Bolzano, arrestato monsignore argentino: Truffa da 30 milioni di euro, partenza le Canarie

Le sue origini argentine lo hanno portato ben lontano dagli insegnamenti pauperistici di Papa Francesco. Il sogno del lusso e della bella vita monsignor Patrizio Benvenuti lo ha realizzato raggirando e ingannando, finanche la sua perpetua, una suora che per 20 anni lo ha accudito e alla quale ha chiesto in prestito 35mila euro (mai restituiti) per organizzare cene di gala in Vaticano funzionali a tessere la trama di una truffa internazionale da 30mi- lioni di euro. Perché l’alto prelato, un passato di componente del Tribunale ecclesiastico e di cappellano della Marina Militare a Chiavari, era riuscito a convincere 250 persone, per lo più anziani francesi e belgi, ad affidargli i propri soldi. I milioni, attraverso un complesso meccanismo di riciclaggio tra persone, società estere e italiane, finivano nelle tasche del monsignore e dei suoi complici. Il prelato è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Bolzano mentre era in procinto di partire per le Canarie. il suo più stretto collaboratore, l’affarista francese Christian Ventisette, è latitante. Altre sette persone, tra italiani, francesi e belgi, risultano indagate per truffa, riciclaggio e altri reati tributari.

A dare il via all’inchiesta è una suora, Agnese Colz, oggi 74enne e residente a Brunico. Nel 2014 decide di rivolgersi ai militari della Gdf perché da anni riceve per posta documenti riferiti ad un trust e a una società di capitali – entrambi denominati Opus – che segnalano movimenti per centinaia di migliaia di euro. Qualche anno prima monsignor Benvenuti l’aveva nominata rappresentate legale della Opus, ma di certo suor Agnese non poteva capacitarsi di come era finita nel procedimento fallimentare della società Kepha Invest in Belgio. Gli inquirenti sono man mano risaliti al complesso meccanismo: la Ke- pha Invest altro non era che il braccio operativo della Kepha Onlus di cui il monsignore era presidente, fondata per la tutela dei beni artisti e culturali. Di fatto, uno specchietto perle allodole. Grazie alle cene in Vaticano, organizzate con i soldi chiesti in prestito a suor Agnese, l’alto prelato era riuscito a conquistare la fiducia di centinaia di investitori. Soldi poi trasformati in beni di lusso a suo uso e consumo. Tra questi Villa Vittoria, prestigioso palazzo quattrocentesco sulla scogliera di Piombino, del valore di 8milio- ni di euro. Ora sotto sequestro assieme a tanti altri immobili e terreni sparsi in tutta Italia.

Monsignor Fabrizio benvenuti, alto prelato di origini argentine e abitanti alle isole Canarie, è stato bloccato dalla guardia di finanza di Bolzano ed altre nove persone sono indagati per un imbroglio di oltre 30 milioni di euro, riciclaggio evasione fiscale. Sono stati sequestrati beni per oltre 10 milioni. I fondi erano raccolti anche per fini di beneficenza. Trecento sono le persone truffate.

L’avvenimento è stato innescato dalla denuncia alle fiamme gialle di una collaboratrice del prelato che, in buona fede, era stata nominata direttrice di un ‘trust’ e diceva inconsapevolmente posta commerciale di documenti. Benvenuti, 64 anni abitante le isole Canarie, ha effettuato vari incarichi nel tribunale della curia e della Santa sede in Vaticano ricoperto anche la funzione di secondo cappellano militare nella scuola di telecomunicazioni delle forze armate gestita dalla marina militare a Chiavari.

Nell’inchiesta ricercata ancheun’altra persona che si muove nel campo immobiliare ed economico di origini francesi, christian ventisette, 54 anni, Aderente aiutante del monsignore, colpito da disposizione di custodia cautelare in carcere e mandato di cattura internazionale. Le fiamme gialle hanno compiuto sequestri di svariati immobili, documentazione conti correnti bancari e molte perquisizioni in varie località in Italia e rogatorie internazionali in numerosi paesi europei.

Le indagini dell’operazione condotte dalla guardia di finanza altotesine su direttorio della procura di Bolzano, hanno fatto accertare come il monsignore e il faccendiere fossero stati promotori organizzatori di un’associazione a delinquere, attività sul luogo nazionale d’estero, finalizzata al compito di svariati ripetuti reati di truffa, riciclaggi tributari, coinvolgendo persone società collegate in Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo Stati Uniti.

Oltre ai due dell’associazione facevano parte altre nove persone che a vario titolo collaboravano all’attività illecita, segnalate all’autorità giudiziaria. I “truffati” sono quasi trecento,prevalentemente residenti all’estero, per lo più in età avanzata, i quali, con la speranza di affidare i propri risparmi a persone esperte nei settori immobiliare e finanziario nonché animati dalla volontà di contribuire e aiutare la Fondazione umanitaria “Kepha”, guidata dal prelato, versavano i propri soldi al sacerdote, che millantando inesistenti accreditamenti e collegamenti in Vaticano, ne carpiva la buona fede raccogliendo e facendo poi svanire complessivamente circa 30 milioni di euro, attraverso un articolato meccanismo di riciclaggio tra persone, società estere e italiane.

L’attività d’indagine ha comportato per i militari della Guardia di Finanza l’esecuzione di perquisizioni, sequestri, analisi di conti, intercettazioni telematiche nonché il coordinamento con i Paesi Esteri interessati per tramite di Eurojust all’Aja, il tutto allo scopo di ricostruire il complesso modus operandi truffaldino posto in essere dalla Fondazione KEPHA in Italia, della KEPHA INVEST in Belgio nonché la condotta di ripulitura del denaro successiva svolta per mezzo di tante altre società e che ha trovato attuazione anche in Italia.
Le somme complessivamente sottratte agli investitori oggetto della truffa, oggetto della condotta riciclatoria e del reato di evasione fiscale sono state quantificate in circa 30 milioni di euro (che è il dato che emerge dal bilancio della società debitrice in Belgio) e il sequestro preventivo in forma per equivalente è stato disposto dall’Autorità Giudiziaria.
In esecuzione di tanto, i Finanzieri hanno messo i sigilli per sequestro a Villa Vittoria, una lussuosa e antica dimora risalente nelle mura al 1465, a Piombino (LI), di proprietà della Fondazione Kepha del valore di circa 8 milioni di euro, utilizzata personalmente da Mons. B.

Oltre alla villa, sempre di proprietà della Fondazione, è stato sequestrato un grande sito archeologico in Sicilia nel Centro Archeologico Museale di Triscina di Selinunte (TP), del valore di circa 850.000 euro; di proprietà della I. SRL, società avente sede in Lussemburgo ma riferibile all’indagato latitante V., è stato sequestrato un immobile in Poggio Catino (RI) del valore di 530.000,00 euro e altri immobili e terreni a Poppi (AR) per il valore di 670.000,00 euro.
Nel mandato di arresto europeo è stato richiesto espressamente il sequestro anche di una villa considerevole in Corsica.
È stato sottoposto a sequestro, indine, anche il sito web della Fondazione Kepha ONLUS all’indirizzo www.kepha.eu.
L’indagine della Guardia di Finanza punta quindi ad accertare i veri responsabili della sparizione del denaro affidato, soltanto per un equivoco, a chi in quel momento sembrava rappresentare un’istituzione come il Vaticano ma che in realtà ha alimentato soltanto i conti personali delle persone che ad oggi sono nel mirino della Procura della Repubblica di Bolzano.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *