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Parliamo di tutto, tranne di programmi politici

Manca ormai poco alle prossime elezioni politiche. Non siamo tra quelli che credono si terranno in autunno. Ma anche la primavera del 2013 è una data vicina. L’appuntamento elettorale sarà dunque fra nove mesi, il tempo di un parto.

Se l’Italia fosse un paese normale, i leader politici dei principali partiti avrebbero già fatto conoscere, almeno per lunghe linee, i loro programmi. E, prima ancora, sarebbero molto chiare le alleanze, che dovrebbero essere qualcosa di naturale. In Inghilterra sai che se vincono i laburisti, governano i laburisti, altrimenti i liberali o i conservatori. Negli Stati Uniti sai già quattro anni prima che sceglierai tra i democratici e i repubblicani. E in Italia? Il caos regna sovrano. Quattro anni fa gli italiani premiarono Berlusconi e Bossi, mandando all’opposizione (se così si può chiamare) il Pd e l’Udc. Oggi all’opposizione c’è la Lega Nord, mentre Bersani e Casini formano con il Pdl la maggioranza che regge Monti. Questo adesso. Ma cosa succederà fra qualche mese?

Il Pd e Sel sembrano avere trovato l’accordo. Vendola dice di sperare che il patto possa includere Di Pietro, ben sapendo che Bersani con l’IdV non vuole più avere nulla a che fare (almeno nei palazzi romani). Il leader di Sel ha prima aperto all’Udc, per poi smentire che sia possibilità trovare accordi. Casini, dal canto suo, si considera già il principale alleato di Bersani ed è certo che il matrimonio tra “moderati” e “progressisti” durerà oltre l’esperienza Monti.

E il Pdl? Berlusconi dice che sarà lui il candidato a premier, mentre gran parte del partito vorrebbe la grande ammucchiata con Pd e Udc. La Lega Nord fa sapere che correrà da sola, ma l’ennesimo patto con Berlusconi non è assolutamente da escludere.

Non va meglio all’Italia dei Valori, che strizza l’occhio al Movimento 5 Stelle, nonostante Grillo abbia detto un milione di volte che non si alleerà con nessuno. E allora è Rifondazione Comunista a sperare nell’alleanza con Di Pietro: il quale Di Pietro, da molti elettori “di sinistra”, è considerato “uno di destra”. Fate voi.

Insomma, meno di un anno al prossimo voto: di programmi non si sente parlare nemmeno per sogno. In compenso giochini di palazzo, inciuci, tradimenti, accordi sottobanco, messaggi in codice, dichiarazioni-smentite non mancano. In un paese che affonda, la priorità della classe politica è mantenersi aggrappata alla poltrona per quanto più tempo possibile. Qualsiasi alleanza è dunque lecita. Per i programmi c’è tempo. E comunque, statene certi: i soliti parrucconi ripeteranno come dischi rotti che “il paese ha urgente bisogno di riforme”.

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