Pesticidi nel corpo degli italiani, gli esiti shock: rischio altissimo per la salute

Un nuovo studio che è stato condotto dai Verdi farebbe tremare davvero e preoccupare e riguarderebbe la contaminazione di praticamente tutti i tipi di prodotti che si trovano in commercio. Nell’ultimo periodo sono stati tanti gli allarmi riguardanti prodotti di catene e distributori, gli ultimi riguardanti alcuni prodotti in vendita alla Lidl. Alcuni studi e ricerche piuttosto recenti, però, hanno sostanzialmente messo in evidenza una situazione ancora più preoccupante, ovvero quella riguardante pesticidi che si troverebbero all’interno dell’organismo di tutti noi.  Purtroppo sembra proprio che non si sia perso il controllo relativo all’utilizzo dei pesticidi e questo rischia di provocare dei gravi danni a tutti noi.

L’allarme è stato lanciato dal gruppo Verdi/Ale al Parlamento Europeo che pare abbia ha divulgato gli esiti di uno studio che è stato condotto dall’istituto Ires di Strasburgo e che ha preso in esame i capelli di circa 148 cittadini in sei in differenti stati tra i quali Germania, Italia, Belgio, Francia, Danimarca e Regno Unito. Dal test, che è stato condotto su un campione di persone residenti sia in città che in campagna è emerso un dato davvero piuttosto preoccupante, ovvero che il 60,1% dei capelli era contaminato da uno o più pesticidi tra cui anche il tanto discusso fipronil. Ad essere interessata da questo fenomeno di contaminazione è l’Europa intera ed far riflettere dato che quelli che hanno presentato un maggior rischio di contaminazione sono i ragazzi di età compresa tra i 10 e i 20 anni, che hanno riportato un tasso di contaminazione pari a 73,7%.

Allarme contaminazione, e in Italia?

A riguardare, dunque, l’allarme per la presenza dei pesticidi nel corpo delle persone non è soltanto l’Europa intera ma anche l’ Italia. La situazione italiana Sembrerebbe essere peggiore Anche rispetto a quella di tutti gli altri paesi visto che i risultati hanno evidenziato la persistenza dei pesticidi nei corpi di due terzi dei volontari, compreso il fipronil, che come sappiamo è finita sotto accusa lo scorso anno per via delle uova contaminate. Stando a quanto è emerso dallo studio, sembra proprio che la sostanza fosse presente nel 45,8% dei campioni analizzati in Italia, contro una media europea che ammonterebbe al 30%. Questo è un insetticida neurotossico molto pericoloso che va ad agire a livello endocrino e che potrebbe essere la causa probabile dell’insorgenza di neoplasie e potrebbe risultare tossico per lo sviluppo e la riproduzione. Ma quali sono i pesticidi più comuni ritrovati nei capelli dei soggetti sottoposti a test? Tra quelli più diffusi citiamo la Permetrina, il Propiconazolo, il Clorpirifos Etile che per chi non lo sapesse è un pericolosissima insetticida.

Ritiro prodotti Lidl

A preoccupare ancora di più è la situazione riguardante il ritiro di tanti prodotti dagli scaffali del noto discount Lidl. Nello specifico in questi giorni due prodotti sarebbero stati ritirati perché sospettati di essere alterati. Si tratta dello snack “Lo spuntino del Mandriano”- “Le bruschette al gusto speck e pepe” da 150 grammi. I lotti incriminati sono L167, L168 e L169 prodotti dalla Gran Bon Srl di Caselle di Pressana, in Provincia di Verona.

Per garantire elevati standard di produzioni e al contempo per difendere le colture da attacchi di parassiti, funghi e insetti, buona parte del mondo agricolo ancora oggi ricorre ad un largo impiego di pesticidi, nonostante soluzioni alternative e più sostenibili siano da tempo offerte da buone pratiche agronomiche e suggerite da un’evoluzione normativa che fissa tra i propri obiettivi l’uso sostenibile dei pesticidi. Per lungo tempo il ricorso a pesticidi è stato promosso a scapito di pratiche agronomiche ad elevato grado di sostenibilità ambientale e che mettono al centro del processo produttivo il ripristino del suolo, la valorizzazione della biodiversità e del territorio, coniugando qualità ambientale con quella di prodotto. Nel complesso, la situazione relativa ai consumi di prodotti fitosanitari in Italia è migliorata e lo rileva l’ultimo aggiornamento Istat, secondo cui la quantità di pesticidi distribuiti per uso agricolo è andata diminuendo di circa il 10% dal 2010 al 20141 , anno in cui si registra un’inversione di tendenza con un aumento dell’uso di prodotti fitosanitari, passando da 118 a circa 130 mila tonnellate rispetto all’anno precedente.

In particolare, nel 2014, sono stati distribuiti circa 65 mila tonnellate (T) di fungicidi (10,3 mila T in più rispetto al 2013), 22,3 mila T di insetticidi e acaricidi, 24,2 mila T di erbicidi e infine 18,2 mila T di altri prodotti2 . Si tratta di dati che trovano una conferma anche nelle analisi dei laboratori pubblici regionali prese in considerazione in questo dossier. I dati sulla vendita di pesticidi sono utilizzati per compilare l’indicatore agro-ambientale sul consumo di pesticidi, di cui il Regolamento (CE) n. 1185/20093 costituisce la base giuridica, e ne definisce le singole sostanze attive. A questo riguardo gli ultimi dati rilevano che la quantità di vendite di pesticidi ammonta a 400.000 tonnellate nell’UE-28. L’Italia si piazza al terzo posto in Europa nella vendita di pesticidi (con il 16,2%), dopo Spagna (19,9%) e Francia (19%). Nel complesso dei prodotti fitosanitari più utilizzati, l’Italia si classifica al secondo posto per l’impiego di fungicidi4 . In generale si può senz’altro dire che il trend sulla diminuzione del consumo di pesticidi è un dato importante, così come il graduale e progressivo aumento di aziende agricole che non fanno ricorso ai pesticidi e producono secondo i criteri del biologico e del biodinamico, e in genere seguono le mille forme di agricoltura legate alle vocazioni dei territori, che operano per salvaguardare le risorse naturali e la biodiversità e sono aperte alla ricerca e all’innovazione.

In questo senso, l’ultimo dato sulla distribuzione della superficie agricola biologica mostra un aumento del 7,5% dal 2014 al 20155 . Il dossier si prefigge di scattare un’istantanea sulla presenza dei residui di prodotti fitosanitari nei prodotti da agricoltura convenzionale e sulla diffusione di buone pratiche che mirano alla loro riduzione. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, la quantità dei residui di pesticidi che i laboratori pubblici – Agenzie per la Protezione Ambientale e Istituti Zooprofilattici Sperimentali – hanno rintracciato nei prodotti da agricoltura convenzionale, in particolare nei campioni di ortofrutta, prodotti trasformati e miele, resta elevata. Nel complesso, se si considerano i campioni con uno o più residui di pesticidi, si arriva a una percentuale del 36,4%, più di un terzo dei campioni totali analizzati. Nello specifico, per i campioni multiresiduo il calo è poco significato rispetto all’anno precedente (il 19,9% nel 2015 rispetto al 22,4% del 2014). Allo stesso tempo, si evidenzia un lieve incremento di campioni irregolari (pari all’1,2% nel 2015 rispetto allo 0,7% del 2014). In questo caso va però considerato che la maggior parte dei campioni che risultano irregolari, per il superamento del limite consentito, sono anche multiresiduo. Un dato questo che va rapportato alle precedenti edizioni del dossier. Rispetto ai dati del 2006, ormai dieci anni fa, il multiresiduo è salito di circa sette punti percentuale, passando dal 13,0% al 19,9%.

Nel 2015 i laboratori pubblici, accreditati per il controllo ufficiale dei residui di fitosanitari negli alimenti, hanno analizzato 9608 campioni (da agricoltura convenzionale) tra prodotti ortofrutticoli, prodotti trasformati e miele a fronte dei 7132 campioni analizzati nell’anno 2014. La percentuale di campioni regolari senza alcun residuo, in leggero rialzo rispetto al 58% del 2014, si attesta al 62,4%. Un dato apprezzabile, ma che da solo, non basta a far allentare l’attenzione su quanti e quali residui di pesticidi si rintracciano ancora negli alimenti che arrivano sulla tavola degli italiani. Rispetto al 2014 infatti la percentuale di campioni irregolari è salita dallo 0,7% all’1,2%, dato che sottolinea quanto, ancora oggi, sia di fondamentale interesse la conoscenza della legislazione nazionale ed europea per poter rispettare i limiti di legge consentiti nei trattamenti fitosanitari sulle colture. Di contro, è diminuita sia la percentuale di campioni regolari con un residuo sia la percentuale sul multiresiduo totali, passando rispettivamente dal 18,8% del 2014 al 16,5% del 2015 nel primo caso, e dal 22,4% del 2014 al 19,9% del 2015 nel secondo. In linea con le analisi degli anni precedenti, la frutta si conferma il comparto in cui si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari con uno o più residui, pari al 58,4% del totale dei campioni di frutta analizzati e con casi non trascurabili di veri e propri cocktail di sostanze attive rilevate in uno stesso campione (fino ad un massimo di 21).

