Champions League Juventus – Valencia Live TV Diretta Streaming Gratis Link no Rojadirecta

Juventus-Valencia sarà trasmessa in diretta e in esclusiva da Sky su Sky Sport Arena (canale 204) e Sky Sport 253. Gli abbonati a Sky potranno seguirla anche in streaming da PC, Tablet e smartphone tramite le piattaforme Sky Go e Now TV. Inoltre vi segnaliamo che la partita non sarà disponibile solo in TV o sul web ma anche in radio in quanto la radiocronaca sarà trasmessa su Radio Deejay a partire dalle 20.45 con Andrea e Michele, Ivan Zazzaroni e la radiocronaca di Riccardo Quadrano. Inoltre gli highlights del match saranno trasmessi su TV 8, giovedì 29 novembre a partire dalle 00.15.

Tutto o niente. Marcelino ha chiara in mente la classifica del gruppo H, dove il suo Valencia ha 5 punti contro i 9 della Juve e i 7 dello United, e sa che un pari non servirebbe a niente: i tre punti sono obbligatori per mantenere in vita le speranze di qualificazione degli spagnoli. «Siamo venuti a Torino con l’intenzione di vincere – dice il tecnico -: abbiamo il gioco e l’intensità per fare bene. Un pari non ci basta. Tra due giorni vorrei essere in una situazione di classifica migliore. Sarà una partita lunga e difficile, non penseremo alla gara col Reai di sabato». Mancheranno giocatori importanti: oltre a Coquelin, out pure Kondogbia e Garay, che «al momento fatica a camminare». In difesa Diakhaby è in vantaggio su Murillo, che a Mestalla fu causa dell’espulsione di Ronaldo. In porta l’ex bianconero Neto: «Alla Juve non sono stato bene, non era quello che volevo. Sono contento di aver cambiato. Qui, troveremo un ambiente di altissimo livello, ma abbiamo tutto per imporre il nostro gioco e fare risultato».

Il Valencia partirà oggi a mezzogiorno alla volta di Torino dove arriverà con l’obbligo di vincere la prima delle sue due finali della fase a gruppi di Champions League. E già, perché solo nel caso in cui lo Young Boys dovesse riuscire a fare lo sgambetto al Manchester United, gli uomini di Marcelino potrebbero accontentarsi di un pareggio contro i campioni d’Italia. Una possibilità, quest’ultima, sulla quale gli spagnoli non fanno molto affidamento.
Non faranno parte della spedizione valencianista né Ezequiel Garay né Denis Cheryshev, entrambi infortunati. Particolarmente sensibile l’assenza del difensore centrale argentino, líder máximo della retroguardia spagnola, sostituito nella lista dall’ex interista Jeison Murillo, protagonista all’andata dell’ingiusta espulsione di Cristiano Ronaldo. L’altra novità è rappresentata, invece, dal rientro di Cristiano Piccini, rimasto ai box nelle ultime settimane a causa di una lesione al polpaccio.

«I nostri tifosi meritavano una vittoria come questa. Speriamo di potergli regalare un’altra gioia vincendo anche a Torino». Molte delle opzioni del Valencia dipendono dalla vena di Santi Mina, il calciatore più in forma degli spagnoli, anche se Marcelino spera che un palcoscenico importante come lo Juventus Stadium possa servire a stimolare Gonçalo Guedes: «Ha un dolore al pube e pur non trattandosi di una vera e propria pubalgia gli dà molto fastidio». La presenza nell’undici titolare del portoghese, però, non è in dubbio: «Il suo problema non si risolve lasciandolo a riposo».

Portieri: Jaume, Neto, Cristian. Difensori: Piccini, Wass, Gabriel Paulista, Diakhaby, Vezo, Murillo, Lato, Gayà. Centrocampisti: Carlos Soler, Ferran Torres, Coquelin, Kondogbia, Parejo. Attaccanti: Guedes Rodrigo, Batshuayi, Santi Mina, Gameiro.

La Juventus del 2013-14, quella che a fine stagione stabilì lo storico record di 102 punti, sarebbe indietro addirittura di 3. Numeri che aiutano a mettere a fuoco lo strapotere che la squadra di Massimiliano Allegri sta esercitando sul campionato, certificato dal record di punti dopo 13 giornate: 37.
Uno strapotere ancora più schiacciante dopo lo 0-0 imposto dal Chievo al Napoli, un turno più tardi rispetto al crollo dell’Inter con l’Atalanta: nel giro di due giornate nerazzurri e azzurri, i più accreditati rivali della Juventus, sono scivolati a -9 e -8. E’ ovviamente presto per parlare di campionato finito, ma è altrettanto chiaro che la formazione bianconera sia in grado di marciare a un ritmo insostenibile per le avversarie: la proiezione finale sarebbe di 108 punti.

Un ritmo, quello di Chiellini e compagni, che ha resistito anche alle prime salite. A inizio di campionato si è sottolineato come il sorteggio avesse riservato alla formazione bianconera un avvio agevole, ma analizzata dopo 13 giornate quella percorsa dalla Juventus appare tutt’altro che un’autostrada: la squadra di Allegri ha già affrontato cinque delle sette inseguitrici più vicine (Napoli secondo, Lazio quarta, Milan quinto, Parma sesto e Sassuolo settimo). Eppure a velocità da autostrada ha viaggiato la macchina bianconera.
Un dominio totale, confermato da ogni genere di statistica: la Juventus tira più di tutti, 192 volte finora, segna più di tutti, 28 gol, concede meno tiri di tutti, 113, e subisce meno gol di tutti, 7. Ha il maggior possesso palla del campionato, 57,5%, ed è la più precisa nei passaggi, l’88,8% quelli riusciti, ma è anche quella che dei passaggi sa fare meglio a meno, con il record di dribbling tentati, 198, e riusciti, 120. Aggiungete la personalità, la mentalità vincente, la cattiveria agonistica che rappresentavano già il valore aggiunto della squadra bianconera e che sono stati ulteriormente accresciuti dall’arrivo di Cristiano Ronaldo, e il quadro di una formazione di un altro livello rispetto alle avversarie italiane è completo.

