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Juventus-Lazio Streaming Gratis Diretta Live Tv Rojadirecta (Oggi 20 Aprile)

Quando hai 6 punti di vantaggio sulla seconda (però questa sera battendo la Lazio il +9 sarebbe ristabilito), mancano 5 giornate alla fine e hai realizzato un filotto di 22 vittorie nelle ultime 23 partite, è difficile trovare le motivazioni giuste per mantenere alta la tensione ed evitare cali di concentrazione. Ci pensa Massimiliano Allegri a tenere tutti sulla corda, non dando riferimenti di formazione, bacchettando chi si è beccato il giallo e ha danneggiato i compagni, chiedendo contro la Lazio quel balzo in avanti decisivo per mettere le mani sul quinto scudetto consecutivo, il numero 34 in bacheca.
Il tecnico ha ben chiaro il piano: vuole chiudere quanto prima il discorso tricolore per poi concentrarsi sulla finale di Coppa Italia e, soprattutto, sul futuro. Mancano 7 punti perché il Napoli non può andare oltre quota 85: «due vittorie e un pareggio» continua a ripetere Allegri da domenica, quando la sua Juventus ha strappato altri tre punti ai campani. E poi si chiuderà anche la telenovela sul suo rinnovo. Nessun dubbio: l’allenatore prolungherà il contratto fino al 2018 (in ballo anche un’opzione per il 2019), non nei tempi previsti dalla dirigenza bianconera (al massimo questa settimana, aveva detto l’ad Beppe Marotta) ma un po’ più in là, quando l’aritmetica sancirà la vittoria del titolo. Solo allora Allegri si siederà al tavolo e, accanto alla firma, discuterà anche di mercato, tema caldo perché servono garanzie su chi parte e chi arriva. Questa è stata la stagione dei miracoli: nonostante la perdita di 4 pedine chiave e l’arrivo di 10 nuovi giocatori, grazie allo zoccolo duro dei senatori la Juventus è riuscita nella rimontona, ma Allegri non vorrebbe un’altra rivoluzione in estate.

Ogni discorso, ora, è però prematuro. Prima attenzione alla Lazio, l’avversaria di questa sera allo Stadium, che arriva da un mini-ciclo positivo (due vittorie su due) da quando la panchina è stata affidata a Simone Inzaghi. La Juventus non ha bisogno del motivatore, perché in quel ruolo si cala perfettamente Allegri. Che non dà nessuna garanzia di maglia da titolare alla squadra («Potrei tornare alla difesa a 4 o con l’inserimento di Evra nella linea a tre; Khedira, Pogba, Sturaro e Asamoah si giocano due posti; devo ancora decidere chi tra Lemina e Hernanes sarà il regista»), si infiamma ancora per la squalifica di Morata («Non possiamo perdere tutte le volte i nostri giocatori in diffida per proteste. Era già accaduto con Zaza e con Khedira, sul 4-1 nel derby contro il Toro. Alvaro deve crescere e imparare a frenarsi in certi momenti»), cerca di azzerare il rischio di amnesie («Contro il Palermo ho visto dei blackout da non ripetere, dopo il 2-0 abbiamo staccato la spina»).

Insomma, il tecnico livornese non vuole che la squadra accusi un calo nella condizione psicologica, come è accaduto al Barcellona, e chiede la giusta cattiveria agonistica nell’affrontare e battere la Lazio, così da avvicinare l’obiettivo.

E quando sarà scudetto, allora potrà firmare il rinnovo. Non c’è comunque il pericolo di un altro colpo di scena “alla Conte”, il suo predecessore sulla panchina bianconerà che nell’estate 2014 disse addio al secondo giorno di ritiro. Su questo punto Allegri è stato molto chiaro, per evitare fraintendimenti: «Se avessi deciso di andare via, avrei informato la Juventus già un mese fa. In questo modo, il club avrebbe trovare un altro allenatore e io un’altra squadra, oppure sarei andato al mare, dove non si sta affatto male».

Allegri non fuggirà, neppure se a bussare alla sua porta arrivassero le big europee come il Real Madrid. A Livorno, vista mare, andrà in vacanza, ma prima dovrà pianificare il lavoro con il suo staff per migliorare la preparazione alla nuova stagione e parlare con la società per programmare il mercato. Al trequartista non rinuncia e si augura che il club lo accontenti, visto che l’anno scorso gli ha preso Hernanes (che il tecnico ha trasformato in regista) all’ultimo giorno di mercato. Accanto, però, ai nuovi arrivi c’è un mercato in uscita che lo preoccupa: per vincere la Champions non si possono perdere, ogni anno, pezzi da 100 milioni.

Un po’ la Lazio, un po’ il profumo di un trofeo in avvicinamento. Non ci sarà il caldo-umido cinese, ma la partita di stasera sembra la chiusura perfetta di un film iniziato in estate, nei 40 gradi di Shanghai. Allora come oggi si candidano come attori protagonisti Mario Mandzukic e Paulo Dybala. In estate erano alle prime frequentazioni (l’argentino subentrò nella ripresa a Coman) mentre adesso, 8 mesi e 29 gol dopo (18 di Paulo, 11 di Mario), sono una coppia affiatata. Il panzer che lotta come un mediano e il genietto che raccorda il gioco con un sinistro da play-station. Dopo essere stati decisivi in Supercoppa sono pronti a firmare gli ultimi gol scudetto. Come da previsione estiva del croato: «Il primo di tanti titoli», disse dopo la coriandolata. Quelli di stasera non potranno rivelarsi le reti dell’aritmetica, ma un successo contro la Lazio di Simone Inzaghi (a Shanghai c’era Pioli in panchina: questa sì una differenza rispetto all’8 agosto) avvicinerebbe lo scudetto a soli 4 punti. Basta e avanza per andare sul sicuro, seppur Allegri nelle ultime prove tattiche abbia ruotato diversi giocatori. Un modo per mischiare le carte e tenere alta la concentrazione.

Già, perché sarà anche pratico e pragmatico, Allegri, ma è tutt’altro che nuovo a intuizioni tattiche dell’ultima ora. Lo scorso anno, in semifinale di Champions, sorprese Carlo Ancelotti con la mossa Stefano Sturaro titolare e il bis è stato sfiorato quest’anno all’Allianz Arena, con quel 4-5-1 o 5-4-1 che per un tempo abbondante mandò fuori fase il Bayern di Pep Guardiola. Una delle novità di Monaco era Patrice Evra centrale di sinistra, accanto a Leonardo Bonucci e Andrea Barzagli. Il francese è stato provato a lungo in quella posizione anche ieri pomeriggio. Il “Conte Max” ha alternato Evra a Daniele Rugani. Il dubbio c’è e l’allenatore livornese lo scioglierà soltanto in mattinata. Con l’ex Manchester United sarebbe una sorta di difesa a 4 mascherata (Lichtsteiner-Barzagli-Bonucci-Evra), mentre con l’ex empolese l’assetto sarebbe quello standard. Il fatto che Allegri abbia insistito parecchio sul francese centrale di sinistra può essere interpretato in due modi: per affinare certi meccanismi anti-Lazio o semplicemente per tenere sulla corda Rugani, reduce da 5 partite consecutive da titolare in campionato (Sassuolo, Torino, Empoli, Milan, Palermo) e soprattutto da una vagonata di complimenti.

Qualche dubbio c’è anche a centrocampo: Allegri ha la tentazione di far rifiatare uno tra Paul Pogba e Sami Khedira (Sturaro e Asamoah sono in preallarme), mentre in cabina di regia Hernanes è segnalato in vantaggio su Mario Lemina per sostituire l’infortunato Claudio Marchisio. A meno di cambi di programma dell’ultima ora, il brasiliano ex Lazio darà il cambio al franco-gabonese, molto più che positivo contro il Palermo. Sugli esterni si candidano Stephan Lichtsteiner a destra (è in vantaggio su Cuadrado) e Alex Sandro a sinistra.

Per uscire indenni dallo Stadium stasera servirà un’impresa. Simone Inzaghi lo dice a modo suo: «Sappiamo che dovremo fare qualcosa di incredibile, ma questa squadra ha già dimostrato di poterlo fare in partite importanti. Andremo con tanta voglia di fare bene», le parole del tecnico alla vigilia di Juventus-Lazio. Tutt’altra sfida rispetto a quelle che viveva lui negli anni d’oro di Eriksson. Quella del 2000 per esempio: «Ho un ricordo bellissimo di quella partita – rileva Inzaghi -, arrivammo che avevamo 9 punti di distacco, da lì cominciò la rincorsa ai bianconeri». Finì 0-1 con gol di Simeone e a fine campionato fu scudetto. Oggi invece la Lazio può solo provare a fermare la cavalcata dei bianconeri verso il loro quinto tricolore di fila. Inzaghino snocciola i numeri della Juve (22 vittorie e un pareggio nelle ultime 23) e poi sentenzia: «Per battere una squadra così servirà una grandissima Lazio e una Juventus non al massimo…».

