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Dieta mediterranea shock: elisir di lunga vita, ma solo ai ricchi

Realizzata dall’Istituto Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) su oltre 18 mila adulti reclutati nell’ambito del progetto “Moli-sani”, la ricerca suggerisce che la dieta mediterranea riduce sì il rischio di malattie cardiovascolari, ma solo se a seguirla sono i “gruppi economicamente più forti”.

Gli scienziati assicurano che i benefici della dieta non sono assolutamente da mettere in dubbio; ciò che spariglia le carte in tavola sono gli ingredienti con i quali ci si alimenta. E’ l’amara scoperta che arriva dall’Italia, dalla patria del regime alimentare incoronato dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘International Journal of Epidemiology’, da un lato conferma il potere della dieta mediterranea di ridurre il rischio di malattie del cuore, ma dall’altro rivela che tali benefici sono fortemente influenzati dalla posizione socioeconomica. Nelle classi sociali meno abbienti coinvolte nella ricerca invece non è stato riscontrato alcun beneficio significativo.

I ricercatori hanno cercato quindi di capire i possibili meccanismi che possono essere alla base delle disparità osservate. Ne è convinto anche Giovanni De Gaetano, direttore del Dipartimento: ‘I risultati di questo studio ci devono far riflettere sullo scenario socioeconomico della salute. “In altre parole, è improbabile che una persona con un basso livello socioeconomico che si sforza di seguire un modello alimentare mediterraneo abbia gli stessi benefici di una persona con reddito più elevato, nonostante entrambi aderiscano in maniera simile alla stessa dieta sana”.

“I gruppi più avvantaggiati sono stati maggiormente in grado di riportare un numero più ampio di indici di dieta di alta qualità rispetto alle persone con condizioni socioeconomiche basse – ha spiegato Licia Iacoviello, responsabile del Laboratorio di epidemiologia nutrizionale e molecolare – Ad esempio, fra coloro che segnalano un’adesione ottimale alla dieta mediterranea (misurata da un punteggio che include frutta e noci, verdure, legumi, cereali, pesce, grassi, carne, prodotti lattiero-caseari e assunzione di alcol) le persone con reddito alto o istruzione superiore hanno consumato prodotti più ricchi di antiossidanti e polifenoli e hanno mostrato una maggiore diversità di scelte di frutta e verdura”. Insomma oltre alla quantità a fare la differenza è la qualità. “Non basta più dire che “la dieta mediterranea fa bene”, se non garantiamo che faccia bene a tutti”.

Il focus dell’indagine si è soffermato sugli effetti della dieta mediterranea in termini di vantaggi per la salute cardiovascolare, comunemente considerati consistenti. “Abbiamo visto su quasi 19 mila persone che l’adesione a questo stile alimentare riduce il rischio cardiovascolare in maniera significativa per una media del 15%”. Tuttavia i suoi benefici non sono “democratici”, ma sembrano variare anche in base alle classi sociali delle persone che la seguono. A parità di adesione alla dieta mediterranea, chi è benestante corre meno pericoli di malattie cardiache rispetto a chi non ha molto denaro ed ha studiato poco.

Secondo gli autori dello studio, poiché si tratta di alimenti così importanti per la nostra salute, si potrebbe ad esempio valutare il taglio dell’IVA sull’olio extravergine di oliva su frutta e verdura, oppure di poter inserire questi cibi nella dichiarazione dei redditi, esattamente come avviene con i farmaci.

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