​​


come finisce La presidentessa -- La Presidentessa – illustrazione originale

Come finisce La presidentessa — La Presidentessa: trama, cast e spiegazione del finale



Come finisce La presidentessa è una domanda cruciale per chi desidera comprendere pienamente la satira sociale e gli intricati meccanismi di equivoco che caratterizzano questa celebre commedia italiana del 1977, diretta da Luciano Salce e interpretata da Mariangela Melato e Johnny Dorelli. Basato sull’omonima pièce teatrale di Maurice Hennequin e Pierre Veber, il film accompagna lo spettatore in un vortice di situazioni comiche che svelano il volto ipocrita della società borghese italiana fra la fine degli anni Sessanta e i Settanta. Attraverso la parabola della protagonista Yvette Jolifleur, una soubrette catapultata senza volerlo nei salotti dell’alta società, la pellicola costruisce un intreccio fatto di travestimenti, doppi sensi e fredde manovre di potere.



La presidentessa: trama del film

Al centro di questa commedia degli equivoci c’è la figura di Yvette Jolifleur, giovane ballerina di avanspettacolo il cui destino cambia bruscamente quando il teatro dove lavora viene chiuso a causa di un severo provvedimento firmato dal giudice Agostino Trecanti. Rimasta disoccupata e indignata per l’ingiustizia subita, Yvette decide di affrontare il magistrato direttamente nella sua abitazione. Mentre la discussione tra i due si fa tesa, un violento temporale porta a casa Trecanti anche il Ministro di Grazia e Giustizia, Beghin, in cerca di riparo.

Qui nasce il primo grande malinteso: per una serie di coincidenze e fraintendimenti, Yvette viene scambiata prima da Trecanti e poi dal Ministro come la moglie del giudice. Questo scambio di identità si rivela subito terreno fertile per nuove confusioni. Beghin, uomo di potere affascinato dal fascino ingenuo e brioso di Yvette, nutre un interesse sempre più esplicito per lei, convinto che la giovane sia effettivamente sposata con Trecanti.

Nel tentativo di conquistare la presunta signora Trecanti, Beghin propone al magistrato un trasferimento a Roma, così da avere la donna più vicina a sé. Da qui in poi la storia si sposta nella capitale, dove Egle – la vera moglie di Trecanti – si trova già per accogliere la figlia Dionisia di ritorno dagli studi londinesi. La convergenza di tutti i personaggi a Roma intensifica la rete di equivoci: la compresenza di Yvette, Trecanti, Beghin, la signora Trecanti, Dionisia, e Ottavio, il giovane nipote del Ministro, instaura un crescendo di situazioni grottesche tra falsità, corteggiamenti nascosti, fughe di notizie e tentativi di salvare la rispettabilità sociale di ognuno.

Cast e personaggi di La presidentessa

  • Mariangela Melato interpreta Yvette Jolifleur, la protagonista assoluta intorno a cui ruotano tutte le vicende. Soubrette impulsiva ma genuina, Yvette si trova improvvisamente proiettata in un mondo distante dai suoi valori.
  • Johnny Dorelli veste i panni del Ministro Beghin, autorità di governo animata da iniziative amorose più che da senso istituzionale.
  • Gianrico Tedeschi è il giudice Agostino Trecanti, magistrato ligio al dovere che si trova travolto da una spirale di scandali e malintesi.
  • Vittorio Caprioli interpreta Mazzone, personaggio minore ma significativo nel dare colore alle dinamiche di potere e servilismo burocratico.
  • Luciano Salce, oltre a dirigere il film, si cala nei panni di Bortignon, donando ironia e distacco disilluso ad alcuni snodi narrativi.
  • Elsa Vazzoler è Egle Trecanti, la vera moglie del giudice, incarnazione della tradizione borghese e delle sue rigidità.
  • Marco Tulli (Salvatore), Ugo Bologna (Notaio Piovano), e Renzo Marignano (Turista scozzese) contribuiscono ad arricchire il mosaico dei personaggi secondari che alimentano la confusione.

Come finisce La presidentessa: la risoluzione degli equivoci

Come finisce La presidentessa è il risultato di una costruzione ad incastro tipica della commedia francese da cui il film prende la sua ispirazione. Dopo una serie di trasferimenti, fughe e ritorni, tutti i protagonisti si ritrovano a Roma. Il Ministro Beghin insiste nel voler stare vicino a Yvette, sempre convinto che lei sia la moglie del giudice. Il triangolo si complica quando anche Egle, la vera signora Trecanti, raggiunge la città e si trova davanti all’inatteso scenario dell’altro suo “alter ego”. La presenza di Dionisia, la giovane e ingenua figlia dei Trecanti appena rientrata dall’Inghilterra, aggiunge ulteriore confusione, specie per la relazione nascente con Ottavio, il nipote del ministro.

La tensione raggiunge l’apice quando la verità sembra sul punto di venire a galla e il rischio di uno scandalo pubblico – vera ossessione della società altoborghese – si fa concreto. Agostino Trecanti si trova schiacciato dall’imbarazzo, Beghin teme per la propria reputazione, Egle è indignata, e Yvette si trova totalmente fuori posto tra le pretese e le aspettative che la circondano. In questo clima, il Ministro decide che la soluzione migliore, per evitare scandali e salvare le apparenze, sia proporre il matrimonio tra lui e Yvette: la ragazza, la cui onorabilità sarebbe ormai compromessa secondo i canoni moralistici del tempo, accetta. Così Yvette, per un capriccio della sorte, diventa la cosiddetta “presidentessa”, accedendo a una posizione che nulla ha a che fare con la sua storia e le sue aspirazioni.

Parallelamente, la complicata vicenda tra Dionisia e Ottavio trova uno sbocco positivo: i due giovani, lontani dalle nevrosi e dai compromessi dei rispettivi genitori e zii, si fidanzano, sancendo la possibilità di una nuova unione fondata su sentimenti autentici.

L’epilogo, però, è tutt’altro che trionfale. Yvette, ormai “presidentessa” e signora di alto rango, viene invitata a esibirsi in un debutto alla Scala di Milano come ballerina classica. Il risultato è un fiasco clamoroso: la sua performance inadeguata demolisce ogni pretesa di inserimento genuino nella società che voleva adottarla soltanto per apparenza, ridicolizzando tanto le ambizioni quanto i codici di comportamento condivisi da chi la circondava.

Spiegazione del finale di La presidentessa

Il finale di La Presidentessa mette a nudo i paradossi delle convenzioni sociali e il peso delle apparenze nell’Italia di quegli anni. Il matrimonio tra Beghin e Yvette, lungi dall’essere un atto d’amore, diventa uno strumento di salvaguardia pubblica: la reputazione del ministro e del magistrato rimane intatta, Yvette trova una sistemazione apparentemente prestigiosa, e la società può continuare a recitare il copione della rispettabilità. Il disastroso debutto di Yvette alla Scala, però, rompe l’incantesimo: la ragazza, impacciata e fuori luogo sul palcoscenico del teatro più importante del Paese, espone la finzione collettiva. Nessun titolo, nessuna posizione, nessun matrimonio combinato può mutare la realtà delle cose.

Questo epilogo ironico non solo chiude l’intreccio comico e farsesco, ma sottolinea con amara lucidità il limite dell’ipocrisia borghese: l’introduzione di Yvette nell’alta società si rivela una parodia, un esperimento sociale che fallisce proprio laddove si pretendeva di salvare “le apparenze”. La commedia, fedele all’originale francese ma arricchita dal gusto italiano per il paradosso e l’autoderisione, lascia lo spettatore con un’amara risata sulle labbra.

Approfondimento sui personaggi e sulle dinamiche sociali

L’inesperienza di Yvette nel mondo dell’alta società, che emerge in modo grottesco nel finale, è anticipata da un costante senso di inadeguatezza e di spaesamento. Il personaggio della Melato, infatti, era stato costruito come una donna vivace e istintiva, ma priva sia della malizia che della raffinata ipocrisia necessarie a muoversi negli ambienti frequentati da politici e funzionari statali. Il Ministro Beghin, da parte sua, rappresenta la traslazione farsesca del potere: pronto a forzare la realtà ai propri desideri, manipola persone e situazioni fino a quando la realtà, tragicamente, gli sfugge di mano.

Anche la famiglia Trecanti si trova stravolta: la moglie Egle è la madre borghese tradizionale, impegnata a preservare il decoro e l’immagine pubblica, mentre Dionisia – apparentemente distante e al di sopra delle turbolenze familiari – si lega sentimentalmente a Ottavio con spontaneità, rappresentando una generazione potenzialmente più franca e meno interessata alle apparenze.

Curiosità su La presidentessa

  • La versione di Luciano Salce è la terza trasposizione cinematografica della pièce, dopo le edizioni dirette da Ferruccio Biancini e da Pietro Germi.
  • Il regista Salce si ritaglia il ruolo di Bortignon, amministratore buffo di provincia che aggiunge brio e sarcasmo alle dinamiche tra i personaggi principali.
  • La colonna sonora, firmata da Lelio Luttazzi, è caratterizzata da toni leggeri e swing, tipica cifra stilistica del compositore.

Dove vedere La presidentessa

Attualmente, La presidentessa non è disponibile sulle maggiori piattaforme digitali di streaming. Il film può essere recuperato principalmente in versione DVD, reperibile presso alcuni rivenditori specializzati e sulle principali piattaforme di e-commerce. Gli appassionati di cinema italiano d’autore, così come i cultori delle commedie degli equivoci dal gusto retro, possono così riscoprire un titolo poco noto ma significativo nella filmografia di Luciano Salce.

Visualizzazioni: 2


Add comment