Barilla presenta la stampante a Cibus, il salone dell’alimentazione

barillaCover-kkXG-U10801289031225ZC-1024x576@LaStampa.it-0352-kCFI-U43180605335655jiG-593x443@Corriere-Web-SezioniLa Barilla ci ha fatto assaggiare la prima pasta fatta con una stampante 3D. A Cibus, il salone dell’alimentazione in corso a Parma, la corazzata dei maccheroni made in Italy ha installato un prototipo della stampante tridimensionale capace di sfornare formati di pasta inimmaginabili quanto a complessità.L’attesa era grande, visto che l’evento rappresentava una prima assoluta a livello mondiale e arrivava dopo quattro anni di studi e di tentativi,condotti in collaborazione con il centro di ricerca olandese Tno, specializzato nello sviluppo di tecnologie applicate.

La macchina è molto simile alle stampanti 3D per la plastica, da cui deriva e dè in grado di produrre quattro pezzi in due minuti, utilizzando un impasto preparato esclusivamente con semola di grano duro e acqua. Niente additivi chimici né addensanti. Il processo è interamente naturale. L’unica differenza con il prodotto industriale è il grado di umidità. Preparare la pasta è facilissimo:basta caricare le cartucce di impasto nel macchinario,come si fa con quelle d’inchiostro per le stampanti da computer e il gioco è fatto. «Tutto dura pochi minuti»,spiega Fabrizio Cassotta,manager responsabile del progetto, «si sceglie la forma di pasta desiderata e le informazioni vengono trasmesse alla stampante che le materializza già pronte da cuocere, sotto forma di cubi, lune, rose e tanti altri formati mai visti prima». In effetti stupisce la complessità delle forme che paiono uscite da uno studio leonardesco. Nulla di tutto questo. A disegnare i maccheroni 3D sono stati in realtà designer di tutto il mondo che hanno sottoposto a Barilla 200 diversi formati.Una giuria di esperti ne ha scelti 3: Rose, Luna e Vortipa. Ed è proprio quest’ultima che abbiamo potuto assaggiare, cucinata dallo chef Marcello Zaccaria, dell’Accademia Barilla, che ha proposto le Vortipa (la forma ricorda un vortice) su crema di piselli con calamaretti spadellati, pomodorini caramellati e pinoli tostati. Il risultato è eccellente quanto a caratteristiche organolettiche, un po’ deludente forse la tenuta alla cottura. Comunque la tecnologia c’è. La stradaè tracciata. Si tratta solo di avere un po’ di pazienza prima che le stampanti per la pasta arrivino sul mercato.

Date ufficiali non ci sono, ma Cassotta, all’ennesima insistenza, si sbilancia: «Serviranno almeno tre, forse quattro anni». Si tratta innanzitutto di accelerare il processo di stampa tuttora molto lento: per dar forma quattro maccheroni futuribili servono almeno due minuti. Troppi per un impiego intensivo.L’obiettivo dei ricercatori Barilla è di produrne nello stesso lasso di tempo almeno un piatto. La macchina è destinata a tre fasce di pubblico diverse. I consumatori finali,i ristoranti e le catene specializzate che potrebbero nascere per sfruttare il business, pronte a ricevere l’ordine ad esempio via smartphone. Altro aspetto su cui la società di Parma dovrà lavorare molto è il prezzo. Al livello attuale dello sviluppo la macchina non costerebbe meno di 1.500 euro. Un po’ troppi per un dispositivo destinato a soddisfare una nicchia di mercato. L’unica cosa che si sa con certezza è che le stampanti a pasta non potranno mai sostituire i macchinari industriali.

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