D’altra parte è proprio a un altro livello, quello europeo, che la Juventus punta a trionfare in questa stagione, oltre che a confermare il suo dominio in Italia. L’arrivo di Ronaldo, ma anche quelli di Bonucci, Cancelo, Emre Can, Perin, Spinazzola e Kean hanno trasformato una rosa già forte in un gruppo in cui non c’è un solo giocatore che non sia nel giro della Nazionale del proprio Paese, se non per propria rinuncia (Mandzukic) o per un’età che lo esclude da un progetto rivolto al futuro (Barzagli). La conseguenza è stata la trasformazione della Champions League da «sogno», peraltro quasi realizzato due volte negli ultimi quattro anni, a «obiettivo», come dichiarato da Andrea Agnelli nel discorso alla squadra a Villar Perosa, prima dell’inizio della stagione.
Parole a cui la Juventus ha fatto seguire i fatti fin dall’esordio europeo al Mestalla: in 10 dopo mezzora per l’ingiusta espulsione del suo trascinatore CR7, con la coscienza appesantita da tre occasioni clamorose sprecate, aveva trasformato quella che stava assumendo i contorni della serata stregata in una dimostrazione di personalità e di forza, controllando comunque la partita e imponendosi 2-0. Dimostrazioni di personalità e forza ripetute nel doppio confronto con il Manchester United, dominato a Old Trafford e all’Allianz Stadium, a prescindere dall’incredibile sconfitta per 2-1, maturata nel finale della sfida di Torino dopo che i bianconeri avevano colpito un palo, una traversa e sprecato una serie di occasioni. Un incidente di percorso che non ha intaccato lo status di favorita (non unica, ma tra le principali) della Juventus, ma le ha impedito di conquistare la qualificazione agli ottavi con due giornate d’anticipo: una pratica che la squadra di Allegri ha l’occasione di archiviare domani e di nuovo allo Stadium, anche solo pareggiando con il Valencia. Ma è con una vittoria che i bianconeri vogliono mettere il primo punto fermo all’espansione del dominio.

La squadra che vince si può cambiare. Si deve cambiare. Soprattutto se hai tanti giocatori forti che chiunque metti vinci sempre (o quasi). La Juve di oggi è un concentrato di campioni tale che di volta in volta può cambiare tema e interpreti senza perdere alcunché dal punto di vista della redditività finale. Così, dopo il successo sulla Spal firmato Ronaldo-Mandzukic, ecco Valencia e Fiorentina. Anche gli avversari fanno la loro parte nei giri di turn over. Stasera per esempio, per acciuffare gli ottavi di Champions già sfuggiti due settimane fa contro lo United, c’è Dybala che si inserisce in mezzo ai due giganti dell’attacco. Cambieranno un po’ le dinamiche, è vero, ma per l’obiettivo di fine novembre il numero dieci bianconero deve essere pronto: sarà lui a comporre di nuovo il tridente insieme a CR7 e a SuperMario. Artiglieria pesante, i gioielli schierati tutti in prima fila nella vetrina da mostrare all’Europa, un trio che finora ha prodotto 22 gol tra campionato e coppa. L’ennesima conferma della necessità, da parte di Allegri, di chiudere la pratica qualificazione senza troppi giri di parole. In modo da archiviare l’incidente di percorso, che non può essere definito diversamente, contro il Manchester United.

PASS. Allegri e la sua Juve vogliono chiudere il discorso. La Champions doveva già essere archiviata, almeno fino al sorteggio (17 dicembre a Nyon). Invece manca un punto per l’aritmetica, con tre, e se lo United non vince, c’è anche la certezza del primo posto e quindi dell’urna delle teste di serie. Per questo ci saranno i rientri dal primo minuto dei cosiddetti titolari. Szczesny, Cancelo, Chiellini e Matuidi: hanno tutti riposato, ultimamente, proprio per arrivare al meglio a stasera. Il Valencia, dopo il 2-0 con cui la Juve ha già vinto al Mestalla (due rigori di Pjanic), spaventa il giusto. In Liga è decimo e in Italia oggi equivarrebbe a un’Atalanta, o una Fiorentina (proprio il prossimo avversario, sabato al Franchi). Nessuno sottovaluta Marcelino e i suoi, però. Perché proveranno il tutto per tutto per non salutare la ribalta continentale. I numeri? Dicono Juve. Tipo che i bianconeri non hanno mai perso due volte di fila in casa in competizioni europee; che prima dei due gol del Manchester United la porta della Juve era inviolata da cinque partite nei gironi di Champions; che Ronaldo dopo il primo rosso della sua storia-Champions (proprio a Valencia) va a caccia del 33º club da “marchiare” tra i Campioni per eguagliare il record di Raul; che – rieccolo! – Dybala ha segnato 5 reti nelle sue ultime 5 apparizioni su questo palco; e infine che Mandzukic i suoi 6 gol stagionali li ha segnati con soli 8 tiri in porta. Insomma, non vorremmo essere nei panni dell’ex portiere della Juve, Neto, oggi di ritorno a Torino dopo un paio d’anni da erede di Buffon conclusi con un nulla di fatto. Intanto, ieri su Instagram CR7 ha pubblicato un post: “Ready for tomorrow”, pronto più che mai.

SPAZIO. Ronaldo e Mandzukic decisivi negli ultimi due successi. Hanno segnato loro con Milan e Spal nel sesto e settimo 2-0 stagionale della Juve. Dybala quest’anno deve mettersi un po’ alle spalle, in una veste che Allegri gradisce molto: cucitore di gioco, in fase di uscita e di costruzione offensiva, appoggio per i centrocampisti, supporto per la coppia d’attacco, primo difensore in fase di recupero e trequartista pronto all’assist o alla soluzione personale. Ecco perché i primi due mesi di stagione – tra metà agosto e metà ottobre – Dybala aveva faticato: troppe cose tutte insieme. Ora però va forte e si ritrova a pennello in questa suo nuovo ruolo. E così, quando arrivano gli appuntamenti di gala, i vari Douglas Costa, Cuadrado e Bernardeschi hanno poche chance. Stasera di fa la Champions e il numero 10 della Juve è al suo posto. Lì, appena alle spalle dei due giganti.

Lo chiamano «La fabbrica dei terzini», perché il Valencia ha una certa tradizione storica con il ruolo e la Juventus che si sta godendo JoaoCancelo (che da Valencia è passatonella fase cruciale della sua carriera) ne sa qualcosa. Ma più in generale, il Valencia è una boutique sempre molto interessante, nella quale i grandi club spesso vanno a fare spese e adesso c’è anche un consulente ben noto ai bianconeri, perché il mercato del club spagnolo ha come deus ex machina un certo JorgeMendes.

Ecco perché la partita di questa sera diventa una vetrina molto interessante per la Juventus che vedrà da vicino alcuni dei giocatori che compaiono nelle liste allagrate di FabioParatici. Per esempio il terzino – appunto! – JoséGayà, mancino di 23 anni che i bianconeri seguono dalla scorsa stagione, quando il Valencia voleva StefanoSturaro a gennaio e si videro chiedere in cambio proprio Gayà. Nel frattempo l’esterno sinistro è ulteriormente migliorato e, anche se la Juventus ha altre priorità su quella fascia, come Marcelo o JordiAlba, il nome del valenciano resta, soprattutto per l’età, quella giusta per impostare un investimento tecnico ed economico.

