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Chissà se Fernando Acitelli, raccontando nel 1998 della struggente «solitudine dell’ala destra», avrebbe mai immaginato, un giorno, di trovarsi davanti a Federico Chiesa e Cengiz Under. Nel 1997, un anno prima dell’uscita del suo libro infatti, a 103 giorni di distanza l’uno dall’altro, sono nati questi due talenti a cui Fiorentina e Roma affidano un presente fatto di gol e, probabilmente, un avvenire lastricato da  plusvalenze. Perciò l’attaccante nato a Genova e il suo virtuale gemello di Balikesir in questo periodo della vita non potrebbero proprio dire di soffrire di solitudine, visto che i loro club li coccolano per meriti ed interesse. E non potrebbe essere altrimenti, poiché entrambi – pur partendo da basi diverse – hanno il contratto in scadenza nel 2022 e prima di dicembre parleranno di rinnovo.

LE SIRENE Chiesa è il calciatore viola che guadagna di più (circa 2 milioni) e così – radicato bene nella realtà fiorentina grazie anche alla solidità della famiglia che gli sta dietro da sempre (dal papà Enrico a mamma Francesca) – oltre a prolungare almeno fino al 2023, a 21 anni appena compiuti, ha intenzione di proseguire la sua crescita nel club toscano almeno per un’altra stagione, prima di affrontare il mare aperto delle più grandi società europee. Perché tutto questo progetto si concretizzi occorrono però due circostanze: un aumento d’ingaggio fino a circa 2,5 milioni (probabile) e il fatto che la Fiorentina il prossimo anno giochi una coppa europea (possibile). Storia diversa invece quella di Under che, a differenza di Chiesa, nel giro dei titolari è quello che guadagna di meno (circa un milione). E se il viola non è interessato a una clausola di rescissione, forse il turco ce l’avrà di una cinquantina di milioni. Più o meno quanto il Bayern (ma anche Arsenal, Barena e Tottenham) sarebbero pronti a spendere.

DOPPIA CIFRA Per tipi come loro, però, ciò che conta è il gol. Chiesa è a quota 2 in campionato, Under a uno (più 2 in Champions). L’obiettivo di entrambi è di arrivare in doppia cifra. E se il turco anche domani dovrà vedersela con la concorrenza di Florenzi spostato in avanti, l’azzurro da tempo viene agevolato da Pioli dal fatto che, avendo ora alle spalle un difensore puro come Milenkovic, può dedicarsi meno alla fase difensiva, su cui prima spendeva tanta energia. Ecco, la gestione delle forze è una cosa deve metabolizzare del tutto, mentre resta un gran vantaggio il fatto che possa giocare sia a destra che a sinistra, cosa che a Under riesce meno.

MALCOM NO Non è un caso, in fondo, che il d.s. Monchi in estate avrebbe voluto Chiesa per far coppia proprio col turco, ma la Fiorentina ha alzato un muro di 70 milioni, la valutazione dell’azzurro. Il resto è noto, con la Roma che ha virato sul Malcom prima della beffa del Barena. A proposito, dalla Spagna tornano voci che vogliono i giallorossi ancora interessati al brasiliano per gennaio, ma piovono smentite. La fascia destra, al momento, è terreno per Chiesa e Under. L’Europa, per Roma e Fiorentina, passa tanto dai loro piedi.

Ecco da dove si può iniziare con le ricerche:

  1. Australia Special Broadcasting Service;
  2. Austria Österreichischer Rundfunk;
  3. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  4. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation;
  5. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  6. Indonesia Rajawali Citra Televisi Indonesia;
  7. Honduras Televicentro;
  8. Grecia Ellinikí Radiofonía Tileórasi;
  9. Irlanda Raidió Teilifís Éireann;
  10. Bosnia ed Erzegovina Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  11. Birmania Myanmar National TV;
  12. Croazia Hrvatska radiotelevizija;
  13. Finlandia Yleisradio Oy;
  14. Kosovo Radio Television of Kosovo;
  15. Cina China Central Television;
  16. Ecuador RedTeleSistema;
  17. Colombia Radio Cadena Nacional;
  18. Germania Zweites Deutsches Fernsehen.

Chissà che non sia il primo segnale di ripresa, il primo scalino per tornare fin lassù, dove sperava di ritrovarsi dopo tre mesi di Roma. E chissà che non basti poco, magari una scintilla, un gol, una prestazione importante per non sbloccarsi anche mentalmente. Già, perché poi che la condizione fisica di Bryan Cristante tenga lo hanno dimostrato anche i recenti test Mapei fatti a Trigoria martedìscorso, quando lo staff tecnico della Roma è andato a valutare molti dei parametri atletici e fisici dei suoi giocatori (cosa che fa ciclicamente più volte nel corso della stagione).

