Home » Tecnologia e Diavolerie » Arriva Florence, il più grande asteroide che sfiorerà la Terra: binocolo e naso all’insù il 31 agosto

Arriva Florence, il più grande asteroide che sfiorerà la Terra: binocolo e naso all’insù il 31 agosto

Un grande spettacolo è atteso nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre per via del passaggio non lontano dal nostro pianeta, ma comunque a distanza di sicurezza, di un asteroide classificato come potenzialmente pericoloso. Si tratta di 3122 Florence, un asteroide scoperto nel 1981 e intitolato a Florence Nightingale, la signora con la lanterna della guerra di Crimea britannica considerata la fondatrice della moderna infermieristica. Secondo quanto riferito, si tratterebbe di uno degli oggetti più grandi tra i Pha, ovvero i potenziali hazardous asteroid quelli che possono costituire per orbita e dimensioni una minaccia al nostro pianeta. Come già anticipato, nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre, transiterà un asteroide classificato come potenzialmente pericoloso e non tanto distante dal nostro pianeta e nello specifico passerà a poco meno di 7 milioni di km, ovvero 18 volte la distanza tra la Terra e la Luna.

Secondo quando riferito dagli esperti, tale distanza non costituisce un rischio di impatto ma comunque sarà sufficiente da poter permettere la visione comodamente con un binocolo o con un piccolo telescopio anche dal nostro paese. Al fine di evitare allarmismi superflui, la Nasa nelle scorse ore ha precisato che non esistono rischi che possa capitarci addosso anche nei prossimi secoli.Intervenuto sulla questione Gianluca Masi astrofisico e direttore delle virtual telescope dell’Osservatorio di Ceccano, il quale ha dichiarato che si tratterà di un passato relativamente ravvicinato, il più vicino dalla fine dell’800 per un asteroide così grande e si potrà vedere anche con un semplice binocolo.

L’osservatorio di Ceccano trasmetterà in diretta streaming il transito di 3122 Florence a partire dalle ore 21:30 del 31 agosto ovvero di domani. Masi sottolinea che per poter ammirare il transito di Florence, bisognerà spostarsi verso nord visto che l’asteroide transiterà tra le altre sono le costellazioni del Capricorno, Acquario, delfino Frecce, Cigno e sarà una traiettoria che da sud lo porterà ad attraversare alcune delle costellazioni più note, poi quando si troverà la minima distanza e dunque più facilmente visibile, sarà nella zona dell’Acquario, proprio il 31 agosto. L’asteroide Florence appartiene inoltre al gruppo degli asteroidi Amor, di asteroidi near-Earth (ovvero vicini alla Terra) caratterizzati da un’orbita che sfiora esternamente quella della Terra, senza tuttavia intersecarla in alcun punto.

Ad ogni modo, il passaggio dell’asteroide Florence, nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre, sarà quello più ravvicinato alla Terra dal 1890 e lo rimarrà fino a dopo il 2500.Per far divertire i tanti appassionati, il passaggio di 3122 Florence permetterà agli studiosi di analizzare la consistenza, la composizione nonchè tutte le altre caratteristiche di uno degli asteroidi più grandi mai visti dal vivo, nonchè uno di quelli che sono classificati come asteroidi potenzialmente pericolosi per la terra.

Il Sistema Solare in generale.

La nostra Terra appartiene a una famiglia molto varia di corpi celesti, tutti tenuti prigionieri della forte attrazione gravitazionale esercitata dal maggiore di essi, il Sole, attorno al quale circolano, ognuno con un proprio periodo, lungo invisibili percorsi di forma ellittica chiamati orbite. Detta famiglia è chiamata Sistema Solare e di esso fanno parte:
1. Il Sole, la nostra stella, l’astro a noi più vicino, che rappresenta il 99,8% della massa (quantità di materia) dell’intera famiglia;
2. I pianeti, otto corpi opachi, cioè non dotati di luce propria, di forma sferoidale, visibili in cielo in quanto riflettono con la loro atmosfera o con la loro superficie la luce solare che li colpisce;
3. I satelliti, attualmente 177, corpi minori di varia taglia (da pochi chilometri ai 5.262 chilometri di Ganimede, satellite di Giove) che orbitano attorno ai pianeti, come ad esempio la nostra Luna;
4. Gli asteroidi, a centinaia di migliaia, corpi rocciosi o ferrosi di forma prevalentemente irregolare, collocati essenzialmente tra le orbite di Marte e Giove, tra i quali il maggiore, Cerere, misura 925 chilometri di diametro;
5. I plutoidi, (o pianeti nani) forse a molte centinaia di milioni, nuova classe di corpi celesti individuata in questi ultimi anni nelle regioni più esterne del Sistema Solare, costituita da piccoli pianeti di roccia e ghiaccio, il cui prototipo è l’ex pianeta Plutone, scoperto nel 1930 e lungamente ritenuto un pianeta vero e proprio fino al 2006;
6. Le comete, a migliaia di miliardi, grandi ed irregolari montagne di ghiaccio contenenti polveri e detriti rocciosi, la cui evaporazione all’avvicinarsi al Sole origina le caratteristiche lunghe code, confinate in una sorta di bolla che circonda gli estremi confini del Sistema Solare, a 1,5 anni luce dal Sole;
7. Le meteoriti, chiamate in modo popolare e inesatto stelle cadenti, detriti e frammenti, pietre e rocce spaziali di varia dimensione che attratte dalla gravitazione dei pianeti finiscono per precipitarvi addosso, impattando con violenza contro le loro superfici o disintegrandosi per il forte attrito nell’attraversamento delle loro atmosfere;
8. Le polveri, derivanti dalla fine frammentazione nel tempo di meteoriti ed asteroidi in seguito ad urti e alla disgregazione delle comete;
9. Il vento solare, un incessante e impetuoso flusso di particelle cariche, in prevalenza protoni ed elettroni, che il Sole soffia nello spazio con velocità di alcune centinaia di chilometri al secondo, raggiungere le regioni più lontane del sistema solare e di dispiegare le lunghe code cometarie.

