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Il partito di Bonelli e Fratoianni alle prossime politiche si prepara a farci mantenere anche il Re dei fancazzisti: Maurizio Landini



Sta girando un retroscena politico-sindacale che, se si concretizza, potrebbe cambiare parecchi equilibri a sinistra: Maurizio Landini sarebbe vicino a lasciare la guida della CGIL e a tentare il salto in Parlamento, con AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) come possibile approdo.



Secondo l’articolo, per Landini questo sarebbe stato l’ultimo Primo Maggio “da leader CGIL”: il suo mandato, statuto alla mano, scadrebbe a gennaio 2027 (dopo due mandati e una deroga). Nel frattempo si starebbe già ragionando sul successore pescando nell’area FIOM: tra i nomi citati c’è Michele Di Palma.
Sul fronte politico, a Landini sarebbero arrivate attenzioni in passato anche da Pd e M5S, ma l’ipotesi più calda descritta è un’intesa con Fratoianni e Bonelli (AVS), che potrebbe offrirgli un seggio o perfino spingerlo in una partita più grande.

In Italia non è una novità che ex segretari CGIL finiscano in politica: è già successo, ad esempio, con figure approdate poi in Parlamento. Qui però il punto è un altro: Landini non guarderebbe al PD, e questo sarebbe un segnale di rottura rispetto a un legame storico, anche solo “culturale”, tra sindacato e area dem.
In più, AVS avrebbe il tema della leadership e delle primarie nel cosiddetto “campo largo”: inserire Landini sarebbe un modo per avere un volto riconoscibile e “di piazza”.

Se Landini davvero passa dalla piazza al palazzo, la domanda non è solo “dove si candida”, ma con quale credibilità: un leader sindacale che entra in politica porta consenso e visibilità, ma rischia anche l’accusa di aver usato il sindacato come trampolino. Dall’altra parte, per AVS sarebbe un’operazione di peso: un nome forte, identitario, che parla a una certa base.

Il retroscena più “da dietro le quinte” è questo: si ipotizza che Landini voglia lasciare un fedelissimo alla guida della CGIL (o addirittura valutare una proroga del mandato) per non perdere influenza nel passaggio. Tradotto: non solo un cambio di ruolo, ma una mossa per tenere le leve mentre cambia scena.

Se vuoi, posso riscriverlo in formato script da 45–60 secondi con ritmo più “gossip politico” e chiusura con domanda al pubblico.

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