I RISULTATI I test Mapei riguardano sostanzialmente una serie di fattori e prevedono l’analisi della capacità aerobica, dell’elevazione, della forza, della potenza (forza per velocità) e della resistenza, con una misurazione dell’acido lattico e degli idrogenioni (con la valutazione di questi ultimi si ricerca la capacità con cui il sangue diventa acido, più è acido e più il giocatore si affatica durante lo sforzo agonistico). Ed in base ai risultati complessivi dei suddetti test i migliori tra giallorossi sono risultati Schick, Lorenzo Pellegrini, Zaniolo e proprio Cristante. Di più, l’ex centrocampista dell’Atalanta ha riportato alcuni valori che a Trigoria giudicano addirittura sorprendenti. E chissà, allora, che questo non sia anche di buon auspicio per la trasferta di domani pomeriggio a Firenze, dove Cristante dovrebbe giocare titolare a causa della probabile assenza di Daniele De Rossi. Anche se poi tra oggi e domani potrebbe esserci anche la sorpresona e cioè un recupero in extremis del capitano giallorosso, alle prese con quella cisti al ginocchio destro che gli procura dolore forte e che,ad esempio, l’ha costretto ad alzare bandiera bianca a Napoli.

INCHIESTA UEFA Tra l’altro, oggi sarà una giornata importante anche per capire se Di Francesco a Firenze deciderà di tornare al 4-3-3 o resterà ancora legato al 4-2-3-1. Molto, ovviamente, dipenderà proprio dall’eventuale utilizzo o meno di De Rossi. Se il capitano ci sarà allora è facile che Di Francesco resti con il 4-2-3-1, con De Rossi e Nzonzi in mediana. Altrimenti è probabile che decida di tornare al 4-3-3, come ha fatto ad esempio nella ripresa di Napoli, quando è entrato proprio Cristante. «Abbiamo cambiato per mettere Bryan nelle condizioni di rendere al meglio e di giocare dove si trova maggiormente a suo agio», ha detto a fine partita il tecnico giallorosso. Il che, appunto, fa pensare che se sarà lui a giocare come titolare contro la Fiorentina, Di Francesco possa di nuovo optare per questa soluzione. Dovrebbe invece aver recuperato Manolas, che sarà regolarmente al centro della difesa. Infine, provato tra gli attaccanti

Florenzi, per dare più equilibrio alla squadra. Da segnalare infine che la Uefa ha aperto un’inchiesta su Roma e Cska per il comportamento dei loro sostenitori nello stadio (lancio oggetti, occupazione scale, fumogeni). Si attendono multe per entrambi i club.

Pjaca ha talento. Si vede che ha colpi da calciatore speciale. Giocare con più allegria e con meno ansia lo potrebbe aiutare a ritrovare il meglio di se stesso. Sono sicuro che presto tornerà anche a fare gol». L’Unico 10 della Fiorentina regala una carezza e un consiglio a un gioiello in difficoltà. Giancarlo Antognoni non ha dubbi sul valore di Marko. Il grande investimento dell’estate viola. Ma, per il momento, l’operazione non ha dato i frutti sperati. Pjaca contro il Torino è finito per la prima volta in panchina per scelta tecnica. Domani contro la Roma Pioli è orientato a riproporlo dal primo minuto. Di fatto, un ultimo tentativo per rimettere Pjaca al centro del progetto viola.

IL MANCATO DECOLLO Ma perché questo matrimonio ancora non funziona? Dopo il Mondiale il croato si è presentato a Firenze con qualche chilo di troppo e con la necessità di ritrovare le giuste sensazioni dopo tanti campionati condizionati da problemi fisici. Marko probabilmente ha anche sbagliato a volere la maglia numero 10. Per Firenze e la Fiorentina si tratta di una «maglia simbolo». Indossata dai grandi della storia viola: da Montuori a De Sisti, da Antognoni a Baggio, da Rui Costa a Mutu. Chi porta quella divisa deve essere uno speciale. E deve reggere il confronto con dei veri e propri «monumenti». In più il talento croato è entrato in un attacco che aveva già un’asse portante nella coppia Chiesa-Simeone. Per carità, Federico e il Cholito hanno fatto di tutto per aiutare Marko ma è inevitabile che ci sia voluto del tempo per inserire il terzo lato del triango lo offensivo. Le statistiche di Pjaca alla voce gol e assist regalano numeri modesti. Ma quel che preoccupa di più è l’apatia con la quale l’ex Juve vive alcuni momenti della partita. Isolato dal gioco come se fosse ancora un corpo estraneo. Molti ex calciatori croati sostengono che Mirko sia ancora frenato inconsciamente dalla paura di incappare in un nuovo infortunio. Quindi il problema sarebbe più psicologico che fisico e tecnico. Ma come aiutarlo a ritrovare spavalderia e sicurezza?