Giovanissimo è anche il CarlosSoler, 21 anni, centrocampista estremamente tecnico per i suoi natali tattici che lo hanno visto iniziare da punta centrale. I tecnici delle giovanili del Valencia lo trasformano in un trequartista prima e in un centrocampista poi, esaltando al meglio le sue caratteristiche, soprattutto la visione di gioco. Da centrocampista resta comunque un ottimo finalizzatore, perché il senso del gol è rimasto quello degli esordi.

DOVE VEDERE Juventus -Valencia IN DIRETTA TV

La sfida tra Juventus e Valencia potrà essere vista in diretta tv su Sky Sport in esclusiva. Le immagini salienti dell’incontro saranno trasmesse anche in Diretta gol sul canale Sky Sport 251. Fischio d’inizio ore 21.

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DOVE VEDERE Juventus – Valencia IN STREAMING

Juventus Valencia sarà visibile in streaming, in esclusiva per gli abbonati Sky, su pc e dispositivi mobili grazie all’applicazione Sky Go.

Ecco una breve panoramica delle alternative che potrebbero essere utili:

  1. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  2. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  3. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  4. Svezia con Modern Times Group;
  5. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  6. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  7. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  8. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  9. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  10. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen.

Altro ventunenne che piace molto è GonçaloGuedes, attaccante, che in estate il Valencia ha ricomprato dal PSG per 40 milioni, contribuendo al tentativo di rispettare i parametri dal fair play finanziario da parte dei parigini. L’attaccante è forte, è già titolare della nazionale portoghese e non è esattamente un bomber (pochi i gol), quanto più un attaccante di movimento, utile al reparto. Particolare in più: fa parte della scuderia Gestifute, la società di Jorge Mendes, l’agente di CristianoRonaldo.

Due prospetti per il futuro sono, invece, l’attaccante FerranTorres e il coreano Kang-inLee: 18 anni tutti e due, hanno impressionato gli osservatori internazionali. E in particolare il coreano si è mesos in evidenza nella partita di Youth League contro la Juventus disputata a Valencia, meritandosi un’annotazione sul taccuino dei dirigenti bianconeri presenti. In questo caso si tratterebbe di investimenti per il futuro, giocatori molto interessanti anche per la seconda squadra, dove farli crescere tenendoli d’occhio. Ma attenzione perché la boutique del Valencia è cara e Kang-in Lee, per esempio, ha già una clausola da 80 milioni di euro.

La sfida di stasera contro il Valencia, come leggete nella pagina a fianco, sarà anche un’occasione per vedere all’opera davanti all’asticella bianconera i gioielli del club spagnolo che la Juventus sta seguendo. Se gli occhi di Andrea Agnelli, Fabio Paratici e degli altri dirigenti presenti allo Stadium saranno puntati su Gaya e soci, in cima ai loro pensieri ci sono però altri nomi.
Il primo, non è un mistero, è quello di Paul Pogba, passato dallo Stadium nel precedente turno di Champions, ma del quale presidente e ds bianconero non avevano certo bisogno di studiare le qualità. E’ ancora ben vivo il ricordo di quanto ha mostrato nelle quattro stagioni in bianconero, le migliori della sua carriera.

Tanto che già da mesi ha voglia di tornare. Dopo le crisi di inizio stagione ha trovato una tregua con José Mourinho, ma la sua esperienza al Manchester United è destinata a chiudersi nel 2019. A gennaio o in estate? Probabilmente in estate, ma la Juventus un sondaggio lo farà anche nelle prossime settimane: dovrebbe raggiungere un accordo per il prestito con obbligo di riscatto, non potendo far fronte all’esborso necessario nel bilancio in corso. Da luglio la società bianconera potrà invece trattare anche per l’acquisto ed è favorita sul Barcellona e, dovesse tentare di inserirsi, sull’Inter.

In contatto con Mino Raiola per discutere il rinnovo di contratto e il futuro immediato di Moise Kean, con l’agente la Juventus monitora anche la situazione di Pogba, ma non solo: il procuratore cura anche gli interessi di Matthijs De Ligt, diciannovenne centrale dell’Ajax scelto per preparare il dopo Bonucci-Chiellini. L’Ajax lo valuta 50 milioni, ancora di più chiede per Frenkie De Jong, ventunenne centrocampista che rappresenta una delle alternative a Pogba. A costo zero il cartellino degli altri due obiettivi per il centrocampo, Adrien Rabiot e Aaron Ramsey, in scadenza con Psg e Arsenal: con i quali non sarà però semplice trattare l’ingaggio.

Se qualcuno poteva avere il dubbio, ci pensa EvelinaChristillin a spazzarlo via: «CristianoRonaldo sarebbe piaciuto molto all’Avvocato». E lei, che di fianco a GianniAgnelli ha visto centinaia di partita e oggi è membro del Consiglio Fifa, può dirlo con una certa sicurezza, spiegando anche: «Forse, tuttavia, non sarebbe stato il giocatore con cui avrebbe scherzato o per il quale avrebbe coniato una delle sue classiche batutte. Ronaldo è bionico, un meraviglioso meccanismo che poco concede all’umorismo». Vero, ma la classe con cui inventa calcio avrebbe rapito il gusto estetico del primo tifoso bianconero, della cui appassionata arguzia si sente spesso orfano tutto il popolo bianconero.

Ronaldo forse non ha il senso dell’umorismo di un Platini, ma può essere perfino più devastante del francese. E questa sera muore dalla voglia di dimostrarlo: c’è la Champions League, la sua competizione, il suo palcoscenico più importante e quindi è gasatissimo di salirci. Soprattutto perché gli pizzica l’animo il desiderio di vendicarsi. Non ha dimenticato, CR7, il 19 settembre: doveva iniziare alla grande la sua avventura in Champions con la Juventus e finì per essere espulso dopo mezzora per un’interpretazione completamente sbagliata dell’arbitro Brych e dal suo assistenza Fritz.

Quella festa rovinata dal rosso aveva fatto piangere Ronaldo, crollato dal punto di vista psicologico. La delusione di allora diventa rabbia oggi, con la volontà di prendersi la rivincita su quel furbetto di Murillo e, più in generale, sul Valencia contro cui aveva già segnato molti gol ai tempi del Real Madrid.  Chi lo conosce dice: non fate arrabbiare Cristiano Ronaldo, perché tende ad affilare ulteriormente tutte le sue qualità tecniche e la determinazione nell’usarle. Questa sera sono in molti a scommettere su di lui e sull’allungameto della striscia di partite in gol.

