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Dieta Dash: contro l’ipertensione e fa dimagrire

Dieta DASH La dieta DASH (Dietary Approaches To Stop Hypertension) è considerata il “gold standard” dalle raccomandazioni dietetiche dell’American Society of Hypertension, dell’American Heart Association e delle Dietary Guidelines for Americans del 2010 per ridurre molteplici fattori di rischio cardiovascolare, tra cui l’ipertensione, la dislipidemia, il sovrappeso e l’iperglicemia. Il programma dietetico prevede un’alimentazione basata su frutta, verdure, prodotti caseari poveri di grassi e un uso appropriato di prodotti a base di farina integrale, pollo e noci; è ricca di sodio, magnesio, calcio e antiossidanti.

Le principali differenze rispetto alla dieta mediterranea consistono nella scelta dei grassi polinsaturi, che possono essere diversi da quelli dell’olio di oliva, nella minore enfasi sul consumo di pesce e nello scoraggiare l’assunzione di alcol, anziché bere moderate quantità di vino ai pasti. Inoltre, la dieta DASH scoraggia l’assunzione di bevande zuccherate, che sono associate ad un aumentato rischio di patologie cardiovascolari. È stato dimostrato che diminuisca la pressione arteriosa, la rigidità vascolare e lo stress ossidativo. In particolare lo studio SUN, che ha arruolato una coorte di 6581 partecipanti seguiti con follow-up per 8 anni, ha dimostrato che un’alimentazione basata sulla dieta DASH associata a restrizione di alcol riduca il rischio di insorgenza della sindrome metabolica (RR: 0.41, 95% CI: 0.20- 0.85).

Dieta con restrizione di sodio Oltre alla dieta DASH standard, è molto efficace la dieta DASH con restrizione di sodio. Il sodio è fondamentale per il volume plasmatico, per l’equilibrio acido-base, la trasmissione degli impulsi nervosi e il regolare funzionamento delle cellule, con una dose minima giornaliera di 200-500 mg. Tuttavia una dieta costituita da alimenti industriali ricchi di sodio e povera di frutta e verdura aumenta il rischio di ipertensione, di patologie cardiovascolari e infarto, come è stato confermato da una meta-analisi su 13 studi clinici. Nella dieta DASH l’assunzione di sodio raccomandata dalle “Dietary guidelines for Americans” è di 2,3 g di sodio, equivalenti a 5,75 g di sale, mentre nella DASH povera di sodio sono previste dall’American Heart Association dosi di 1,5 g/die di sodio, equivalenti a 3.75 g di sale.

Entrambe le versioni della dieta DASH hanno l’obbiettivo di diminuire la quantità di sodio nei pasti rispetto a quella normalmente contenuta negli alimenti tradizionali. Il sodio è principalmente presente nel sale da cucina, ma anche nel latte, nella carne, nel pane, negli snacks e in molti prodotti industriali. Ad oggi il consumo medio di sale in Italia si aggira intorno agli 8 g/die nelle donne e 10-12 g/die negli uomini (quasi il doppio rispetto al massimo consentito dalle linee guida internazionali). Una riduzione dell’assunzione di sodio per almeno 4 settimane ha un efficace effetto ipotensivo sia in soggetti normotesi che ipertesi. Il calo pressorio è associato ad un lieve rialzo fisiologico dell’attività della renina plasmatica, dell’aldosterone e dell’adrenalina. Non sono state rilevate variazioni significative per quanto riguarda i lipidi plasmatici. L’entità dell’effetto antipertensivo è risultato strettamente correlato alla riduzione dei valori di sodio urinario nelle 24 ore; ad una maggiore restrizione di sodio sono quindi corrisposti outcomes più consistenti. Le raccomandazioni attuali consigliano di ridurre il consumo di sale da 8-12 a 5-6 g/die, ma un ulteriore diminuzione di 3 g/die può essere importante per prevenire e controllare la pressione arteriosa.

Stile di vita, dieta e attività sportiva Tra i farmaci antipertensivi e gli interventi cardiovascolari a disposizione, spesso viene sottovalutata l’importanza dello stile di vita e della dieta (presenti da linee guida ESH/ESC in ogni classe di soggetti), che invece rappresentano un caposaldo della prevenzione e della terapia dell’ipertensione arteriosa. In particolare la dieta DASH e la dieta mediterranea, grazie alla loro equilibrata composizione, hanno dimostrato di essere di beneficio sia nei pazienti sani che nei pazienti ipertesi con sindrome metabolica. Gli interventi che si sono dimostrati efficaci nel migliorare il controllo della pressione arteriosa sono la restrizione sodica, la limitazione del consumo di alcool, l’elevato consumo di frutta e verdura, nonché una dieta a basso contenuto di grassi saturi; tuttavia, è sempre più evidente l’obiettivo di una “nutrizione personalizzata”, basata sull’analisi dei fattori genetici coinvolti nell’interazione tra le componenti dietetiche e l’aumento dei valori pressori. L’esercizio fisico regolare aiuta a mantenere il peso ottimale, a diminuire l’infiammazione e ad aumentare la vasodilatazione, mostrando quindi il suo ruolo cardine nella salute cardiovascolare. È molto importante la cessazione del fumo di sigaretta, in quanto induce un effetto pressorio acuto che può aumentare la pressione arteriosa ambulatoria diurna. Trials clinici hanno dimostrato che gli effetti antipertensivi associati a modifiche dello stile di vita possono essere equivalenti alla terapia con un farmaco, ma frequentemente non viene mante.

