TensorFlow, il cervello di google si “apre” alle masse. Come funziona l’AI di Big G?

Si chiama TensorFlow ed è il cervello di Google, il motore di ricerca che ha rivoluzionato l’universo online e le vite di miliardi di webdipendenti.
TensorFlow sfrutta una capacità dei computer nota come Machine Learning: per intenderci, si tratta della capacità del “cervello” della macchina di apprendere e migliorare le proprie conoscenze dall’acquisizione di dati elementari, una sorta di AI (intelligenza artificiale) del computer.

Google ha deciso di rendere disponibile e fruibile il suo cervello a tutti gli appassionati, professionisti o amatori, che decidano di contribuire al miglioramento di TensorFlow. Gli algoritmi dunque saranno pubblici, con l’intento di coinvolgere tutti gli utenti della rete per far progredire questa macchina, che al momento è in grado di eseguire solamente compiti elementari l’amministratore delegato di Google Sundar Pichai in un post:

“Il Machine Learning è ancora ai primordi, non è in grado di fare ciò che è già competenza di un bambino di 4 anni. Ad esempio, non gli basterebbe vedere un paio di foto per riconoscere facilmente un dinosauro. Insomma, c’è tanto su cui lavorare ancora, ma con TensorFlow stiamo gettando le basi e questo sistema ci consentirà di lavorare meglio tutti insieme.
Quello che ci auguriamo è che la community possa aiutarci a velocizzare la ricerca, scambiandosi idee sul Machine Learning. TensorFlow non è utile solamente nel settore tecnologico, ma può rivelarsi prezioso anche ai ricercatori che devono riorganizzare i propri dati, da chi scopre nuove proteine a chi si occupa di astronomia. “

tensorflow


TensorFlow utilizza i propri algoritmi per plasmare la propria “mente” ad ogni situazione. Non a caso l’AI di Google viene sfruttata per tutta una serie di applicazioni che noi utenti usiamo quotidianamente. Basti pensare alla funzione del risponditore automatico di gmail – chiamata Smart Reply – che suggerisce le risposte automatiche da fornire alle email che ci arrivano.
Pensiamo anche alla moltitudine di dati elaborata tramite Google Maps, disponibile oggi offline, che TensorFlow è in grado di riorganizzare.
O ancora, il lavoro svolto da Google now, l’applicazione per IOS che risponde e da consigli alle domande degli utenti e addirittura anticipa le richieste che potrebbero essere fatte successivamente.

Tutti questi servizi sono disponibile proprio grazie a TensorFlow, il cervello che Google ha per tanto tempo tenuto “segreto” o del quale abbiamo sempre sentito parlare col contagocce. TensorFlow da ora è OpenSource, ossia come Wikipedia: un servizio che ha un proprietario ma al cui miglioramento può partecipare chiunque. A differenza di Wikipedia gli utenti non dovranno però inserire “paragrafi” di parole, ma stringhe di algoritmi, ciò di cui si nutre la Machine Learning per migliorarsi.

La notizia è stata accolta positivamente, ma qualcuno avanza paura e sospetti. Sarebbe infatti una prospettiva grottesca quella di una macchina in grado di eseguire gli stessi compiti di un bambino e quindi, potenzialmente, in grado di “crescere” e sviluppare un’intelligenza sempre maggiore. Il film “Trascendence” con Johnny Depp, è solamente l’ultimo espediente narrativo che ci racconta di un futuro dove le macchine riescono ad avere la meglio sull’uomo, una realtà paventata già da scrittori di fantascienza come Asimov che misero in dubbio la capacità dell’uomo di resistere al confronto dei robot da lui stesso creati.

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