10. Per essere rigorosi, sparsi all’interno del Sistema Solare troviamo anche i numerosi strumenti scientifici inviati nello Spazio per lo studio dei suoi componenti: telescopi orbitali, sonde interplanetarie, moduli di atterraggio, rover di esplorazione, moduli atmosferici.
Le stelle visibili come tremolanti punti di luce nel cielo delle notte non appartengono al Sistema Solare, dal quale risultano separate da distanze che si misurano in anni luce (decine di migliaia di miliardi di chilometri); tutte le stelle visibili, Sole compreso, fanno tuttavia parte dello stesso immenso complesso siderale che chiamiamo Galassia o Via Lattea, un agglomerato a forma di disco composto da centinaia di miliardi di stelle, vaste nubi di gas e polveri. E la nostra Galassia non è che una dei 200 miliardi di galassie conosciute oggi nell’Universo.
Nascita del Sistema Solare.
Circa 5 miliardi di anni fa (più o meno otto miliardi di anni dopo che il Big Bang originò l’intero Universo), in una silente e fredda periferia della nostra Galassia, una grande nube gassosa composta prevalentemente da gas idrogeno e polvere cominciò a condensarsi, forse a causa dell’onda d’urto di una supernova esplosa nelle vicinanze, diventando sempre più densa e concentrata: era l’inizio delle complesse fasi che avrebbero portato a nascere sia il Sole che il corteo di corpi che lo accompagnano. La nube protostellare andò lentamente a formare al suo centro un corpo molto denso e massiccio, che in seguito si accese come stella, il nostro Sole. Tutto ciò che non contribuì alla formazione diretta del Sole finì per ritrovarsi collocato in un disco di materia disordinatamente sparpagliata in orbita intorno ad esso, dal quale avrebbero tratto origine i pianeti e i corpi minori. I semplici granelli cominciarono col tempo ad aggregarsi in piccoli grumi (planetesimi) che la gravità unì ad altri e così via fino al comparire di corpi di buona taglia, che a loro volta si accorparono in corpi ancora maggiori. Tali corpi primordiali si scontrarono innumerevoli volte, frantumandosi, riunendosi, sbriciolandosi per poi ricomporsi nuovamente, sballottati nel caotico e incerto orbitare della materia. Alla fine prevalsero alcuni corpi di maggiore dimensione, che nel corso di innumerevoli rivoluzioni intorno al sole ripulirono le loro orbite, catturando con la propria azione gravitazionale ogni frammento. Questa fase iniziale della formazione planetaria, conosciuta con il nome di accezione, durò circa due miliardi di anni e si trattò di uno dei capitoli più tempestosi e violenti della storia del sistema solare.
Diversificazione dei pianeti.
Il materiale che si condensò all’interno del Sistema Solare, sebbene formatosi intorno alla stessa stella, nel medesimo tempo e con le stesse modalità, andò tuttavia a costituire due principali tipologie di pianeti, caratterizzati da numerose e notevoli differenze. I pianeti Mercurio, Venere, Terra e Marte (detti pianeti tellurici) sono pianeti piccoli e rocciosi, dotati di una superficie calpestabile, mentre Giove, Saturno, Urano e Nettuno (detti pianeti gioviani o solari) sono pianeti grandi e gassosi, privi di un suolo, “tenuti assieme” dalla loro stessa forza gravitazionale. I primi sono privi di sistemi di anelli e contano pochissimi satelliti, mentre i secondi posseggono tutti sia gli anelli che decine di satelliti. I pianeti rocciosi sono inoltre molto differenti tra loro, mentre i pianeti gassosi hanno in comune parecchie somiglianze; i pianeti piccoli ruotano sul proprio asse lentamente, mentre il moto di rotazione dei grandi pianeti gassosi avviene molto velocemente. Una chiave di lettura per spiegare queste differenze tra i pianeti è la distanza dal Sole alla quale essi si sono formati. Le regioni in prossimità del Sole, nelle prime fasi evolutive, sono state ripulite degli elementi leggeri, i gas, soffiati lontano dall’intensa radiazione solare (il citato vento solare): rimanendo gli elementi pesanti questi costituirono pianeti densi e rocciosi. A grandi distanze dal sole i gas espulsi dal vento solare hanno invece potuto condensarsi e accrescersi in grandi quantità attorno a iniziali corpi rocciosi che divennero i nuclei interni dei pianeti giganti. Quindi, vicino al Sole si sono aggregati tra di loro semplici sassi, mentre a grandi distanze ha prevalso l’addensarsi del primitivo gas. Abbiamo raccolto i principali dati dei vari pianeti in un’apposita tabella riassuntiva, che troverete più oltre, che aggiorna quelli presenti in testi non più odierni.

