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Unioni Civili, dopo il Si del Consiglio di Stato il Governo firma il decreto: Tutto pronto si parte i primi di agosto

Quello relativo alle unioni civili rappresenta un tema piuttosto discusso ed ecco che, proprio nella giornata di ieri, sabato 23 luglio 2016, il Governo ha firmato il decreto attuativo sulle unioni civili. Già lo scorso venerdì, il Consiglio di Stato aveva espresso parere favorevole al decreto sui registri per le unioni civili e nello specifico sulla questione si era espresso Franco Frattini ovvero il presidente della sezione Atti Normativi del Consiglio di Stato, il quale ha nello specifico affermato “Con il parere sul decreto Unioni Civili stamane il Consiglio di Stato accende la luce su un diritto.

Un provvedimento di cui vi era assoluta urgenza che, con il nostro parere, oggi può essere adottato immediatamente”. Ed ecco che, come precedentemente anticipato, proprio all’indomani del parere favorevole del Consiglio di Stato è arrivata la firma del Governo al decreto attuativo sulle unioni civili, firma posta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e poi ancora dal ministro dell’Interno Angelino Alfano e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Tale decreto, nello specifico, contiene le disposizioni per attuare le unioni civili, istituite dalla legge 76 del 2016 e poi ancora è anche previsto, nel decreto in questione, il caso in cui in una coppia sposata uno dei coniugi abbia cambiato sesso e quindi, non potendo essere più sposati, decidono di avvalersi di questo nuovo istituto. Sulla delicata questione ecco che è nello specifico intervenuta Simona Clivia Zucchett, vice presidente nazionale di Equality Italia la quale ha nello specifico affermato “Con la firma del presidente del Consiglio Matteo Renzi e la controfirma del ministro della Giustizia Andrea Orlando, il decreto transitorio sarà finalmente operativo. Ringraziamo il Governo per aver voluto recepire le osservazioni del Consiglio di Stato, dando immediata e concreta attuazione alla legge sulle unioni civili” e poi ancora anche la Cirinnà ha dichiarato di essere molto soddisfatta sottolineando nello specifico che proprio la firma del governo sul decreto attuativo sulle unioni civili segna il corso dei diritti civili del nostro Paese proseguendo poi “La legge diventa così pienamente operativa e tutti i Comuni sono ora in grado, nel giro di pochi giorni, di celebrare le prime unioni. E’ il punto di arrivo di una riforma epocale, attesa da troppo tempo, che consentirà finalmente piena cittadinanza a tante coppie. Da oggi la stagione dei diritti, voluta con tenacia dal governo Renzi, è una realtà insindacabile e, con una certa emozione, auguro tanta felicità a tutti quegli uomini e quelle donne che vorranno e, finalmente, potranno vedere riconosciuto il loro amore”.

Anche Aurelio Mancuso, che è anche membro della Commissione nazionale di Garanzia del Pd ha commentato sottolineando che ormai, da ieri, ha avuto inizio una nuova storia che finalmente metterà fine alle discriminazioni degli ultimi decenni, il tutto, sottolinea Mancuso, grazie all’impegno del Pd. Le prime celebrazioni, stando a quanto dichiarato da Frattini, potranno avere luogo prima di Ferragosto.

La legge sulle unioni civili è diventata pienamente operativa e ad agosto i sindaci o loro delegati potranno celebrare già le prime unioni gay. È stato infatti controfirmato ieri dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che adotta le disposizioni transitorie per la tenuta dei registri negli archivi dello stato civile, sulla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. «Una firma che cambia l’Italia» twitta il sottosegretario Ivan Scalfarotti; «una firma storica» afferma la “madrina” della legge 76, Monica Cirinnà.

La firma del ministro arriva all’indomani del parere favorevole del Consiglio di Stato sullo schema di decreto, che entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Entro cinque giorni dall’entrata in vigore, poi, il Ministero dell’Interno dovrà approvare con decreto le apposite formule di rito e la modulistica. Dunque, via libera alle prime celebrazioni già dal mese di agosto. In molti Comuni sono già attivi da giorni i numeri telefonici per le prenotazioni. «Ringraziamo il Governo per aver voluto recepire le osservazioni del Consiglio di Stato, dando immediata e concreta attuazione alla legge sulle unioni civili», esulta Simona Clivia Zucchett, vice presidente nazionale di Equality Italia. E per il presidente dell’associazione, Aurelio Mancuso, che è anche membro della Commissione nazionale di garanzia del Pd: «Ora comincia una nuova storia, che grazie all’impegno del Pd, supera decenni di odiose discriminazioni».

fatta, la legge che regolamenta le unioni civili è stata controfirmata dal ministro della Giustizia, Andrea Oliando, e, dunque, è perfettamente operativa. Già dalla prossima settimana, non appena sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, sarà possibile “sposarsi” anche tra persone dello stesso sesso. Ad annunciarlo è stato il premier, Matteo Renzi, all’inizio della riunione della Direzione Pd: «Ho firmato il testo».
Il decreto del Guardasigilli (dirigente del Pd) contiene le disposizioni per attuare le Unioni civili, istituite dalla ‘legge 76 del 2016″ ed apre una serie di possibilità che pròna non esistevano. È previsto clic si possano «unire civilmente» due persone di qualunque sesso, di maggiore età die vogliano fare congiuntamente richiesta all’ufficiale dello stato civile del loro Comune o di un altro a loro piacimento. Per concludere l’iter servono una quindicina di giorni dal momento che il regolamento prevede che «l’ufficiale redige il verbale» della richiesta, lo sottoscrive insieme alle parti e li «invita a comparire» in una data successiva, scelta dalla coppia,

