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La storia è lui. Questa sera Marek Hamsik stabilirà il nuovo record di presenze, 512, nella speciale classifica dei calciatori di tutti i tempi che hanno indossato la maglia del Napoli. Un traguardo incredibile, che rende ancora più esaltante l’esperienza di questo ragazzo il cui legame con l’ambiente si è evoluto durante le dodici stagioni napoletane. Contro la Roma, il capitano aveva raggiunto in testa alla graduatoria Beppe Bruscolotti, al quale ha voluto regalare la maglietta indossata contro i giallorossi. «Con questo gesto ha dimostrato di essere una grande persona», ha commentato l’ex difensore del Napoli, tra i protagonisti della conquista del primo scudetto. Da stasera, dunque, Hamsik entrerà in una nuova dimensione: il traguardo appena raggiunto resta, comunque, una tappa intermedia, perché dinanzi a sé ha ancora tre anni di contratto per sommare altre presenze e rendere inattaccabile o quasi il record che stabilirà stasera.

RAPPRESENTATIVITÀ Eppure tra la gente i pareri sono discordanti. Nel senso che in tanti si sono soffermati sul numero maggiore di partite che si giocano, adesso, in una stagione (si può arrivare anche a 50), rispetto a quelle disputate da Bruscolotti, tra gli anni 70-80, quando la serie A era a 16 squadre e quando le competizioni europee non prevedevano la fase a gironi bensì il doppio confronto con l’eliminazione diretta e, dunque, si giocava poco più della metà delle partite.

CUORE AZZURRO D’accordo, non sarà rappresentativo come Bruscolotti, Juliano, Vinicio o Maradona, ma Marek Hamsik è il cuore del Napoli attuale, al suo nome è legato l’inizio del ciclo avviato da Aurelio De Lau- rentiis una volta raggiunta la serie A, nella primavera 2007. Il centrocampista slovacco è stato il primo acquisto importante, insieme a quello di Ezequiel La- vezzi. Ha avuto un momento di sbandamento, però, nella scorsa estate, quando dalla Cina gli sono arrivate delle offerte irrinunciabili o quasi. Hamisk avrebbe voluto uno sconto sul cartellino per facilitare l’operazione. Ma Aurelio De Laurentiis fu irremovibile: «Vuole andare via? Bene, mi porti 30 milioni di euro». Dinanzi a tanta fermezza, al giocatore non rimase altro che declinare l’offerta cinese. Il confronto estivo con Carlo Ance- lotti è stato determinante, l’allenatore lo ha rassicurato sull’importanza del suo ruolo, chiedendogli uno sforzo maggiore per quell’obbiettivo che un’intera città aspetta di raggiungere, ormai, da 29 anni. In attesa dello scudetto, stasera Marek proverà a regalare al San Paolo un’altra delle notti magiche: battere il Psg significherebbe ipotecare gli ottavi.

Non vuole essere la Champions League dei rimpianti e neppure quelle delle occasioni perse. E’ troppo forte la voglia di restare in Champions che non basterà uno striminzito 0-0 a Belgrado contro la Stella Rossa oppure una sfumata allo scadere al Parco dei Principi, a spegnere le velleità europee del Napoli. Ancora tutto è possibile, soprattutto alla luce delle prestazioni convincenti offerte contro Liverpool e Paris Saint Germain. Battere i francesi significherebbe mettere una seria ipoteca sul passaggio agli ottavi di finale di Champions: semplice a dirsi, non altrettanto a realizzarsi. Soprattutto se ci si sofferma a leggere i nomi che compongono la rosa del Psg, calciatori per 867,65 milioni di valore del cartellino.

Ma la partita di andata ha dimostrato che non esiste alcuna squadra imbattibile e che, nonostante la differenza tecnica e patrimoniale delle due società, l’orgoglio, la tenacia e la “cazzimma” del Napoli possono fare la differenza se mixate con l’intelligenza e l’esperienza di Ancelotti. «Non è questa attesa che mi farà cambiare le abitudini. Il gruppo – ha detto l’allenatore del Napoli in conferenza stampa – sta bene, tutti hanno recuperato dopo la partita con l’Empoli e conosciamo le difficoltà, l’importanza e quello che dobbiamo fare contro il Paris SG. L’ambiente è carico nella maniera giusta per fare il meglio e questa squadra mi dà buone sensazioni»: nonostante si tratti della gara più importante da quando allena il Napoli, Re Carlo sa come si fa: carica il gruppo, gli scrolla di dosso le pressioni di chi deve vincere a tutti i costi e chiama a supporto i tifosi. Il Napoli non vuole fare calcoli e neanche pensare che potrebbe bastare non perdere, per poi giocarsi tutte le sue carte contro il Liverpool. «Loro verranno per vincere – ha detto Ancelotti – e anche noi dovremo giocare senza fare calcoli: per vincere servirà fare qualcosa in più del normale, dovremo fare qualcosa di straordinario, ancora meglio rispetto a Parigi, dove il risultato non ci ha premiati. Il traguardo è ancora possibile, visto che la qualificazione si deciderà nelle prossime tre partite. Una bella soddisfazione per noi che eravamo considerati la terza ruota del carro…».