Mercurio.
Troppo piccolo per conservare un’atmosfera, è morfologicamente molto simile alla Luna. Proprio come la Luna, la mancanza di un’atmosfera non ha potuto opporre alcun freno alla caduta del materiale roccioso proveniente dallo spazio. Gli effetti del bombardamento meteorico sono evidenti sulla superficie di Mercurio: crateri di tutte le taglie costellano ogni lembo della sua crosta. La mancanza di elementi erosivi quali acqua, vento e ghiacciai ha fossilizzato nel tempo un panorama primitivo, che risale alla formazione del pianeta. L’assenza di acqua e di atmosfera annulla ogni ipotesi di vita su Mercurio, che presenta oltretutto temperature massime minime estreme. Mercurio possiede un nucleo interno molto grosso, delle dimensioni lunari. Forse Mercurio era molto più grosso di oggi e un catastrofico urto con un altro corpo roccioso, avvenuto chissà quando, ne ha strappato con violenza la parte esterna. Il veloce raffreddamento del pianeta ha generato le numerose crepe superficiali che si osservano nelle immagini dell’ultima sonda che ne esplorato la superficie, la Messenger.
Venere.
E’ il pianeta più facilmente osservabile ad occhio nudo, la sera dopo il tramonto (chiamato in questo caso Vespero) o il mattino prima del sorgere del sole (Lucifero). Ammantata perennemente in una densa atmosfera di soffocante anidride carbonica, Venere si presenta come il più infernale dei pianeti rocciosi. Vulcani attivi eruttano zolfo e anidride solforosa, che formano spesse nubi di acido solforico poste a circa 55 Km di quota. La pressione al suolo supera le 90 atmosfere e un fortissimo effetto serra porta i valori delle temperature ancor più in alto che su Mercurio: circa 500 gradi. Si tratta dunque di un pianeta invivibile, il cui aspetto ricorda la lontana preistoria della Terra. L’atmosfera venusiana è costantemente sferzata da forti venti, non consente che a una minima parte della luce solare incidente di penetrare fino al suole ed è quasi 60 volte più densa dell’aria che respiriamo sulla Terra. Il periodo di rotazione dura più di quello di rivoluzione: il giorno, insomma, dura più dell’anno. Il senso di rotazione del pianeta è inoltre contrario a quello degli altri pianeti: forse un immenso urto lo ha rovesciato nello spazio in epoche remote. Le ultime sonde che hanno avvicinato Venere sono la Magellano e la Venus Express.
Terra.
Il maggiore tra i pianeti tellurici è la nostra Terra. Dotato di una atmosfera di azoto ed ossigeno, ricco di grandi distese oceaniche e posto a una distanza dal Sole ottimale, il nostro pianeta ha sviluppato in ogni suo angolo un’incredibile varietà di forme di vita. Geologicamente attiva e sede di agenti erosivi dalla grande efficacia, la Terra ha cancellato quasi tutte le antiche ferite (astroblemi) inferte dalla caduta di materiale spaziale. Oggi gli equilibri ambientali della Terra sono gravemente minacciati da numerosi problemi causati dalla rapida evoluzione umana: inquinamento, effetto serra, piogge acide, desertificazione, deforestazione, mutamenti climatici, buco nell’ozono, sovrappopolazione, esaurimento delle risorse, alterazioni delle biodiversità. L’urgenza di un radicale cambio di condotta pare ormai indifferibile per guardare fiduciosi al futuro dell’umanità.
Luna.
L’unico satellite della Terra è il corpo celeste più vicino a noi. Piccolo e roccioso, privo di atmosfera e dunque di qualunque scudo di difesa contro la caduta di materiale spaziale, la Luna condivide col fratello maggiore Mercurio molte somiglianze. La superficie è intensamente craterizzata, ampie distese di lava scura ricoprono la superficie dei cosiddetti mari, generati dalla collisione con corpi rocciosi di taglia asteroidale. Il suolo lunare è finemente polverizzato e abbastanza simile per composizione a quello terrestre. L’aspetto lunare è lo stesso di miliardi di anni fa: nessun tipo di agente può averne alterato la fisionomia. Con quasi totale certezza la Luna si è originata da un violento impatto della Terra con un altro protopianeta: il materiale proiettato dall’urto nello spazio avrebbe dapprima formato un anello in orbita attorno alla Terra e pian piano si sarebbe poi raccolto in un unico corpo. Nel 2009, Anno Internazionale dell’Astronomia, si è celebrato il quarantennale del primo sbarco degli astronauti della missione Apollo 11 sul suolo lunare. Recentemente si è trovata traccia di ghiaccio all’interno di alcuni crateri siti ai poli del satellite, perennemente al riparo dalla luce solare. Si tratta con ogni probabilità del ghiaccio residuo di impatti di comete contro la superficie lunare avvenuti poco dopo la sua formazione. Lunar Reconnaissance Orbiter è il nome dell’ultima sonda inviata per una precisa mappatura lunare: la qualità delle sue immagini ha permesso di scorgere i sei veicoli spaziali delle missioni Apollo adagiati sul suolo lunare, ponendo definitivamente fine alla pretestuosa ipotesi di una finzione circa la reale conquista della Luna da parte degli americani.
Marte.
