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Adozioni, Pd diviso e numeri in bilico Gli emendamenti saranno strozzati

ROMA L’intesa non c’è e il Pd fa i salti. No, no, non di gioia, regolamentari. Si affida al “canguro”. Quando oggi pomeriggio l’aula del Senato comincia finalmente a votare sulle unioni civili con annessa ste- pchild adoption, il primo provvedimento che sarà sottoposto ai voti sarà un animale, il canguro appunto, un marchingegno che, una volta approvato, fa decadere automaticamente tutti gli altri, si tratti di emendamenti, sub emendamenti et similia.

LE POSIZIONI«Il punto di sintesi ancora non c’è, andremo in aula con il canguro, non vedo come possa essere evitato», ha scandito Luigi Zanda, il capogruppo del Pd, dopo oltre tre ore di summit con i cattodem, presente la ministra Boschi, per trovare una quadra che ancora non si è trovata. Una riunione che ha riproposto la divisione, di più, la spaccatura interna al Pd tra la maggioranza favorevole al provvedimento e la minoranza, meglio le minoranze, contrarie alle adozioni gay (non sono solo i cattolici a essere ostili, ma anche settori della sinistra post comunista).
Le urla e le proteste si sono sentite a più riprese, dalla stanza della lunga riunione, la senatrice Di Giorgi si è udita più volte alzare la voce per protestare contro l’ipotesi canguro, «così strozzate il dibattito», ma niente da fare, di fronte alla mole di oltre 5 mila emendamenti, e non si sa quanti a scrutinio segreto, al vertice dem non è rimasto che ricorrere al canguro, il rischio era di ritrovarsi non in Australia, ma in Vietnam. E non sarà neanche un animale geneticamente modificato, o vivisezionato, come ha ironizzato Gaetano Quaglia- riello, dal fronte ex maggioranza.
No, sarà in versione cangurone, nel senso che verrà votato in toto e se passa, la stepchild passerà automaticamente, sarà inserita a pieno titolo nelle unioni civili. Sì al cangurone significherà sì alle unioni più la stepchild. Al massimo, portato a casa il risultato, potranno essere poste in votazione modifiche di secondo piano (l’au- tocertificazione che non si sia fatto ricorso all’utero in affitto; il pre-affido di due anni), ma tali da non intaccare la stepchild né l’ossatura del provvedimento. «Sono dieci anni che ne stiamo discutendo, adesso è il momento delle decisioni», dice Micaela Campana, responsabile in segreteria dem. Un canguro spacchettato, con votazioni per parti separate, come chiedono e ancora insistono i cat- todem? Neanche questo è certo, deciderà oggi il presidente Pietro Grasso.

Come che sia, l’obiettivo del vertice dem è sì regolamentare, ma soprattutto politico. Visto che non sono rientrati i 5 mila cyber emendamenti sfornati dall’algoritmo del leghista Bobo Calderoli; visto che non è rientrato il dissenso dell’alleato di governo Angelino Alfano; e visto che non sono state accolte le modifiche proposte dal fronte cattolico, il ricorso al can- gurone e ai suoi salti serve in particolare a dividere il fronte catto- dem, dove una buona parte dei frondisti ha più volte annunciato che in presenza del canguro ritirerebbe gli emendamenti e voterebbe il simpatico animale, non per convinzione ma per costrizione, per disciplina di gruppo. Ma a questo punto, senza intesa, i numeri restano in bilico. Intanto in serata la LegaNord ha annunciato che potrebbe ritirare 4.500 emendamenti.
E Matteo Renzi? La materia è prettamente parlamentare, il governo non c’entra e non intende entrarci. Ma ai suoi più volte il premier segretario ha spiegato che gli stralci e le parti separate non erano possibili non per cocciutaggine, ma perché c’è tutto un fronte che in realtà dice di volere le unioni civili senza stepchild, ma in realtà non vuole neanche quelle, le considera simil matrimoni e quindi da stroncare.

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