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Le Iene, Luigi Pelazza e Mirko Canala indagati per corruzione

Luigi Pelazza e Mirko Canala, due inviati de “Le Iene”, sono indagati dalla procura di Napoli per concorso in corruzione per un servizio sulle patenti nautiche “facili”. Lo rivela Il Tempo, quotidiano romano. Il servizio dei due giornalisti era volto a smascherare un sistema di compravendite di patenti nautiche, facilmente acquistabili anche senza un corso e senza avere la minima esperienza in materia di guida di barche presso l’Ufficio Marittimo di Pozzuoli.

Il servizio galeotto

Dunque galeotto fu il servizio de “Le Iene” sulle patenti nautiche, anche se l’accusa di corruzione verso i due giornalisti è a dir poco grottesca. Dopo aver ricevuto una segnalazione sulle patenti nautiche “facili”, i due inviati decidono di girare un servizio fingendosi potenziali clienti. Le due “Iene” avvicinano l’uomo in questione, il quale spiega che per la modica cifra di 3.500 euro è possibile ottenere una patente nautica, ma gli comunicano che non hanno le minime conoscenze della navigazione marittima. Ma l’uomo non se ne fa un problema, spiega che con i soldi si può comprare tutto. Così la trattativa va avanti, e si scopre che in questa sporca compravendita sono coinvolti anche due funzionari pubblici che facilitano l’acquisto della patente nautica. Alla fine della trattativa Pelazza e Canala ottengono la patente nautica, tutto rigorosamente filmato. Tuttavia secondo i pm di Napoli ed il gup i due giornalisti si sono comunque resi complici di questa compravendita e dovranno andare a processo, anche se il servizio era volto a svelare questo sistema illecito e non certo per beneficiarne.

L’ira di Carlo Taormina

I due inviati hanno deciso di affidarsi all’avvocato Carlo Taormina, noto alle cronache per essere stato legale di Anna Maria Franzoni nel delitto di Cogne, di alcuni imputati di Tangentopoli e di Franco Fiorito. Tuona Taormina: “Se dovesse passare questo messaggio, nessun giornalista vorrà più fare un’inchiesta se poi corre il rischio di essere incriminato per fatti che voleva esclusivamente denunciare al pubblico”. In effetti sembra evidente che il servizio di Pelazza e di Canala era volto unicamente a smascherare la pericolosa compravendita di patenti nautiche, e non certo quello di rendersi complici di questa pratica. Se i due dovessero essere condannati, che fine farebbero tutti i programma di denuncia quali “Le Iene”, “Report” e “Striscia” che spesso e volentieri riescono a svelare imbrogli e sotterfugi che sfuggono anche all’occhio delle forze dell’ordine?

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One comment

  1. non se ne scampa uno,anche delle jene.C’è da dire che si eran fatti molti nemici,perciò, bisogna essere certi che non si tratti di vendetta

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