Caratteristica di Marte è quella di presentare numerose analogie con la Terra, che hanno da sempre supportato la speranza di trovare tracce di vita sulla sua superficie. L’atmosfera marziana è costituita da anidride carbonica, ma sulla superficie del pianeta un tempo era presente una grande quantità di acqua liquida. Si ritiene che su Marte già in epoche remote si sia interrotto il normale ciclo dell’acqua e che dalla cessazione delle piogge si sia determinato il conseguente lento assorbimento dell’acqua presente da parte del terreno. Le moderne sonde hanno dedotto la presenza di acqua sotterranea fino a una profondità di 1700 metri. Numerose tracce dell’antico fluire dell’acqua sono state fotografate dalle sonde inviate verso Marte: laghi e fiumi, spesso appartenenti a vasti bacini orografici. Le calotte glaciali marziane sono costituite prevalentemente da ghiaccio di anidride carbonica e hanno un’estensione che varia col ciclo stagionale. L’alternarsi delle stagioni e il violento sublimare delle calotte polari vede la formazione di venti impetuosi che originano immense tempeste di sabbia, che spesso offuscano il disco planetario. Su Marte troviamo i più grandi vulcani del Sistema Solare: il Monte Olimpo è alto circa 27.000 metri e presenta una base larga 600 Km. Molte sonde automatizzate hanno raggiunto Marte a partire dagli anni ’70 e forse entro il 2025 un equipaggio di 7 astronauti raggiungerà il pianeta rosso. Marte possiede due satelliti: Phobos e Deimos, scoperti da Asaph Hall nel 1897, due piccoli asteroidi probabilmente strappati alla vicina fascia classica. Su Marte sono ancora in funzione due rover alimentati a energia solare, Spirit e Opportunity, felicemente operanti da circa 5 anni. Essi hanno esplorato vaste regioni compiendo numerosi esperimenti e inviando a Terra milioni di fotografie. Sonde moderne che hanno raggiunto il pianeta rosso sono la Phoenix e la MRO (Mars Reconnaissance Orbite?). Un nuovo sofisticato rover statunitense, Curiosity, ha felicemente raggiunto la superficie di Marte con un incredibile atterraggio il 6 agosto del 2012. Gli scienziati sono fiduciosi di ottenere nuove preziose informazioni per comprendere meglio questo pianeta.
Asteroidi.
In una cintura compresa tra Marte e Giove troviamo la fascia degli asteroidi classici, corpi irregolari la cui modesta massa non ha permesso alla loro gravità di plasmarli in forma sferica. Un tempo si pensava che rappresentassero i resti sparpagliati di un pianeta roccioso andato distrutto, ma oggi prevale l’idea che tutto quel materiale costituisca in realtà uno o più pianeti mancati, che non furono cioè in grado di formarsi in un processo di accrezione. Causa di questa mancata formazione è stato certamente Giove, la cui vicinanza ha provocato forti influenze mareali che hanno disturbato e condizionato l’originaria materia presente in questa zona ai primordi della storia del Sistema Solare. Alcuni asteroidi possono venir espulsi dalle maree gioviane dalle loro orbite ed occuparne altre disordinate che intersecano quelle dei pianeti rocciosi. La possibilità che un asteroide colpisca il nostro pianeta, pur molto bassa, è diversa da zero. Oggi si tiene sotto controllo il moto degli asteroidi pericolosi e si studiano possibili strategie di difesa nell’eventualità di un impatto calcolato. Con ogni probabilità, l’estinzione di massa che 65 milioni di anni fa pose fine al dominio dei dinosauri ebbe origine con la disastrosa caduta di un asteroide di circa 10 chilometri di diametro, che impattò contro la Terra in una regione dello Yucatan.
Giove.
Il più grande dei pianeti è un colosso gassoso composto da idrogeno, elio, metano e ammonica pesante 318 volte la Terra. Ciò che osserviamo di Giove al telescopio è la sua turbolenta atmosfera, sotto la quale esiste un oceano di idrogeno liquido. Idrogeno talmente schiacciato da sembrare roccia lo troviamo ancora più in profondità, mentre al centro del disco di Giove esiste probabilmente un nucleo roccioso grande circa il doppio della Terra. L’atmosfera gioviana è costantemente in moto turbolento, che determina lunghe bande disposte parallele all’equatore. La natura gassosa di Giove lo porta a ruotare in modo differenziale, cioè con velocità che dipendono dalla latitudine che si considera: massima all’equatore e minima ai poli. Ciò provoca un costante rimescolamento delle fasce atmosferiche e la formazione di numerosi cicloni di forma ovoidale. La più grande tra queste strutture è la famosa Grande Macchia Rossa, grande tre volte la Terra, che costituisce un gigantesco uragano atmosferico. Giove, se fosse stato 30 volte più massiccio, avrebbe potuto diventare una stella, accendendosi come il Sole. Il mancato raggiungimento di una massa così notevole gli ha impedito di assistere all’innesco dei processi nucleari che al contrario caratterizzano il nucleo solare. Un corteo di 67 satelliti e un cospicuo sistema di anelli polverosi e rocciosi completa la morfologia di questo imponente pianeta. I quattro maggiori satelliti di Giove, Io, Europa, Ganimede e Callisto furono scoperti da Galileo Galilei la notte del 7 gennaio 1610. E Galileo è anche il nome dell’ultima sonda che abbia avvicinato questo pianeta per studiarlo.