Ecco da dove si può iniziare con le ricerche:

  1. Australia Special Broadcasting Service;
  2. Austria Österreichischer Rundfunk;
  3. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  4. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation;
  5. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  6. Indonesia Rajawali Citra Televisi Indonesia;
  7. Honduras Televicentro;
  8. Grecia Ellinikí Radiofonía Tileórasi;
  9. Irlanda Raidió Teilifís Éireann;
  10. Bosnia ed Erzegovina Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  11. Birmania Myanmar National TV;
  12. Croazia Hrvatska radiotelevizija;
  13. Finlandia Yleisradio Oy;
  14. Kosovo Radio Television of Kosovo;
  15. Cina China Central Television;
  16. Ecuador RedTeleSistema;
  17. Colombia Radio Cadena Nacional;
  18. Germania Zweites Deutsches Fernsehen.

E quella che doveva essere la terza forza del girone C, ha intenzione di rovinare i piani di una big tra Liverpool e Psg. Ma quale Napoli scenderà in campo? Quali saranno le scelte di Ancelotti? Presumibilmente la stessa formazione che al Parco del Principi diede filo da torcere al Psg, ma non è escluso che possa cambiare qualcosa per sorprendere i francesi. «A seconda della loro disposizione – ha spiegato il tecnico azzurro – cambierà la nostra squadra. Non è mai il momento giusto per affrontare le grandi squadre, per l’aver fatto bene all’andata ci dà più convinzione, ma resta una gara difficilissima: vogliamo ripeterci sul campo e fare bene. Se non lo faremo diventerà una partita impossibile». Ancelotti ce l’ha un modo, elegante ed eclatante, per cancellare il ricordo di Maurizio Sarri dalla memoria dei tanti tifosi azzurri che ancora lo ricordano: battere stasera il Paris SG ed eliminare (quasi certamente) una candidata alla vittoria della Champions League, avrebbe il valore di una consacrazione ufficiale e definitiva nell’Olimpo dei coach che hanno fatto grande il Napoli.

Guardare dal basso non si addice al Paris SG e cambiare rotta è prioritario. La Champions passa da Napoli e inseguire potrebbe non bastare più: l’unico risultato possibile per non dipendere dai punteggi delle altre è la vittoria. Obiettivo che rientra nelle corde del Psg che domina e raccoglie solo applausi in Ligue 1 per le 12 vittorie conquistate in 12 gare disputate. La Champions però è un’altra storia e serve equilibrio anche contro formazioni sulla carta inferiori come il Napoli. Per questo Thomas Tuchel potrebbe cambiare qualcosa rispetto alla gara di andata in cui ci ha capito poco o nulla sul piano del gioco e non l’ha persa solo per un guizzo del fuoriclasse Di Maria quasi allo scadere.

Al San Paolo sarà un Psg più abbottonato, meno sbilanciato in fase offensiva e con più densità a centrocampo. Tuchel sta pensando di sacrificare un attaccante e proprio Cavani che contro il Lille è rimasto a riposo per un risentimento muscolare, potrebbe avere la peggio per poi entrare a partita in corsa. «Cavani è con noi, si è allenato, poi decideremo se giocherà o meno». Non si sbottona Tuchel in una vigilia vissuta per lo più a Parigi, dove la squadra si è allenata e solo nel tardo pomeriggio ha raggiunto Napoli. Chiede massima concentrazione anche perché la tradizione contro le squadre italiane non è positiva in trasferta. Il Psg ha collezionato 5 sconfitte, 3 pareggi ed una sola vittoria, proprio contro il Napoli al San Paolo nell’ottobre 1992 (Coppa Uefa, finì 0-2). Stasera però sarà un altro Napoli, un altro Psg e la sensazione è che lo spettacolo neanche stavolta mancherà.

La squadra francese è andata in gol nelle ultime 19 partite di Champions League e con i 10 gol segnati ha il miglior attacco della competizione in condivisione con il Barcellona. «Giocare con 4 attaccanti – spiega Tuchel – è una possibilità, ma anche una difficoltà e sceglieremo solo oggi chi schierare, ma in ogni caso saremo offensivi. Affrontiamo una squadra forte che gioca insieme da tanto tempo, ha automatismi, qualità e disciplina in difesa. Voi dite che siamo favoriti e che il Napoli è l’outsider, ma noi sappiamo bene che è una grande sfida e il 2-2 dell’andata lo ha dimostrato. Sarà una grande sfida, ma vogliamo vincere, questo è il secondo tempo dopo il 2-2 del primo al Parco dei Principi». Andrà in scena al San Paolo, nello stadio che per tre anni è stato di Cavani e in cui Gigi Buffon ci ha giocato, da avversario, davvero tante volte.

Non ha dato anticipazioni sulla formazione che affronterà il Napoli, ma Tuchel partirà da una certezza: Gigi Buffon. «Conosce lo stadio e l’atmosfera – ha detto il tecnico – e ci sarà di grande aiuto nello spogliatoio. Merita di giocare in Italia contro una squadra che conosce». E la conosce davvero bene: ha affrontato il Napoli 29 volte in carriera in tutte le competizioni. «Non è semplice giocare qui – ha detto Buffon – perchè squadra e tifosi hanno grande feeling e poi il Napoli visto all’andata è da rispettare. Non è una gara normale, sappiamo che dobbiamo vincere, ma l’importante è non perdere. Siamo in una situazione non facile, ma in crescita e questo mi fa ben sperare. Non gioco per vincere la Champions, ma per le motivazioni che ho». Buffon conosce bene anche Carlo Ancelotti, lo ha avuto come allenatore al Parma dal 1996 al 1998. «E’ una persona speciale – ha ammesso il portierone di Carrara -, lo sappiamo tutti. Le sue squadre diventano anche un po’ tue e quando non sa chi tifare, tifi le squadre di Ancelotti, lui ha questo potere».

