Terni, bimbo di sei anni seviziato da mamma e compagno nella casa degli orrori

Sevizie a sfondo sessuale, oltre a vessazioni fisiche e psicologiche: è quanto sarebbe stato costretto a subire un bambino di sei anni da parte della madre e  del compagno della donna, di 25 e 30 anni originari dell’est europeo, arrestati dalla squadra mobile di Terni. A loro carico è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Gli investigatori non escludono che i due volessero anche avviare il bambino alla prostituzione minorile. Violenza sessuale e maltrattamenti le accuse contestate ai due, per l’uomo aggravate da percosse e vessazioni, nell’ambito di un’indagine condotta dalla squadra mobile di Terni.

In base a quanto accertato dagli investigatori il bambino, giunto a settembre in Italia, non frequentava la scuola e veniva di fatto segregato in un appartamento della periferia della città, dove la madre si prostituiva. Dall’indagine è tra l’altro emerso che la coppia avrebbe costretto il piccolo ad assistere anche ai rapporti tra la donna e i suoi clienti.
Sarebbe stato anche picchiato e mortificato attraverso nomignoli femminili che gli erano stati dati dai due stranieri – secondo gli agenti – per annullare la sua personalità. Non avendo altri parenti1479297976124-jpg-sei_anni__segregato_in_casa_e_stuprato_da_madre_e_compagno_a_terni in Italia, il piccolo è stato al momento collocato in una struttura per minori. La polizia ha sottolineato che l’arresto della madre e del suo compagno ha consentito di mettere fine alla “spirale di violenza e vessazioni fisiche e psicologiche”.

E’ uno scenario agghiacciante quello che gli agenti della squadra mobile della questura di Terni si sono trovati di fronte durante la rapidissime e delicate indagini dell’operazione ‘Angelo’, come il nome di fantasia dato al piccolo: un bimbo di sei anni seviziato dalla mamma e dal compagno nella casa degli orrori, in un appartamento preso in affitto da lui nella prima periferia della città. Sono stati entrambi arrestati dagli uomini del vicequestore aggiunto Alfredo Luzi: la venticinquenne e il trentenne di nazionalità rumena sono accusati di abusi e sevizie a sfondo sessuale ai danni del piccolo, figlio di lei, arrivato dal settembre scorso in Italia e sottoposto a violenze di natura sessuale e maltrattamenti. I due sono stati accompagnati in carcere a Terni nelle ultime ore così come disposto dal gip Federico Bona Galvagno che ha firmato l’ordinanza dopo il lavoro del pubblico ministero Elisabetta Massini. Intanto nel pomeriggio sono terminati gli interrogatori in carcere per i due arrestati: entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Prostituzione minorile Le indagini della polizia, è stato riferito dalla questura nel corso di una conferenza stampa, sono scaturite da una segnalazione arrivata alla squadra mobile diretta da Alfredo Luzi che ha acquisito gravi indizi di colpevolezza sia nei confronti della madre del bimbo che del suo compagno. Il tutto tramite delicate indagini fatte di intercettazioni e riprese video, che hanno messo gli inquirenti di fronte ad uno scenario terribile. Non è escluso che la coppia volesse avviare il bambino alla prostituzione minorile.

Fenomeno ‘Ghost’ Secondo quanto ricostruito dagli agenti il bambino era un cosiddetto ‘Ghost’: ossia un bambino arrivato in Italia senza una storia anagrafica, senza documenti, non registrato in nessun istituto scolastico e senza alcun certificato. «E’ possibile – ha spiegato Luzi in conferenza stampa – che questo meccanismo sia stata studiato a tavolino dalla coppia per non lasciare traccia del bambino nell’ambiente esterno, anche perché il piccolo non veniva mai fatto uscire di casa». L’arresto dei due, avvenuto mentre i tre erano in un giardino vicino alla propria abitazione ed eseguito con le massime attenzioni rivolte alla psicologia del piccolo e in modo che per lui fosse il meno traumatico possibile, ha permesso di porre fine una spirale di vessazioni fisiche e psicologiche. La polizia ha anche sequestrato creme, oggetti contundenti come una mazza.