Nel dettaglio: il 19,6% dei campioni presenta un solo residuo di pesticida, mentre il 38,8% dei campioni analizzati rientra nella categoria del multiresiduo. Anche quest’anno tra le sostanze attive più frequentemente rilevate nei campioni analizzati ritroviamo il Boscalid, il Clorpirifos, l’Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, il Penconazolo. Queste sostanze si rintracciano nelle matrici alimentari e nei loro prodotti derivati, spesso associate a creare preoccupanti combinazioni, i cui effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente sono ad ora terreno di studio poco battuto. I principi attivi rilevati sono antiparassitari e per la maggior parte sono insetticidi, acaricidi e fungicidi. In particolare, se per quanto riguarda il Clorpirifos viene evidenziata la sua presenza sia nei campioni irregolari (per esempio, in quelli analizzati dal laboratorio pubblico dell’ABRUZZO) che nei campioni multiresiduo (per esempio, in quelli analizzati dai laboratori pubblici di BASILICATA, MARCHE e PIEMONTE), per il Boscalid la sua presenza è associata esclusivamente a casi di multiresiduo (come si evidenzia dai dati analizzati dai laboratori pubblici di LAZIO e PIEMONTE). I risultati analitici provenienti da diverse regioni italiane, su campioni di origine italiana e estera, mostrano la compresenza di multiresiduo e irregolarità negli stessi campioni. Ne sono esempi, un caso di foglie di tè verde, con 21 residui in un campione di foglie di tè verde, di cui 6 superano il limite (Buprofezin, Imidacloprid, Iprodione, Piridaben, Triazofos, Acetamiprid) e un campione di semi di cumino con 14 residui, di cui 9 superano il limite (Carbendazim, Esaconazolo, Imidacloprid, Miclobutanil, Profenofos, Propiconazolo, Tiametoxam, Triazofos, Acetamiprid).

Un altro campione di semi di cumino risulta irregolare per il superamento del limite di legge consentito per il Metalaxil. Il campione di foglie di tè verde proviene dalla Cina mentre i due campioni di semi di cumino provengono rispettivamente dalla Siria e dall’India. Un’analisi importante quella svolta dai laboratori pubblici, che ci permette di evidenziare come il lieve ribasso della percentuale di multiresiduo va imputata all’aumento dei campioni irregolari, nonché al fatto che molti campioni irregolari sono anche casi di multiresiduo. Nello specifico uva, fragole, pere e frutta esotica (soprattutto banane) sono le più colpite dalla presenza di residui di pesticidi. In particolare, per quanto riguarda l’uva, i 12 campioni analizzati dai laboratori del FRIULI VENEZIA GIULIA rilevano la presenza di uno o più residui, dato riscontrato sia per l’uva da tavola che per l’uva da vino. E’ importante sottolineare come tutti i campioni di uva abbiano provenienza italiana. Come il Friuli Venezia Giulia, anche la VALLE D’AOSTA presenta una casistica interessante per quanto concerne l’uva: un’irregolarità riscontrata dovuta al superamento del limite ammesso di Clorpirifos, due campioni regolari ma con la presenza di un residuo (Clorpirifos) ed altri due campioni risultano regolari ma con la presenza rispettivamente di due residui (Penconazolo e Zoxamide) e 4 residui (Penconazolo, Fludioxonil, Clorpirifos-Metile e Ciprodinil). Anche per la regione Valle d’Aosta, tutti i campioni di uva analizzati hanno provenienza italiana (in particolare il campione risultato irregolare proviene dalla stessa Valle d’Aosta) così come la multiresiduità viene riscontrata per i campioni di uva da vino e da tavola. Un risultato simile, per ciò che riguarda la matrice uva, si riscontra nelle analisi del laboratorio della LIGURIA, dove in un campione sono stati rilevati fino a sette residui (Boscalid, Ciprodinil, Clorpirifos, Imidacloprid, Metossifenozide, Pirimetanil, Fludioxonil), mentre, in generale, un terzo dei campioni di frutta analizzati è multiresiduo. Anche la PUGLIA registra campioni da record: nei campioni di uva è stato ritrovato il maggior numero di molecole (con 7, 8 e fino a 9 residui contemporaneamente su uno stesso campione), 19 campioni con un residuo e 80 campioni multiresiduo. Non fanno eccezione la SARDEGNA, regione in cui l’uva da tavola risulta essere l’alimento con la massima percentuale di multiresiduo riscontrata (100% anche se con un numero di campioni ristretto, solo 4): un campione con 2 residui (Dimetomorf e Metrafenone), uno con 3 residui (Ciproconazolo, Fenexamide, Triflossistrobina) e 2 campioni con 5 residui (uno con Etofenprox, Miclobutanil, Ciprodinil, Dimetomorf e Metrafenone ed uno con Fenexamide, Miclobutanil, Quinoxifen, Iprovalicarb e Penconazolo), l’UMBRIA, regione in cui l’uva risulta essere l’alimento con il maggior numero di campioni multiresiduo (6 campioni su 7) con un campione che presenta ben 7 residui (Clorpirifos-Metile, Lambda-Cialotrina, Ciprodinil, Boscalid, Pirimetanil, Penconazolo e Dimetomorf ) ed il VENETO, regione in cui il multiresiduo raggiunge il 62,5% dei campioni di uva analizzati.