La terza ruota del carro: le altre, davanti, avrebbero dovuto lanciarsi nel futuro, avanzare minacciosamente, guidare se stessi fino al traguardo e poi lasciare agli altri il senso effimero dell’esistenza. «E invece siamo ancora qua, a giocarcela, avendo una città intera che soffierà alle nostre spalle». Hanno ribaltato le leggi del calcio: pareva un destino segnato, Liverpool e Psg nell’Olimpo, ognuno con le proprie forze, l’opulenza scintillante di bilanci sontuosi, e gli altri a partecipare, decoubertianamente, fors’anche un po’ rassegnati. E invece no, qui stanno tentando una rivoluzione bella e buona, forse non ce ne siamo nanche accorti, e il potere è un’incognita racchiusa in questa notte in cui Napoli-Psg non dev’essere un rimpianto: «Inutile pensare al finale della gara d’andata, quello appartiene al passato: si gioca un’altra partita, sarà diversa, comincia da 0-0».

STRAORDINARI. E quando finirà, ad Ancelotti non dovrà restare che la certezza d’essere rimasto se stesso, quello che l’ha vinta con il Milan e poi l’ha rivinta con il Milan e infine s’è presa la «decima» con il Real Madrid: pure quella pareva una maledizione, nonostante lo sfarzo della casa blança, e ora che qui c’è una città che sogna con moderazione l’ottavo di finale, val la pena di ripetere concetti chiari, evitando di sfociare nella commiserazione. «Dobbiamo essere ancora più bravi di quindici giorni fa: continuo a pensare che se il risultato non ci ha premiato del tutto, a Parigi, ciò non sia successo per caso. Potevamo essere più concreti, ad esempio. E però, stasera come quella sera, bisognerà compiere qualcosa di straordinario per batterli». Al Parco non bastarono le prodezze di Insigne prima e di Mertens poi (dopo l’autogol di Mario Rui), a un quarto d’ora dalla fine, neutralizzate in pieno recupero da una magia di Di Maria.

LA MERAVIGLIA. L’impresa: certo che ne serve un’altra, ma stavolta che sia ultima e definitiva, quasi epica, perché a quel punto, va da sé, si riempirebbe un’altra piccola (?) pagina di storia, nella quale Ancelotti si è preso capitoli interi, l’ha scritta di pugno suo e sa quale sia l’incipit per riuscire a incantar le stelle: «Sappiamo cosa dobbiamo fare e speriamo di riuscire a farlo. Loro sono forti e anche indecifrabili, visto che all’andata hanno cambiato in corsa. Non c’è mai un momento giusto per affrontare avversari di questo tipo ma noi siamo lucidi e convinti delle nostre possibilità. Questa squadra mi dà soddisfazione, è un piacere allenarla e devo stare attento perché mi segue e mi obbliga a dire poche cavolate. Il traguardo è vicino, questo sì, ma state certi di una cosa: non procederemo con i calcoli. Le Grandi non ne fanno».

AVANTI. E diventerà calcio frontale, proprio come al Parco dei Principi; e magari saranno gli stessi a giocarsela; e se ne andranno a spasso per il san Paolo spazzando via quegli ultimi centoventi secondi del recupero, fors’anche meno. «Ci metteremo coraggio, state certi. Ma bisognerà entrare in campo determinati, come abbiamo fatto due settimane fa. E poi uscirne con quelle sensazioni». Ma sarà anche una serata romantica, in cui il calcio diventerà un sentimento racchiuso nell’abbraccio tra Ancelotti e Buffon: «Sarà un piacere rivederlo e ritrovarlo: ho un enorme rispetto per il professionista e ho affetto autentico per l’amico». Poi, «distrattamente», avviandosi verso la panchina, mordicchiando la chewing gum d’ordinanza, risistemerà il cronometro e lancerà lo sguardo lontano, il più lontano possibile: «Bisogna calarsi subito nella gara e stavolta avremo con noi tutta Napoli. Dovremmo essere meno leziosi del primo match e però giocare proprio come allora. Noi abbiamo fatto bene, molto bene, e siamo orgogliosi di aver reso incerto ed equilibrato questo girone, che al momento del sorteggio, in estate, sembrava per chiunque impossibile». E invece c’è vita sul carro…