Marchisio a parte, tuttavia, chi non è al meglio è proprio la sua squadra. E se voleva confermare il blocco vincente tra Palermo ed Empoli, l’allenatore biancoceleste avrà dovuto rivedere i suoi piani. Causa infortuni di Candreva, Bisevac e Matri, non convocati, così come un male alla mano per Klose, volato in Germania per farsi visitare e comunque convocato ma difficilmente utilizzabile dall’inizio. Allorché prende vita una Lazio nuova, con Felipe Anderson e Djordjevic in attacco assieme a Keita (convocati anche i due Primavera, Palombi e Rossi), mentre a centrocampo l’unico cambio tecnico dovrebbe riguardare Milinkovic-Savic al posto di Onazi. «Faremo la nostra partita – si dice sicuro Inzaghi -. Non è vero che non abbiamo nulla da perdere». C’è la rincorsa all’Europa League perché «nel calcio niente è impossibile». Ed è la stessa cosa che stasera griderà forte ai suoi poco prima del fischio d’inizio.

Lo scudetto, la Coppa Italia, la finale di Champions League, una campagna acquisti sontuosa, un bilancio che ha visto i ricavi sfiorare i 350 milioni di euro e il ritorno all’utile per 2,3 milioni. La stagione 2014-15 è stata fantastica sotto l’aspetto economico e di risultati, tant’è che Forbes, la rivista di economia e finanza che analizza il valore complessivo delle migliori squadre, ha inserito la Juventus, unica squadra italiana, tra i dieci team più redditizi al mondo. Nell’annuale classifica delle squadre “d’oro”, che insieme hanno un valore di 1,1 miliardi di dollari, la Juventus si piazza al settimo posto con 81 milioni di dollari in base all’Ebitda (il margine operativo lordo che evidenzia il reddito di un’azienda) e ai guadagni derivanti dalla compravendita dei calciatori.

Al primo posto c’è il Manchester United con 190 milioni di dollari, seguito dal Real Madrid con 162 milioni e dal Manchester City con 131 milioni. Poi arrivano altri due club inglesi: Arsenal (122 milioni) e Liverpool (115 milioni). Soltanto sesto invece il Barcellona, nonostante la scorsa stagione si sia aggiudicato il triplete vincendo Liga spagnola, Coppa del Re e Champions League, incassando 108 milioni di dollari. Chiudono la classifica Tottenham (73 milioni), Schalke (67 milioni) e Bayern Monaco (60 milioni).
La top 10 ha registrato un Ebitda complessivo pari a 1,1 miliardi di dollari, una cifra che tiene conto del giro d’affari legato a diritti televisivi, merchandising, introiti derivanti dagli stadi di proprietà e che sottostanno alle regole del fair play finanziario imposto dalla Fifa.Rispetto ad altri sport, Forbes fa pure il confronto con i primi 10 team della Nfl, la lega professionistica di football americano, che nella scorsa stagione hanno incassato 1,3 miliardi di dollari.

Ha voglia di chiudere i discorsi scudetto in fretta, la Juventus. E festeggiare. Consolidare.
Consolidare uno strapotere assoluto, impressionante, che ormai prosegue da 5 anni tondi. Fatto d’una prima faticosa arrampicata (a discapito del Milan, al debutto dell’era Conte) eppoi d’una graduale serie di conferme: bis, tris etc etc. A dispetto di cambi tecnici (via Conte, dentro Massimiliano Allegri); rivoluzioni d’organico (via Tevez, Pirlo, Vidal; dentro Dybala, Mandzukic, Khedira); qualche polemicuccia. Polemicuccia legata ai più vari ed eventuali motivi: partendo dal gol-non-gol di Muntari, arrivando alla presunta testata di Bonucci all’arbitro Rizzoli durante il derby.

