La scelta di modificare il corpo come strumento recitativo per il ruolo del muratore in Senza nessuna pietà (Venezia 2014).
Nel 2014, durante le riprese e la presentazione a Venezia di Senza nessuna pietà, Pierfrancesco Favino scelse di aumentare il proprio peso corporeo di circa 20 chilogrammi per interpretare il muratore Mimmo: una trasformazione descritta dalla stampa italiana come «di grasso e non di muscoli» e motivata dallo stesso attore come un modo per creare «una corazza» fisica del personaggio.
La scelta è documentata in interviste e articoli sull’uscita del film e nelle note di produzione: Favino è protagonista e tra i produttori del film diretto da Michele Alhaique, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia 2014. La curiosità qui non è soltanto il numero di chili messi su, ma la funzione che l’attore attribuì a quel peso, cioè trasformare il corpo in uno strumento di recitazione che altera lo sguardo sul personaggio.
Favino spiegò in quei pezzi di stampa che il sovrappeso serviva a far sì che «dimenticare che dietro Mimmo c’era Favino»: la massa corporea agiva come una corazza che cambiava il modo in cui il personaggio veniva percepito dagli altri e da sé. Le cronache dell’epoca riportano anche dettagli pratici, come abitudini alimentari sul set (segni di pasti più abbondanti nelle pause) e l’osservazione ripetuta che l’aumento era dovuto maggiormente a grasso e non a sviluppo muscolare.
Come e perché la stampa ha raccontato la trasformazione
Le principali testate culturali e di intrattenimento italiane che seguirono il film, tra cui quotidiani sportivi-culturali e magazine, descrissero la trasformazione come parte dell’impegno attoriale di Favino. Alcuni articoli riportarono cifre diverse — «circa 20 kg», «oltre 20 kg», o notazioni come «toccato quota 100 kg» in riferimento al peso totale — ma nessuna delle ricostruzioni giornalistiche disponibili presenta un documento medico o una misurazione pubblica ufficiale con peso iniziale e peso finale certificati.
Per questo motivo occorre distinguere tre livelli di informazione: le dichiarazioni attribuite all’attore riportate dalla stampa, le ricostruzioni giornalistiche che sintetizzano il cambiamento numerico, e la mancanza — nelle fonti reperite pubblicamente — di un dato clinico verificabile che fissi con precisione i chilogrammi esatti.
La trasformazione come scelta di recitazione
Nel racconto della stampa dell’epoca, la trasformazione corporea non era un effetto secondario ma parte del processo creativo: Favino avrebbe cercato con il corpo un’alterazione della percezione scenica, in cui il peso aggiunto contribuisce a una presenza più massiccia e meno




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