Non lasciatevi incantare, la matematica è una opinione da bar sport dalla quale sfuggire silenziosamente, evitando di starsene incollati con la classifica in una mano e il calendario nell’altra. E però val la pena di restare aritmeticamente svegli, ignorando le somme, provando a far le differenze, ma sapendo che in questa notte magica c’è racchiusa una verità assoluta e una assai parziale e però indicativa. Questa non è una serata di numeri e di calcolatrici e sarà impossibile risparmiarsi, perdersi in quella nuvola che sa d’ipotesi, di possibilità e di percentuali, però un’occhiatina – con discrezione e apparente disinteresse – converrà lanciarla, nel finale arroventato, per convincersi che (eventualmente) pure un pareggio avrebbe un senso o potrebbe darlo, perché poi – lo dice il regolamento – in caso di parità passa chi ha segnato più gol in trasferta nello scontro diretto e quelle due reti al Parco dei Principi lasciano egualmente un piacevole retrogusto. Liverpool punti 6, Napoli punti 5, Psg punti 4: e si resterà nel campo delle divagazioni tout court, se al novantesimo le distanze dovessero restare immutate, sapendo che poi il 28 novembre, al Parco dei Principi, ci sarebbero fuochi e fiamme, mentre al san Paolo potrebbe apparire più tenera la perizia contro la Stella Rossa. Ma questa è la partita che diventa uno spartiacque, restituisce il Napoli alla città, lasciandogli avvertire quell’abbraccio bollente dei cinquantantatremila che riconducono (quasi) al Real Madrid (56.695) e comunque allestiscono un palcoscenico naturale, nel quale sarà elegante danzare, gustandosi le stelle.

LA FOLLA. Questa è una giornata come le altre, ma quelle dei big-match, la Juventus ad esempio (55.567 un anno fa) ma tanti, tanti di più di quanti ve ne fossero, e sempre in Champions, e dodici mesi fa con il Feyenoord (22.577), con il Manchester City, anche con il Manchester City (44.483) o semmai con lo Shakhtar (appena 10.753). Questa è un’onda anomala, lo è diventata di recente, che muove verso Fuorigrotta, per andare a godersi un po’ del suo stesso passato, e cioè Cavani, per scrutare cosa siano da vicini Neymnar e Mbappé, ma soprattutto per starsene con il Napoli, accarezzarlo, anzi avvolgerlo in quel calore che può rigenerare, nel caso in cui serva, o può servire per decollare.
UNO, DUE E… Questa è una favola, e Napoli l’ha già vissuta, però è capitato che al sorteggio spuntasse sempre una manina per niente amica, doveva essere quella d’un diavolo, che rendeva gli ottavi un inferno, una missione ai limiti dell’impossibile, anzi ben oltre: il Chelsea, con Mazzarri, fu un’illusione tenera e maledetta (3-1 all’andata e poi fuori a Stamford Bridge nel supplementare) e il Real Madrid due anni fa rappresentò un poster – la Grande Bellezza – strappato poi dal destino sul palo di Mertens e da Sergio Ramos. E però furono scene mai viste, fu tripudio e orgoglio, fu sfrontatezza e stima universale, ma fu tutto terribilmente effimero. Questa nel suo piccolo (?) è un’altra fetta di Storia, perché laggiù, oltre le tenebre, c’è sempre un’Europa invitante e sa d’immensità ed è nascosta – direbbe Pino Daniele – dentro una «notte che viene, notte che va…».

Un incubo: perché pur sapendolo, e certo che lo sapevano, alla fine scoprivano che gliel’aveva fatta anche a loro. Ancora, di nuovo: la solita palla da sinistra, caspita la leggevano, ce l’ha Insigne, e ora vedrai sei mi freghi: e puntalmente, zac, José Maria Callejon spuntava alle spalle dell’ultimo difensore, quello che aveva gli occhi spalancati e il cervello attivato sulla diagonale, e di piatto la metteva in porta. Il 6 novembre del 2013 era già a quota 7, nel 2014 a 8, nel 15 a quattro, nel 2016 a 7 e pure nel 2017. Callejon, quello che Allegri disse: attenti, gioca a nascondino, poi esce e vi punisce. E ci riuscì. Quello a cui Benitez profetizzò all’arrivo: «farà venti reti». Missione compiuta. Quello che adesso ti guarda, con quella faccia da amabile canaglia, e ti fa: «Tranquillo, sono tranquillo, faccio il primo e non mi fermo più». E se Bernat leggesse…?

Quante ne ha giocate di gare del genere, Callejon?  «Tante e ogni volta è sempre diverso l’impatto: sarà difficile, difficilissima, può esserci in palio la qualificazione agli ottavi di finale. E va affrontata con la serenità giusta. Noi ce l’abbiamo».

Sono sei anni che ormai è a Napoli…  «E siamo diventati sempre più coscienti. Ma lo siamo stati sin da subito, perché abbiamo fatto tante cose buone in questo nostro percorso».

Questo è il Napoli più forte del suo periodo?  «Non riesco ad accontentare la vostra curiosità: io penso che ci siano stati, dal 2013 ad oggi, tanti calciatori importanti».
Si può dire, con rispetto, che siete invecchiati… «E che siamo anche più maturi. E quindi si scende in campo con qualche certezza in più, con un piglio più autorevole probabilmente. Ma gli avversari hanno tanta qualità, conviene ricordarselo».

Però adesso, alla vigilia di una sfida del genere, cosa s’avverte?  «Una consapevolezza che probabilmente arriva dalle varie stagioni che parecchi di noi stanno vivendo assieme. Ci conosciamo, sappiamo quel che uno si aspetta dall’altro: può essere un vantaggio e non da poco».

Lo è sicuramente per il Psg avere Thiago Silva.  «Giocatore di spessore internazionale, come gran parte di quelli che compongono un club con il Psg, al quale va il nostro assoluto rispetto. Ma dobbiamo ripartire dalla gara d’andata e tentare di ripetere quella prestazione, semmai prendendoci i tre punti».
La prima volta, per tanto tempo, senza segnare.  «Condizione insolita ma che non altera il mio umore. Sono di aiuto alla squadra, faccio gli assist e mi appago di questo per il momento. Il calcio è questo, ormai ci gioco da un bel po’: ci sono periodi in cui ti viene tutto facile e altri in cui tutto ti sembra più complicato. Il gol mi manca, però fino a un certo punto, perché so che poi quando arriverà il primo ne seguiranno poi subito degli altri».

Ma siete pronti per vincere?  «Ancelotti ci ha fornito altre sicurezze. Possiamo fare grandi cose e speriamo di cominciare subito, con il Psg».

Magic Moment Mertens. E’ racchiusa in sole tre parole, tutte rigorosamente con la “M”, la sintesi più calzante del periodo al bacio del belga. D’un Ciro sempre più grande che continua a far breccia nei cuori azzurri, qualunque cosa faccia. Sia in campo (naturalmente) che fuori, nelle ore di svago: quando si mette ai fornelli impastando pizze, o rimpingua la personale bacheca col pallone dell’ultima tripletta all’Empoli, si cimenta col dialetto o quando, alle prese con la macchinetta del caffè, reclama a gran voce il magazziniere Tommaso Starace, “caffettaro” ufficiale del gruppo azzurro. Insomma, Dries sempre più napoletano e a 360 gradi.

IMPLACABILE. Ma ciò che sta facendo in campo, di volta in volta, continua a sbalordire. L’ultima versione di Mertens è infatti un concentrato di tutto: di velocità, di forza e resistenza, ma anche di classe sincera, qualità super ed un bel po’ d’opportunismo. Che non guasta mai. E’ tornato l’implacabile e genuino centravanti che tutti s’aspettavano (ma pure seconda punta o esterno, che dir si voglia), quello che riesce a segnare in tutti i modi possibili, a volte anche inimmaginabili. Quello che è sempre sceso in campo sin qui fra campionato e Champions (754 minuti), quello che nello spazio di soli 34 giorni (dal gol alla Juve sino alla recente tripletta) ne ha fatti ben 6, portandosi alla pari di Insigne ma soprattutto di Cristiano Ronaldo: a quota 7 ed a -2 dalla vetta. Con in più quei tre assist che pure hanno un loro perché.

DETERMINAZIONE. Va da sé che, già col senno del prima, e con quel suo imprevedibile e men che mai imbrigliabile modo di fare, possa diventare l’uomo in più per ammaliare stanotte i famelici francesi. I risultati non si sono fatti attendere anche per la determinazione che non ha mai smarrito, tantomeno quando esclama: «Col Psg gioco sicuro!»: dopo aver rimosso in un amen i mugugni per l’esclusione (soltanto iniziale) nel penultimo match, quello con la Roma. Ben sapendo d’essere tornato – in tutto e per tutto – dopo il breve periodo interlocutorio, come da sua stessa ammissione strascico d’un Mondiale disputato sino alle ultime battute (e risorse).

NAPOLI IN POLE. Ed è anche un inesauribile entusiasmo a sospingerlo, assieme all’attraente sapore delle sfide, gli stessi che non gli hanno mai fatto perdere di vista l’azzurro. Che considera ancora, ed inequivocabilmente, il suo colore del cuore: «Sarebbe stato troppo semplice andar via dopo aver lavorato duro per essere titolare» – ha svelato ai microfoni del South China Morning Post (testata di Hong Kong) – «all’inizio a Napoli ero spesso in panchina, ma poi tutto è cambiato e adesso ho voglia di godermi questi momenti e con questa maglia. Futuro in Cina? Non si sa mai. Fra un anno scadrà il contratto (giugno 2020) e potrebbe pure accadere. Sto molto bene qui ed ho preferito restare in Europa per assecondare la mia crescita. Witsel e Carrasco ( azionali belgi come lui) m’hanno parlato bene della realtà calcistica cinese dopo le inevitabili difficoltà iniziali». Ma ora c’è solo il Psg.

Edinson Cavani ha smesso di farsi domande. È fuggito dal suo stesso stupore, s’è lasciato alle spalle fischi che parevano incomprensibili, è tornato nella sua Napoli col sorriso fiero del padre e del calciatore, coccolando i suoi due figli e quei tifosi che neppure si contano, ai quali ha regalato un triennio straripante, poi una ferita ancora aperta, infine il sogno assecondato dal mercato. Sarà la sua partita, Napoli-Paris Saint-Germain, così distante da quell’amichevole, estate 2014, che visse smarrito nell’eco di fischi tenaci, costanti, infiniti. «Ma perché lo fanno?» si domandava confuso, come se centoquattro gol potessero bastare per diventare eterno, per vantare un credito col futuro. L’addio li aveva eclissati.

IL RITORNO. Cavani torna a Napoli, lo fa da avversario, da potenziale ostacolo, da semplice rivale. La Champions sullo sfondo e il passato alle spalle, tre anni scolpiti nella storia – dal 2010 al 2013 – e quell’opinione che il tempo ha saputo accarezzare, rendendola meno ruvida. Cavani vola da Parigi a Napoli scortato da cuffiette e buon umore, ascolta musica e ammira la città dall’alto, poi torna al San Paolo, esattamente alle 19.15 di ieri, accolto da tifosi che lo invocano cercando d’individuarlo tra i vetri scuri del pullman. Il Matador sorride, scende, conosce la strada: si dirige in campo, calpesta l’erba di uno stadio amico, quindi si rifugia in camera, a Palazzo Caracciolo, nella sua junior site, tra l’intimità dei pensieri, l’affetto della gente e quell’emozione visibile che trattiene a fatica. Quattro anni fa la contestazione lo aveva ferito, oggi potrebbe dimenticarsene perché quell’idea, che i tifosi avevano di lui, appartiene ad un momento, alla rabbia, all’affetto (per l’atleta, per l’uomo) che ha mille volti e può manifestarsi in qualsiasi modo.
NUOVA ACCOGLIENZA. Dagli stessi spalti, stasera, quei fischi potrebbero convertirsi in applausi. Cambierebbe il rumore, il volto del Matador, l’atmosfera di uno stadio che, ad un tratto, lo ha rivalutato senza che Cavani facesse nulla per conquistare quella stima improvvisamente perduta, svanita dopo il trasferimento al Paris Saint-Germain. Il potere del calcio, delle sue storie, di destini incrociati: nel frattempo qualcun altro ha deluso i tifosi (era alla Juventus, ora al Milan…) e così Edi, che aveva semplicemente assecondato l’istinto del professionista, è tornato ad essere anche un idolo, lo stesso di sempre. Improvvisamente Cavani ha riacceso la nostalgia dei tifosi, s’è fatto desiderare e ancora oggi rappresenta quel sogno alimentato dalle fotografie nitide del match d’andata: le parole di De Laurentiis («Può tornare se si riduce lo stipendio») e Giuntoli («Le nostre porte sono aperte»), gli abbracci coi vecchi compagni e i membri dello staff, i sorrisi sinceri d’un legame ancora vivo che il calcio ha saputo tutelare.

CENTOQUATTRO RETI. Il tempo non cancella i ricordi, certi numeri s’incastrano tra le statistiche e lì restano per sempre, fino a che qualcuno vorrà andarsele a (ri)leggere. Ci troverà un triennio brillante: capelli al vento e porte vibranti, palloni a casa e avversari disarmati, rimonte pazzesche e centoquattro gol a sintetizzare un’epoca, a raccontare di Cavani e quella sua capacità unica di lasciare il segno ovunque, in campo e fuori. La sua Napoli non l’ha mai dimenticato.

saluti INTIMI. Ieri sera Lucas e Bautista, accompagnati dalla mamma Maria Soledad, ex moglie di Edi, hanno incontrato il papà nell’albergo che ospita il Psg. Stasera Lucas e Bautista saranno al San Paolo.

 Il futuro è oggi e le prossime due partite, che il calendario proporrà, potranno solo accompagnare la sfida più importante. L’ambizione del Napoli attraversa le insidie del Paris Saint-Germain, una squadra da studiare con attenzione, senza invidia o eccessivi timori. La gara d’andata ha esaltato la compattezza degli azzurrini, non il talento (singolo) dei francesi. Ecco perché l’impresa appare possibile. Ci proverà, il Napoli, che accoglierà la formazione francese allo stadio Ianniello di Frattamaggiore, dove anche il Liverpool, raggiunto in extremis da una rete di Gaetano, è stato costretto a fermarsi. Calcio d’avvio alle ore 12, diretta su Sky Sport Football, in palio il secondo posto del Gruppo C (il Liverpool è saldamente primo a sette) per accedere agli spareggi con vista sugli ottavi di finale della Youth League.

CLASSIFICA. Il Napoli ricomincia dopo tre pareggi, è vivo e punta sul «fattore casa» per conquistare una vittoria che permetterebbe alla squadra di Baronio di sorpassare in classifica proprio il Psg, attualmente fermo a quattro dopo aver pareggiato con gli azzurrini, vinto con la Stella Rossa e perso all’esordio 5-2 contro il Liverpool. All’andata gara divertente nonostante lo zero a zero finale. Potevano vincerla entrambe. Il Napoli ha giocato a testa alta, con personalità, conquistando un punto e consensi, confermandosi squadra solida, organizzata oltre le rotazioni (anche oggi diversi cambi di formazione), rapida nel verticalizzare senza mai scoprirsi.

L’ATTESA. Nella testa dei giocatori, che s’esaltano quando l’asticella s’alza, il Psg c’è da domenica pomeriggio e forse anche prima: «Non vedono l’ora di giocarla» aveva ammesso Baronio dopo il 3-0 tre a zero di campionato sul Genoa, una vittoria che – secondo l’allenatore del Napoli – «dà fiducia e morale in vista della Youth League». Non mancherà il sostegno del pubblico, oggi: gli spalti torneranno a riempirsi di familiari, addetti ai lavori o semplicemente tifosi. Una mattinata scortando i più piccoli, in attesa dei più grandi. Oltre l’età, nel segno di Napoli-Paris Saint-Germain.

Napoli-PSG (ORE 12) A Frattamaggiore diretta TV Sky Sport Football

NAPOLI (3-5-1-1): D’Andrea; Zanoli, Esposito G., Bartiromo; Mezzoni, Illuminato, Micillo, Vrakas, Calvano; Gaetano; Sgarbi. A disp.: Daniele, Senese, Manzi, Zedadka, D’Alessandro, Energe, Palmieri. All.: Baronio.
PARIS SAINT-GERMAIN (4-1-4-1): Innocent; Yapi, Fiawoo, Nya, Larkeche; Kapo; Yaisien, Williams, Fadiga, Coulibaly; Kalimuendo Muniga. A disp.: Ouvry, Makuntungu, Providence, Fressange, Ruiz Atil, Oufella. All.: Beunardeau.
ARBITRO: Anastasios Papapetrou (Gre).
Guardalinee: Petropoulos e Aptosoglou (Gre).
Quarto uomo: Di Paolo (Ita).

La storia infinita: in A, in B, in Coppa Italia, in Supercoppa. E ogni volta, fuoco e fiamme. «Già, conosco bene il Napoli e il San Paolo». E la città, come del resto tutto il mondo, conosce perfettamente lui: Gigi Buffon. Un mito e una leggenda. L’enciclopedia del portiere e un irriducibile avversario della squadra e del popolo: da 30 e lode. Sì, oggi i testa a testa diventeranno 30: dall’1-1 del 3 dicembre 1995, giorno del primo incrocio con il Parma, alla notte del 22 aprile 2018 con la Juve. Quella del gol di Koulibaly allo Stadium: «Dopo quella sconfitta ho temuto di perdere lo scudetto per una settimana», sibila Gigi. Ed è bello sentirlo parlare in italiano e soprattutto ritrovarlo in Champions dopo qualche mese di Francia e la squalifica europea. «Esilio forzato», lo definisce lui. Una pausa durata tre giornate dopo l’espulsione nel quarto di finale con il Real a Madrid e l’irrefrenabile sfogo contro l’arbitro Oliver. Quello dei fruttini: «Rientrare in Champions proprio in Italia, a Napoli, in una partita così importante, mi regala scosse eccezionali. E’ una fortuna». Per tutti: bentornato.

DECISIVA. E allora, l’amico-nemico ritrovato. Un nemico sportivo immarcescibile, per il Napoli e i suoi tifosi. Un fenomeno che ogni volta è stato difficile sia affrontare sia battere ai tempi della Juve, che oggi proverà a regalare un altro dispiacere con la maglia del Psg. Sia chiaro: i film in bianconero sono un’altra cosa per i napoletani, ma questa partita è fondamentale per le sorti del Gruppo C. Per la qualificazione: «Tornare a giocare in una gara così è ancora più emozionante: spero di poter dare il mio contributo, sappiamo che non è una partita normale. Sappiamo di dover vincere, ma l’importante è non perdere dovendo giocare anche con Liverpool e Stella Rossa».
La sua esperienza, insomma, fa la differenza già in borghese. «In Champions è fondamentale essere solidi e compatti, proprio come siamo stati con il Marsiglia e il Lille: è così che potremo superare le difficoltà in campo internazionale. Il nostro lavoro è cominciato tre mesi fa, e ora vedo una squadra migliorata e in crescita. Tutto ciò mi fa ben sperare per la Champions, ma la decisione di continuare a giocare, a 40 anni, non dipende dalla vittoria del trofeo: piuttosto dagli stimoli e da come sto fisicamente. Da quanta voglia avrò di sacrificarmi». In merito alla partita, però, bisognerà vedere cosa ne pensa il Napoli: «Conosco bene la squadra e anche lo stadio. L’ambiente. Giocare da queste parti è difficile: l’atmosfera è molto calda e i giocatori e i tifosi sono una sola cosa. Tra l’altro, l’andata ha dimostrato che gli azzurri sono un avversario davvero forte e difficile da battere».
CARLETTO MIO. Poi, passato e presente: «Con Sarri, il Napoli sciorinava un gioco eccezionale, bellissimo, ma sembrava sempre che avesse la necessità di andare a duemila all’ora per non crollare. Ora, invece, balzano all’occhio la consapevolezza e la capacità di gestione».
Merito di Ancelotti. «Ricambio tutte le cose belle che ha detto di me: è una persona veramente speciale che ha il potere di conquistare tutti. E’ atipico per il nostro mondo, ma onestamente mi fa rabbia che di lui a volte si sottolinei più l’umanità che le capacità tecniche: se ha vinto per vent’anni, vuol dire che è un grandissimo allenatore e che ha qualcosa più degli altri».
Lo sa anche lui: «Fu Ancelotti a chiamarmi alla Juve, ma poi dopo la firma andò via. Al Milan: e poco dopo vinse in finale di Champions proprio contro di noi». Il San Paolo sorride e lo prende come un buon auspicio.

Sarà una notte speciale anche per Carlo Ancelotti. Stasera, contro il Psg, raggiungerà il traguardo delle 200 partite europee, delle quali ben 164 in Champions League (vinta tre volte), con otto squadre diverse. La storia, dunque, s’interesserà anche di lui che, tuttavia, avrà tutt’altri pensieri, questa sera, nel tragitto che lo porterà dagli spogliatoi alla sua panchina. Verrà distratto dall’importanza della sfida col suo ex club e dal sostegno che garantiranno al suo Napoli i 55 mila del San Paolo. Un’atmosfera da grandi eventi, insomma, che terrà alta la tensione sua e della squadra: battere il Psg significherebbe ipotecare il passaggio agli ottavi di finale, l’unico traguardo che in questo momento può avere un interesse per l’allenatore napoletano. «Affrontare le grandi squadre non è mai semplice. A Parigi abbiamo fatto bene e vogliamo ripeterci al San Paolo. La squadra mi trasmette sensazioni positive, sono convinto che farà una grande prestazione», ha detto Ancelotti.

L’AMICO BUFFON Non vuole fa re calcoli, il tecnico. Ai suoi ha chiesto di lasciar perdere i numeri e di restare concentrati sulla partita. Al Napoli andrebbe bene anche un pareggio in considerazione del fatto che nel prossimo turno ci sarà lo scontro diretto tra Liverpool e Psg, mentre al San Paolo arriverà la Stella Rossa. Intanto, però, nello stadio napoletano, stasera, ritornerà un amato nemico, quel Gigi Buffon che tante battaglie ha disputato contro il Napoli con la maglia bianconera. «È sempre un piacere ritrovarlo, vederlo ancora motivato nonostante la non più giovane età – ha detto Ancelotti -. Ho grande rispetto per il professionista e altrettanto affetto per l’amico».

NIENTE SORPRESE Per la primavolta dall’inizio della stagione, l’allenatore schiererà una formazione che non è un inedito. Stasera, dovrebbero andare in campo gli stessi undici che hanno iniziato la partita d’andata, al Parco dei Principi. In difesa, dovrebbe esserci Maksimovic insieme a Albiol e Koulibaly, mentre a centrocampo ci sarà la conferma di Fabian Ruiz. In attacco, la coppia Mertens-Insigne pare inattaccabile. «Il girone è molto equilibrato e incerto. Come noi, anche il Psg non farà calcoli. Di sicuro, vorranno vincere, perché è nella mentalità delle grandi squadre», ha ricordato il tecnico.

Ha fatto un giro al San Paolo, che ben conosce, ha scherzato con Cavani sul prato dello stadio pensando all’atmosfera che ci sarà stasera a Fuorigrotta (tifoserie amiche, previsti circa 55.000 spettatori con i cancelli aperti dalle 17), e si sta godendo queste ore di attesa come non gli capitava da un po’. Gigi Buffon ha l’emozione della consapevolezza di ciò che aspetta lui ed il Paris Saint Germain. È stata una vigilia particolare: per lui la prima di Champions dopo quell’eliminazione di Madrid con la maglia della Juve che ovviamente gli brucia ancora. L’ha vissuta sereno, nell’albergo che ospita i francesi in pieno centro storico, dove tutto è stato curato nei dettagli, al punto che addirittura i centrotavola sono stati preparati con dei fiori che richiamano i colori sociali del club parigino.

COMPATTEZZA Buffon ritroverà oggi tanti vecchi amici, tra i quali Alessandro Nista che era il dodicesimo del Parma nel giorno del suo esordio in A e ora è il preparatore dei portieri del Napoli. Ma è concentrato solo sulla partita: «Se ho continuato a giocare è per vivere serate di questo tipo, ho la fortuna di rientrare in Champions proprio in Italia. Sto bene fisicamente e ho grandi motivazioni, spero di dare il mio contributo alla causa». Sarà certamente così perché Gigi ha giocato più partite in Champions che il Psg nella sua storia (saranno 100 stasera per i francesi). «Sono avvezzo al San Paolo: è difficile vincere qui, per di più contro una squadra che all’andata mi ha fatto una grande impressione. Sarebbe importante non perdere considerato il fatto che poi avremo la sfida in casa con il Liverpool». Mette le mani avanti, Gigi, con esperienza e furbizia: «Siamo una squadra diversa dall’andata. Siamo cresciuti e diventati più compatti, lo si è visto chiaramente con Lilla e Marsiglia». Ora è il momento di dimostrarlo in Europa: «In Champions c’è più attenzione alla fase difensiva che nel campionato francese e questo rende più dura la vita a squadre dotate tecnicamente come la nostra».

DOLCE TORMENTO Carlo Ance lotti proverà proprio ad imbrigliare gli attaccanti del Psg, Buffon teme la sagacia tattica dell’amico Carletto: «Con lui il Napoli, che lo scorso anno mi ha fatto temere che avremmo perso lo scudetto, mi sembra più consapevole nella gestione della partita. Il livello dell’allenatore Ancelotti è addirittura superiore a quello della persona – ha concluso Buffon -, eppure Carletto è speciale. Un uomo atipico in questo mondo, ha qualcosa di diverso dagli altri. Si fa apprezzare e riesce a vincere da vent’anni. Mi ha voluto alla Juve dicendomi che sarebbe rimasto lì, invece io arrivai e lui andò via ma si è rifatto vincendo contro di noi la Champions l’anno successivo». Già, la Champions League: un dolce tormento del quale Buffon non riesce proprio a fare a meno.

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