I RIMEDI Pioli sta lavorando per rimettere le cose a posto. Il tecnico viola ha chiesto aiuto ai giocatori leader (Pezzella-Veretout) per trasmettere al croato la stima di tutta la squadra nei suoi confronti. Pjaca è un professionista incredibilmente educato ma non è un ragazzo spigliato. Quindi fatica a fare gruppo. Coinvolgerlo di più può essere importante. Inoltre Pioli sta pensando anche a qualcosa di diverso dal punto di vista tattico. Pjaca potrebbe operare più da seconda punta che da attaccante esterno. Stando più vicino a Simeone potrebbe essere importante per lui e per il Cholito (un altro dei viola in difficoltà). Anche a Chiesa è stato chiesto di cercare di più l’attaccante croato. Nel tentativo di tenerlo sempre nel cuore della gara. Vedremo cosa succederà contro la Roma. Una partita delicata. Un passaggio importante per Marko. Nel caso il trapianto di Pjaca in maglia viola continuasse a non funzionare Pioli in futuro potrebbe anche riproporre Gerson nel ruolo di attaccante esterno. Ma è un piano B al quale nessuno vuole pensare. La Fiorentina era e resta convinta che i gol, gli assist e le invenzioni di Pjaca saranno decisive per il ritorno in Europa.

Pari in tutto. Meno nelle aspettative. Se sinora Pioli e Di Francesco si sono divisi 4 vittorie a testa nei loro confronti in panchina, questa sera Fiorentina e Roma – appaiate al sesto posto in classifica (insieme a Sampdoria e Sassuolo) a quota 15 punti – sono davanti a un crocevia. Chiesa e compagni per confermarsi la possibile outsider del torneo, gli ospiti per non perdere distanza dalla zona Champions (considerata la mission aziendale del club) già lontana tre punti e ulteriormente a rischio visto che la Lazio e il Milan sono attesi nel weekend da due impegni non proibitivi (rispettivamente contro Spal e Udinese). Proprio per questo motivo, vietato pensare al pareggio che per un gioco delle probabilità e valutando il momento delle due squadre, non è certamente un risultato da escludere a priori.

Fiorentina e Roma, seppur in partenza costruite con obiettivi diversi, un po’ si somigliano nella loro irregolarità. Da un lato la Viola dei giovani, partita di slancio per poi arenarsi di colpo ad ottobre, con due pareggi contro Cagliari e Torino seguiti al ko contro la Lazio all’Olimpico. Dall’altro la Roma, anch’essa nata in estate con l’idea del rinnovamento improntato sulla linea verde ma poi ridottasi, dopo il settembre nero, a virare sui senatori e a cambiare modulo in corsa (dal 4-3-3 al 4-2-3-1). Stessi punti in classifica, appena una rete di differenza nei gol segnati (17 a 16 a favore dei giallorossi), qualcuno in più in quelli subiti (8 i viola, 13 la Roma), reduci da un pareggio e tante storie con incroci da raccontare. Dal malinconico fil-rouge che le lega nel ricordo indimenticabile di Astori, al Gerson incompreso nella Capitale e rinato, almeno in parte, con la cura Pioli. Dal valzer estivo in porta su entrambe le sponde che avrebbe potuto vedere Lafont a Trigoria, se Monchi non avesse poi deciso in extremis di puntare su un portiere più esperto come Olsen, ai due fiori all’occhiello nelle rispettive rose: Chiesa e Under. Entrambi classe 1997, tutti e due ali destre, uno mancino e l’altro di piede opposto, con contratti in scadenza nel 2022 ma entro dicembre da ridiscutere e adeguare a parametri certamente più alti. Monchi in estate avrebbe voluto vederli insieme a Trigoria ma il muro dei 70 milioni eretto dai Della Valle s’è mostrato alla fine invalicabile.

Numeri simili (2 gol a testa in campionato, 16 a 14 per il bosniaco nella passata stagione) anche per Simeone e Dzeko. Carriere ed età certamente diverse ma due calciatori accomunati, in parte, dalle pause. Se l’argentino è stato capace di rimanere a secco lo scorso anno dal 5 gennaio (Fiorentina-Inter) al 31 marzo (Fiorentina-Crotone) e attualmente non segna dal 19 settembre, l’ex City a volte non è da meno. Un gol al debutto in campionato al Torino il 19 agosto, l’altro all’Empoli il 6 ottobre. Poco, troppo poco per due attaccanti del loro calibro. E soprattutto per due squadre che – la Roma come obiettivo iniziale, la Fiorentina come chimera da tramutare in realtà – partecipano alla corsa al quarto posto in campionato.

