflitti per il controllo dei giacimenti, alimenta la speculazione e accelera la crisi climatica.” Il messaggio collega quindi il tema energetico a tre dimensioni: la geopolitica, i meccanismi di mercato e l’impatto ambientale.

A fronte della contrarietà al ritorno al gas russo, la proposta alternativa indicata ruota attorno a un cambio strutturale del mix energetico, con un’accelerazione sulle fonti rinnovabili. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e, di conseguenza, aumentare la capacità del Paese di gestire in modo autonomo e stabile la propria domanda energetica. Nel testo si afferma: “Se vogliamo rendere l’Italia autonoma e davvero sovrana dal punto di vista energetico dobbiamo liberarci dalla dipendenza dagli idrocarburi e puntare con decisione sulle fonti rinnovabili: sole, vento, idroelettrico e geotermia.”

La parte più operativa della proposta riguarda tempi e volumi di installazione: viene indicata una finestra di tre anni e un target di capacità aggiuntiva importante, attribuito alle possibilità del sistema produttivo nazionale. Secondo quanto riportato, “In tre anni le nostre imprese sono in grado di installare 60 GW di rinnovabili”, un valore che nel testo viene tradotto in un potenziale equivalente di riduzione dei consumi di gas.

L’obiettivo numerico viene dettagliato: la capacità installabile indicata permetterebbe di “sostituire circa 40 miliardi di metri cubi di gas, pari a quasi il 65% dell’attuale fabbisogno nazionale.” Nella ricostruzione proposta, l’aumento delle rinnovabili sarebbe quindi la leva principale per ridurre in modo consistente l’utilizzo di gas nel sistema energetico italiano, con effetti attesi sia sulla sicurezza degli approvvigionamenti sia sui costi.

Un punto centrale della posizione riguarda infatti l’impatto economico. Nel testo si sottolinea che le rinnovabili, oltre a essere funzionali all’autonomia, avrebbero anche un vantaggio di prezzo rispetto alle fonti fossili, con effetti diretti per famiglie e imprese. La formulazione è: “Con le rinnovabili l’energia costa meno, si rafforza la nostra autonomia energetica e si riducono le bollette per cittadini e imprese.” In questo quadro, la strategia energetica viene descritta come una scelta che coniuga obiettivi industriali, di sicurezza e di contenimento della spesa energetica.

La parte conclusiva della dichiarazione introduce un giudizio politico sulla prospettiva di affidare la sicurezza energetica italiana a fornitori esterni e a contesti geopolitici instabili, richiamando esplicitamente alcuni leader e aree. Nel testo si legge: “Chi pensa di garantire l’energia all’Italia guardando a Putin, a Trump o ai Paesi arabi non è un patriota, è nemico del clima e della pace.” È il passaggio più duro, che contrappone l’idea di sovranità energetica basata sulle rinnovabili a quella fondata su accordi e dipendenze esterne.

Nel complesso, il documento si inserisce nel confronto sulla politica energetica dell’Italia proponendo un indirizzo preciso: respingere l’ipotesi di riaprire ai flussi di gas russo e puntare invece su una crescita rapida di produzione rinnovabile, quantificata in 60 GW in tre anni, con un impatto stimato sulla sostituzione di 40 miliardi di metri cubi di gas. La linea espressa lega il tema dell’energia non solo alla convenienza economica e alle bollette, ma anche alla stabilità internazionale e agli impegni legati al clima, indicando nelle rinnovabili la soluzione principale per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi.



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