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Bambina di nove anni finisce in ospedale per un forte mal di pancia e scopre di avere la sindrome di Raperonzolo

Bambina di nove anni finisce in ospedale per un forte mal di pancia e scopre di avere la sindrome di Raperonzolo

Un drammatico ricovero d’urgenza nel Regno Unito ha svelato una condizione rara e pericolosa causata dall’ingestione involontaria di capelli



Un drammatico ricovero d’urgenza nel Regno Unito ha svelato una condizione rara e pericolosa causata dall’ingestione involontaria di capelli



Un evento notturno di puro terrore ha condotto alla scoperta di una patologia tanto rara quanto critica per una giovanissima paziente di nove anni. Vivente nel Regno Unito, la piccola Sophie fu condotta con massima urgenza al dipartimento d’emergenza per via di ripetuti conati e fitte addominali lancinanti che in un primo momento facevano ipotizzare un’infezione intestinale comune. Per contro, le valutazioni cliniche eseguite all’interno del Norfolk and Norwich University Hospital palesarono una diagnosi totalmente imprevista per i parenti: la sindrome di Raperonzolo.

Si tratta di un’anomalia rara provocata dalla tricofagia, ovvero l’impulso compulsivo di ingerire i propri capelli, che nel tempo si erano accumulati nello stomaco formando un vero e proprio groviglio massiccio che metteva a repentaglio la sopravvivenza della paziente e richiedeva immediate cure ospedaliere.

La genitrice della fanciulla, Megan Sayce, ha ripercorso gli attimi di angoscia provati quando la discendente ha iniziato ad avvertire fitte atroci durante la notte. Malgrado il suono fiabesco del termine, l’affezione stava compromettendo in modo severo il benessere della fanciulla, al punto da rendere indispensabile un’operazione chirurgica d’urgenza protrattasi per quattro ore e mezza. Gli specialisti riuscirono a estrarre l’ingombrante ammasso che correva il pericolo di perforare i tessuti interni. Ultimato il trattamento, Sophie ha affrontato dieci giornate di ricovero prima di fare ritorno nella propria abitazione, scampando a complicazioni potenzialmente mortali come la sepsi e altre infezioni gravissime che avrebbero potuto segnare irreversibilmente il suo percorso clinico futuro.

La sindrome trae il nome dal celebre personaggio fiabesco proprio per la caratteristica coda di capelli che il bezoar gastrico può formare estendendosi dallo stomaco fino all’intestino tenue. Questo disturbo, strettamente legato a problematiche come la tricotillomania e la pica, si manifesta spesso con sintomi subdoli quali inappetenza, nausea e dolori addominali marcati. Nel caso specifico, i comportamenti di Sophie erano iniziati quando aveva appena diciotto mesi, manifestandosi inizialmente come un’abitudine per conciliare il sonno. Un episodio simile si era verificato quando aveva quattro anni, ma nessuno all’epoca aveva ipotizzato la gravità del disturbo sottostante, sottovalutando segnali che avrebbero meritato approfondimenti diagnostici più mirati e tempestivi da parte del personale sanitario consultato all’epoca dei fatti.

Il quadro clinico è precipitato lo scorso dodici dicembre, quando la bambina ha accusato un malore improvviso accompagnato da svenimento che ha spinto i genitori a richiedere immediati soccorsi sanitari. Gli specialisti hanno riscontrato la presenza di lesioni ulcerose provocate dall’ingestione continuata e nascosta di capelli. Oggi la situazione è rientrata e la giovane paziente ha completato il percorso di guarigione, mentre gli esperti ricordano l’importanza di affiancare alla chirurgia percorsi di supporto psicologico e cognitivo-comportamentale per gestire le compulsioni all’origine del problema, evitando così possibili recidive future che potrebbero compromettere nuovamente il quadro clinico generale della giovanissima paziente.

Analizzando nel dettaglio le dinamiche cliniche di questa rara patologia gastrointestinale, gli specialisti sottolineano come i tricobezoari rappresentino una vera e propria sfida diagnostica per i medici di pronto soccorso. Spesso, infatti, i sintomi iniziali vengono facilmente confusi con semplici disturbi alimentari, gastroenteriti virali o sindromi dolorose di natura passeggera. La mancanza di una sintomatologia specifica nelle fasi iniziali consente all’ammasso di capelli di crescere indisturbato all’interno della cavità gastrica, alimentato da un comportamento compulsivo che il paziente tende a mantenere nascosto per vergogna o per inconsapevolezza della gravità del proprio gesto. Solo quando le dimensioni della massa superano i limiti tollerabili dall’organismo, insorgono le complicanze più severe tra cui l’ostruzione intestinale e la peritonite.

Nel caso di Sophie, la combinazione di fattori psicologici e di una predisposizione comportamentale emersa già in età infantile ha giocato un ruolo determinante nella formazione del blocco. La madre ha ricordato con emozione i momenti trascorsi in ospedale, evidenziando la straordinaria dedizione dell’équipe medica che ha operato la bambina per ore nel tentativo di preservare la funzionalità dello stomaco e di rimuovere ogni singolo residuo filamentoso. L’intervento chirurgico ha rappresentato soltanto il primo passo di un percorso di guarigione che richiederà costante attenzione e supporto psicologico specialistico, fondamentale per affrontare le radici profonde della tricofagia e garantire alla bambina una crescita serena e priva di ulteriori rischi per la sua salute fisica.



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