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Ilaria Salis difende Youssef Siher: "Un capro espiatorio, deriva autoritaria del Governo" - Baritalia News

Ilaria Salis difende Youssef Siher e accusa il Governo di una deriva autoritaria

L’europarlamentare interviene sul fermo del trentenne dopo gli scontri di Milano e denuncia una gogna mediatica.



L’europarlamentare interviene sul fermo del trentenne dopo gli scontri di Milano e denuncia una gogna mediatica.



L’europarlamentare Ilaria Salis si è schierata apertamente dalla parte di Youssef Siher, il trentenne finito al centro delle indagini sulle proteste del 17 ottobre a Milano, lanciando un duro attacco al Governo di Giorgia Meloni. La parlamentare europea contesta le accuse rivolte all’attivista, denuncia una presunta campagna mediatica contro di lui e parla di una deriva autoritaria che metterebbe a rischio i diritti fondamentali dei cittadini. La presa di posizione arriva dopo il fermo di Siher, sul quale pesano contestazioni relative all’istigazione a delinquere e alla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.

La vicenda ha riacceso il confronto politico sulle misure di sicurezza e sui limiti della protesta, mentre resta da accertare in sede giudiziaria la responsabilità dell’indagato. L’esponente politica ha affidato ai social un lungo intervento che si apre con una dichiarazione netta di Solidarietà nei confronti del trentenne.

Subito dopo questo messaggio iniziale, Salis rivolge accuse particolarmente pesanti all’esecutivo nazionale. La repressione del Governo, che secondo la sua lettura sta finalmente incontrando una tempesta di proteste, starebbe raggiungendo livelli inediti e inauditi. La parlamentare europea contesta soprattutto il modo in cui Siher sarebbe stato rappresentato pubblicamente dai mezzi di comunicazione. A suo giudizio, l’attivista sarebbe stato indicato come uno dei principali responsabili dell’organizzazione delle proteste senza un adeguato rispetto delle garanzie riconosciute agli indagati.

Senza alcuno scrupolo garantista né il minimo rispetto per la presunzione d’innocenza, egli sarebbe stato dipinto a reti quasi unificate come la mente del 17 ottobre e sottoposto a una gogna mediatica dai toni fortemente razzisti e islamofobi, sostiene Salis, attribuendo all’esecutivo la responsabilità di aver alimentato questa rappresentazione pubblica.

Secondo la parlamentare, le origini familiari, la religione musulmana e l’impegno politico avrebbero reso Youssef Siher un bersaglio della comunicazione.

La vicenda si inserisce direttamente nel confronto politico sulle norme introdotte per contrastare i comportamenti violenti durante le manifestazioni pubbliche. Il tema riguarda in modo profondo il confine sottile tra il diritto costituzionale di protestare liberamente e le condotte che possono invece assumere una specifica rilevanza penale. L’articolo 17 della Costituzione riconosce formalmente a tutti i cittadini il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi in qualsiasi luogo. La tutela costituzionale della manifestazione del dissenso non impedisce tuttavia di perseguire eventuali reati commessi nel corso delle proteste di piazza.

È proprio su questo terreno complesso che si concentra il confronto politico attuale. Da una parte vi è la necessità imprescindibile di accertare le responsabilità individuali per gli episodi violenti registrati; dall’altra vi è la questione aperta delle garanzie riconosciute alle persone sottoposte a indagine e della proporzionalità degli interventi messi in atto dalle autorità.

Sul piano strettamente giudiziario, le contestazioni rivolte a Siher dovranno essere valutate con attenzione dagli organi competenti. Il fermo e le accuse formulate non costituiscono in alcun modo una dichiarazione definitiva di colpevolezza. Nella parte conclusiva del suo intervento pubblico, Ilaria Salis ha allargato il discorso alla situazione politica generale dell’Italia e alle scelte compiute dal Governo in materia di sicurezza pubblica. La logica del panico morale e del diritto penale del nemico è ormai pienamente dispiegata nell’Italia meloniana, scrive, definendo quanto sta accadendo una vera e propria deriva autoritaria.

L’europarlamentare precisa anche di non condividere tutte le posizioni politiche di Siher, ma sostiene con forza che questo non debba comunque impedire di difenderne i diritti fondamentali. Non occorre condividere le idee di Siher, e alcune delle sue posizioni infatti non le condivido, per riconoscere la gravità di un simile episodio repressivo e denunciare quanto sta accadendo, conclude il messaggio con un appello netto. La vicenda resta aperta sul piano giudiziario e saranno gli accertamenti successivi a stabilire la fondatezza delle accuse.



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