La stessa Christillin, che ieri è intervenuta alla Politica nel Pallone, trasmissione di Emilio Mancuso in onda su GR Parlamento, spiega: «Ronaldo si è ben integrato nell’ambiente torinese, si è adeguato con umiltà e si è integrato in un gioco e in una società che prima di tutto è una squadra. Non si comporta da primadonna e Torino è felicissima di averlo accolto. A questopunto, avere 8 punti di vantaggio è tanto, la squadra ha espresso un gioco straordinario ma manca tanto e le prossime partite con Fiorentina, Inter e Roma non sono facilissime oltre agli impegni di Champions. Pensavo che la squadra fosse molto forte e che Ronaldo avrebbe inciso ma non così in fretta e invece i risultati parlano da soli. Ma l’Inter è fortissima e ha un ottimo allenatore e il Napoli esprime forse il piu’ bel gioco del campionato anche se ha qualche pausa. E Bisognera vedere cosa succedera quando le pause, se le avrà, le avrà la Juve. Ma Ronaldo continua a giocare a un livello straordinario e c’è una panchina lunghissima che permette di avere due formazioni di pari livello» .

Per Ronaldo, i complimenti fioccano anche da Roma, dove il ds giallorosso Monchi, che ha vissuto Ronaldo come avversario in Spagna: «E’ stato necessario un periodo di adattamento anche per lui. Ora stiamo vedendo il vero Ronaldo. Un giocatore determinante, è contento con la Juve. E’ lo stesso Cristiano, ma con una maglia diversa».

Quel giocatore di cui parla Monchi, questa sera scenderà in campo contro il Valencia, carico e avvelenato. Per lui l’obiettivo resta la Champions League, nonostante si sia innamorato del campionato italiano, nel quale ha segnato già 9 gol in13 partite e che vuole comunque conquistare per arricchire un palmares mostruoso.
Nel quale non andrà a finire il Pallone d’Oro 2018, nonostante 15 gol in Champions (alcuni dei quali decisivi) e l’aver continuato a essere determinante anche dopo aver cambiato maglia. Molto probabilmente il trofeo di France Football lo alzerà il suo compagno ed amico Luka Modric, che dalla finale del mondiale persa non ha più combinato nulla o quasi. Nella settimana che porta alla premiazione di Parigi, Ronaldo vuole lasciare negli occhi degli appassionati di calcio internazionali, qualcosa che faccia capire chi continua a essere il migliore del mondo.

Il “cannibale” di titoli a squadre e individuali ha fissato il suo prossimo obiettivo per questo 2018 che sta per concludersi. Continuare a dar spettacolo e a segnare a ripetizione con la Juventus per aggiudicarsi il prestigioso “Globe Soccer Award” di Dubai, uno dei tre trofei mondiali considerati parte del “Grande Slam” dei premi calcistici insieme con il Pallone d’Oro di France Football e al FIFA The Best. Il fuoriclasse portoghese Cristiano Ronaldo ha già conquistato 4 volte il riconoscimento “emiratino” come miglior giocatore dell’anno, ma punta forte al pokerissimo per eguagliare così il suo record personale di Palloni d’Oro (5) e di Champions League (5 anche in questo caso). E quest’anno CR7 ha più che mai una voglia matta di trionfare a Dubai, nella notte delle stelle, per riscattare e smentire la (discutibile) scelta dei giurati FIFA e di quelli di France Football che non lo hanno premiato nonostante abbia conquistato lo scorso giugno a Kiev la terza Champions League consecutiva con il Real Madrid laureandosi per l’ennesima volta capocannoniere della manifestazione a quota 15 reti (5 più del trio Liverpool formato da Salah, Firmino e Mané).

Fra l’altro l’ex “galáctico” è l’unico calciatore al mondo ad essersi finora aggiudicato nello stesso anno (e per ben due volte: 2016 e 2017) l’ambita “triade” di riconoscimenti. Anche in questo 2018 non potrà essere comunque eguagliato perché il suo ex compagno madridista Luka Modric, croato, vincitore del FIFA The Best, non è stato inserito nella lista dei tre nominati alla vittoria del Globe Soccer. I rivali del bianconero sono, per la cronaca, due agguerriti francesi freschi di titolo mondiale con i “Bleus”: Antoine Griezmann (vittorioso anche in Europa League e nella Supercoppa d’Europa con l’Atletico Madrid) e il super talento Kylian Mbappé (trionfatore in Ligue 1, Coppa di Francia e Coppa di Lega con il Paris Saint-Germain nonché campione uscente nel Golden Boy di Tuttosport). La giuria internazionale, di cui fanno parte anche gli ex ct azzurri Marcello Lippi e Antonio Conte oltreché il “santone” Fabio Capello, dovrà esprimere i propri voti entro le ore 24 del prossimo 24 dicembre, vigilia di Natale.

Il gran gala di Dubai, gestito dal brillante Ceo romano Tommaso Bendoni, avrà luogo il prossimo 3 gennaio presso il principesco Madinat Jumeirah Hotel in concomitanza con la tredicesima Dubai International Sports Conference, organizzata dal Dubai Sports Council. I Globe Soccer Awards si avvalgono della sponsorizzazione di Dubai Holding, Meraas, Audi ed Emirates.
Nella categoria allenatori il campione del mondo Didier Deschamps è il grande favorito sul tedesco Jürgen Klopp del Liverpool e sul nostro Max Allegri. Fra gli agenti non c’è partita tra il “titanico” Jorge Mendes e i suoi “rivali”: il britannico Jonathan Barnett (Stellar Football, l’agenzia di Bale e Lingard) e il veneziano Stefano Castagna (procuratore per l’Italia del brasiliano Felipe Anderson).
Tra i club, la sfida è tra le finaliste dell’ultima Champions League, Real Madrid e Liverpool, e l’Atlético vincitore dell’Europa League. Gli sceicchi già aspettano per il 2019 la Juve dell’icona planetaria Ronaldo, ma finché i bianconeri non vinceranno l’agognata Champions League…

L’ultima spiaggia. E poco importa che a Torino non ci sia il mare. Perché per il Valencia, quella contro la Juventus, sarà la trasferta della sentenza. Soltanto un successo all’Allianz Stadium permetterebbe infatti agli spagnoli di rimettersi in carreggiata per la qualificazione agli ottavi di Champions, dopo la sciagurata rete incassata da Hoarau nel pareggio per 1-1 in casa dello Young Boys che ha mandato all’aria tutti i piani di Marcelino. Gol che, questa sera, confida di non subire Neto, ex della sfida al pari di Cancelo con la maglia opposta. «Sono contento di essere di nuovo a Torino, non sarei potuto tornare in un momento migliore della mia carriera – le parole dell’estremo difensore nella conferenza stampa della vigilia –. Io titolare della Juventus fossi rimasto? Quello lo sa solo il destino, ma a me non interessa: in bianconero ho vissuto due anni in cui non sono stato bene, quindi sono contento della scelta che ho preso».
Una scelta che l’ha portato a diventare il numero uno di un Valencia oggi reduce da tre vittorie di fila, ben distante dalla versione sopraffatta in Spagna da una Juventus in 10 per un’ora. Marcelino lo sa e non si nasconde: «Due mesi fa non eravamo pronti per una sfida di questo livello, adesso stiamo meglio sotto ogni punto di vista e abbiamo tutta l’intenzione di vincere. Un pareggio non lo prendo nemmeno in considerazione, il nostro futuro in Champions passa solo per un successo. Sarà una partita lunga e difficile, dovremo essere bravi ad imporre il nostro gioco e la nostra intensità. Ronaldo avvelenato per l’espulsione all’andata? Non ne ha bisogno: gioca sempre al massimo, vuole vincere e segnare, ha un’ambizione smisurata che unita al talento lo porta a voler essere sempre il migliore. Contromisure per Dybala? Al Mestalla non aveva giocato, al suo posto c’era Bernardeschi ed era stato forse il migliore in campo: non dobbiamo temere un singolo, ma fare attenzione ad un collettivo che quest’anno punta a vincere la Champions».