Le violenze Dai video è emerso dunque un quadro inquietante: secondo gli agenti la coppia avrebbe messo in piedi un vero e proprio piano per indurre il piccolo poi alla prostituzione minorile. Un piano fatto di violenze fisiche e psicologiche. Angelo infatti non solo era trattato senza alcuna attenzione per i suoi bisogni primari, visto che il cibo gli veniva lanciato in terra «e lui doveva mangiarlo manco fosse un cane, anzi il cagnolino che avevano in casa era trattato meglio», ma poi subiva anche grave violenze di tipo sessuale. Il bambino era costretto a guardare i rapporti che tenevano la madre e il compagno, che giravano anche nudi per la casa. In più la donna di mestiere fa la prostituta: addirittura in una piccola stanza accanto alla camera il piccolo e l’uomo assistevano da un’apertura a quello che la madre del piccolo organizzava con i suoi clienti, che pagavano somme tra gli 80 e i 100 euro.

Il rito di iniziazione Un quadro fosco dunque, ulteriormente aggravato dalle violenze psicologiche che il bimbo doveva subire. «Veniva strattonato – ha spiegato Luzi – e trattato malissimo: in più abbiamo anche notato che quando i genitori litigavano lui correva in cucina a si nascondeva un coltello dietro la schiena. Evidentemente un comportamento che aveva visto fare in casa». Non solo, altri due elementi fanno pensare gli inquirenti: il bambino era stato rasato e veniva sempre chiamato con nomignoli femminili. Questo perchè gli si voleva far perdere la propria identità e la propria consapevolezza. Forse un elemento che spinge verso l’induzione alla prostituzione minorile. Su questo gli agenti proseguiranno le indagini.

L’arrivo in Italia Il bambino è arrivato in Italia nel settembre scorso dalla casa dei nonni, i genitori di lei. Lì viveva in un quadro ritenuto dagli inquirenti di normalità, tanto che a breve potrebbero essere avviate le pratiche per far tornare il piccolo sotto la cura dei nonni. “Probabilmente il piccolo – ha spiegato il vicequestore Luzi – era stato portato in Italia con il solo scopo di avviarlo alla prostituzione minorile per trarne profitto». L’uomo, 30 anni, senza precedenti penali come la donna, da qualche anno vive a Terni ed ha affittato regolarmente l’appartamento. Vive di lavoretti, operaio o manovale, mentre lei è un prostituta che vive come il compagno in città da qualche anno. Al momento dell’arresto hanno negato tutto: nelle prossime ore saranno interrogati dal giudice nel carcere di vocabolo Sabbione dove sono rinchiusi. Ad entrambi sono contestati maltrattamenti e violenza sessuale in concorso, a carico dell’uomo anche percosse e vessazioni ai danni del minore. «Vorrei ringraziare – ha spiegato Luzi – sia il tribunale dei Minori di Perugia che la procura della Repubblica di Terni e gli uffici del gip che ci hanno permesso di poter stringere il cerchio in un tempo molto limitato: l’obiettivo comune era quello di far terminare il prima possibile l’inferno per questa povera vittima».

Gli interrogatori Nel primo pomeriggio di mercoledì intanto sono terminati gli interrogatori di garanzia per i due, rinchiusi nel carcere di vocabolo Sabbione. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip che ora, davanti ad un quadro accusatorio che dunque sostanzialmente non cambia rispetto a quello fotografato dall’ordinanza, dovrà confermare le misure cautelari o meno. A seguirli c’era l’avvocato Francesca Mancini del Foro di Terni la quale, nominata d’ufficio, ha rinunciato subito all’incarico ma per legge ha dovuto seguire i clienti durante l’interrogatorio. Nelle prossime ore dunque ci sarà la nomina di un nuovo legale.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*