Mercati, il Def spaventa la maggior parte degli operatori

Il Documento di economia e finanza (DEF) costituisce il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio, che traccia, in una prospettiva di mediolungo
termine, gli impegni, sul piano del consolidamento delle finanze pubbliche, e gli indirizzi, sul versante delle diverse politiche pubbliche, adottati dall’Italia per il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita europeo e per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo, occupazione, riduzione del rapporto debito-PIL e per gli altri obiettivi programmatici prefigurati dal Governo per l’anno in corso e per il triennio successivo.

Nel prossimo anno si terrà il 25esimo Congresso annuale di Assiom Forex si svolgerà a Roma l’1 e 2 febbraio 2019. Main sponsor dell’evento sarà Iccrea Banca e, come di consueto, la mattina del sabato 2 febbraio sarà dedicata al primo discorso ufficiale dell’anno del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

Ma l’incontro con il presidente dell’associazione degli operatori dei mercati finanziari Luigi Belluti è servito soprattutto per fare il punto sul sentimento dei mercati alla vigilia della presentazione del Documento Economico Finanziario da parte del Governo in programma il 27 settembre.

Quali sono le aspettative degli operatori? E soprattutto, quale reazione dobbiamo attenderci il giorno successivo sui mercati finanziari (posto che il Def venga presentato dopo la chiusura delle Borse)?

“Personalmente penso che alla fine il governo manterrà una visione costruttiva e si arriverà a un deficit attorno al 2%, probabilmente quell’1,9% di cui si parla in queste ore –  ha detto Belluti – In questo caso mi aspetto che lo spread possa tornare sotto la soglia dei 200 basis pointi, tra 160 e 180 bp, mentre un eventuale taglio del rating da parte delle Agenzie porterebbe a una loro perdita di credibilità. Viceversa, con un deficit oltre il 2,1-2,2% lo spread tornerebbe a crescere e un declassamento del rating farebbe avvitare la situazione spingendo il differenziale tra Btp e Bund verso 300 punti base e poi velocemente intorno a quota 400 bp”.

A questo punto cosa potrebbe succedere? “Assisteremmo a una capitulation sul mercato obbligazionario: è un mercato sottile, non in grado di assorbire i volumi di vendite e di apertura di posizioni ribassiste che pioverebbero da tutte le parti”. Quale sarà l’indicatore di mercato da seguire per capire il sentiment dei mercati? “I future sui Btp a 2 anni: sono stati i più bersagliati a maggio e ad agosto nelle due precedenti fasi di crisi. Un rialzo dei loro rendimenti tornerebbe a far appiattire la curva dei rendimenti e si rischierebbe quindi una nuova recessione. Recessione che il nostro Paese non è in grado di sopportare”.

Ma chi potrebbe comprare a questo punto? “Le banche da parte loro possono assorbire una parte di queste vendite, ma teniamo conto che l’impatto mark to market della discesa delle quotazioni, e quindi di perdite in conto capitale, si ripercuoterebbe sui ratio patrimoniali. Pertanto gli acquisti non potranno che essere limitati. Secondo i nostri calcoli il sistema finanziario italiano è in grado di assorbire acquisti di titoli di stato per complessivi 30 miliardi di euro, al massimo 50 miliardi”. E poi? “Poi si rischia anche la troika”.

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