Attività fisica L’attività fisica costituisce un’efficace strategia preventiva e terapeutica per migliorare complessivamente la salute e la qualità di vita. Infatti, la progressione dell’età è associata a una cascata di cambiamenti morfologici e fisiologici che predispongono gli adulti anziani a un progressivo indebolimento, declino funzionale, morbidità e mortalità. In particolare con l’età peggiorano le capacità cardio-respiratorie, soprattutto se sono presenti patologie cardiovascolari associate a infiammazione, stress ossidativo e cambiamenti nell’espressione genica. Svolgere attività fisica aerobica regolare permette di ritardare questo declino fisiologico, oltre a prevenire il diabete mellito, la dislipidemia e l’ipertensione arteriosa. La natura e l’intensità dell’esercizio fisico sono punti critici riguardo agli effetti fisiologici sul sistema cardiovascolare. L’allenamento con esercizi di resistenza promuove la vasodilatazione e induce un’ipertrofia cardiaca fisiologica eccentrica, che ritarda e attenua l’ipertrofia patologica e la disfunzione sistolica. Secondo uno studio clinico in crossover su uomini adulti sani, esercizi di elevata intensità con brevi intervalli sono risultati più efficaci nel migliorare il rischio di patologie cardiovascolari rispetto ad esercizi di resistenza continui di moderata intensità, mentre l’attività fisica intensità lieve-moderata migliora i valori di pressione arteriosa. Uno trial clinico su 4614 adulti americani ha valutato gli effetti dell’attività fisica di diversa intensità sui principali parametri cardio-metabolici: tutti i tipi di esercizio sono stati associati a un miglioramento della circonferenza vita, della proteina C reattiva, dei trigliceridi e della sensibilità insulinica; tuttavia l’attività fisica di lieve intensità ha mostrato una maggiore riduzione della pressione arteriosa, mentre l’attività moderata-elevata ha dato risultati migliori sul BMI, sul colesterolo HDL e sulla glicemia. Ai soggetti ipertesi è quindi raccomandata un’attività aerobica di moderata intensità di almeno 30 minuti al giorno unito ad esercizi di resistenza 2-3 volte alla settimana ed è fondamentale nel controllo dell’ipertensione e per migliorare il rischio di patologie cardiovascolari.

L’ipertensione coinvolge dal 30 al 45% della popolazione generale, con una tendenza all’aumento dell’incidenza a partire dai 50 anni di età. Questo importante fattore di rischio per le patologie cardiovascolari può essere contrastato con efficacia da una dieta adeguata e dall’assunzione di nutraceutici. Utifar è da tempo convinta dell’importanza di un consiglio qualificato. Negli ultimi mesi, le evidenze scientifiche stanno dando al farmacista importanti strumenti, offrendo riscontri effettivi sull’azione di molti nutraceutici e di una dieta corretta. In questo numero di Nuovo Collegamento, proponiamo ai lettori la prima parte di una review che si basa sugli approcci preventivi-terapeutici dell’ipertensione arteriosa, al di là della terapia convenzionale di natura farmacologica. Questo lavoro, che tra l’altro sarà la base per un documento di consensus internazionale che riporterà i profili di tutti i nutraceutici utilizzati nell’ipertensione (dosaggi, profili farmacocinetici-dinamici, tossicità, evidenze, efficacia), è stato condotto da Arrigo Cicero ed Alessandro Colletti Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Dalla ricerca, si evidenziano le numerose prospettive aperte al fine di prevenire e trattare con efficacia l’ipertensione. Una maggiore informazione e sensibilizzazione inerenti l’importanza dell’attività fisica, di un’alimentazione corretta e dell’integrazione con nutraceutici adatti alle esigenze specifiche di ogni soggetto, uniti ad ulteriori trials clinici che valutino la tollerabilità e gli effetti a lungo termine delle poli-pillole farmacologiche/nutraceutiche, possono portare ad un’inversione del trend di prevalenza ed incidenza di questo fattore di rischio e dei derivati tassi di morbilità e mortalità. In questo numero, riportiamo la parte dello studio relativa al ruolo della dieta nella prevenzione dell’ipertensione, con particolare riferimento ai benefici della dieta mediterranea e della dieta DASH (Dietary Approaches To Stop Hypertension). Nel numero di novembre/dicembre pubblicheremo le evidenze emerse su alcuni dei nutraceutici risultati maggiormente utili per il trattamento e la prevenzione di questa patologia.