Eppure, dati e numeri alla mano, con questo quinto scudetto lì pronto per esser preso da una squadra che alla 10ª giornata era 12ª in classifica e che ora invece domina per distacco, beh, dati e numeri alla mano risulta arduo trovare il coraggio di mettere in discussione quanto fatto finora da capitan Gigi Buffon e compagni di trionfi.

Le recenti frasi di Leonardo Bonucci, in questo senso, in perfetto mood “sciacquatevi la bocca”, hanno riassunto il pensiero dominante nella piazza bianconera: «Anziché cercare futili alibi, le nostre rivali dovrebbero applaudire quanto di eccezionale abbiamo fatto. Ma mi rendo conto del fatto che in Italia sia difficile che accada una cosa del genere…». E poco importa che Allegri vada in direzione opposta («Prima mettiamo al sicuro lo scudetto, agli applausi penseremo dopo»): per ciò che concerne il tecnico, subentrano considerazioni legate al ruolo coperto, con annesso compito di tenere tutti sul pezzo e al riparo da prematuri cali di tensione.

I numeri, dicevamo, sono schiaccianti. In quest’ultimo luccicante lustro, la Juventus ha messo uno in fila all’altro la bellezza di 439 punti, in campionato. E potenzialmente, in caso di percorso netto nelle prossime cinque giornate, potrebbe arrivare oltre quota 450. 454, per la precisione. Spiccano ovviamente in questo computo i 102 punti (record assoluto italiano) conquistati nell’annata 2013-14 sotto la gestione Conte, ma pure nelle altre stagioni i bianconeri si sono mantenuti su livelli altissimi: 84 punti nel 2011-12, 87 nel 2012-13 e 2014-15. Ora il traguardo alla portata è 94.

Una somma monstre – già a prescindere, comunque – quel 439 complessivo. Roba da fare impallidire le inseguitrici. Basti dire che il Napoli (al netto del match di ieri sera, in modo da considerare lo stesso numero di partite giocate) s’è fermato a quota 350. Trattasi d’un dislivello di 89 punti. Vale a dire, in sostanza, una quota tricolore. E’ qua il paradosso: in cinque anni la Juventus ha raggranellato insieme i punti sufficienti per vincere sei scudetti.

Ancor più… imbarazzante, poi, il confronto con le altre squadre che hanno provato a duellare con la Juventus in questi 5 anni. La Roma è sul terzo gradino del podio con appena 338 punti (vale a dire: -101). Il Milan è al quarto posto a quota 313 e l’Inter è addirittura al 7° posto (dietro anche a Fiorentina e Lazio) a quota 288.
Sì, decisamente – dati alla mano – appare un nonsenso mettere in discussione lo strapotere dei bianconeri in ambito nazionale.

In casa Juventus, peraltro, manco a dirlo, confidano di poter continuare a dettar legge per ancora tanto, tantissimo tempo. Scrivendo e riscrivendo la storia. E proprio in questo senso la dirigenza sta lavorando. L’amministratore delegato Beppe Marotta non perde occasione per ribadirlo: «Gli obiettivi? La Juventus mira a continuare a vincere in ogni competizione. Non intendiamo essere comparse. Occorre guardare al bilancio ma questa non è la priorità. Vincere, è prioritario. Il club bianconero è partito da un rosso di 90 milioni e attualmente è in positivo di qualche milione, comprendendo importanti vittorie». Come a dire: lavori in corso per un nuovo ciclo bianconero. Avversari avvisati.

Quell’estate lì, anno 2012, le parti furono a un passo dal matrimonio. Accadde che, saliti sull’altare nell’attesa di sistemare gli ultimi dettagli, la Juventus e l’entourage di Marco Verratti non si promisero amore eterno né si scambiarono le fedi né tantomeno si assistette alla fatidica firma sul registro (ops, sul contratto) intestato al club di corso Galileo Ferraris. Perché fra i due presunti innamorati spuntò il Paris Saint-Germain che con un assegno da 12 milioni più bonus si assicurò il campioncino abruzzese, già bramato dai bianconeri e dal Napoli. Il futuro di Gianluca Lapadula, in apparenza, è scritto, con Beppe Marotta e Fabio Paratici pronti a far valere un’opzione strappata al Pescara. Ma fintantoché non si stringerà definitivamente, le speranze della concorrenza restano intatte: Napoli, Genoa, Empoli, Leicester, Tottenham e chi più ne ha più ne metta. 