per la «dichiarazione costitutiva dell’unione». I quindici giorni, dunque, servono per le verifiche c per preparare la documentazione. Nel giorno stabilito, la coppia e gli eventuali testimoni si reca nell’ufficio comunale per rendere «personalmente e congiuntamente» la dichiarazione di voler costituire un’unione civile, che poi viene trascritta nel Registro provvisorio delle Unioni civili, istituito presso ciascun Comune e anche nell’ano di nascita di ciascuno dei contraenti. A differenza di quanto accade per i matrimoni “tradizionali”, i contraenti dell’unione civile possono scegliere il cognome comune scelto, entrambi possono chiedere di anteporre o posporre il proprio cognome a quello comune.

Alla coppia unita civilmente viene rilasciato un documento che attesta la costituzione dell’unione, i dati anagrafici, l’indicazione del regime patrimoniale – comunione dei beni o no – e della residenza. Nei documenti in cui è prevista l’indicazione dello stato civile, a richiesta degli interessati verrà usata la formula “unito civilmente” o “unita civilmente”
al posto del più classico “coniugato/a” o “celibe” e ‘‘nubile”. Il regolamento, composto di undici articoli, “agevola” anche i transessuali, visto che disciplina il caso (piuttosto raro, per la verità) che all’interno di una coppia sposata uno dei coniugi abbia cambiato sesso. In quel caso, la coppia si ritrova costituita da due donne o da due uomini e dunque, necessita di una tutela diversa rispetto a quella del matrimonio classico. Il regolamento disciplina «anche i “divorzi”, cioè lo scioglimento dell’unione civile: si può chiedere sempre all’ufficiale di stato civile e ottenere seduta stante.

Non solo la sentenza che dichiara illegittima la distinzione tra la fecondazione omologa e quella eterologa. Ponendo a carico della coppia, in questo secondo caso, i costi del relativo trattamento. Da Palazzo Spada arriva anche l’atteso parere sul decreto che istituisce i registri per le unioni civili. Un parere che sgombra il campo dagli effetti che la temuta obiezione di coscienza dei sindaci avrebbe potuto produrre. E che apre ottimisticamente la strada alla celebrazione della prima unione già prima di Ferragosto.

Tema sul quale «con tutta evidenza la legge nulla dice», spiega del resto il presidente della sezione consultiva sugli Atti normativi Franco Frattini. «Il provvedimento non parla di sindaci ma di Ufficiali di Stato Civile, quindi una platea molto ampia». Il compito di trascrivere le unioni civili può essere, infatti, delegato «ad altre figure che rivestono altra qualifica». Insomma, «la platea è molto ampia e si evita il rischio che si paralizzi l’attuazione della normativa». Il parere muove dalla necessità di tutelare «un diritto che si fonda sull’articolo 2 della Costituzione, il quale indica l’unione della coppia come una formazione sociale da tutelare», chiarisce Frattini.

E include l’auspicio che il decreto sui registri venga varato contemporaneamente a quello del ministero degli Interni relativo alle formule da utilizzare. «Sarà così possibile in 15 giorni registrare la prima unione civile», prosegue Frattini. Ulteriore suggerimento è quello di sottoporre al parere del garante della privacy, da qui a dicembre, l’impianto complessivo delle norme in materia dal momento che vengono utilizzati dati sensibili. Infine, un ulteriore appello ad adottare nei termini i decreti attuativi e a non perdere la scadenza indicata del 5 dicembre prossimo: «Una cosa è un registro disposto con un provvedimento d’urgenza, altra è disciplinare un’intera situazione – ha detto Frattini – da qui il consiglio a compiere un monitoraggio sul funzionamento del decreto e il suggerimento a produrre circolari informative».

Quanto all’attività della giurisdizione amministrativa, dal 2011 al 2015 è proseguito senza sosta l’impegno per la riduzione dell’arretrato. «I ricorsi pendenti presso i Tar e il Consiglio di Stato sono passati da 536.726 (al 31 dicembre 2010) a 268.246 (al 31 dicembre 2015): un arretrato più che dimezzato in 5 anni», spiega il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno. «Anche la produttività annua è aumentata – sottolinea –. Nel 2010 i ricorsi definiti tra Tar e Consiglio di Stato, esclusi i numerosissimi decreti di perenzione, erano circa 48 mila; nel 2015 sono stati oltre 60 mila: un incremento del 20 per cento in 5 anni che francamente, ci pare oggi impossibile incrementare ulteriormente».

Insomma, numeri di tutto rispetto, che Pajno rimarca rifiutando l’etichetta dell’atavica lentezza della macchina giudiziaria nazionale. «Quando si parla di “giustizia-lumaca” in Italia vorrei si facesse più chiarezza sulle diverse realtà della giustizia amministrativa». Anche se, conclude il presidente, i progressi fatti nell’abbattimento dell’arretrato «rischiano di essere compromessi dall’attuale grave carenza di organico». Nel dettaglio, «per i Tar abbiamo 284 magistrati in servizio, mentre ne dovremmo avere 403. Per il Consiglio di Stato ne abbiamo 72 mentre dovremmo averne 114 (circa il 30 per cento di scopertura in organico; per il Consiglio di Stato arriviamo al 37 per cento). Su tre magistrati che dovrebbero lavorare, ne abbiamo di fatto meno di due».

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