Un rilevamento importante su scala regionale, ma che è rappresentativo anche sul piano nazionale. Per quanto riguarda il multiresiduo: in EMILIA ROMAGNA sono le insalate a raggiungere la percentuale più elevata, con il 46,1%. Le lattughe e i pomodori sono poi gli alimenti che evidenziano le maggiori concentrazioni con ben 11 residui diversi. Mentre, nel comparto frutta, il multiresiduo interessa l’81,6% delle fragole analizzate. Le ciliegie e l’uva sultanina sono gli alimenti che presentano il maggior numero di residui nello stesso campione, rispettivamente 13 e 14. Cocktail di sostanze attive si trovano anche in LOMBARDIA: è eclatante il caso di due campioni di bacche provenienti dalla Cina che registrano la presenza rispettivamente di 12 e 20 residui tra cui Acetamiprid, Carbendazim e Imidacloprid; si arriva a 9 residui in un campione di uva da tavola (Spiroxamine, Fludioxonil, Triflossistrobina, Metalaxil, Dimetomorf, Clorpirifos-Metile, Boscalid, Penconazolo e Ciprodinil). La Lombardia, considerando anche il numero di campionature molto elevato, è la regione con il maggior numero di irregolarità: 61 i campioni irregolari, di cui 18 sono anche dei multiresiduo. Le irregolarità riscontrate dai laboratori italiani sono dovute al superamento dei limiti massimi di residuo (LMR) stabiliti per legge. E’ il caso dell’ABRUZZO che ha rilevato 3 irregolarità per la presenza di un unico principio attivo (Clorpirifos) in 3 campioni di pesche. Anche la regione SICILIA presenta 6 campioni irregolari, uno nel comparto verdura (cereali) e cinque nel comparto frutta, tre delle quali riscontrate nelle pesche. Le pesche si apprestano così a divenire un nuovo riferimento su cui porre attenzione in questo senso. La regione PUGLIA ha rilevato la presenza di 20 irregolarità: 6 i campioni di melograno provenienti dalla Turchia. I principi attivi rintracciati oltre i limiti di legge sono Acetamiprid per 5 campioni e Procloraz per 1 campione. Un campione di limoni, proveniente dalla Turchia, è risultato irregolare per l’elevato superamento del limite ammesso di Bifenile (0,01 mg/kg a fronte di 7,3 mg/kg di principio attivo rilevato). Sono 15 le irregolarità rilevate dai laboratori regionali dell’EMILIA ROMAGNA: tutti i campioni irregolari hanno provenienza italiana, di cui 8 sono pere locali e irregolari per il superamento di Clorprofam e altri 7 campioni del comparto verdura. I laboratori pubblici mostrano un’ampia variabilità per numero di campioni analizzati da regione a regione, in linea non solo con le prescrizioni del DM del 23 dicembre 1992, relativo ai limiti massimi di residui di sostanze attive tollerate in prodotti alimentari, ma anche con le specifiche disposizioni regionali, che possono richiedere controlli più puntuali alla luce delle criticità del proprio territorio (vedi la regione EMILIA ROMAGNA che con i suoi 1349 campioni analizzati è la regione che ha fornito il maggior numero di risultati su campionamenti effettuati, nonché una completezza rispetto ai campionamenti effettuati su specifiche disposizioni regionali anzidette). Invece, mancano all’appello la Calabria che, al momento della stesura del presente dossier non ha fornito alcun dato richiesto, e la regione Toscana che ha fornito i dati in maniera disaggregata rispetto alle indicazioni richieste e per questo motivo, non sono stati conteggiati nella tabella nazionale. In definitiva, i risultati elaborati nel dossier offrono un quadro sufficientemente chiaro per riconoscere il multiresiduo (e il binomio multiresiduo/irregolarità) un fenomeno su cui intervenire con più attenzione sul piano legislativo e sul piano della ricerca scientifica, tenendo conto delle possibili ripercussioni sulla salute dei consumatori. Si evidenzia altresì la problematica legata ai laboratori, già rimarcata negli scorsi anni, connessa alla disomogeneità dei metodi di prelievo e analisi condotte nelle diverse regioni italiane, nonché al complesso passaggio di competenze tra i laboratori delle ARPA e quelli dell’IZS.

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