Fra 300 e 600 milioni di chilometri dal Sole, tra le orbite di Marte e di Giove si trova un vasto anello di asteroidi rocciosi. Inizialmente destinato a divenire un pianeta dalle dimensioni della Terra, questo mondo potenziale fu smembrato da Giove, che sparse la maggior parte del suo materiale nello spazio, lasciando in questa regione solo lo 0,01% della massa iniziale.
Cerere fu il primo asteroide a essere scoperto, nel 1801: esso contiene un terzo della massa di tutta la Fascia. Da allora, di asteroidi ne sono stati trovati centinaia di migliaia e si sospetta che ve ne siano più di un milione con un diametro maggiore di 1 km.

Nonostante il grande numero di asteroidi, la regione è principalmente uno spazio vuoto con più di un milione di chilometri tra un asteroide e l’altro. La loro distanza reciproca è tale che un astronauta piazzato su un asteroide dovrebbe ricorrere a un binocolo per vedere l’asteroide vicino. Alcune missioni sono atterrate su asteroidi e vi sono dei progetti per utilizzarli come miniere per i loro metalli. Poiché si stima che gli asteroidi ricchi di ferro contengano globalmente materiale per un valore di 600 miliardi di miliardi di euro, questi progetti potrebbero non essere così remoti come si è portati a immaginare

Cinque miliardi di anni fa, una grande massa si stava rimescolando nello spazio: un’enorme nube di idrogeno ed elio stava collassando. Il gas crollava verso il centro della massa, addensandosi fino a dar vita alla stella che noi chiamiamo Sole.Come il Sole, anche i pianeti si stavano formando. Prima che nascesse la nostra stella, un’altra stella, di maggiori dimensioni, era esplosa come supernova, riempendo la nube pre-solare con gas e polveri. Questi detriti gradualmente formarono un disco protoplanetario, un enorme anello piatto che conteneva centinaia di blocchi di roccia e ghiaccio conosciuti come planetesimi. I planetesimi furono i mattoni dai quali venne a formarsi il Sistema Solare. Dopo pochi milioni di anni, durante i quali impattarono e si fusero assieme, questi corpi iniziarono a divenire i pianeti che noi conosciamo oggi.

