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Bonelli contro il governo per una direttiva di Bruxelles, ma non ne comprende il testo



Si preannuncia un ulteriore confronto in ambito giuridico. Il Movimento 5 Stelle e le forze di sinistra interpretano una direttiva europea in materia di contrasto alla corruzione come indicazione per il ripristino dell’abuso d’ufficio nell’ordinamento giuridico italiano.



Il deputato Bonelli, in prima linea, sollecita le dimissioni del Ministro della Giustizia Nordio.

La delegazione italiana del centrodestra al Parlamento Europeo ha espresso voto favorevole alla direttiva, negando qualsiasi collegamento con l’abuso d’ufficio abrogato in Italia, anche a seguito delle richieste avanzate dai sindaci di ogni orientamento politico.  La sinistra, tuttavia, considera la situazione un’opportunità per alimentare il dibattito politico.

Sono state formulate numerose dichiarazioni critiche nei confronti del governo, con particolare riferimento al Ministro della Giustizia.  La destra, tuttavia, respinge tali accuse, sottolineando il voto favorevole espresso.  La questione ha destato l’attenzione anche di autorità nazionali, tra cui la Consulta. Il Presidente Amoroso si è espresso con prudenza, affermando che l’Italia dovrà valutare la situazione solo qualora si concretizzi una richiesta di modifica della normativa.

Anche il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Busia, noto per le sue posizioni critiche nei confronti del governo, ha parlato di “arretramento” nella legislazione italiana, riproponendo un tema già affrontato in precedenza.  Un osservatore indipendente dalla maggioranza, l’ex parlamentare Osvaldo Napoli di Azione, ha espresso un parere critico, affermando che, a differenza di Conte e Schlein, non trova motivo di soddisfazione nella direttiva approvata dal Parlamento Europeo, che invita l’Italia a reintrodurre “almeno le due fattispecie più gravi del reato di abuso d’ufficio”.

La relatrice, Raquel Garcia Hermida, avrebbe potuto fornire maggiori dettagli in merito alle due fattispecie considerate più gravi.  Avendo ricoperto la carica di sindaco per 27 anni, nonostante i rapporti sempre positivi con le opposizioni e con la cittadinanza, posso confermare che l’attività quotidiana presenta notevoli complessità.  La consapevolezza che la firma di un documento possa comportare l’avvio di un procedimento penale per un errore formale rappresenta un onere significativo.

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani ribadisce la sua posizione, affermando che le critiche mosse alla direttiva sono infondate e costituiscono mera propaganda.  Sottolinea che il testo approvato non prevede la reintroduzione del reato di abuso d’ufficio, bensì invita gli Stati membri a sanzionare specifiche violazioni gravi nell’esercizio delle funzioni pubbliche, lasciando ampia discrezionalità sulle modalità di applicazione.  L’Italia, inoltre, ha espresso voto favorevole alla direttiva anche in sede di Consiglio, con la partecipazione diretta del Ministero della Giustizia, a dimostrazione della piena consapevolezza del contenuto del testo da parte del governo, che non include gli obblighi ora erroneamente attribuitigli.  Analogamente, il copresidente del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, Nicola Procaccini, denuncia la totale falsità delle affermazioni diffuse.

Anche il gruppo europeo della Lega ribadisce la medesima posizione attraverso una nota ufficiale, evidenziando che la formulazione della direttiva consente agli Stati membri una significativa libertà di manovra.  Il testo, laddove si riferisce a “alcune gravi violazioni dell’esercizio illegittimo di funzioni pubbliche”, presenta una formulazione sufficientemente ampia da garantire flessibilità.  Pertanto, ogni Stato membro dell’Unione Europea avrà la facoltà di decidere autonomamente le modalità di attuazione della direttiva entro un termine di due anni, senza alcuna possibilità di ritorno al passato.



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