Riuscirà la Fiorentina a fare il grande salto nella prima sfida stagionale al Franchi con una big? Ci credono i tifosi che pure stavolta saranno in più di 30 mila. Ci crede Andrea Della Valle, già da ieri a Firenze dove ha seguito l’allenamento e pranzato con la squadra e oggi sarà sugli spalti insieme a Batistuta, il doppio ex dal cuore viola. Soprattutto, ci crede Pioli che, pur senza lanciare promesse e proclami (non è nel suo stile), fa capire quanto, sempre nel nome di Astori, i suoi ragazzi siano carichi – l’ultimo successo è datato un mese fa, 30 settembre, 2-0 con l’Atalanta – e decisi a difendere il fortino Franchi. «Ci aspetta un esame difficile e ci sarà da soffrire, la Roma è forte e anche quest’anno punta a arrivare seconda o terza. Ma io spero possa essere l’occasione giusta per tornare a vincere e dimostrare, dopo le ultime due gare non al meglio, che siamo di nuovo in crescita. Come per ogni esame dobbiamo arrivarci pronti e preparati e noi lo siamo». Malgrado l’incombente Dzeko e il problema del gol di Simeone & c. e i precedenti negativi contro la Roma (solo 2 vittorie per Pioli in 18 confronti, entrambe all’Olimpico, nel 2012-13 col Bologna, in aprile con i viola) il clima è di fiducia: «Finora siamo stati in difficoltà solo nel primo tempo col Torino. Detto ciò abbiamo lavorato per essere più propositivi perché vogliamo sfruttare meglio il nostro tridente e fare noi la partita. L’errore però da non commettere è farci schiacciare dalle responsabilità o dalle pressioni – raccomanda Pioli – Sarei ovviamente felice se i miei attaccanti tornassero a segnare con la Roma, quel che più conta però per questi ragazzi è non perdere la spensieratezza: chiunque può attraversare un momento delicato, l’importante è dare sempre tutto». Simeone, Pjaca e l’ex Gerson (autore l’anno scorso a maglia invertita di una doppietta al Franchi) scalpitano per rientrare dopo l’esclusione di sabato: «Hanno reagito bene alle mie scelte, non le hanno condivise ma le hanno accettate allenandosi con grande impegno – dice il tecnico – Nessuno deve strafare, tanto meno Gerson, deve solo trovare più continuità, ma è sulla strada giusta». Ciò che a suo dire dovrebbero ritrovare anche alcuni colleghi dopo le recenti proteste contro lui e i viola: «Ognuno può dire quel che vuole dovendo tirare l’acqua al proprio mulino però – evidenzia Pioli – non mi è piaciuto quando Mazzarri mi ha tirato dentro parlando della sua espulsione: da quanto sono concentrato sulla mia squadra io non riesco neppure a guardare quel che fanno i miei colleghi dalle loro panchine, evidentemente sono più bravi di me…Comunque non mi interessa, a preme solo lavorare bene e far crescere la mia giovane Fiorentina». Aspettando l’esame-Roma.

Fare e disfare la valigia, cambiare letto dove dormire, salutare la famiglia al cellulare che non trasmette il calore della pelle. Insomma, anche se si ha dei calciatori ricchi e famosi, andare in trasferta non fa piacere. Ma non ditelo però ad Eusebio Di Francesco e alla Roma che, grazie alla gestione dell’allenatore abruzzese, in campionato viaggia a dei livelli di rendimento eccellenti, tali da compensare (rimpiangendoli) i punti persi incongruamente alFOlimpico. Motivo in più per pensare che la sfida di oggi alla Fiorentina sia una sorta di «crash test» per i giallorossi, visto che la squadra viola in casa in questo campionato ha un rendimento eccellente: 4 vittorie (Chievo, Udinese, Spai, Atalanta e e un pareggio (contro il Cagliari).
NELL’ERA USA Sotto la gestione statunitense, infatti, nessuno fuori casa ha fatto meglio di Di Francesco, che è il migliore per media punti. Su 24 sfide lontano daH’Olimpico in campionato, infatti, il suo bilancio è di 14 vittorie, 7 pareggi e 3 sconfitte, con una media di punti pari a 2,04 a partita. Se consideriamo l’era dei tre punti a vittoria, con Vincenzo Montella in giallorosso aveva fatto meglio, (2,17 punti), però per lui il campione è assai più limitato, poiché ha accumulato solo 6 panchine in trasferta. Come dire Di Francesco fuori casa fa paura, anche se in questo scorcio di stagione meno che in passato. Tutto questo, certificato dai numeri, che raccontano di 2 vittorie (Torino ed Empoli), un pareggio (Napoli) e due sconfitte (Milan e Bologna). Occhio alle reti, perché quando gioca la Roma di Di Francesco, statisticamente, in trasferta se ne vedono sempre.

I gol fatti sono 35 (con una media di 1,46 a partita), mentre quelli subiti 14 (0,58).