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La traiettoria professionale di Marcelino ci racconta la storia di un allenatore capace, come pochi altri, di motivare i propri uomini. Un pregio? Senza dubbio. Eppure, nel suo caso, solo a targhe alterne. E già, perché le sue squadre soffrono regolarmente della sindrome del secondo anno che, a distanza di pochi mesi, le rende irriconoscibili. E così, dopo essere riuscito, la scorsa stagione, ad andare oltre ogni più rosea previsione, Il Valencia ha cominciato l’attuale campagna con l’affanno di chi è convinto di valere di più senza, però, riuscire a dimostrarlo in campo. Quest’anno, poi, complice anche il mondiale, l’affanno si è trasformato in angoscia, il sentimento che ha accompagnato gli spagnoli, obbligati a vincere a Torino.

Le creature di Marcelino sono un chiaro riflesso della sua personalità: l’organizzazione maniacale delle competenze e il poco margine all’improvvisazione fanno del Valencia una squadra ipnotizzata dal dettagliato copione deciso dal regista asturiano e dal secco rifiuto della rappresentazione mediante canovaccio. Un esasperato indottrinamento che ha, però, il pregio di rendere praticamente imperforabile la propria retroguardia, anche durante i momenti di crisi nera come quello attraversato dai bianconeri in questo avvio di stagione: prova ne sia che quella valencianista è la miglior difesa del campionato spagnolo assieme a quella dell’Atlético Madrid.

Immaginazione? Sì, ma senza esagerare. E così, quando il meccanismo funziona, lo fa alla perfezione, esaltando le qualità di tutti i propri attori, nessuno escluso. Decisamente diverse, invece, le sensazioni trasmesse quando le aspettative dell’allenatore non tengono conto del momento di forma generale della rosa. Sinora, infatti, il Valencia è stato mantenuto a galla – oltre che dalla propria difesa – dagli sporadici guizzi dei suoi migliori giocatori. Ed è per questa ragione che Massimiliano Allegri dovrà cercare di disattivare quei calciatori che, seppure in ritardo di condizione, sono in grado di decidere con una giocata la partita: Gonçalo Guedes e Rodrigo Moreno su tutti. E già, perché così facendo diventerà molto più semplice tenere a bada anche quelli che, in questo momento, sono senza dubbio gli uomini più pericolosi: Carlos Soler, Santi Mina e José Luís Gayá.

Il “cannibale” di titoli a squadre e individuali ha fissato il suo prossimo obiettivo per questo 2018 che sta per concludersi. Continuare a dar spettacolo e a segnare a ripetizione con la Juventus per aggiudicarsi il prestigioso “Globe Soccer Award” di Dubai, uno dei tre trofei mondiali considerati parte del “Grande Slam” dei premi calcistici insieme con il Pallone d’Oro di France Football e al FIFA The Best. Il fuoriclasse portoghese Cristiano Ronaldo ha già conquistato 4 volte il riconoscimento “emiratino” come miglior giocatore dell’anno, ma punta forte al pokerissimo per eguagliare così il suo record personale di Palloni d’Oro (5) e di Champions League (5 anche in questo caso). E quest’anno CR7 ha più che mai una voglia matta di trionfare a Dubai, nella notte delle stelle, per riscattare e smentire la (discutibile) scelta dei giurati FIFA e di quelli di France Football che non lo hanno premiato nonostante abbia conquistato lo scorso giugno a Kiev la terza Champions League consecutiva con il Real Madrid laureandosi per l’ennesima volta capocannoniere della manifestazione a quota 15 reti (5 più del trio Liverpool formato da Salah, Firmino e Mané).

Fra l’altro l’ex “galáctico” è l’unico calciatore al mondo ad essersi finora aggiudicato nello stesso anno (e per ben due volte: 2016 e 2017) l’ambita “triade” di riconoscimenti. Anche in questo 2018 non potrà essere comunque eguagliato perché il suo ex compagno madridista Luka Modric, croato, vincitore del FIFA The Best, non è stato inserito nella lista dei tre nominati alla vittoria del Globe Soccer. I rivali del bianconero sono, per la cronaca, due agguerriti francesi freschi di titolo mondiale con i “Bleus”: Antoine Griezmann (vittorioso anche in Europa League e nella Supercoppa d’Europa con l’Atletico Madrid) e il super talento Kylian Mbappé (trionfatore in Ligue 1, Coppa di Francia e Coppa di Lega con il Paris Saint-Germain nonché campione uscente nel Golden Boy di Tuttosport). La giuria internazionale, di cui fanno parte anche gli ex ct azzurri Marcello Lippi e Antonio Conte oltreché il “santone” Fabio Capello, dovrà esprimere i propri voti entro le ore 24 del prossimo 24 dicembre, vigilia di Natale.

Il gran gala di Dubai, gestito dal brillante Ceo romano Tommaso Bendoni, avrà luogo il prossimo 3 gennaio presso il principesco Madinat Jumeirah Hotel in concomitanza con la tredicesima Dubai International Sports Conference, organizzata dal Dubai Sports Council. I Globe Soccer Awards si avvalgono della sponsorizzazione di Dubai Holding, Meraas, Audi ed Emirates.
Nella categoria allenatori il campione del mondo Didier Deschamps è il grande favorito sul tedesco Jürgen Klopp del Liverpool e sul nostro Max Allegri. Fra gli agenti non c’è partita tra il “titanico” Jorge Mendes e i suoi “rivali”: il britannico Jonathan Barnett (Stellar Football, l’agenzia di Bale e Lingard) e il veneziano Stefano Castagna (procuratore per l’Italia del brasiliano Felipe Anderson).
Tra i club, la sfida è tra le finaliste dell’ultima Champions League, Real Madrid e Liverpool, e l’Atlético vincitore dell’Europa League. Gli sceicchi già aspettano per il 2019 la Juve dell’icona planetaria Ronaldo, ma finché i bianconeri non vinceranno l’agognata Champions League…

