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Al Bano, la grande paura: ricoverato di nuovo per un’ischemia

Ora sta meglio. Molto meglio. Al destino ha mostrato ancora una volta di che pasta è fatto. Sembra già di vederlo con l’immancabile pollice sollevato a dire che è tutto ok. Ma Al Bano ha vissuto attimi di terrore vero la domenica della festa del papà, il 19 marzo, mentre era ospite in un centro commerciale nel chietino, in Abruzzo, per firmare le copie del suo ultimo disco Di rose e di spine. D’improvviso la bocca si muove male, le parole faticano a uscire nitide. La voce, così possente, immensa, inciampa.

Il pubblico non si accorge di nulla e continua a chiamarlo. Per loro lui c’è sempre. Ma stavolta non è come sempre. Il cantante si accorge che davvero qualcosa non va. Ha paura. Ma da leone quale è, non si arrende. Va avanti, distribuisce sorrisi e strette di mano sino al termine dell’evento, senza parlare. Poi, svelto, si rimette in macchina con un amico. Sulla via del ritorno verso Cellino San Marco, d’un tratto, anche il corpo lancia dei segnali inequivocabili di malessere. Quel corpo già provato da un doppio infarto avvenuto la notte tra il 9 e 10 dicembre a Roma, a cui sono stati impiantati d’urgenza due stentaortici, è provato.

Bisogna fermarsi. Meglio non sfidare il tempo e la sorte, meglio correre all’ospedale più vicino. Al Policlinico di Bari si affrettano a fare gli esami, la diagnosi è subito netta: ischemia transitoria. Accade quando l’afflusso di sangue destinato a una parte del cervello viene brevemente interrotta. Da qui la difficoltà di parola. All’ospedale del capoluogo pugliese, polo universitario qualificato e riconosciuto, lo raggiunge Loredana Lecciso, madre dei suoi figli più piccoli Jasmine e Bido, con un amico medico. Dopo poche ore, il gruppo è di nuovo in autostrada, direzione Lecce.

Al Bano chiede e ottiene di essere trasferito all’ospedale Vito Fazzi. Sceglie di avvicinarsi a casa, farsi ricoverare dove i medici lo conoscono bene e gli sono amici. Preferisce sentirsi a casa, in un ambiente a lui familiare. Il primo reparto che lo accoglie è la Stroke Unit, unità specializzata nell’intervento sull’ischemia. Tra quelle mura fredde e nel silenzio assoluto, così distante dal suo quotidiano fatto di musica, telefoni che squillano di continuo, figli e amici attorno, Al Bano dà segnali incoraggianti. Rincuorato, digerisce meglio quello stop forzato che, chi lo conosce bene lo sa, gli costa una fatica titanica. Fosse per lui sarebbe già su un palco a cantare, ma questa volta non si può proprio.

Giorgio Trianni, primario di neurologia del Vito Fazzi, non fa sconti nemmeno all’amico. «Sta bene e ha riposato, continua a migliorare e in particolare migliora il suo linguaggio», ha detto. «È presto per dirlo, però sono ottimista e credo che tra un mese Al Bano potrebbe ritornare a cantare. Ma ora il riposo è indispensabile». E deve essere totale: un mese in tranquillità assoluta. Loredana Lecciso, che non l’ha mai lasciato solo, è più serena. Sorride se la si incontra nei corridoi dell’ospedale.

Intanto, in attesa di essere dimesso, Al Bano non perde l’energia e la voglia di scherzare. Anche su quella voce che lo ha tradito. «È come i denti per i castori, bisogna usarla sempre per vivere bene ed evitare l’estinzione della specie», ha detto ai cari che lo hanno raggiunto. Il primo ad arrivare è stato il figlio più piccolo, Bido, 14 anni e la stessa faccia di papà. Subito dopo, gli altri suoi gioielli: Yari, Cristel, Romina Jr. e Jasmine. Poi è stata la volta del fratello Franco. Una lunga telefonata dell’ex moglie Romina è riuscita a strappargli un sorriso: si rivedranno presto, la tournée italiana di coppia incombe. Lui già scalpita, vuole uscire e riprendersi. Ha espresso un desiderio: andare a camminare in riva al mare.

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