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Lucchetta attacca Gravina: “Avete milioni in tasca e siete la vergogna dello sport”



Gravina si dimette, Lucchetta lo attacca sui dilettanti: Siete la vergogna dello sport italiano



Dopo le dimissioni di Gravina dalla FIGC, Lucchetta lo critica sui social per le frasi sui dilettanti. L’ex presidente si scusa e chiarisce.

Nel giorno in cui Gabriele Gravina ha lasciato l’incarico di presidente della FIGC, è arrivata una presa di posizione netta da parte di Andrea Lucchetta, figura storica della pallavolo italiana. L’ex atleta ha affidato a Threads un intervento rivolto direttamente all’ormai ex numero uno del calcio italiano, contestando le dichiarazioni che Gravina aveva rilasciato sugli sport dilettantistici nei giorni successivi a Bosnia-Italia e al tramonto delle speranze di qualificazione mondiale.

Il messaggio di Lucchetta è stato pubblicato poco prima dell’incontro con le componenti federali nel quale Gravina ha formalizzato le dimissioni. Il tema al centro dello sfogo è lo stesso che, nelle ore precedenti, aveva alimentato reazioni anche da parte di altri sportivi: la percezione che le parole del presidente uscente abbiano svalutato l’impegno e i risultati ottenuti in discipline non professionistiche, o comunque non riconducibili ai parametri economici del calcio di vertice.

Nel testo condiviso su Threads, Andrea Lucchetta, oggi anche commentatore RAI per il volley, ha ripercorso la propria esperienza sportiva, mettendo a confronto sacrifici, infortuni e risultati raggiunti in un contesto che definisce “da dilettante” con le condizioni del professionismo calcistico. La critica è stata espressa con toni particolarmente duri. La citazione riportata da Lucchetta è la seguente: “Caro (ex?) presidente, da dilettante ho perso anni della mia vita prendendo a schiaffi una palla, riuscendo ad evitare feste in famiglia, primi giorni di scuola , matrimoni di amici e distruggendomi le anche. Da dilettante ho vinto un titolo mondiale davanti a 22.000 spettatori e il resto lo trova su Wikipedia. Voi da professionisti e con milioni di euro in tasca siete la vergogna dello sport italiano cambiate mentalità, cambiate atteggiamento. Sudate, sudate, sudate”.

Il riferimento alle “differenze tra il calcio e gli sport dilettantistici” si colloca nel contesto delle discussioni nate dopo la partita con la Bosnia e la conseguente delusione per la chiusura di un percorso che ha ridimensionato le ambizioni azzurre. Secondo quanto emerso dalle reazioni pubbliche, diversi atleti si sono sentiti chiamati in causa dalle parole pronunciate da Gravina, interpretandole come un giudizio negativo sulle altre discipline o su chi opera fuori dal perimetro dei grandi budget del calcio.

Nel suo intervento, Lucchetta ha inoltre ricordato, seppure in forma sintetica, alcune tappe della carriera sportiva, citando un titolo mondiale davanti a 22.000 spettatori e rimandando ad altre informazioni reperibili online. La sua figura, nel panorama sportivo nazionale, è legata a una stagione considerata tra le più vincenti della pallavolo italiana: da ex centrale e capitano, è stato protagonista di successi che hanno segnato un’epoca, tra competizioni internazionali e risultati con i club.

A stretto giro, nella fase successiva alle dimissioni, Gabriele Gravina è intervenuto per chiarire il senso delle affermazioni contestate e per scusarsi delle interpretazioni che ne sono derivate. L’ex presidente FIGC ha specificato che le frasi non intendevano mettere in discussione il valore delle altre discipline, ma richiamare differenze legate a norme e assetti organizzativi che distinguono lo sport professionistico da quello dilettantistico, con particolare riferimento alla governance e alla natura societaria dei club calcistici.

La dichiarazione di Gravina è stata riportata così: “rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai club dilettantistici)”.

Il passaggio evidenzia, da un lato, il tentativo di ricondurre l’intervento a un piano tecnico e regolamentare, dall’altro la necessità di smorzare una polemica che si è rapidamente ampliata, coinvolgendo non soltanto tifosi e addetti ai lavori del calcio, ma anche esponenti di altre federazioni e sportivi di discipline diverse.

Resta il fatto che l’uscita di Lucchetta ha amplificato l’attenzione sulla vicenda proprio nelle ore in cui Gravina stava lasciando la guida della Federazione. Il tono del post, così come il contenuto della replica dell’ex presidente, ha contribuito a fissare due posizioni: una critica frontale che richiama il tema dei sacrifici e della dignità dello sport non legato ai grandi incassi, e una spiegazione che richiama la complessità delle regole e delle strutture del professionismo calcistico rispetto ad altri modelli.

La discussione, in ogni caso, si inserisce in una fase delicata per il sistema calcistico italiano, già segnato da un clima di contestazione dopo i risultati sportivi e in attesa delle prossime decisioni sul governo federale. In questo quadro, il confronto tra Andrea Lucchetta e Gabriele Gravina fotografa una frattura comunicativa che, oltre il merito delle dichiarazioni, mette in luce quanto il rapporto tra calcio e resto dello sport italiano rimanga un tema sensibile, soprattutto quando il dibattito pubblico si sposta dal campo ai valori e al riconoscimento del lavoro degli atleti.

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