Vicino al Sole le temperature erano troppo alte perché le sostanze volatili come l’acqua potessero rimanere solide in gran quantità. Il disco protoplanetario iniziale conteneva solo una piccola percentuale di rocce e materiale solido, così i quattro pianeti che si formarono più vicini al Sole erano relativamente piccoli.Però, a 750 milioni di km dalla Terra, nella regione che corrisponde al bordo esterno della Fascia degli asteroidi, le temperature erano sufficientemente basse per far sì che i gas formassero una spessa atmosfera intorno ai nuclei rocciosi, creando i pianeti giganti gassosi: Giove, Saturno, Urano e Nettuno.

Non si formarono solo i pianeti, ma anche numerose lune. Sebbene molte lune fossero precedentemente dei planetesimi che furono catturati dai pianeti, alcune – inclusa la nostra – ebbero un inizio molto più violento. Quando la neonata Terra ebbe una collisione con un altro giovane pianeta, si formò un enorme pennacchio di detriti nello spazio circostante. Dopo poche centinaia di anni, esso si fuse assieme per creare il grande compagno del nostro pianeta.

I pianeti e le lune erano già formati quattro miliardi di anni fa, ma il Sistema Solare appariva ancora differente da oggi. Vi erano probabilmente molti più pianeti degli otto che conosciamo oggi e dovevano essere molto più vicini fra di essi. Con il passare del tempo, i pianeti esterni iniziarono ad allontanarsi dal Sole per le interazioni gravitazionali presenti nel Sistema Solare. Il risultato, intorno a quattro miliardi di anni fa, fu che molti dei primi pianeti furono proiettati nello spazio profondo, mentre i rimanenti detriti furono scagliati contro i pianeti.

Questo periodo, che viene chiamato “Intenso Bombardamento Tardivo”, lasciò cicatrici che possono ancora essere viste sulle superfici della Luna, di Marte e di altri pianeti rocciosi. Sulla Terra, questi crateri sono stati cancellati dall’azione del vulcanesimo o erosi dagli agenti atmosferici.

I resti più significativi lasciati sul nostro pianeta da quel bombardamento è il complesso di sostanze depositate sugli strati più esterni. Durante la formazione della Terra, i metalli più densi come oro e rame sprofondarono nel nucleo, perciò i depositi che troviamo oggi nelle miniere della crosta terrestre devono essere arrivati in una data posteriore, grazie agli asteroidi e alle comete.

Forse la sostanza più importante portata sul nostro pianeta è stata l’acqua. All’inizio il Sistema Solare era di gran lunga troppo caldo perché l’acqua potesse rimanere allo stato liquido, ma al tempo dell’Intenso Bombardamento Tardivo le temperature si erano notevolmente abbassate. Quando le comete impattarono la superficie dei pianeti primordiali, l’acqua non evaporò immediatamente, ma formò gli oceani. Dopo centinaia di milioni di anni, i pianeti si stabilizzarono nelle loro orbite e iniziarono a crescere e ad evolversi. Il vulcanesimo diede forma alle loro superfici, mentre, in profondità, i nuclei di materiale fuso iniziarono a raffreddarsi. I nuclei dei pianeti terrestri più piccoli si solidificarono; senza il movimento dei nuclei metallici, il loro campo magnetico protettivo venne meno, lasciando l’atmosfera senza protezione dal vento solare. Con il passare del tempo tali differenze tra un pianeta e l’altro si amplificarono, conducendo alle differenze che vediamo oggi nel Sistema Solare.

E il processo è lungi dall’essere terminato. Comete e asteroidi ancora impattano sui pianeti, mentre il Sole si sta leggermente espandendo e diventando più brillante. Nei prossimi miliardi di anni il Sistema Solare si sarà ulteriormente trasformato rispetto al suo volto attuale.

ASTEROIDI Il 24 agosto 2006, a Praga, l’IAU (International Astronomical Union) ha dato nuove definizioni per quanto riguarda i corpi del Sistema Solare, in particolare per i pianeti. Ha stabilito che un pianeta è un corpo celeste che: è in orbita intorno al Sole, ha sufficiente massa per essere in condizione di equilibrio idrostatico (per cui assume una forma tendenzialmente sferica) ed è l’unico corpo celeste presente nelle immediate vicinanze della sua orbita. Pertanto il Sistema Solare ha otto pianeti:

Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Viste le ormai sempre più numerose scoperte di oggetti oltre l’orbita di Nettuno (detti trans– nettuniani o TNO = Trans–Neptunian Object) è stata data anche la definizione di pianeta nano, ovvero un corpo celeste che: è in orbita intorno al Sole, ha massa sufficiente per essere in equilibrio idrostatico (per cui anche questa classe di oggetti assume forma tendenzialmente sferica), ma non è l’unico corpo celeste presente nelle immediate vicinanze della sua orbita e non è un satellite di un altro pianeta. Per il momento sono stati classificati tra i pianeti nani: Cerere, Plutone e Eris, ma ci sono almeno una decina di altri oggetti su cui si sta indagando per comprendere se possono essere inseriti in questa categoria e altri se ne scopriranno sicuramente in futuro.

