Rimini cadavere nel trolley, è stata la madre a buttarla in mare

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È una ragazza di 28 anni dei Paesi dell’Est la donna trovata morta senza vestiti in un trolley blu il 25 marzo scorso, affiorato tra le imbarcazioni del porto-canale di Rimini. La ragazza sarebbe residente a Rimini. La conferma è arrivata dalla polizia scientifica di Roma, incaricata dal sostituto procuratore Davide Ercolani che si occupa del caso. A sciogliere ogni dubbio, i rilievi sui polpastrelli del cadavere. La donna, scheletrica, con ogni probabilità sarebbe morta di stenti. Da escludere l’ipotesi che si trattasse di una prostituta. La polizia, che ha sentito diversi testimoni, continua a indagare sulle dinamiche della morte e sul perché sia stato chiuso il cadavere nel trolley e gettato in acqua.

Il quadro porterebbe verso una storia di grande disagio sociale: non ci sono dubbi sul fatto che la 27enne soffrisse di anoressia, ma sono ancora molti i rebus intorno a questa vicenda.

Secondo i primi rilievi della polizia scientifica di Roma, la giovane, rinchiusa completamente nuda nella valigia, sarebbe morta di stenti. Per tale ragione, si era ipotizzano potesse trattarsi di Xing Lei Li, la 36enne di origini cinesi scomparsa durante una crociera che aveva toccato varie città del Mediterraneo. Resta, tuttavia, il fitto mistero sulla sua morte. Si sospetta subito del marito, che viene bloccato all’aeroporo di Ciampino. Gli investigatori della Squadra mobile hanno motivo di ritenere che il cadavere fosse stato abbandonato circa quattro giorni prima del ritrovamento e stanno lavorando per rintracciare chi e perché ha chiuso il corpo nel trolley e l’ha abbandonato. Ha un’identità la povera donna trovata cadavere in un trolley a Rimini. Da escludere l’ipotesi che si trattasse di una prostituta. L’operazione è stata possibile grazie all’intervento dell’Unità Dvi (Disaster victim identification), che ha ricostruito i polpastrelli e inserito l’impronta nella Banca dati Afis, Automated fingerprint identification system. Poi qualcuno ha cercato di disfarsi maldestramente del corpo della ragazza nascondendolo in una valigia e gettandolo nell’invaso del ponte di Tiberio.

Raggomitolata, senza indumenti addosso, ridotta a uno scheletro. Chiusa in un trolley blu, abbandonato a galleggiare nell’acqua del porto di Rimini: una gran bella ragazza, questa giovane russa che avrebbe fatto 28 anni a luglio, e invece è morta per denutrizione, perché affetta da anoressia. Un metro e 74 di altezza per 35 chili. Quando gli uomini della Squadra mobile hanno recuperato la valigia con lei dentro, ormai senza vita, era il 25 marzo. Chi poteva averle riservato una simile fine? Le indagini hanno subito escluso che potesse trattarsi della donna scomparsa durante una crociera nel Mediterraneo, la trentaseienne Xing Lei Li, per la cui sparizione è in carcere il marito Daniel Belling, che era in viaggio con lei. Così come è stato escluso che fosse una prostituta o avesse precedenti penali. Ma certo, tutto avrebbero pensato gli inquirenti, meno che dietro alla tragedia potesse nascondersi il gesto di una madre. La follia di un momento, dopo che la vita le aveva tolto la figlia.

Le prime indagini hanno subito permesso di capire che la morte era maturata in uno scenario di disperazione e disagio: la ragazza viveva in Italia da circa due anni, aveva un permesso umanitario, probabilmente dettato dal suo stato di salute. Non aveva una occupazione. Aveva raggiunto la mamma che lavorava come badante. La stessa mamma che qualche giorno prima che il trolley venisse ritrovato dalla polizia nell’acqua del porto, aveva lasciato la città ed era tornata a casa sua, in Russia, in un paesino a 1800 chilometri da Mosca. C’era voluto un amico italiano per farle confessare come era andate le cose. Si era insospettito dopo la scoperta del cadavere e ha cominciato a chiamare la donna in Russia più volte, finché una sera, in lacrime, lei è esplosa: «Sono stata io, l’ho messa io in quella valigia».

Il procuratore Paolo Giovagnoli e il questore Maurizio Improta hanno tenuto per giorni riservata l’identità della vittima, sperando che qualcuno della famiglia potesse farsi vivo. Nel frattempo, al pm Davide Ercola- ni è stato affidato il fascicolo d’inchiesta, nel quale sono stati ipotizzati i reati di dispersione di cadavere e abbandono d’incapace. In queste ore, la madre della giovane è stata iscritta sul registro degli indagati, ma è possibile che altre persone finiscano sotto inchiesta. Il pm potrebbe ravvisare delle responsabilità tra chi ha avuto in cura la ragazza e non l’ha segnalata ai servizi sociali, lasciandola vivere come un’ombra, o anche tra gli amici della madre, il cui ruolo non è del tutto chiaro.
Prima della confessione, la donna ha provato a fare resistenza, a portare il discorso lontano, ma poi è scoppiata a piangere e ha spiegato cosa era successo. Meno un particolare, quello più importante: il perché avesse deciso di chiudere il cadavere in una valigia e di abbandonarlo in mare. Non sarebbe stato meglio ricoverare la figlia in ospedale nel lungo periodo in cui non ce la faceva più a uscire di casa?
Agli investigatori l’amico di famiglia ha anche riferito di essere stato in contatto con la donna dal 10 marzo, data in cui gli aveva raccontato di essere tornata nel suo paese per fare le pratiche di successione dopo il decesso della propria madre. Aveva sostenuto di aver condotto con sé la figlia malata, per farla visitare da uno specialista italiano all’estero. Ma il ritrovamento del cadavere aveva portato alla luce la verità. Gli investigatori, però, continuano a nutrire qualche dubbio sulle ragioni del gesto, e non sembrano credere all’abbandono per disperazione. Piuttosto sospettano che la donna abbia cercato di portare con sé il cadavere in Russia, facendolo viaggiare in stiva dentro alla valigia. Un proposito che è poi fallito per il timore di essere scoperta. Ha capito questa mamma disperata che non ce l’avrebbe fatta e ha deciso di lasciare il trolley tra le barche, nel porto. Un gesto folle, insensato, che non trova risposte.

Le indagini della polizia, comunque, vanno avanti, ci sono ancora da ricostruire le fasi successive al decesso. Quando è morta esattamente la ragazza? Quanto tempo è stato custodito il cadavere nella casa? Qualcun altro sapeva? Gli investigatori vogliono anche accertare se le siano stati dati dei farmaci per accelerarne la fine. Ma per questo bisognerà aspettare i risultati della perizia tossicologica.

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