Sconvolgente strage in provincia di Catania, uccide la moglie e 4 bambini

Maledetto! Maledetto! Cosa ha fatto?”. Un urlo fortissimo che all’improvviso squarcia il silenzio di via Libertà a Paternò, un grosso centro della provincia di Catania. La voce rotta dal pianto è quella della mamma di Cinzia Palumbo, la donna di 34 anni uccisa insieme con i due figli di 6 e 4 anni dal marito Gianfranco Fallica. Per compiere questa orribile strage, l’uomo, 35 anni, ha usato la pistola calibro 22 che deteneva in casa legalmente. Con questa stessa arma, poco dopo il massacro, si è tolto la vita.

La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dal sostituto Santo Distefano, per chiarire i motivi che hanno portato l’assassino a sterminare la famiglia. Si parla di gelosia, depressione e problemi economici, ma è molto difficile dare una risposta certa. E chissà se ce ne sarà mai una.

Ma chi era Gianfranco Fallica? Gianfranco era un brillante consulente finanziario. Gestiva un’agenzia di credito immobiliare che pochi mesi fa aveva traslocato in una nuova sede più grande e più prestigiosa di quella precedente. La moglie Cinzia Palumbo, invece, in passato aveva lavorato in un call center. Negli ultimi tempi faceva la casalinga, ma dava spesso una mano al ristorante dei genitori. Erano una coppia felice, almeno in apparenza. Sulle loro pagine Facebook ci sono ancora diverse fotografie in cui marito e moglie sorridono abbracciati ai loro due figli: Angelo Daniele, di 6 anni, e il piccolo Francesco Gabriele, 4 anni. La famiglia viveva in una palazzina di due piani a pochi passi dal centro del paese. Chi li conosceva non si sarebbe mai aspettato un dramma del genere.

Eppure qualcosa, negli ultimi tempi, deve essere accaduto. Qualche vicino di casa ha parlato di alcuni litigi tra marito e moglie, ma non ha saputo spiegare per quali motivi. Forse la gelosia? Paolo Bruno, il cugino di Gianfranco, preferisce essere cauto: «Non ho mai avuto l’impressione che fosse geloso, ma non mi sento né di confermare, né di smentire, sono dinamiche troppo personali». Tra le ipotesi degli inquirenti, però, c’è anche la depressione. In casa, infatti, i carabinieri hanno trovato degli psicofarmaci in un armadietto. Chi li utilizzava? Forse Gianfranco stava attraversando un periodo di difficoltà? Su questo punto il cugino di Gianfranco non ha dubbi: «Depressione? Ma quale depressione? Gianfranco era una persona splendida, tutta dedita alla famiglia,un bravo ragazzo». Il cugino esclude anche che Gianfranco stesse soffrendo a causa di problemi economici: «Lo scorso settembre mi aveva mandato un messaggio per annunciarmi che aveva aperto una nuova agenzia di consulenza. Aveva grandi progetti». E poi Gianfranco, ha raccontato ancora il cugino, aveva già conosciuto il volto della morte quando era bambino: «Ricordo che aveva 5 anni quando io stesso lo salvai dall’annegamento in mare. Eravamo in spiaggia a Sant’Alessio (Messina). Lui si buttò in mare senza che nessuno se ne accorgesse. All’improvviso lo vidi galleggiare immobile in superficie e mi tuffai per soccorrerlo. Lo tirai fuori dall’acqua e gli feci la respirazione bocca a bocca. Gianfranco riuscì a sopravvivere, fu un miracolo».

Il ricordo di questa brutta esperienza, però, non è bastata a evitare l’omicidio-suicidio. Gianfranco Fallica era un grande appassionato di armi. In casa deteneva un fucile da caccia e la pistola usata per uccidere. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, l’uomo ha sparato prima alla moglie, poi ai due figlioletti e infine si è suicidato. A trovare i quattro corpi è stato il papà di Cinzia. La donna non rispondeva al telefono dal giorno prima e per questo il padre, che era in possesso di una copia delle chiavi, si è precipitato a casa della figlia per controllare. La porta era chiusa dall’interno con due mandate, senza alcun segno di scasso. Quando il padre è riuscito a entrare nell’abitazione, si è ritrovato di fronte a una scena raccapricciante: i corpi dei due bambini e quello della donna erano stesi sul letto, come se stessero dormendo. Il più piccolo aveva ancora il ciuccio in bocca, mentre il maggioreera abbracciato alla sua mamma. Poco distante, sul pavimento, c’era Gianfranco steso nel sangue.

Il papà di Cinzia ha chiamato immediatamente la moglie e i carabinieri, che hanno sequestrato l’appartamento e i farmaci trovati nell’armadietto. Si attendono ancora i risultati dell’autopsia e degli esami tossicologici. Non si esclude che l’assassino abbia usato quegli antidepressivi per stordire la moglie e i figli prima di ucciderli nel sonno. L’unica cosa certa, secondo gli investigatori, è che l’uomo sia stato colto da un raptus di follia omicida. Nessun movente, in ogni caso, può giustificare una strage di questo tipo. Non la depressione e tantomeno la gelosia.

«È una tragedia che non riusciamo a spiegarci», ripete il sindaco di Paternò, Nino Naso, mentre i genitori di Cinzia, rimasti soli in un immenso dolore, non riescono più a darsi pace. In un solo giorno hanno perso tutto quello che avevano di più caro: la loro amata figlia e i due piccoli nipoti che tante volte avevano accudito da bravi nonni.

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