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Mamma Giulia accusata di aver ucciso la bimba di 4 mesi, è giallo ad Orte

È stata fermata per il reato di omicidio, dopo il lungo interrogatorio di giovedì pomeriggio, Mariana Golovataia, ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale Belcolle di Viterbo e piantonata dai militari dell’Arma. Il provvedimento, disposto dal procuratore Franco Pacifici, è stato eseguito dai carabinieri. La donna, casalinga di 30 anni, è accusata di aver annegato la figlia di 4 mesi. Mercoledì 20 luglio il marito, l’ingegnere moldavo Ghenadie Stavila, al ritorno dal lavoro verso le 17.3o ha bussato alla porta di casa ma non gli ha aperto nessuno. Silenzio. Insospettito, dopo aver continuato a picchiare colpi invano, ha forzato l’ingresso.

I farmaci trovati in casa

Una volta entrato nell’abitazione di via Garibaldi ha trovato il corpo senza vita della piccola Giulia, di soli 4 mesi, la moglie in coma e l’altro figlio di 5 anni chiuso a chiave in una stanza in palese stato di choc. L’uomo ha subito dato l’allarme e chiesto aiuto ai carabinieri. In casa sono state trovate delle scatole di farmaci, inviate all’ospedale di Belcolle per essere analizzate, che la moglie potrebbe aver assunto nel tentativo di togliersi la vita. Dai primi riscontri è emerso che la trentenne soffriva di depressione post partum.

Un vero e proprio mistero avvolge nelle ultime ore la vicenda accaduta nello specifico ad Orte Scalo, frazione del comune di Orte in provincia di Viterbo, nel Lazio dove una neonata di soli 4 mesi è morta mentre si trovava in casa insieme alla mamma trovata in stato confusionale e al fratellino di 5 anni che invece si trovava chiuso in un’altra stanza.

A scoprire quanto di terribile stava accadendo è stato il marito della donna ovvero il papà della piccola di 4 mesi, operaio edile di professione, il quale avrebbe raccontato alle forze dell’ordine di essersi trovato di fronte a tali scene proprio dopo aver fatto irruzione all’interno del proprio appartamento. L’uomo nello specifico stando a quello che è il racconto fornito alle forze dell’ordine, non sarebbe riuscito a mettersi in contatto con la moglie motivo per il quale, dopo aver finito di lavorare ha raccontato di essersi recato presso la propria abitazione decidendo di sfondare la porta ed ecco che, una volta all’interno, ha trovato come precedentemente anticipato la propria bambina di soli 4 mesi senza vita, il figlio più grande di 5 anni chiuso in una stanza in evidente stato di shock e la moglie in stato confusionale motivo per il quale senza perdere alcun tempo l’uomo ha deciso di lanciare l’allarme e chiedere aiuto.

Al momento però non sembrerebbe essere ancora chiaro cosa sia realmente accaduto all’interno dell’abitazione sita nel centro di Orte Scalo ovvero nel Corso Garibaldi 85, ma stando ad alcune indiscrezioni trapelate sul caso sembrerebbe che la donna soffrisse di depressione dopo il parto motivo per il quale ,secondo una prima ricostruzione, è probabile che la donna abbia ucciso la figlioletta di soli 4 mesi provando poi successivamente a togliersi la vita. Immediatamente dopo il ritrovamento la donna è stata soccorsa e accompagnata in ospedale dove al momento si troverebbe ricoverata, in coma, in prognosi riservata e le sue condizioni di salute sembrerebbero essere piuttosto gravi.

Inoltre sempre secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che siano stati trovati dei medicinali all’interno di una scatola motivo per il quale in un primo momento si è ipotizzato che la donna avesse avuto una intossicazione da assunzione di farmaci, un tentativo dunque di omicidio-suicidio. Gli inquirenti comunque al momento non tralasciano nessuna pista e quindi non viene esclusa nessuna ipotesi possibile. Le indagini sul giallo che nelle ultime ore avvolge la morte di una bambina di soli 4 mesi sono state affidate ai carabinieri e nello specifico le indagini sono coordinate dal procuratore Franco Pacifici mentre invece ad effettuare i primi sopralluoghi sono stati i carabinieri guidati dal colonnello Mauro Conte. Bisognerà dunque capire adesso cosa sia realmente accaduto a tale famiglia di origine moldava la quale, secondo quanto raccontato da alcuni vicini, sembrerebbe essersi ben integrata in città.

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