Le famiglie riempiono il Circo Massimo «Nessuna mediazione sulle unioni civili»

Rosa e azzurro, basta confusioni. Si vendono le magliette fucsia per lei e le felpe celesti per lui: il maschio fa il maschio, la femmina fa la femmina. Perfino il gazebo stampa ha un doppio ingresso: rosa e azzurro, dentro ci sono un ragazzo e una ragazza, e dall’alto il colpo d’occhio sulla folla del Family Day 2016 è impressionante: Circo Massimo mai così gremito alle ultime kermesse dipartito. Soprattutto, mai così pieno di bimbi, alcuni neonati, genitori, nonni, zii, piccole e grandi tribù con gli zaini e le sedie da campeggio, riempito da bandiere colorate (neanche una arcobaleno però) e striscioni contro il ddl Cirinnà, anzi «Cirinnò», come recita quello di An.

L’elettorato è di varia provenienza, non mancano frati e suore, si spazia dal nord al sud del Paese.Deputati e senatori stanno nelle prime file davanti al palco: gli azzurri Brunetta, Gasparri, Aracri, Malan, Tajani, Toti, Eugenia Roccella ed Elisabetta Gardini; i centristi Buttiglione, Cesa, Pagano, Binetti, D’Ascola, D’Alia, Schifani, Formigoni. Roberto Maroni con una delegazione della Lega. Più defilato ilministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, che ammette: «Questa piazza è un chiarissimo segnale al Parlamento. Un gay e una lesbica che vogliono avere un bambino, sappiano che cresce senza un genitore».

Dietro, qualche cattolico del Pd. In mezzo una pattuglia di attivisti M5S tra cui l’avvocato super cattolico Palleschi. Trionfanti, alla fine, «i tre tenori del Family Day», cioè Gasparri, Giovanardi e Quagliariello, ripresi a cantare «Vincerò», cioè il «Nessun Dorma» dalla Turandot di Puccini che ha chiuso l’evento interpretata al microfono da un vero tenore, Francesco Grollo.

Il direttore d’orchestra della giornata, però, quello che ha incitato la folla e ha strapazzato il disegno di legge Cirinnà fino a definirlo «distruttivo, inaccettabile dalla prima all’ultima parola, totalmente da respingere», non è un politico, ma un neurochirurgo che vive a Brescia, fino a ieri sconosciuto ai più e ora osannato quasi alpari di un leader per un centrodestra che cerca energie nuove. Massimo Gandolfini, il portavoce del Comitato “Difendiamo i nostri figli” promotore del Family Day, ha citato il Papa, «la scintilla dell’amore che fa nascere i bimbi», e lanciato bordate ai politici.

«Mi rivolgo ai parlamentari», ha detto, «qui ci sono gli elettori di tutti i partiti: nei prossimi giorni seguiremo i passaggi della Cirinnà e vedremo chi ha raccolto il messaggio di questa piazza e chi invece lo ha messo sotto i tacchi. Al momento delle elezioni», ha avvertito il «capitano» del Circo Massimo, «ci ricorderemo chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi no, rendendo possibile l’abominevole pratica dell’utero in affitto».

Il premier non viene citato, ma ci sono cartelloni espliciti: «Renzi la sciagura del Paese», «Renzi ci ricorderemo», con vago sapore minatorio. Un riferimento all’esecutivo è nel grande striscione rosso che campeggia sotto al palco: «Vietato rottamare la famiglia».
Gandolfini, che ha adottato sette figli (una dal Perù, due dal Brasile, quattro dall’Italia), oltre a un kosovaro a distanza, ed è molto vicino a Kiko Arguello, capo dei Neo catecumenali, prima di cominciare è stato ricevuto da Angelino Alfano, presidente di Ncd, e dal neo ministro con delega alla famiglia, Enrico Costa. Sebbene non presenti in piazza, i due ministri hanno fatto sapere di condividere gli obiettivi della manifestazione.

A questo punto, dunque, non resta che vedere come evolverà il ddl tanto contestato. I relatori del Circo Massimo sono stati netti: «Sguainiamo la spada di Chesterton!», ha tuonato Gianfranco Amato, presidente dell’associazione “Giuristi per la vita”, «la legge Cirinnà è il Porcellum dei diritti civili!». L’imponente Mario Adinolfi, già Pd: «Grazie, siete straordinari. Avete cambiato la storia d’Italia», e giù applausi. Testimonianze dalla Croazia, dagli Usa, dall’Ungheria hanno puntato il dito contro «il mercimonio delle donne». Gandolfini, forse sull’onda emotiva dei grandi numeri si è poi avventurato in un discorso sul sesso che non è solo piacere ma serve per procreare, e ha concluso: «A noi la battaglia, a Dio la gloria». Si candiderà in politica? «No. Faccio un altro mestiere». Ma è già corteggiato dai partiti.

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