DE ROSSI, ZANIOLO & CO. Il corollario è chiaro: è sopratutto in casa che la Roma finora ha perso contatto con le zone alte della classifica ed è per questo che quella di Firenze sarà sfida delicata, tanto più che De Rossi non ci sarà (ed è a rischio anche per Mosca e per la Samp) e Di Francesco ha la tentazione di lanciare Zaniolo da titolare per la prima volta in Serie A (in Champions lo ha già fatto a Madrid) al posto di Cristante, anche se il ballottaggio è aperto. «In campionato è la competizione dove siamo più in ritardo e dove abbiamo inanellato prestazioni al di sotto delle nostre possibilità – dice il tecnico -. Dobbiamo assoluta- mente migliorare. Non sono contento assolutamente. Occorre essere più aggressivi, senza abbassarci troppo. È una cosa che dobbiamo ritrovare con continuità». La continuità però è data dal sistema di gioco, che in partenza al Franchi sarà il 4-2-3-1. «Nella ripresa a Napoli il 4-3-3 non mi è piaciuto come atteggiamento. Troppo remissivi anche dal punto di vista generale, perciò credo di dare continuità al sistema di gioco che abbiamo attuato nell’ultimo periodo. Lo legavo un po’ al fatto delle caratteristiche dei giocatori in campo, ma non vorrei spostare più di tanto la fisionomia attuale della squadra». Ciò che l’allenatore cerca, comunque, è quell’aggressività che gli consenta di tenere il baricentro più alto. «Questa cosa un po’ ci manca, lo dico dall’inizio dell’anno. La dobbiamo ritrovare il primo possibile, è il lavoro più grande che sto facendo. Siamo in ritardo rispetto alle altre, ma lo eravamo anche lo scorso anno in alcuni momenti del campionato. La possibilità di poter riaccorciare e riagguantare posizioni migliori c’è. È normale che dobbiamo ritrovare punti a partire da Firenze. Parlare solo di quarto posto non mi piace. Dobbiamo cercare di vincere la partita e portare a casa la vittoria. È il nostro obiettivo perché dobbiamo recuperare i punti persi per strada, abbiamo altre chance ma questa è quella più importante». Sulle cause del ritardo, poi, conclude così: «Ci sono state tante situazioni, magari tante anche a livello tattico. Non abbiamo avuto continuità nell’interpretare le gare. Si è persa un po’ nei sistemi di gioco e nella capacità di essere aggressivi in avanti». Quello che oggi Di Francesco vuole ritrovare proprio questo pomeriggio a Firenze. La Roma con la valigia, d’altronde, è capace di qualsiasi impresa.

Lassioma viola è che il pericolo nasce dall’as- I senza di pericolosità. In sostanza quando la squadra crea poco là davanti, si espone ai passi falsi che stanno frenando la Fiorentina nelle ultime uscite. Lo dicono i numeri, lo conferma la classifica marcatori (comanda Benassi a quota 4), lo ribadiscono le recenti partite. Le parole di Pioli chiudono il cerchio. «Nelle ultime gare ci sta mancando solo un po’ di pericolosità offensiva, tutto il resto va piuttosto bene. Se non manovriamo nel giusto modo è chiaro che per noi è più difficile essere efficaci davanti. Con la Roma dovremo essere tecnicamente precisi sapendo che ci sarà da soffrire».

RITORNI ECCELLENTI II primo tempo di Torino è la macchia prestazionale dell’anno. «I peggiori 45 minuti della stagione», sibila il tecnico viola. A dimostrazione che cambiando alcuni elementi (fu panchina per Simeone, Pjaca e Gerson), non si modificano i risultati se la squadra non resta organica, alta, ed aggressiva. Per questo si va verso un ritorno all’antico con il Giolito a guidare l’attacco della Fiorentina. Ancora Pioli. «Per le caratteristiche del nostro tridente abbiamo bisogno di giocare bene, essere precisi nella manovra e
nei passaggi. Restando alti ed intensi». Sulla fascia non si prescinde da Chiesa. Per talento, strappi e qualità è la vera arma totale della Fiorentina. Potrebbe fare qualche gol in più e ci proverà. Anche perché finora non ha mai esultato contro una big.

FESTA FRANCHI A proposito di grandi squadre. Il calendario bizzarro della Fiorentina ha fino ad ora posto ogni sfida con le più forti lontano da Firenze. Logico che questo stia incidendo sul calcolo dei punti e la diversità di come gli stessi punti compongano la classifica viola. Tredici dei quindici totali arrivati a Firenze, appena due in esterna. Oggi invece il Franchi si vestirà davvero a festa per l’arrivo della prima big. Oltre trentamila allo stadio, la consueta presenza di Andrea Della Valle in tribuna e la voglia di riscattare la sconfitta (4-2) incassata contro i giallorossi nello scorso campionato. «La Roma – prosegue Pioli – ha forza tecnica e grande fisicità. Sappiamo che ci sono superiori ma siamo anche consapevoli di poterli battere. Giocando da Fiorentina anche contro una squadra che da anni arriva nelle primissime posizioni del campionato. L’abbiamo preparata bene, però poi contano le letture in campo con il passare dei minuti. Le gare vanno interpretate». La Fiorentina cerca punti, soddisfazioni e gol. Possibilmente in questo ordine. Una vittoria conquistata nelle ultime cinque giocate è bottino magro per l’obiettivo finale. Tornare in Europa.

