Pensioni cosa cambia dal 2019

Si parla moltissimo sul tema pensioni e delle nuove misure che il governo intende mettere in atto per debellare la riforma Fornero. In queste settimane sono in corso valutazioni da parte dell’ esecutivo su come e cosa modificare rispetto al diritto di accesso alla pensione. Tra le novità più probabili c’è l’ introduzione di ‘ Quota 100’ e di ‘ Quota 42’. Nel primo caso si fa riferimento alla possibilità di andare in pensione avendo raggiunto 100 come somma dell’ età anagrafica e degli anni di contributi versati. Per ‘ Quota 42’ si intende il numero di anni di contributi necessari per andare in pensione a prescindere dall’ età anagrafica.

Oggi vogliamo parlarvi del part-time agevolato e delineare nello specifico che cosa questo è e come sarà regolamentato nel 2019. Qualche mese fa si parlava di una possibile proroga per il prossimo anno, proprio per il part-time agevolato ovvero la misura di accompagnamento alla pensione, rivolta ai lavoratori dipendenti che è stata introdotta dalla legge di bilancio 2016. Questa misura è stata inviata in fase sperimentale, però sembra che non abbia ottenuto il successo preventivato per diversi fattori e per questo motivo la proroga per il 2019 sembra essere piuttosto incerta. Ma quali sono stati i motivi che non hanno portato al successo in questa misura? Innanzitutto, sembra che ci sia stata una mancata adesione da parte della platea dei potenziali beneficiari che è risultata essere piuttosto insufficiente rispetto a quelle che erano le aspettative.

Un altro fattore è addebitabile alle aziende che sin dal primo momento non hanno visto di buon occhio questa soluzione ed hanno preferito altri misure forse più convenienti. Altre misure come ad esempio l’ Ape sociale hanno portato più i beneficiari a scegliere altre direzioni piuttosto che il part-time agevolato, la cui scadenza è fissata proprio per il 31 dicembre 2018.

Che cos’è il part time agevolato e come funziona?

Diciamo subito che si tratta di una misura che da la possibilità ai lavoratori dipendenti del settore privato, che abbiano maturato dei requisiti entro il 31 dicembre 2018 di andare a ridurre l’orario lavorativo passando così da full time a part time. Potenzialmente si tratterebbe di una sorta di accompagnamento graduale al pensionamento con una riduzione dell’orario lavorativo ma con uno stipendio sicuramente più alto rispetto a quello previsto da un normale contratto a tempo parziale, senza alcun tipo di penalizzazione sull’assegno pensionistico. Detto in questo modo non sembra proprio che sia una misura previdenziale che possa andare a penalizzare i cittadini e per questo non si capisce come mai i lavoratori abbiano scelto altre soluzioni.

Spesso non sembrano essere stati raggiunti effettivamente degli accordi tra dipendente e datore di lavoro e per questo motivo questa misura via via è andata sempre più scemando, raccogliendo tutta una serie di insuccessi e difatti non ha ottenuto il successo sperato e per questo motivo ogni speranza che possa essere prorogata per il 2019, è svanita nel nulla. Molto probabilmente se questa misura fosse stata allargata anche ai dipendenti del settore pubblico, avrebbe avuto un successo diverso, ma così non è stato e quindi altre forme di pensionamento anticipato hanno avuto la meglio, come ad esempio l’Ape sociale. Per queste ragioni, quasi certamente il part-time agevolato scomparirà tra pochissimi giorni, dunque, il 31 dicembre 2018.

Pensioni 2019, i termini per andare in pensione

Attualmente per avere accesso alla pensione sono richiesti 66 anni e 7 mesi di età, più 20 anni di anzianità contributiva. Le regole cambieranno nel 2019 in funzione dell’ aspettativa di vita. Il termine passerà a 67 anni a causa dell’adeguamento con l’aumento delle aspettative di vita. Da gennaio 2019 si andrà in pensione più tardi rispetto ad oggi. Vediamo quali saranno i termini.

Pensione di vecchiaia da 66 anni a 7 mesi a 67 anni per tutti. L’anzianità contributiva richiesta sarà sempre pari a 20 anni. Pensione di vecchiaia contributiva: da 70 anni e 7 mesi a 71 anni di età. L’anzianità contributiva sarà sempre di 5 anni. Pensione anticipata contributiva: da 63 anni e 7 mesi di età a 64 anni. L’anzianità contributiva resta pari a 20 anni. Pensione anticipata uomini: da 42 anni e 10 mesi a 43 anni e 3 mesi. Per pensione anticipata donne: da 41 anni e 10 mesi si passerà a 42 anni e 3 mesi. E infine pensione anticipata lavoratori precoci passa da 41 anni a 41 anni e 5 mesi di anzianità contributiva.

Pensioni 2019, cosa succede per le categorie usuranti

L’aumento dell’età pensionabile non sarà esteso a tutti. Ci sono delle categorie di lavoratori, infatti, che potranno accedere alla pensione di vecchiaia all’ età di 66 anni e 7 mesi; a condizione che abbiano maturato un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni anziché di 20. Si tratta dei lavoratori che per almeno metà della loro carriera abbiano svolto un’attività considerata usurante.

Oltre ad aver svolto un lavoro usurante, per ottenere la pensione anticipata bisogna avere un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e avere 61 anni e 7 mesi. Devono inoltre avere almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa; compreso l’anno di maturazione dei requisiti, per le pensioni che hanno decorrenza entro il 31 dicembre 2017 e almeno la metà della vita lavorativa per le pensioni con decorrenza dall’1 gennaio 2018 in avanti.

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