Grillo e Bersani, fate queste 11 cose insieme e poi torniamo al voto

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Il risultato elettorale porta alla ribalta un dato eloquente: gli Italiani vogliono un drastico cambiamento politico, economico, sociale ed etico. Hanno detto no ai possibili inciuci e alla conservazione. Hanno detto sì alla novità. Quella novità di cui il Movimento 5 Stelle è sicuramente l’emblema. Il (non) partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ha ottenuto un quarto dei voti quando, fino a un anno fa, compariva – nei sondaggi – alla voce “altri”.

Bersani, il leader del Pd, grande sconfitto di queste elezioni, ha detto e non ha detto. Ovvero: non ha chiuso completamente le porte al Movimento 5 Stelle, ma nemmeno sembra entusiasta di potere lavorare coi 163 parlamentari “grillini”. Lo stesso fondatore del Movimento ha elogiato l’ormai noto “modello Sicilia” da una parte, ma dall’altra parte ha definito ancora una volta Bersani un “morto” che cammina. Possibile, sulla base di queste premesse, una collaborazione? Io credo ancora di sì: perché un conto sono le scintille post elettorali, un conto è il futuro del paese. E poi non va sottovalutato che Vendola, acerrimo nemico di Grillo, ha detto seccamente no a un accordo con Berlusconi (definendolo “raccapricciante”), auspicando piuttosto a una collaborazione col (non) partito fondato da Casaleggio.

Nessuno pensa che qualche deputato del Movimento 5 Stelle possa direttamente andare a fare parte del nuovo governo. Ma un appoggio esterno sulla base di quanto avviene in Sicilia con Crocetta è realisticamente possibile. L’appoggio, naturalmente, dovrebbe essere finalizzato al raggiungimento di alcuni obiettivi e non certo alla becera spartizione di poltrone. Anche perché sia gli elettori del centrosinistra, sia quelli del Movimento, non capirebbero. E alle prossime elezioni sarebbero mazzate per entrambe le forze politiche.