Rapporto Efsa-Ecdc, in aumento nella Ue la resistenza dei batteri agli antibiotici

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Questo è quanto emerso, tra l’altro, nel corso di un convegno tenutosi a Roma nella giornata di ieri sotto il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità e delMinistero della Salute.

Nonostante il nostro paese sia particolarmente colpito, i casi di resistenza agli antibiotici sono in aumento in tutta Europa, in particolari nelle regioni orientale e meridionale. Nel dettaglio, in Italia leinfezioni correlate all’assistenza intra-ospedaliera colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti (dal 7% al 10% dei pazienti ricoverati) causando circa 4.500-7.000 decessi. Le più comuni infezionisono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%).

Fra tutti i Paesi europei, l’Italia emerge in particolare nel caso della ‘Salmonella infantis’, uno dei dieci sierotipi di Salmonella più diffusi, con un livello di resistenza alla cefotaxime, nei casi riportati, del 65% per gli esseri umani e del 55% per il pollame.

E, tanto per cambiare, anche i cellulari che ormai sono diventati per noi insostituibili contribuirebbero alla diffusione di questi batteri ultra resistenti soprattutto negli ospedali dove se ne sconsiglia l’utilizzo. Il problema è stato indicato come una priorità dalla Commissione Europea nell’agenda sulla sicurezza alimentare.

Ogni anno, in Europa, si registrano 4 milioni di casi di resistenza che provoca 37.000 decessi circa e che richiede 1,5 miliardi di euro per le cure. Ma la minaccia non è confinata all’Europa.

In pratica cresce in maniera allarmante in Italia il numero di pazienti che non risponde alle terapie a base di antibiotici con la conseguenza che non c’è soluzione e modo su come curarli come peraltro messo in evidenza dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, che in merito parla non a caso di un ‘problema potenzialmente drammatico’ nella lotta a cosiddetti ‘superbatteri’.

“Il fenomeno – aggiunge invece il Chief Scientist di Ecdc Mike Catchpole – è preoccupante perché significa che farmaci di ultima istanza potrebbero presto non essere più efficaci per il trattamento di infezioni gravi in persone on Salmonella”. Prima fra tutte, la messa in campo di tutte le risorse per accelerare lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche da rendere accessibili ai pazienti.

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