La Juventus non vuole correre alcun rischio di un Verratti bis. Di più: a Torino sono convinti del fatto che la trattativa andrà in porto. E la juventinità di Lapadula è soltanto una qualità, importante ma non determinante: anche Verrattino, del resto, aveva il poster di Alex Del Piero in cameretta, ma da grande prese il primo volo per l’aeroporto Charles De Gaulle e di lì non si mosse. Per la serie: au revoir, bianconeri! Quanto al capocannoniere della B, la cui famiglia possiede un negozio di fiori a cento metri dal Filadelfia, “balla” una corsia preferenziale a beneficio dei campioni d’Italia che possono acquistare il 26enne italo-peruviano e poi girarlo altrove perché faccia esperienza fra i big. Il Pescara, a sua volta impegnato nella lotta per la promozione, ha fatto il prezzo del cartellino: 10 milioni. Marotta, dal canto suo, ragiona su una base inferiore con bonus a corredo, mentre il Napoli fa valere la forte amicizia tra il presidente Aurelio De Laurentiis e il collega Daniele Sebastiani, con Enrico Preziosi pronto a entrare in scena e gli emissari inglesi rientrati alla base con relazioni interessanti, però senza il giocatore in mano. Ma qualora venisse formulata un’offerta seria dai club di Premier, è forte la sensazione secondo cui sarebbe dura trattenere il calciatore, per una situazione in perfetto stile Verratti.

Una volta acquisita la punta, invece, la Juventus “inoltrerebbe” Lapadula a un club amico, anche per agevolare eventuali altre trattative: all’Empoli (con o senza Gianluca Caprari, pure lui bloccato da Marotta e sondato dal Genoa) perché i toscani liberino Riccardo Saponara, oppure al solito Sassuolo nell’affare Berardi, o ancora al Chievo. L’importante, nel caso del bomber biancoazzurro e dell’attaccante esterno calabrese, è che gli stessi abbiano la possibilità di giocare: di fare da merce di scambio, entrambi, non hanno la minima intenzione. E di entrambi conterà la volontà o meno di accasarsi alla Juventus. Sir William, come viene soprannominato dal fratello Davide («Come William Wallace di Braveheart»), ammira Paul Pogba e Juan Cuadrado, dice di «somigliare un po’ a Paulo Dybala» e da bambino fece «il raccattapalle ai tempi di Trezeguet, Zidane, Del Piero». Lapadula, a Tuttosport qualche settimana fa, lasciò trasparire una qual certa voglia di misurarsi ad altissimi livelli. Il Pescara, naturalmente, intende alimentare l’interesse della concorrenza, però la Juventus conta di chiudere, mentre non molla gli obiettivi di grosso calibro come N’Golo Kanté del Leicester ed Edinson Cavani in fuga da Parigi. Con gli abruzzesi, del resto, si ragionerà su una margherita di contropartite, incluso Simone Andrea Ganz, già preso dal Como.

Lunedì c’è stata la blindatura dell’ad Beppe Marotta: «Pogba non è in vendita». Ieri è arrivata anche quella di Massimiliano Allegri: «Se in estate preferirei avere 100 milioni da spendere oppure Pogba? Non potendo avere tutti quei soldi in mano, mi tengo stretto Paul». Non è soltanto una battuta, quella del tecnico livornese al termine della conferenza stampa di vigilia, ma anche un’indicazione forte di mercato per quella che sarà la campagna estiva. Del resto, è da un paio d’anni che il Polpo tiene in affanno i tifosi bianconeri per una sua possibile partenza e mette in fila i top club europei, che finora hanno incassato soltanto dei no, anche con offerte da quasi 90 milioni. Nei progetti di Allegri non c’è soltanto Pogba, che ha lasciato perdere la sua leziosità ed è diventato più incisivo con i gol e ideatore con gli assist: quando il tecnico si siederà intorno al tavolo per firmare il rinnovo fino al 2018 discuterà anche dei rinforzi per dare la caccia alla Champions League. Allegri vuole il trequartista, ma soprattutto non vuole che gli smantellino di nuovo la squadra. «Questa squadra ha un grande futuro: la società è stata bravissima a rinnovarla, trovando 10 giocatori giovani e di qualità: perché poi è quella che serve».

