Saronno, morti in corsia: ex direttore sanitario dell’ospedale interrogato per 7 ore

Interrogatorio fiume per l’ex direttore sanitario dell’ospedale di Saronno, Paolo Valentini, che oggi e’ stato ascoltato per sette ore dal procuratore capo di Busto Arsizio Gian Luigi Fontana e dal pm Cristina Ria, nell’ambito dell’inchiesta per le morti sospette nel nosocomio, per le quali e’ finito in carcere il medico Leonardo Cazzaniga. In cella anche l’infermiera Laura Taroni, amante di Cazzaniga, accusata dell’omicidio del marito. Dopo l’interrogatorio di un altro personaggio considerato rilevante nell’indagine, l’ex primario Nicola Scoppetta, sentito dai pm sabato 3 dicembre, oggi dunque e’ stata la volta di Valentini, indagato per omessa denuncia e favoreggiamento nei confronti di Cazzaniga.

Valentini e’ considerato dagli inquirenti un personaggio importante per l’inchiesta e la durata dell’interrogatorio nel quale il medico si e’ difeso dalle accuse, farebbe comunque supporre la sua disponibilta’ a collaborare. Valentini e’ stato tra l’altro membro della commissione d’indagine interna dell’ospedale di Saronno formata dopo la denuncia di un’infermiera che sollevava dubbi sui decessi al Pronto Soccorso. Proprio lui compilo’ personalmente la relazione finale della commissione dove si ometteva “di rilevare – scrive la procura – gli elevatissimi

sovradosaggi di farmaci somministrati da Leonardo Cazzaniga” a 4 pazienti deceduti, “e l’elevata probabilita’ dell’esistenza di un nesso di causalita’ tra la somministrazione di tali farmaci e la morte dei pazienti”. E ancora “contro ogni evidenza scientifica”, i membri della commissione “esprimevano un giudizio di correttezza professionale e deontologica dell’operato” di Cazzaniga.

La relazione risale al maggio del 2013 ed aveva analizzato 8 casi di morti sospette avvenute tra gennaio 2012 e aprile 2013 ed era emersa tra l’altro una “maggiore percentuale di decessi nei casi trattati in Pronto Soccorso” da Cazzaniga, secondo Valentini sbiegabili pero’ in virtu’ del fatto che all’arrestato, “in quanto medico esperto ed anziano, vengono assegnati i casi piu’ gravi”. Per quanto riguardava invece ‘l’approccio terapeutico’ del medico, diverso da quelli normalmente utilizzati dagli altri sanitari del Pronto Soccorso, veniva giustificato con le competenze di Cazzaniga e nonostante qualche dubbio fosse sorto era stato comunque superato argomentando che “la documentazione di Pronto Soccorso non fornisce tutte le informazioni dettagliate sulla modalita’ di somministrazione dei farmaci” come il peso, lo stato del paziente e il tempo di somministrazione e non si puo’ quindi “esprimere un giudizio attendibile sull’appropriatezza del dosaggio”.

In un’intercettazione di una conversazione tra Valentini e il direttore sanitario Roberto Cosentina del luglio 2015 si parla poi del fatto che Cazzaniga si definisse ‘l’angelo della morte’: “Se avessero voluto indagare…” dice Valentini. E ancora del fatto che Cazzaniga sniffasse cocaina. Secondo il magistrato oltre all’omessa denuncia e’ configurabile anche il reato di favoreggiamento per piu’ di un motivo. Fra questi anche la risposta scritta indirizzata agli infermieri che avevano segnalato i fatti e con cui si rimarcava “l’alta professionalita’” dei componenti della Commissione interna e veniva comunicato che il parere tecnico della stessa “era nel senso della correttezza dell’operato di Cazzaniga”. Risposta, sempre secondo gli inquirenti, “del tutto incomprensibile sul piano tecnico e scientifico” che “non poteva avere altro scopo che quello di impedire che l’allarme creatosi in pronto Soccorso in relazione al cosiddetto ‘protocollo Cazzaniga’ superasse le mura dell’ospedale”.

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