Riforma pensioni, chi ci perde e chi ci guadagna con la Manovra?

Con la nuova manovra che a breve dovrebbe essere varata dal nuovo governo Conte, chi sono effettivamente i pensionati che ci perdono e chi invece potrebbero addirittura arrivare a guadagnarci qualcosa. Ad essere stato messo in preventivo in tema di riforma pensioni era proprio l’intervento su quelle definite pensioni d’oro. Ad essere invece meno attesa era la proroga della rivalutazione parziale dei trattamenti previdenziali e di conseguenza risulta che l’adeguamento all’inflazione, sarebbe totale soltanto per gli assegni pensionistici fino a tre volte il minimo.

A parlare nelle scorse ore sono stati i sindacati e nello specifico i segretari generali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, Ivan Pedretti, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima, i quali attraverso una nota unitaria hanno chiesto al governo di non fare cassa con i pensionati, andando a rimettere le mani sul sistema di rivalutazione e penalizzando in questo modo milioni di persone, perché in questo caso si tratterebbe di un vero e proprio atto di imperio piuttosto insopportabile anche profondamente ingiusto, nonché anche un clamoroso passo indietro. Secondo quanto hanno fatto intendere i sindacati, a pagare il conto di questa nuova manovra, sarebbero proprio i pensionati, ma in che modo?

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Taglio pensioni d’oro

Il taglio alle pensioni d’oro sarebbe una misura pensata e concretizzata e riguarderebbe circa 20 mila pensionati. Il piano del governo sarebbe il seguente, ovvero che coloro che percepiscono una pensione lorda di circa €120.000 l’anno, per un lustro subiranno un taglio di circa €3.000 lordi. Questo taglio salirebbe a €9.500 per coloro che prendono una pensione da almeno €150.000 l’anno e questa cifra pare possa aumentare in modo sensibile per chi prende oltre €200.000 di pensione. Quindi si parla di un taglio del 15% sopra i €100.000 lordi. del 25% copre €130.000, del 30% dai €200.000 a salire, del 35% dai €350.000 ed infine del 40% oltre i €500.000.

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Opzione donna

Riguardo questa misura pensionistica che riguarda effettivamente le donne dipendenti e autonome, al momento non è stata ufficializzata la proroga. Per chi non lo sapesse si tratta di una opzione per la pensione anticipata ricalcolata con un metodo contributivo alla quale possono accedere soltanto le donne dipendenti che abbiano almeno 58 anni di età e quelle autonome che abbiano compiuto 59 anni. Ad ogni modo devono comunque entrambe avere 35 anni di contributi maturati. Dunque, ci sarebbe una finestra mobile di un anno per le donne lavoratrici dipendenti, di un anno e mezzo per quelle autonome. La proroga per il 2019 dovrebbe essere ormai consolidata e al momento è annuale, ma chi raggiungerà i requisiti nel corso del prossimo anno dovrebbe comunque andare in pensione anche negli anni a seguire.

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