E solo una questione di tempo, nulla di più. Massimiliano Allegri chiude definitivamente la porta a qualsiasi voce riguardante il suo futuro: «Se avessi deciso di andare via l’avrei comunicato alla Juventus un mese fa, per dare il tempo a loro di trovare un altro allenatore e perché io potessi trovarmi un’altra squadra. O magari andare al mare, al sole non si sta poi così male». Tra poco più di un mese avrà tempo per godersi gli scogli della sua Livorno, ma solo dopo aver firmato il rinnovo con la Juventus: si legherà ai bianconeri fino al 2018, con uno stipendio intorno ai 5 milioni (bonus compresi). «Con la società ci incontreremo non questa settimana ma a risultati ottenuti (probabilmente dopo Firenze, ndr). Non ci sono problemi, se me ne fossi andato gliel’avrei già detto. Prima delle vacanze devo pianificare il lavoro con il mio staff per migliorare l’anno prossimo e parlare con la società». Nella testa di Allegri

c’è sempre la Champions League: «Questa squadra può avere un grande futuro, le esigenze di mercato potremo condividerle per essere grandi in Europa e fare una grande Coppa. Sono sicuro che la stagione prossima miglioreremo ancora».

CAMBIO DI REGIA Prima di pensare al futuro però bisogna fare i 7 punti che separano la Juve dallo scudetto e vincere la Coppa Italia. «La Lazio viene da due vittorie senza subire neanche un gol, nelle ultime 9 trasferte non ha mai perso. Rimaniamo tranquilli e sereni e facciamo un passettino alla volta, dobbiamo tenere alta la tensione fino alla finale di Coppa Italia. Dopo Firenze aumenteranno le nostre possibilità di conquistare lo scudetto. Non è vero che la Serie A non è competitiva, il Napoli ha fatto un campionato importante, se chi sta dietro avesse combinato disastri noi avremmo già vinto». Stasera il sostituto di Marchisio sarà uno tra Lemina (favorito) ed Hernanes (si deciderà dopo la rifinitura), in attacco Morata è squalificato e toccherà a Dybala e Mandzukic, non dovrebbero esserci sorprese neanche in difesa e a centrocampo, anche se il tecnico ha parlato di qualche giocatore un po’ stanco (Barzagli e Khedira su tutti) e della possibilità di schierare Evra come terzo centrale e Sturaro in mediana.

Non sono affatto marginali i concetti sottolineati ieri dall’amministratore delegato bianconero Beppe Marotta. Trattasi anzi di concetti che aiutano ad anticipare il progetto che verrà sottoposto al tecnico Massimiliano Allegri e che – appunto, nei piani del club – servirà innanzitutto a liquefare le residue riserve del livornese in merito alla prosecuzione dell’avventura in bianconero («Prima di firmare, occorre ascoltare i piani: poi se uno è d’accordo si procede, sennò alza la mano e se ne va…», Max dixit fissando i propri paletti). Eppoi, trattasi di concetti che aiutano a capire le basi sulle quali sarà costruito quello che negli auspici societari sarà un nuovo, lungo e soddisfacente ciclo di successi.

Il primo pilastro, come detto, sarà proprio Allegri. In merito Marotta è stato chiarissimo: «La Juventus è una grande società e il suo compito era ed è quello di supportare l’allenatore. L’abbiamo fatto con Antonio Conte prima e con Massimiliano Allegri oggi. Allegri che ha avuto il grande merito di creare equilibrio nello spogliatoio e dare le giuste motivazioni. Ha gestito al meglio l’eredità lasciatagli da Conte. Allegri è un tecnico vincente, che ha dato inizio a un ciclo positivo con noi e mi sembra logico che possa continuarlo. La Juventus ha trovato una sua stabilità in Italia ed Europa e lui è una pedina importante perché possa continuare ad esserlo».

Di conseguenza, insomma, i vertici bianconeri nel summit che ci sarà dopo Fiorentina-Juventus, rassicureranno l’allenatore sulla volontà di coinvolgerlo anche nella fase progettuale della nuova Juventus, oltre che in quella gestionale. E pure dal punto di vista economico, daranno prova tangibile di fiducia e… disponibilità assicurando al tecnico un ingaggio top oscillante, in base agli obiettivi raggiunti, tra i 4,2 e i 5 milioni di euro a stagione. Fino al giugno 2018, vale a dire la data di scadenza della nuova intesa.