Un occhio al presente e un altro rivolto a marzo. Il presente si chiama Valencia, attraverso il quale la Juventus cerca l’approdo agli ottavi di Champions League con un turno di anticipo. Marzo perché sarà il mese decisivo, secondo Massimiliano Allegri: «Non conta dove sei ora: lo scorso anno, di questi tempi, il Real aveva già 8 punti in meno del Barcellona, poi ha vinto la Champions. Importa marzo, quando ti giochi i turni diretti in coppa, quando sei nella fase decisiva del campionato. Noi vediamo una gara alla volta, per arrivare al 29 dicembre e prenderci una bella vacanza».
Il presente per l’appunto. Il Valencia è la seconda tappa, dopo la Spal di sabato, di un ciclo importante. Fino al 29 dicembre di cui sopra: «Avremo la Champions, avremo gli scontri diretti in campionato con Inter e Roma, la trasferta con l’Atalanta, il derby col Toro, la Sampdoria all’ultima partita. Non possiamo distrarci, a cominciare dal Valencia». Gli spagnoli non saranno quelli dell’andata, tutt’altro: «Hanno perso una sola delle ultime undici in Liga, vivono un momento psicologico diverso. Ora sono in fiducia e, quando sei in fiducia, giochi venti metri più avanti. Hanno buoni elementi, sono organizzati e hanno un solo risultato per sperare nella qualificazione, la vittoria. Noi dobbiamo stare attenti e non addormentarci come contro lo United».
Allegri si tiene un dubbio, legato a De Sciglio, che ha preso una botta. Se non ce la farà nella rifinitura porterà tre centrali in panchina, compreso Rugani («Contento per come ha giocato sabato: è uno dei difensori più forti, non solo in Italia»). Tornano Chiellini dietro e Matuidi a centrocampo, per un sistema di gioco che il tecnico definisce così: «4-3- e poi vediamo il casino che facciamo davanti. Ho giocatori che si muovo occupando tutti gli spazi. Un disordine che a qualcuno non piace, ma a me sì: toglie punti di riferimento agli avversari, come si è visto sabato. Abbiamo sbagliato qualche passaggio, però siamo sulla buona strada. Siamo migliorati molto sul contropiede, ora velocizziamo. A volte ci scappa un passaggio in più, dobbiamo essere rapidi mentre gli altri faticano a mettersi a posto».
Allegri che chiede comunque un salto di qualità sotto il profilo del sacrificio: «Cuadrado resta fuori e non è semplice perché sta bene, soprattutto mentalmente, e comincia a fare al meglio il mediano destro. Sarà importante quando ci sarà da far recuperare Pjanic mettendo al suo posto Bentancur. Tra poco rientreranno Emre Can e Bernardeschi. Ci va disponibilità da parte di tutti se no non si va da nessuna parte». Una strada che conduce a Madrid, dove si giocherà la finale. Il tecnico bianconero non devia dalle sue convenzioni: «La favorita è il Barcellona e l’anno scorso, di questi tempi, dicevo che era il Real: guardate chi ha poi vinto. Facile dire oggi City o noi: il Barcellona è il numero uno, dietro ci sono tre quattro squadre, Juve compresa. È arrivato Ronaldo, uno che ha vinto Champions e Palloni d’Oro. Dà sensazioni diverse uno come lui, e spero di sbagliarmi su chi solleverà la coppa…».

Il Manchester United cerca la vittoria interna contro lo Young Boys e tifa Juve, perché una vittoria dei bianconeri renderebbe inutile l’ultima sfida in casa del Valencia. Dopo lo stop imposto a Old Trafford dal Crystal Palace i Red Devils devono invertire la rotta anche in Champions dove fin qui hanno deluso, ottenendo 6 dei 7 punti attuali lontano dalle mura amiche: pari contro il Valencia e sconfitta con la Juve, e nemmeno un gol segnato nei 180′ disputati. Il compito dovrebbe essere agevole contro uno Young Boys in forma, che viene da quattro vittorie di fila in campionato, ma che al contempo si presenta senza lo squalificato Sanogo e che fin qui ha fatto da vittima sacrificale in un girone superiore al suo livello tecnico. Ma che la sfida non sia già scritta lo dice soprattutto il passato: in casa contro le formazioni svizzere lo United ha giocato tre volte, una volta ha vinto e due ha pareggiato. Può bastare a definire la prima insidia, quella di sottovalutare l’avversario. Mourinho ha scelte quasi obbligate: dietro possibile la chances per Bailly (che dovrebbe poi partire a gennaio: Arsenal e Spurs sulle sue tracce) per l’infortunato Lindelof. Rispetto a domenica dovrebbe rimanere fuori Darmian (l’azzurro è ostracizzato a prescindere dalla bontà delle sue prestazioni) per fare posto a Valencia. In mezzo il trio titolare di inizio anno Fred – Matic – Pogba dovrebbe essere quello iniziale. Più dubbi in avanti, ma per una gara da vincere il portoghese dovrebbe affidarsi alle certezze lasciando fuori inizialmente Lingard, Sanchez e Martial.

L’incrocio con il Valencia non può essere banale per João Cancelo. In Spagna il terzino portoghese è arrivato ventenne dal Benfica nel 2014. E lì è diventato giocatore vero nelle due stagioni successive, prima di passare all’Inter in prestito per la prima esperienza italiana. Valencia da dove poi la Juventus lo ha preso spendendo 40 milioni e spiccioli per averlo a titolo definitivo, vista l’impossibilità dei nerazzurri a riscattarlo. A qualcuno erano parsi troppi questa estate, oggi sono invece tutti convinti che la società bianconera abbia investito il giusto su quello che – secondo Massimiliano Allegri – potrebbe diventare il terzino destro più forte al mondo. «Ma questo deve dirlo lui, non io – si schermisce Cancelo -. Per me Dani Alves è il miglior terzino che ci sia, non alcun dubbio su questo. Se poi un domani mi vedrete giocare mezz’ala o no, lo deciderà Allegri. Se lui mi chiederà di farlo, io giocherò in quel ruolo».

Un Cancelo disposto a tutto per diventare il numero uno al mondo nel ruolo. Un Cancelo ancora scottato da quanto è accaduto nell’ultima partita di Champions League, contro il Manchester United: «È stata una partita un po’ particolare. Abbiamo avuto molte occasioni, abbiamo giocato meglio di loro e meritavamo di vincere. Il calcio però a volte non è giusto e abbiamo perso, ma penso che i tre punri dovevano essere nostri». Un filo da riprendere contro la squadra del cuore, quella che ha dato fiducia al portoghese alla prima uscita lontano da casa: «Il Valencia è una grande squadra e disputare partite come questa è sempre speciale. Per me, poi, lo è in particolare modo perché sono stato lì tre anni. Ma dovrò mettere da parte quel periodo perché adesso rappresento la Juve e ci servono i tre punti per passare alla prossima fase ed è quello che cercheremo di fare davanti ai nostri tifosi».

