—C’è dell’altro —disse Silas con voce bassa, come se ogni parola potesse scatenare qualcosa di irreversibile.
Dominic non sollevò subito lo sguardo. Era ancora fermo sull’immagine dell’ecografia, quel piccolo battito congelato nel tempo che ora gli sembrava più potente di qualsiasi impero avesse mai costruito. —Parla.
Silas esitò un secondo. —Ho incrociato i dati con movimenti finanziari minori, affitti non registrati, identità temporanee… È sparita bene. Troppo bene per essere un caso. Qualcuno le ha insegnato a nascondersi.
Dominic strinse la mascella. Non gli serviva chiedere chi. Meline non era stupida. Aveva osservato, imparato, capito più di quanto lui avesse mai voluto ammettere. Aveva usato le sue stesse regole contro di lui.
—Dove? —chiese.
Silas fece scorrere la mappa sul tablet. —Probabile costa Est. Boston è l’unico punto con abbastanza anomalie da non sembrare un errore.
Silenzio.
Poi Dominic si alzò lentamente.
Non gridò.
Non colpì nulla.
Ed era questo che faceva più paura.
—Prepara l’aereo.
Tre ore dopo, Dominic Valente atterrava a Boston.
Nel frattempo, Meline stava piegando piccoli vestiti che aveva comprato in un negozio dell’usato. Il suo appartamento era freddo, il riscaldamento faceva rumori strani, ma per la prima volta si sentiva… stabile. Non felice. Non davvero. Ma abbastanza al sicuro da respirare.
Non sapeva che qualcuno stava già osservando il quartiere.
Dominic non aveva mandato uomini a caso. Aveva ristretto il cerchio, isolato schemi, studiato abitudini. Quando finalmente la vide uscire dal portone con il cappotto largo e una mano istintivamente appoggiata alla pancia… il mondo si fermò.
Era reale.
Era lì.
E portava suo figlio.
Non si avvicinò subito.
La seguì a distanza.
La guardò entrare in un piccolo negozio, parlare con la cassiera, sorridere appena. Quel sorriso… non lo vedeva da mesi. E capì una cosa che non aveva mai considerato davvero: lei era riuscita a costruire una vita senza di lui.
E questo… gli fece più male di qualsiasi tradimento.
Quando uscì dal negozio, lui era lì.
Davanti a lei.
Meline si bloccò.
Il sacchetto le scivolò quasi dalle mani.
Per un secondo nessuno parlò.
Il rumore della strada sembrava lontano.
—Dominic… —sussurrò.
Lui la guardò. Davvero. Non come un boss, non come un uomo abituato al controllo.
Come qualcuno che aveva appena ritrovato tutto.
—Sei incinta —disse piano.
Non era una domanda.
Meline fece un passo indietro.
—Non avvicinarti.
La sua voce tremava, ma non c’era debolezza. Solo paura… e rabbia.
—Sei scappata —disse lui.
—Mi hai detto che non ero niente.
Silenzio.
Quelle parole rimasero sospese tra loro.
Dominic abbassò lo sguardo per un istante. —Ti stavo proteggendo.
Meline rise, ma fu un suono spezzato. —Proteggendo? Dicendo che sarei stata “gestita”?
Lui fece un passo avanti. —Se avessero saputo cosa sei per me…
—Non sono niente per te —lo interruppe.
E quella frase colpì più di qualsiasi arma.
Dominic la fissò.
Poi guardò la sua pancia.
E qualcosa cambiò.
—Quel bambino è mio.
La sua voce era bassa. Pericolosa. Assoluta.
Meline sentì il cuore accelerare. —Non è una cosa che puoi controllare.
—No —disse lui—. Ma è una cosa per cui ucciderei.
Silenzio.
Lei lo guardò, cercando una bugia.
Non la trovò.
Perché per la prima volta… Dominic non stava mentendo.
—Non tornerò a Chicago —disse lei.
—Non te lo sto chiedendo.
Questo la sorprese.
—Allora cosa vuoi?
Dominic fece un respiro lento. —Voglio che tu sia al sicuro. Entrambi.
—Non con te.
Lui annuì appena. Come se se lo aspettasse.
—Allora vicino a me.
Meline rimase in silenzio.
Perché una parte di lei… ricordava.
Ricordava l’uomo prima del potere. Prima delle bugie. Prima di quella porta socchiusa.
—Non posso fidarmi di te.
Dominic la guardò negli occhi.
—Allora fidati di questo —disse—. Chiunque ti abbia cercata finora… smetterà.
—Perché?
Un’ombra attraversò il suo sguardo.
—Perché ora sanno che sei mia.
Il significato era chiaro.
Protezione.
Ma anche pericolo.
Meline abbassò lo sguardo sulla sua pancia.
Poi lo rialzò.
—Questo bambino non sarà come te.
Dominic non rispose subito.
Poi disse piano:
—Nemmeno io voglio che lo sia.
Silenzio.
Lungo.
Intenso.
E per la prima volta… non erano nemici.
Non ancora alleati.
Ma qualcosa nel mezzo.
Qualcosa di pericoloso.
Qualcosa di reale.
E mentre la neve iniziava a cadere lentamente su Boston… entrambi capirono che quella non era la fine.
Era solo l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato tutto.



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