Allegri riceverà garanzie anche in merito alla volontà di fare quanto possibile per provare a trattenere i talenti più giovani e floridi attualmente in organico. Il livornese c’è andato giù secco, pochi giorni fa. «Dybala, Morata, Pogba, Rugani, Alex Sandro e Sturaro devono rappresentare la base futura della Juve anche in Europa». Marotta ha posto l’accento su uno, per tutti. Quel Paul Pogba per il quale la scorsa estate sono stati snocciolati diversi no, anche a fronte di offerte vicine ai 90 milioni di euro. «Riteniamo Pogba un elemento importante, da qui a qualche anno sicuramente. Su di lui abbiamo fatto una scelta. Pogba sta bene con noi. E’ cresciuto ed è diventato un campione. Questo è il suo habitat, anche se nel calcio non si può mai dare nulla di scontato. Ma il club non intende venderlo e lui non ha chiesto di andare via».

Detto questo, è chiaro che di fronte ad una offerta a Pogba di 10, 15 milioni di euro a stagione la Juventus avrebbe parecchie difficolta a controrilanciare. Ma il fatto che già da ora manifesti apertamente la voglia di blindare il francese, rappresenta un primo importante aspetto.

Oltre che di permanenze, ovviamente, con Allegri si parlerà anche di nuovi arrivi. Uno dei tormentoni di Allegri: «Per vincere in Europa bisogna alzare la qualità tecnica del gruppo». Aperture da Marotta anche in questo senso: «Il nostro obiettivo è quello di cogliere tutte le opportunità. Cavani? Oggi posso dire soltanto che è del Paris Saint Germain. Non so se è sul mercato, però è di certo un giocatore interessante». Due parole sul Chelsea: «C’è un rapporto di rispetto e correttezza con il club londinese. Per quanto riguarda l’arrivo di Conte, beh, questo non fa che renderci orgogliosi. E’ un motivo di vanto per noi, dato quel rischio che ci siamo presi anni fa affidandogli la gestione della Juventus. Spero avremo modo di fare qualche operazione di mercato, con il suo club». E qui la mente corre proprio a quell’Oscar – e più in generale a quel trequartista – da lungo tempo ambito dal Conte Max.

Infine sarà inevitabile riflettere su un nuovo centrocampista che faccia le veci di Claudio Marchisio fintanto che il Principe bianconero non recupererà dal grave infortunio rimediato durante la sfida contro il Palermo. «Purtroppo la diagnosi è confermata – ha spiegato l’ad bianconero -. E’ un grave infortunio che tocca un professionista serio, patrimonio della nostra Juventus. I tempi di recupero saranno lunghi ed è qualcosa che non ci aspettavamo. Fa parte del gioco, ma spero che Claudio possa tornare quanto prima. Il calcio d’oggi è diverso da quello passato, con gli scontri che diventano più frequenti, il che porta a maggiori traumi. Inoltre la maggior parte dei nostri giocatori prende parte agli impegni delle Nazionali. Ciò comporta uno stress che può incidere sugli infortuni».

Sì, non è più il Delle Alpi, ma lo stadio è sempre quello. E lì Simone Inzaghi ha scritto pagine memorabili per la Lazio. Era il centravanti titolare il 1° aprile del 2000 quando i biancocelesti, vincendo per 1-0 con gol di Simeone, diedero il via alla rimonta- scudetto. E Simone c’era anche il 12 maggio 2004, quando la Lazio soffiò ai bianconeri la Coppa Italia (decisivo il suo ingresso in campo per la rimonta da 2-0 a 2-2). Due trionfi che sono stati anche gli ultimi della Lazio sulla Juve. Dopo, solo delusioni. In campionato i romani non battono la Juve dal 2003 e negli ultimi anni si sono dovuti inchinare per tre volte in finale ai bianconeri (Supercoppa 2013, Coppa Italia e Supercoppa 2015).