Sembra di rivivere la vigilia della partita contro il Frosinone, nell’aria preoccupazione, non tensione, per una partita che può diventare decisiva per il prosieguo del campionato. Dopo dieci turni la Roma è ottava, con sette punti in meno rispetto alla passata stagione, a tre lunghezze dal quarto posto, oggi occupato da Lazio e Milan, che sono le rivali dei giallorossi per l’ultimo treno utile per restare in Champions, considerato che Juve, Napoli e ormai anche Inter sembrano irraggiungibili. Di Francesco sa che la Roma non può più perdere terreno, la trasferta di Firenze diventa insidiosissima, è quasi un’ultima spiaggia per gli obiettivi che erano stati prefissati a inizio stagione. Il tecnico si aspetta una svolta, con la speranza di dimenticare i tanti punti buttati via, ultimi quelli contro la Spal, due settimane fa: «Dobbiamo dare un segnale a noi stessi, l’obiettivo deve essere quello di vincere perché dobbiamo recuperare i punti persi per strada. Rispetto alla trasferta di Napoli mi auguro di vedere un atteggiamento diverso, più aggressivo. Mi aspetto che questa squadra dia continuità alle idee su cui lavoriamo. Dobbiamo dare il senso di dominare le gare. Non sono contento, dobbiamo dare di più per recuperare i punti persi per strada. Abbiamo la possibilità di farlo, questa è la chance più importante. Proveremo a portare a casa i tre punti».

PIÙ AGGRESSIVI. A Di Francesco non è piaciuta la Roma del San Paolo, il tecnico non propone un calcio difensivista e vedere la sua squadra farsi schiacciare dal Napoli nella ripresa è un atteggiamento che vuole eliminare in fretta. «Il concetto del baricentro basso si lega alle aggressioni: meno sei aggressivo davanti, meno sei capace a recuperare palla, meno sei bravo ad accorciare gli avversari, più inevitabilmente ti abbassi». Sta lavorando per eliminare gli errori che la squadra si trascina dietro dall’inizio della stagione, per non perdere l’ultimo treno per la zona Champions: «Siamo in ritardo rispetto alle altre, ma la possibilità di accorciare in classifica e agguantare posizioni migliori c’è. È normale che dobbiamo migliorare il rendimento e fare punti a cominciare da Firenze, ma parlare già ora di quarto posto come obiettivo non mi piace proprio. Dobbiamo ritrovare maggiore continuità e fiducia, come ha fatto l’Inter, ma nelle ultime sette gare ne abbiamo persa soltanto una. Come ruolino di marcia siamo cresciuti, ma non basta, non sono contento e voglio di più in termini di risultati e prestazioni». A Firenze non ci sarà De Rossi, che rischia di rientrare addirittura dopo la sosta per l’infortunio al ginocchio: «Non è stato convocato perché sente ancora dolore, con molta probabilità non sarà convocato nemmeno per il Cska, e difficilmente sarà disponibile con la Sampdoria. Manolas invece è disponibile ma devo valutare se farlo giocare. In difesa sono in tre per due posti: Manolas, Fazio e Juan Jesus». E’ già fuori dalla contesa Marcano, che finora ha deluso quando è stato chiamato in causa. AVANTI CON IL 4-2-3-1. Il tecnico non vuole creare confusione tattica ed è intenzionato a insistere con il 4-2-3-1: «Non mi è piaciuto quando siamo tornati al 4-3-3 contro il Napoli, siamo stati troppo remissivi. Penso di dare continuità al sistema di gioco adottato nell’ultimo periodo, non vorrei spostare più di tanto la fisionomia attuale della squadra». La Roma che non decolla gli toglie il sonno, ma ce la sta mettendo tutta per eliminare i difetti: «Mi alzo tutte le mattine con l’intento di lavorare e migliorare questa squadra. Lo faccio con l’amore per questa maglia e per questi colori, con grande passione ed entusiasmo. Poi le valutazioni le faremo alla fine».

Di Francesco si porta dietro qualche grosso dubbio per la partita che può rappresentare la svolta in campionato. Gli mancano diversi giocatori, a cominciare da De Rossi, a questo punto in dubbio anche per mercoledì a Mosca. Proprio la sostituzione del capitano è la mossa più difficile e il tecnico ha provato varie soluzioni. Già da un paio di giorni ha arretrato Lorenzo Pellegrini nel ruolo di centrocampista centrale, al fianco di Nzonzi, con Zaniolo trequartista. Molto indicativo è stato l’allenamento di mercoledì, quando Zaniolo faceva il trequartista alle spalle di Dzeko (quindi con l’attacco titolare) mentre Cristante occupava lo stesso ruolo nell’altra formazione, dove come centravanti c’era il giovanissimo Celar, autore ieri di una tripletta nella vittoria della Primavera contro l’Inter. Zaniolo spera di avere questa grande chance e alla vigilia ha avuto sensazioni positive. Di Francesco lo ha visto bene in allenamento, anche se il tecnico scioglierà gli ultimi dubbi solo a poche ore dalla partita. Di Francesco ritiene che Lorenzo Pellegrini possa fare bene anche il centrocampista centrale come ha fatto in passato e anche ieri l’azzurro è stato provato in quella posizione.

