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‘Arrivare a zero’, il tema della giornata mondiale contro l’AIDS

L’AIDS continua ad esistere e di anno in anno cresce il numero di individui infetti, la giornata mondiale contro l’AIDS vuole porta a zero la presenza della malattia sul pianeta

L’AIDS è costata fino ad oggi la vita a quasi 40 milioni di persone nel mondo. I progressi fatti in campo medico hanno reso l’HIV col tempo sempre meno mortale, eppure resta tutt’oggi una malattia cronica tra le più difficili da debellare. Era il 1981 quando in Gran Bretagna vennero diagnosticati i primi casi della pericolosa malattia, da allora sono passati 34 anni, fatti di ricerche scientifiche, educazione pubblica e pian piano si è riusciti a rendere il quello dell’AIDS un problema marginale, ma molte voci di esperti in questi anni non hanno mai cessato di parlarne, affinché non si abbassasse del tutto la guardia, rilassandoci sui risultati ottenuti.
Il tema della giornata mondiale contro l’AIDS di quest’anno è “Arrivare a zero“, ovvero portare a zero il numero delle nuove infezioni, portare a zero la discriminazione e sopratutto a zero i decessi causati dall’HIV.
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Per farlo bisogna agire proprio là dove la malattia trova il suo terreno più fertile: il basso livello di istruzione e la povertà comportano tassi di infezione più alti, lasciando i più poveri maggiormente esposti ai rischi delle contrazione. Il fatto che l’HIV colpisce i più emarginati – le minoranze sessuali, le persone di colore e i più poveri l’ha resa nel tempo e continua a renderla l’epidemia più difficile da prevenire e curare.

Come mai? Coloro che hanno un rischio più alto di contrarre l’HIV sono meno propensi a fidarsi delle istituzioni e dei presidi medici e di conseguenza degli ospedali le cliniche e gli stessi governi, ma il problema è che tutte queste istituzioni non sono stati sempre attenti verso coloro che hanno più probabilità di avere la malattia. Questa diffidenza ostacola gli sforzi per il trattamento di coloro che vivono con l’HIV, e per incoraggiare le strategie di prevenzione presso i soggetti a rischio. La difficoltà inoltre è data dalla stessa trascuratezza degli che non sanno di aver contratto il virus e di esserne portatori sani.

L’AIDS intesa come la lebbra dei tempi moderni

Alla base di questo è la profonda stigmatizzazione dell’AIDS. Un professore di medicina una volta ha definito l’HIV la “lebbra del nostro tempo“, perché essa come la lebbra nell’Europa medievale, è stata ingiustamente trattata come una maledizione o una punizione, la conseguenza è che tutti coloro che ne sono portatori sani vengono esclusi dalla società e spesso anche evitati anche da chi è loro vicino

Lo stigmatizzazione dell’HIV ha avuto ancora un’altra conseguenza: politicizzare la malattia e coloro che vivono con essa. Dalla negazione essenziale dell’epidemia alla piaga sociale il passo è stato breve; negli Stati Uniti vige ancora una legge che vieta agli omosessuali di donare il sangue, poiché fino a qualche decennio fa si riteneva che essi soltanto fossero i portatori. Nonostante i moderni progressi medici abbiano smantellato quest’assurda ipotesi, la legge ancora non è stata abrogata negli Stati Uniti, non così nel nostro paese, dove non vi sono pregiudizi di sorta che presiedono alla donazione del sangue. La legge deriva dall’alto contagio che si registrò negli ambienti omosessuali, ma essa dipende, come oggi sappiamo, dalle precauzione prese durante il rapporto sessuale: neanche il preservativo è un presidio medico che non protegge del tutto dall’AIDS, sebbene sia il più economico e facilmente reperibile.

Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi e portarli tutti quanti a zero dobbiamo contrastare il ruolo che la stigmatizzazione, l’emarginazione e la politica continuano a svolgere nell’evoluzione dell’epidemia.
In primo luogo, l’HIV ha in gran parte abbandonato la nostra conversazione pubblica perché la maggior parte degli danno per scontato che l’epidemia sia “finita”. Ma i milioni di individui che ancora vivono con l’HIV suggeriscono il contrario. La giornata mondiale contro l’AIDS ci ricorda che dobbiamo fare bene attenzione, solo così porteremo avanti l’obiettivo ‘zero‘.

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