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INGV, previsione shock su Emilia “Terremoto può durare anni”

L’Emilia Romagna è stata duramente colpita dal terremoto già due volte: ieri e il 20 maggio. Più di 20 i morti accertati e gravissimi danni ad abitazioni, edifici storici e capannoni industriali. La popolazione emiliana ha naturalmente paura a tornare nelle proprie case. Lo sciame sismico, d’altronde, potrebbe durare ancora a lungo. Già, ma quanto? Sappiamo che le previsioni in questo campo sono difficili. Però qualcosa la sappiamo, sia grazie alle nuove tecnologie di rilevazione a disposizione, sia grazie a quello che ci insegna la storia.

Le proiezioni dei ricercatori dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) sono particolarmente inquietanti. Quello che sta accadendo – spiegano gli scienziati – è che la pressione dell’Africa sull’Europa è diretta verso nord-nordest e fa corrugare la roccia degli Appennini contro la Pianura Padana. Per fare un esempio, è l’effetto che si ha quando si spinge un tappeto contro una parete. I tempi di questi fenomeni geologici sono molto lunghi.

“La linea di faglia corre tra est e ovest in maniera irregolare, suddivisa in tanti pezzetti e pezzettini – spiega Gianluca Valensise, dirigente dell’INGV al quotidiano Repubblica. – Come in un domino, la rottura di un frammento può innescare una tensione nel frammento che si trova accanto. Sarà sufficiente questa tensione a scatenare un’altra scossa, e quando? Questo non lo sappiamo mai in anticipo. Quel che possiamo dire è che un fenomeno sismico su una faglia a volte innesca sulla faglia vicina un conto alla rovescia che può durare giorni, anni, magari millenni“.

Qualche ricercatore aveva sostenuto, dopo il 20 maggio, che ci sarebbero stati altri terremoti nelle zone già colpite. La situazione sarebbe particolarmente preoccupante perché, già nel 1570, Ferrara fu scossa da un potente sisma e forti movimenti tellurici si verificarono anche negli anni immediatamente successivi: nel 1572 e 1574. Spiega Alessandro Amato, anch’egli scienziato dell’INGV:

Già il 20 maggio avevamo avvertito della possibilità di scosse altrettanto violente – dice a Repubblica il ricercatore. – I sismi allora erano localizzati su un asse lungo quasi 40 chilometri: davvero troppo per una magnitudo 5,9. Era il segno che altre faglie erano state probabilmente attivate da quella prima ondata di scosse. Un simile andamento a domino si era registrato in Umbria e nelle Marche nel 1997. Anche il terremoto di Ferrara del 1570 è stato seguito da altri due sismi importanti nel 1572 e nel 1574“.

Ora molti scienziati stanno ammettendo il clamoroso errore del passato, quando catalogavano l’Emilia Romagna come zona a basso rischio sismico. Già nel 1993 ricercatori indipendenti avevano sostenuto che il rischio sismico era tutt’altro che remoto.

Se è vero che i terremoti si possono prevedere con margini di incertezza ancora troppo elevati, è vero anche che bisogna prendere le adeguate contromisure, puntando cioè sulla prevenzione. Il Giappone, dove i fenomeni sismici sono ancora più potenti che in Italia, gli edifici resistono. Da noi, purtroppo, quando un terremoto supera i 5 gradi di magnitudo, molte case e capannoni industriali, anche recenti, si sbriciolano. Se non si ragiona seriamente su questo, ogni altra valutazione è quasi inutile.

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