La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha espresso la propria speranza di vedere i leader progressisti in piazza per celebrare insieme i successi ottenuti. Ha ribadito l’impegno del partito a trovare modalità condivise per la costruzione del programma, sottolineando la disponibilità a discutere di ogni aspetto, comprese modalità e tempi. La Schlein ha inoltre confermato la propria disponibilità a candidarsi alle primarie, qualora si rendessero necessarie, ribadendo l’unità del partito.
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha riconosciuto il lavoro svolto dalla Schlein nel compattare il Partito Democratico, che, dopo la stagione di Enrico Letta, era apparso eccessivamente focalizzato sull’agenda di Mario Draghi, con conseguente deragliamento del partito. Conte ha affermato che la Schlein è la leader legittima del Partito Democratico e che la sua disponibilità a candidarsi alle primarie è pienamente giustificata.
Conte ha inoltre espresso l’apertura del Movimento 5 Stelle alla prospettiva delle primarie, purché queste siano realmente aperte e rappresentino un’occasione per i cittadini di contribuire a un’ampia discussione finalizzata all’individuazione del candidato o della candidata più competitivo e rappresentativo del programma del partito.
La politologa Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, si è detta sorpresa dall’esito del referendum sulla giustizia. A marzo, le sue previsioni indicavano una vittoria del Sì con il 50,5% e del No con il 49,5%. In un’intervista a La Stampa, Ghisleri ha spiegato che il risultato referendario è frutto di una netta polarizzazione tra i due fronti. Pur trattandosi di un tema complesso e delicato, esso è stato gestito, soprattutto nella fase finale della campagna referendaria, come una chiamata a segnare un confine netto tra le parti. La Ghisleri ha inoltre invitato la Schlein e i suoi compagni a non cantare vittoria, sottolineando che i No al referendum non si tradurranno automaticamente in un vantaggio per la sinistra.
In risposta alla domanda dell’intervistatore riguardante la natura prevalentemente politica o tecnica del voto, la Ghisleri osserva che i risultati elettorali evidenziano una netta divisione politica. Preferisce il termine “fronte” al posto di “coalizione”, in particolare per quanto riguarda il fronte del No, il cui fattore di aggregazione, al di là dei confini tradizionali, è stato rappresentato dalla manifestazione di dissenso non solo nei confronti della proposta referendaria, ma anche del governo e della sua azione politica. Le dichiarazioni dei leader del centrosinistra in occasione della celebrazione della vittoria ne costituiscono una chiara testimonianza. In definitiva, la Ghisleri sostiene che la dimensione politica del voto abbia oscurato i contenuti della riforma. È evidente che il fronte del No abbia goduto di un percorso più agevole, grazie alla sua maggiore capacità aggregante e alla sua posizione di semplice opposizione a una proposta di natura complessa.



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