IPOTESI SCHICK. In attacco il tercnico sembra orientato a non cambiare. Ieri ha annunciato la conferma di Dzeko. Ünder ed El Shaarawy non sembrano avere alternative valide in questo momento. Schick potrebbe avere una chance nel corso della partita, ma l’ex sampdoriano non ha mai giocato nell’attacco titolare con Dzeko negli esperimenti fatti questa settimana. Solo questa mattina, nella rifinitura, quando l’attaccante ceco è stato provato nella seconda parte dell’allenamento nel 4-3-3 a destra al posto di Ünder. Potrebbe essere una soluzione in corsa.

MANOLAS PROVA OGGI. Florenzi, che scenderà in campo con la fascia di capitano al braccio, sarà confermato in difesa, al posto di Santon. Ieri l’azzurro è stato sempre provato nel ruolo di terzino. Resta in dubbio Manolas, che è stato convocato, ma dopo l’infortunio di Napoli ha svolto solo parte dell’allenamento di ieri con la squadra. Di Francesco scioglierà il dubbio questa mattina, dopo un provino al quale sarà sottoposto il difensore. Ma è molto probabile che, per evitare ricadute, il greco vada in panchina, per tornare in campo da titolare mercoledì contro il Cska Mosca. In questo caso sarebbe confermato titolare Juan Jesus, che aveva giocato dal primo minuto anche a Napoli, al posto di Fazio, che oggi a Firenze torna al suo posto.
Per la partita di oggi hanno recuperato Kluivert e Pastore. Il primo è pronto a dare il cambio a uno dei due esterni. L’argentino invece è rimasto fermo più a lungo e secondo Di Francesco ha solo pochi minuti di autonomia. Ma in una partita così importante anche Pastore potrà dare il suo contributo.

Un gol per spezzare il digiuno casalingo che dura da 4 partite, da quella rete segnata in pieno recupero con il Chievo (a fine agosto) e festeggiata come una liberazione, perché la porta per lui pareva davvero maledetta. Proprio nella sera in cui papà Diego era arrivato per vederlo giocare. Giovanni Simeone vuole tornare a dettare legge a modo suo, come fatto l’ultima volta a Genova, in trasferta, il 19 settembre scorso, quando è arrivato il secondo (e fin qui unico) centro stagionale. C’è da brindare alla fiducia che il Ct ad interim dell’Argentina ha voluto rinnovargli ancora una volta, nonostante il digiuno: contro il Messico, nelle due amichevoli in programma a novembre, insieme a Icardi, Lautaro Martinez, Dybala e (stavolta) pure De Paul c’è anche lui. Ha bisogno assoluto di tornare a far riecheggiare il suo nome, di cancellare l’anonimato. Prima di tutto per la Fiorentina, poi anche per se stesso.

VEDI ROMA E TI SCATENI. Ha voglia di riscatto Cholito, non intende più aspettare, già che, da quando veste la maglia viola, ogni volta che vede la Roma si scatena. Col Genoa non aveva mai segnato ai giallorossi, ha cominciato a prendere l’abitudine giusto un anno fa, il 5 novembre, al Franchi. Suo il gol del momentaneo 2-2 della squadra di Pioli, prima che Manolas e Perotti dilagassero. E sempre suo il centro del definitivo 2-0 firmato dai ragazzi terribili viola all’Olimpico lo scorso aprile. L’ammazza-grandi, fin dal suo arrivo in Italia, è sempre stato lui. E’ successo a Genova, quando ha rifilato una doppietta ciascuno a Juventus e Fiorentina, ma anche a Firenze, dove oltre alla Roma ha “castigato” pure Milan, Inter e Napoli, quest’ultimo addirittura con una tripletta capace di cancellare definitivamente le ambizioni di scudetto dei partenopei.