Il terzino mette in guardia i compagni, la gara di questa sera non sarà semplice come quella dell’andata: «Quando posso vedo sempre le loro partite. Magari non tutte perché quando gioco ovviamente non posso. Ma credo che il Valencia sia una squadra formata da ottimi giocatori e anche ben organizzata. Nelle ultime partite sono riusciti a fare i punti, ma anche noi abbiamo bisogno di punti per passare alla prossima fase. Consigli per gli acquisti? Non so, sono tanti quelli buoni nel gruppo di Marcelino. Non so chi scegliere. Anche qui alla Juve, poi, abbiamo tanti giocatori di qualità». Come sta dimostrando di essere Cancelo, i cui progressi con Allegri sono evidenti a tutti: «Penso che, come accade nella vita, uno anno dopo anno cresce. In Italia ho imparato molto, così come in Spagna e oggi mi sento un giocatore più completo. E voglio continuare a crescere giorno dopo giorno, per cercare di essere il migliore possibile».

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La grinta non basta, altrimenti si potrebbe essere sicuri che Gianluca Vialli la partita più importante della sua vita la vincerà. La grinta però aiuta e allora se non sicuri si può essere fiduciosi, anche perché Vialli è in vantaggio. La partita in questione, ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera e in un libro (“Goals. 98 storie +1 per affrontare le sfide più difficili”), è quella contro il cancro: intervento, otto mesi di chemioterapia, sei settimane di radioterapia. «Ora sto bene, anzi molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale (Vialli ride). Ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano all’incrocio determinante della vita. Una frase di quelle che durante la cura mi appuntavo sui post-it gialli appesi al muro, è questa: “Noi siamo il prodotto dei nostri pensieri”. L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente. La vita è fatta per il 10 per cento di quel che ci succede, e per il 90 di come lo affrontiamo. Spero che la mia storia possa aiutare altri ad affrontare nel modo giusto quel che accade. Ho scritto “Se molli una volta, diventi un’abitudine”. Vorrei che qualcuno mi dicesse “E’ merito tuo se non ho mollato”.

Sul fatto che lui non mollerà nessuno ha dubbi: «Faccio un grosso in bocca al lupo a Gianluca, ha mandato un messaggio straordinario e si è dimostrato ancora una volta un combattente», ha detto Massimiliano Allegri nella conferenza prepartita di Juventus-Valencia: «Nella vita nessuno ti regala niente e in queste partite difficili da giocare, molto più importanti di quelle di calcio, ci vuole grande voglia per sconfiggere l’avversario. Credo che Luca ce la farà e l’ha già dimostrato con la voglia di parlare». Non ci sono stati messaggi ufficiali della Juventus, ma è lecito pensare che i dirigenti bianconeri, a cominciare da Andrea Agnelli che di Vialli è amico di vecchia data, conoscessero già la situazione e si siano fatti sentire in forma privata. La conosceva Ciro Ferrara: «Solo tu sapevi quale sarebbe stato il momento giusto di spiegare a tutti, in questi mesi ho sempre rispettato la riservatezza. Ricorda: quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Sei il nostro capitano e leader, non dimenticarlo mai. Un abbraccio». E come capitano gli si rivolge anche Alessio Tacchinardi: «Sono sicuro che stai lottando come un leone da grande capitano quale eri. Ti voglio bene, un abbraccio». Compagno in Nazionale e a lungo avversario con la maglia dell’Inter, anche Riccardo Ferri punta sullo spirito da lottatore di Vialli: «Riconosco il grande guerriero che è in te, un abbraccio e in bocca al lupo». «In questa partita tifiamo tutti per te», ha twittato l’Inter, e il Chelsea, dove Vialli chiuse la carriera di giocatore e iniziò quella di allenatore, gli ha dedicato quattro foto su twitter: «Amiamo quest’uomo. Stiamo tutti pensando a te Luca, i migliori auguri da tutti noi». I presidenti delle due categorie, giocatori e allenatori, hanno a loro volta dedicato un pensiero a Vialli: «Fa piacere sentirlo parlare serenamente di una situazione complicata che speriamo risolva a breve», ha detto Damiano Tommasi, mentre Renzo Ulivieri gli ha espresso «Il mio sostegno pieno». Migliaia i messaggi dei tifosi, sui social e su internet.

A Torino non piange più nessuno. Allegri in conferenza sorride, i giocatori nel torello di inizio allenamento si prendono in giro, Ronaldo fa segno OK sui social. Sereni. Il 19 settembre invece… Il 19 settembre Juventus e Valencia giocavano in Spagna, i giornali titolavano sul deficit e la Juve vinceva una partita da arco e frecce. Ronaldo espulso, tutti a soffrire in trincea e due rigori di Pjanic per vincere. Per Ronaldo e Dybala è stato il giorno più triste degli ultimi mesi: Cristiano quella sera piangeva di rabbia per un’espulsione ingiusta, Paulo guardava i compagni dalla panchina. Il morale può cambiare in due minuti, figurarsi in due mesi.

DYBALA, IL MODELLO… Paulo oggi è il numero tre della classifica cannonieri in Champions e un titolare sicuro della Juve .Ventidue anni fa, di questi tempi, Del Piero segnò il gol con cui la Juventus vinse l’Intercontinentale. Ale è il principale modello di Dybala, che indossa il suo 10 e ha come obiettivo regalare un trofeo internazionale alla Signora. La sua crescita europea è stata graduale e non sempre continua,con alternanza di partite eccezionali (la doppietta nel 3-0 al Barga nei quarti 2016-17) e altre in chiaroscuro (la finale di Cardiff). Spesso gli è stato rimproverato di essere più incisivo in campionato che in Europa, ma quella sera di Valencia gli ha dato la spinta per alzare il livello. Contro lo Young Boys ha approfittato dell’assenza di Ronaldo per segnare una tripletta, a Manchester ha firmato il gol partita. Rispetto all’inizio della stagione è un altro giocatore, come dimostrano l’assist e il gol, il primo, con l’Argentina.

… E IL MOMENTO Paulo sabato non ha giocato con la Spai perché è stato l’ultimo a rientrare e doveva smaltire il volo intercontinentale. In compenso, è tornato carico e con l’intenzione di bissare le prestazioni in nazionale: in stagione con la Juve è ancora a zero assist, una stranezza per lui. «Dybala è in un buon momento ed è straordinario, ma non è l’unico della Juve che mi preoccupa», ha detto l’allenatore del Valencia, Marcelino. «Mi aspetto che faccia una buona gara – ha aggiunto Allegri -. Penso che giocherà dietro a Ronaldo e Mandzukic».

Dybala è il miglior marcatore della Juventus in questa Champions, ha segnato 5 volte negli ultimi 5 match europei, tanti quanti ne aveva realizzati nelle prime 24 della competizione. Segno che il ragazzo è cresciuto parecchio.