Oltre ai pianeti “classici” e a quelli “nani”, tutti gli altri oggetti presenti nel Sistema Solare sono satelliti (detti anche lune) che orbitano intorno ai pianeti (normali o nani) o Small Solar System Bodies (corpi minori del sistema solare), detti anche asteroidi o pianetini o planetoidi. Gli asteroidi in rotta di collisione con la Terra vengono detti anche meteoroidi.

Gli asteroidi sono oggetti simili per composizione ad un pianeta terrestre, ma più piccoli e generalmente privi di forma sferica; in genere hanno un diametro inferiore al chilometro, anche se non mancano corpi di grandi dimensioni. Oggi si conoscono 159 366 asteroidi numerati su un totale di 376 537, dei quali 13 805 hanno un nome ufficiale (fonte Wikipedia 1° giugno 2007). Più avanti si parlerà della denominazione degli asteroidi e delle comete. La maggior parte degli asteroidi noti orbita nella cosiddetta fascia principale, una zona tra Marte e Giove, ad una distanza compresa tra 2 e 4 UA.Gli asteroidi della fascia principale, spesso chiamati pianetini, sono stati i primi ad essere stati scoperti; Cerere, il pianeta nano più vicino, è stato scoperto per primo, nel 1801 da Piazzi; ha un diametro di circa 1000 km e raccoglie in sé circa un terzo della massa totale di tutti i pianetini della fascia principale, che è di circa 2,3·1021 kg. Attualmente sono stati catalogati circa centomila asteroidi della fascia principale, ma le stime dicono che il loro numero totale supera il milione.

Un altro gruppo importante sono i cosiddetti NEA (Near Earth Asteroids) o NEO (Near Earth Objects) che hanno orbite prossime a quella della Terra. Si dividono in tre famiglie: Aten, che hanno raggio orbitale medio minore di 1 UA e la cui orbita interseca quella terrestre; Apollo, che hanno raggio orbitale medio leggermente maggiore di 1 UA e ugualmente intersecano l’orbita terrestre; Amor, che hanno orbita compresa tra quella di Marte e quella della Terra. Gli Aten e gli Apollo sono potenzialmente pericolosi in quanto potrebbero impattare con la Terra. Sono numerosi gli asteroidi che passano a distanze confrontabili con quella della Luna. Per esempio il 3 luglio 2006 l’asteroide 2006 XP14 è passato ad una distanza di 410 000 km; l’oggetto aveva un diametro di circa 600 m. Il sito http://neo.jpl.nasa.gov/risk/ contiene molte informazioni sugli asteroidi che hanno orbite prossime a quelle della Terra.

Sulla stessa orbita di Giove si trovano gli asteroidi Troiani, che sono divisi in due gruppi: uno precede Giove di 60° e l’altro lo segue dello stesso angolo. Si trovano nei cosiddetti punti lagrangiani L4 e L5, punti in cui l’attrazione di Giove e quella del Sole producono orbite stabili. I Centauri sono un gruppo di asteroidi che orbitano intorno al Sole in mezzo ai pianeti giganti, quindi oltre l’orbita di Giove. La maggior parte degli asteroidi, comunque, si trova oltre l’orbita di Nettuno e per questo appartiene alla classe dei TNO. Oggi vengono comunemente riconosciute tre grandi distribuzioni: la fascia di Edgeworth-Kuiper, il disco diffuso e la nube di Oort. La fascia di Edgeworth-Kuiper si estende da circa 30 UA fino a circa 50 UA dal Sole e se ne conoscono circa 800 membri, chiamati anche KBO (Kuiper Belt Objects). Il più grande è Plutone, che ha una massa maggiore di quella di tutti gli asteroidi della fascia principale ed è stato il primo ad essere scoperto. Le orbite sono quasi complanari con l’eclittica. Le comete a corto periodo provengono da questa regione.

Il disco diffuso è una regione periferica del sistema solare, ricca di corpi ghiacciati, che internamente sfuma nella fascia Edgeworth-Kuiper. Eris viene classificato come uno dei più interni di questa zona, mentre l’estensione esterna non è nota; Sedna viene considerato al limite esterno del disco. Le orbite di questi corpi sono anche molto inclinate rispetto all’eclittica. La nube di Oort è una ipotetica nube di corpi ghiacciati (nuclei cometari) posta tra 20 000 e 100 000 UA (0,3 – 1,5 anni luce). Non sono stati ancora osservati corpi che ne fanno parte, anche se ci sono astronomi che ritengono che Sedna possa essere un oggetto della nube di Oort. Inoltre le comete a lungo periodo come la Hyakutake e la Hale-Bopp (per citare le due più appariscenti degli ultimi anni) probabilmente provengono da questa regione.