CON DJORDJEVIC Un tabù che ora Inzaghino può spezzare. Peccato che il nuovo tecnico sia costretto a schierare una formazione di emergenza causa infortuni. A De Vrij, Radu, Mauri, Konko e Kishna si sono aggiunti prima Bise-vac, poi Candreva e infine Matti. Klose è stato convocato, ma non è al meglio e andrà in panchina (ieri è stato a Monaco di Baviera per farsi visitare dall’ortopedico di fiducia). Al centro dell’attacco ci sarà così Djordjevic che, a distanza di quasi un anno, avrà l’occasione di vendicarsi della Juve. Quel doppio palo che colpì nei supplementari della finale di Coppa Italia non l’ha ancora digerito.

La domanda da rischiatut- to arriva sul gong: «Meglio avere 100 milioni da spendere sul mercato o tenere Paul Pogba?». La risposta è secca: «Siccome tutti questi soldi non li danno a me, mi tengo Pogba». Massimiliano Allegri

ridacchia mentre lascia la sala stampa di Vinovo dopo la conferenza pre Juventus-Lazio, ma nelle sue parole c’è la pura verità. Difficile trovare un allenatore che risponderebbe in maniera diversa, nessun tecnico sano di mente potrebbe dare il proprio assenso alla cessione di mister 100 milioni (per adesso…) dopo una stagione così. Pogba era già stato il nome caldo dello scorso mercato,

10 sarà anche del prossimo, dal momento che l’interesse dei top club nei suoi confronti cresce proporzionalmente alla sua evoluzione calcistica.

PRIMAVERA BOOM II grafico stagionale del francese invece ha seguito lo stesso andamento della Juventus: livellato verso il basso all’inizio, quando la squadra arrancava, in continua e costante ascesa da novembre in poi, con il picco raggiunto nell’ultimo mese e mezzo. Il tepore della primavera fa bene a Pogba, che tra marzo e aprile ha segnato 4 gol, 3 in campionato e imo in Cham- pions League. Quando è arrivato alla Juventus quattro anni fa era lo schizzo di un campione, adesso è diventato un giocatore completo e unico, capace di sopportare il peso della 10 e anche le tirate d’orecchio di chi lo vorrebbe meno bello e più pratico. Un po’ come chiedere a Carlo Cracco di cucinare un petto di pollo ai ferri con insalata scondita: Pogba è stato disegnato così, per stupire e divertire . Anche Allegri ogni tanto lo rimprovera, ricordandogli che in campo bisogna prima di tutto essere cattivi, ma il fatto che lo consideri indispensabile per la sua Juve lo dimostrano le 44 presenze stagionali: è il secondo giocatore più utilizzato dopo Bonucci. Solo a Udine a metà gennaio il tecnico lo mandò in panchina per scelta tecnica. Colpa, pare, di qualche atteggiamento sbagliato in allenamento. L’episodio non si è più ripetuto e da allora Pogba è sempre sceso in campo almeno un minuto.

NUMERI DA 100

In campionato ha partecipato attivamente a 17 gol bianconeri, con 8 reti e 9 assist. Contro il Palermo ha eguagliato il suo primato di marcature in A (8) e anche il totale stagionale (10). In campionato ha segnato quanto Mandzukic (8) e più di Morata (6). Solo Dybala gli sta davanti. La profezia estiva di Chiellini («I gol che faceva Vi- dal me li aspetto da Paul») si è avverata. Pogba segna e fa segnare, non a caso è il primo per assist tra gli uomini della Signora e in tutta la A solo Insigne e Pjanic hanno fatto meglio. È primo tra i bianconeri anche per legni colpiti (5).

LA CORTE DELLE BIG Con questi numeri è facile presupporre che City, Chelsea, Barcellona, Psg e Reai verranno a bussare a casa Agnelli con l’obiettivo di

portare via ad Allegri mister 100 milioni. «Resta alla Juventus e non è in vendita», ha ribadito Beppe Marotta, che ha già rifiutato un’offerta monstre la scorsa estate. Proverà a resistere anche stavolta ma molto dipenderà dalla volontà del giocatore (che fino a ora non ha dato segnali di disaffezione verso i bianconeri) e dalla quantità di banconote messe sul piatto. Come ha ricordato Allegri un paio di giorni fa, bisogna essere realisti e fare i conti con le esigenze di mercato. Intanto stasera allo Stadium arriva la Lazio, la squadra più affrontata da Pogba: 10 sfide, tre gol, una doppietta, ma ancora nessuna rete nella nuova casa bianconera. L’avversario giusto per aggiornare le statistiche.

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