CRISTIANO, IL NUMERO… Ronaldo, più semplicemente, con il gol allo United è tornato alle abitudini: la Champions è la sua coppa, per questo la serata di Valencia stona. Quella sera è sembrato un uomo in difficoltà di fronte ai capricci del caso, che gli ha messo sulla strada un episodio sfortunato, un pubblico fastidioso, un arbitro distratto. L’immagine di ieri è più tradizionale: un campione che gli allenatori avversari non voglio no irritare. «Cristiano è straordinario – ha detto Marcelino -. Il Valencia all’andata non gli ha fatto niente, non abbiamo deciso noi di mandarlo fuori». Sa anche lui che se si carica, è ancora più pericoloso. Anche perché l’ultimo numero uscito dai computer degli statistici impressiona: Ronaldo è entrato, con un gol o un assist, in 14 gol su 28 della Juventus. Forzando un po’, il titolo è facile: «Cristiano è il 50% della Juve».

…IL MOMENTO IImondo del calcio non smette di parlare di lui. Monchi ha detto che Cristiano è tornato («Ora vediamo il vero Ronaldo, aveva bisogno di un periodo di adattamento») e Costacurta addirittura lo ha avvicinato a Pelé, paragone che fa discutere ma di sicuro affascinante. Valdifiori però esagera. Il centrocampista della Spai ha commentato una foto del compagno Valori e CR7 con l’invidia del ragazzino che sogna uno scatto col campione. Ronaldo in foto abbozza un sorriso, che stasera non è atteso. Stasera, assieme ai buoni sentimenti, c’è una punta di vendetta.

In ogni caso Cristiano Ronaldo si consolerà a Dubai. Il Pallone d’Oro gli ha voltato le spalle? Il 3 gennaio sarà in lizza con i due francesi Kylian Mbappé e Antoine Griezmann per il titolo di Best Player nella decima edizione dei Globe Soccer Awards. L’esclusione di Varane e Mo- dric (già vincitore del Fifa Best Player) permette di dire che a nessuno quest’anno riuscirà il Grande Slam, centrato invece dal solo CR7 in due occasioni.

ANCHE ALLEGRI Nell ‘incantevole cornice del Madinat Ju- meirah ci sarà una parata di stelle. E molte saranno bianconere. Tra gli allenatori Max Allegri se la vedrà con Diego Simeone e Jurgen Klopp, ma soprattutto con due grandi juventini del passato: Zinedine Zidane per la Champions e Didier Deschamps per il trionfo Mondiale. E proprio il c.t, francese conferma la sua presenza negli Emirati con particolare soddisfazione: «E’ un privilegio unico aver vinto la Coppa del Mondo sia da giocatore che da tecnico, ma guardo al futuro. Ora penso a qualificarmi all’Europeo».

CLUB E AGENTI Invece l’Eca per la sezione dedicata ai club ha designato il Reai Madrid, l’Atletico e il Liverpool, Anche tra gli agenti si parlerà di Juve, visto che Jorge Mendes è segnalato per il colpo Ronaldo a Torino, mentre Stefano Castagna ha all’attivo il passaggio record di Alisson al Liverpool. A contendere loro la vittoria un colosso della Premier: Jonathan Barnett della Stellar Group.

C’E’ INFANTINO Dal 2010 in poi Globe Soccer ha calamitato i maggiori esponenti del calcio internazionale. Anche quest’anno ci sarà il presidente della Fifa Gianni Infantino, ma anche i vertici arbitrali (Collina e Busacca) con i fischietti della Coppa d’Asia in programma in quei giorni negli Emirati Arabi, un motivo di soddisfazione per Tommaso Bendoni (ceo della società organizzatrice), che evidenzia «il fonda- mentale supporto del Dubai Sport Council».

Parlare di numeri non gli è mai piaciuto. Massimiliano Allegri in matematica non è mai stato il primo della classe. E adesso che fa l’allenatore ai moduli preferisce il talento.

«Non sarà il solito 4-3-3 – dice il tecnico bianconero alla vigilia della gara col Valencia, quella che può regalare alla Juventus la qualificazione agli ottavi con un turno d’anticipo di sicuro sarà un 4-3 e poi vediamo che casino facciamo davanti». Dal pragmatismo esasperato al disordine creativo: ecco l’evoluzione dell’allenatore che ha già portato la Juventus due volte in finale di Champions e adesso vorrebbe fare l’ultimo step, anche perché ha un Cristiano Ro- naldo in più, acquistato principalmente per questo. Allegri però non vuole sentirsi dire che Madama è obbligata a vincere: «La Champions è una competizione a sé, il Reai stava molto peggio l’anno scorso e poi l’ha sollevata, le squadre devono essere pronte a marzo. Il Barcellona resta la favorita, poi subito dietro ci sono tre club, tra cui anche noi, che abbiamo l’ambizione di voler vincere e non di dover vincere».

TRIDENTE CREATIVO Leonardo quando allenava il Milan lanciò il 4-2 fantasia, Allegri ha scelto una nuova formula, che spiega nel dettaglio: «In attacco abbiamo giocatori che occupano tut ti gli spazi, danno fastidio e tolgono punti di riferimento. Questo disordine che non tutti apprezzano a me piace molto. Sui contropiede siamo migliorati molto ma possiamo ancora velocizzarci. Ci stimo lavorando, ma vista la qualità tecnica si può fare di più». Stasera saranno Dybala, Mandzukic e Cristiano Ronaldo a disorientare gli avversari, ma «lasciare fuori Douglas Costa, Cuadrado, Ru- gani e tutti quelli che andranno in panchina non sarà semplice, perché sabato hanno giocato tutti bene».

NON SI DORME Sull’undici di base non sembrano esserci molti dubbi: out Bernardeschi, Khedira ed Emre Can, tutti indisponibili, De Sciglio è convocato ma rischia la tribuna per una botta a una caviglia. Sarà la formazione migliore, con Chiellini accanto a Bonucci, Cancelo e Alex Sandro sulle fasce, Bentancur in mezzo con Pjanic e Matuidi più il tridente Dybala-Mandzukic-Ronaldo. Allegri però sa che, più delle gambe, conterà la testa, perché nell’ultima gara di Coppa allo Stadium la Juventus ha giocato meglio del Manchester, però ha perso. «Non dobbiamo addormentarci come negli ultimi 5 minuti con lo United. Ci vuole calma in ogni competizione. Il campionato è sempre aperto, a dicembre abbiamo scontri diretti con Inter e Roma. In Champions dobbiamo fare un passo alla volta, prendiamoci la qualificazione poi penseremo al primo posto. Il Valencia è in un buon momento e non è quello dell’andata. La sconfitta con gli inglesi però ci ha fatto bene, altrimenti rischiavamo di cadere a Milano. Non sono preoccupato ma voglio che i ragazzi rispettino gli avversari, perché niente è deciso». Toccherà al «4-3 e poi vediamo» chiudere la pratica.

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