533 MINUTI. Adesso sono sei le partite complessive in cui è stato costretto a veder segnare i compagni: ha bisogno di tornare a dettare la sua legge, lui che ogni anno punta a battere (fin qui riuscendoci) il numero di marcature di quello precedente. Sono 533 i minuti di digiuno forzato: non il suo record al contrario di sempre (663 minuti con la Fiorentina e addirittura 795 con quella del Genoa), ma di certo uno di quelli da cancellare il prima possibile. Di fronte a Gabriel Omar Batistuta che questa sera dovrebbe essere presente in tribuna, Cholito non vuole sbagliare. Nessun paragone pesante, sia chiaro: in comune hanno la voglia matta di arrivare, la nazionalità e il numero di maglia, perché Giovanni deve ancora dimostrare tutto. E’ stato lo stesso Re Leone, l’altro giorno da Palazzo Vecchio, a togliergli un bel po’ di responsabilità dalle spalle: Gio deve far leva sulla spensieratezza dell’età e sulla voglia di regolare emozioni, il resto verrà di conseguenza. Esattamente come è stato per la chiamata con la Seleccion, con cui, la sera dell’esordio, contro il Guatemala, ha festeggiato pure il primo gol, sedici anni dopo l’ultima presenza del padre, quinto di sempre quanto a partite giocate con l’Argentina.

FORTINO FRANCHI. C’è poi da contribuire a ritrovare un successo che manca dal 30 settembre scorso, dalla gara interna con l’Atalanta sbloccata di fatto da due giocate di Chiesa (abile a procurarsi rigore e punizione dal limite): al Franchi la Fiorentina ha costruito oltre l’86% dei punti in casa, con quattro vittorie interne consecutive più un pari, nell’ultima partita giocata contro il Cagliari, l’ultima squadra capace di espugnare il terreno amico, lo scorso 13 maggio. Simeone vuole sfatare ogni tabù: non intende più aspettare. C’è da calare il tris contro la Roma e da tornare a correre in classifica per continuare ad alimentare il sogno europeo. Cholito non aspetta altro.

Sarà un ritorno all’antico, a quanto pare: mediano, centrocampista di qualità con compiti di interdizione oltre che di costruzione, per aumentare la qualità del palleggio senza perdere equilibrio. Lorenzo Pellegrini accanto a Nzonzi è l’ipotesi più accreditata della Roma che arriva a Firenze, con un paio di sorprese. La prima: anche senza De Rossi, Di Francesco sembra intenzionato a insistere con il 4-2-3-1. La seconda: Cristante è scivolato in seconda fila, rischia di perdere il posto da trequartista a beneficio di Nicolò Zaniolo. Niente è ancora deciso ma i sussurri aumentano.

test. Ieri, ma anche nei giorni precedenti, Zaniolo era stato spesso inserito nelle rotazioni tra i titolari. Nel 4-3-3 però. Ieri invece nella rifinitura ha fatto il trequartista del 4-2-3-1, almeno finché Di Francesco non ha provato la difesa a tre, che potrebbe servirgli almeno in corso d’opera. Se dovessero essere confermate le indiscrezioni della vigilia, dunque, Zaniolo giocherebbe per la prima volta dall’inizio in Serie A dopo l’esordio da brividi in Champions League al Bernabeu contro il Real Madrid. Cristante non è ancora fuori ma è indietro negli exit poll tecnici.

esordio speciale. Sarebbe un debutto simbolico, di grande importanza emotiva: Zaniolo proprio dalla Fiorentina venne scartato nel 2016, dopo 9 anni consecutivi di settore giovanile. «Corvino mi disse che non mi avrebbe fatto il contratto all’ultimo giorno di mercato – ha raccontato Nicolò -, mi trattarono un po’ male. Ma è stata una scelta tecnica, evidentemente ritenevano che chi arrivava dopo fosse più bravo di me». Massese di nascita, Zaniolo non si fece travolgere dalla delusione. Venne anzi chiamato dall’Entella che gli concesse il debutto in Serie B. Da lì la scalata fulminante: scudetto Primavera con l’Inter, con la soddisfazione di aver battuto la Fiorentina in finale, e poi il trasferimento alla Roma fortemente voluto da Monchi nell’ambito dell’affare Nainggolan.

squilibrio. E’ stato convocato da Mancini in Nazionale senza aver fatto neppure un minuto in serie A. Ha giocato titolare in Champions prima di esordire in campionato, onore che era toccato 17 anni fa anche al suo capitano De Rossi. Stavolta potrebbe capitargli la prima possibilità “vera” in campionato dopo lo spezzone giocato contro il Frosinone.

RUOLO. Che sia dall’inizio o a partita iniziata, giocherenne nella posizione che sente più sua, quella di trequartista, e non mezz’ala come al Bernabeu: questo gli consentirebbe di liberarsi delle ansie difensive e di sfruttare la pericolosità nell’area di rigore avversaria. Nella scorsa stagione, Zaniolo ha segnato 13 gol nel campionato Primavera.

precedente. La sua promozione non deve comunque sorprendere per coraggio: Di Francesco ha già schierato dall’inizio due ragazzi del 1999 in campionato, Kluivert e Lorenzo Pellegrini. E l’anno scorso, sempre a novembre e sempre a Firenze, ideò la mossa Gerson, oggi avversario da tenere in considerazione, che da attaccante esterno segnò una doppietta.

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