Marò in India, la verità nascosta dalla stampa nazionalista italiana

Qual è, dunque, la verità sui marò italiani arrestati in India per l’uccisione di due pescatori quasi un anno fa? Massimo Latorre e Salvatore Girone (nella foto) sono due eroi nazionali, due vittime di un complotto internazionale, oppure hanno ucciso in territorio indiano e là meritano di essere giudicati?

I nostri media e la nostra classe politica, in coro, ci hanno descritto i marò come “eroi” ingiustamente incarcerati dalle autorità indiane del Kerala. Ingiustamente, secondo media e classe politica, per due ragioni: intanto, non sarebbero stati i marò a sparare ai pescatori; in secondo luogo, i fatti si sarebbero verificati in acque internazionali e dunque l’India non avrebbe diritto a giudicare i militari.

Ma come stanno realmente le cose? La verità, scrive Matteo Miavaldi, è ben diversa da quella propagandata dalla nostra stampa ultranazionalista (anche se a giorni alterni). Miavaldi è un giornalista italiano, caporedattore per l’India del sito China Files. Vive in Bengala e ha seguito e scritto sulla vicenda sin dall’inizio.

“E’ il 15 febbraio 2012 e la petroliera italiana Enrica Lexie viaggia al largo della costa del Kerala, India sud occidentale, in rotta verso l’Egitto – scrive Miavaldi. – A bordo ci sono 34 persone, tra cui sei marò del Reggimento San Marco col compito di proteggere l’imbarcazione dagli assalti dei pirati, un rischio concreto lungo la rotta che passa per le acque della Somalia. Poco lontano, il peschereccio indiano St. Antony trasporta 11 persone.
Intorno alle 16:30 locali si verifica l’incidente: l’Enrica Lexie è convinta di essere sotto un attacco pirata, i marò sparano contro la St. Antony ed uccidono Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni), due membri dell’equipaggio. La St. Antony riporta l’incidente alla guardia costiera del distretto di Kollam che subito contatta via radio l’Enrica Lexie, chiedendo se fosse stata coinvolta in un attacco pirata. Dall’Enrica Lexie confermano e viene chiesto loro di attraccare al porto di Kochi. La Marina Italiana ordina ad Umberto Vitelli, capitano della Enrica Lexie, di non dirigersi verso il porto e di non far scendere a terra i militari italiani. Il capitano – che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore, non dell’Esercito – asseconda invece le richieste delle autorità indiane. La notte del 15 febbraio, sui corpi delle due vittime viene effettuata l’autopsia. Il 17 mattina vengono entrambi sepolti. Il 19 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio. La Corte di Kollam dispone che i due militari siano tenuti in custodia presso una guesthouse della CISF (Central Industrial Security Force, il corpo di polizia indiano dedito alla protezione di infrastrutture industriali e potenziali obiettivi terroristici) invece che in un normale centro di detenzione”.

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