DENOMINAZIONE DEGLI ASTEROIDI E DELLE COMENTE

La scoperta di un asteroide procede attraverso quattro fasi. Nella prima fase una regione di cielo, in genere quella antisolare, viene ripresa con un telescopio a grande campo a distanza di tempo (in genere è sufficiente un’ora). Nella seconda fase le due immagini vengono confrontate per individuare se qualche oggetto si è mosso[4]. Nella terza fase, una volta individuato il corpo in movimento, se ne misura la posizione rispetto alle stelle riprese nell’immagine, in modo molto preciso. Il passo finale è quello di mandare questi risultati al Minor Planets Center dove, a partire dalle osservazioni svolte, viene calcolata un’orbita preliminare e predette le posizioni dell’asteroide per le notti successive. Una volta che l’oggetto viene ritrovato grazie alle predizioni, l’astronomo o il dilettante che aveva fatto le osservazioni è dichiarato scopritore ed ha il diritto di dare il nome all’asteroide (con l’approvazione dell’Unione Astronomica Internazionale). Quest’ultima fase richiede a volte diversi mesi o anni. Quando l’orbita di un asteroide viene confermata, esso viene numerato, e più tardi può anche ricevere un nome dallo scopritore (per esempio, 1 Cerere o 2060 Chirone). I primi vennero chiamati con nomi derivati dalla mitologia greco-romana, ma quando questi nomi iniziarono a scarseggiare, ne vennero usati altri: persone famose, i nomi delle mogli degli scopritori, persino attori di televisione

A partire dalla fine del secolo scorso sono entrati in funzione un gran numero di telescopi automatizzati che svolgono le fasi sopra descritte senza l’assistenza dell’uomo. Tali sistemi scoprono ormai la maggior parte degli asteroidi. Tra i più attivi in questa ricerca c’è il sistema LINEAR (Lincoln Near Earth Asteroid Research) che al 21 ottobre 2004 aveva ottenuto 211 849 nuove designazioni di asteroidi, tra i quali sono state poi individuate 142 nuove comete e 1622 NEO.

Dal 1925 agli asteroidi appena scoperti viene assegnato un nome provvisorio: una sigla in cui i primi 4 caratteri sono l’anno della scoperta, seguiti da una lettera che indica la metà del mese in cui l’asteroide è stato individuato (si omettono la I e la Z). Un’ulteriore lettera maiuscola (si omette sempre la I ma stavolta si considera la Z), indica l’ordine di scoperta entro il periodo di 15 giorni. La corrispondenza fra lettere e ordine di scoperta è data da: A = 1°, B = 2°, . . . , Z = 25°. Con questo sistema, nella metà del mese considerato, si possono designare fino a 25 nuovi asteroidi; se il numero di corpi individuati è maggiore di 25 si ricomincia daccapo riciclando la seconda lettera, cui viene aggiunto un indice numerico. Viene messo 1 se si tratta del primo riciclaggio, 2 per il secondo e così via. Ad esempio, il 25° asteroide scoperto nella prima metà di gennaio del 2007 viene designato con 2007 AZ, il successivo, cioè il 26°, con 2007 AA1, quindi il 27° con 2007 AB1, e così via; al termine della metà mese caratterizzata dalla lettera A la sequenza riparte e l’asteroide successivo riceve la designazione 2007 BA. Quando l’orbita è conosciuta con precisione l’asteroide riceve un numero progressivo e lo scopritore può attribuirgli un nome, che diventa ufficiale dopo la pubblicazione nelle Minor Planet Circulars.

Per i nomi delle comete, prima del 1995, si faceva seguire, all’anno della scoperta, un numero romano progressivo; le comete erano comunemente note attraverso i nomi dei loro scopritori. A partire dal 1995 è in uso un sistema analogo a quello previsto per gli asteroidi; tuttavia all’anno della scoperta segue una sola lettera (anziché le due previste per gli asteroidi), che indica il periodo della scoperta. Segue un numero ad indicare l’ordine progressivo di scoperta: per esempio, l’ottava cometa scoperta nella seconda metà di marzo 2006 avrebbe la denominazione provvisoria 2006 F8. Nel caso di frammentazione della cometa i singoli detriti assumono la medesima designazione del corpo genitore, seguito da una lettera (da A a Z, e, se necessario da a a z). Fino ad oggi non si è reso necessario un sistema di nomenclatura che preveda una suddivisione in più di 52 frammenti. Se un asteroide, successivamente alla sua scoperta e quindi dopo la sua classificazione temporanea, mostra un comportamento cometario, mantiene la sua designazione originaria.

Loading...

Altre Storie

Svolta Facebook, pagherà le tasse dove realizza i ricavi

NEW YORK Facebook inizierà con il prossimo anno a pagare le tasse sui proventi pubblicitari …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *