Baglioni attacca il governo sui migranti: siamo alla farsa

Virata a 180 gradi nelle acque di Sanremo. Claudio Baglioni ha illustrato ieri come sarà il prossimo Festival della Canzone Italiana, che egli meritatamente condurrà a febbraio per la seconda volta consecutiva, visto il grande successo dell’edizione scorsa. Nel 2018 il direttore artistico aveva dedicato la gara all’immigrazione, quest’anno però ha deciso di fare recuperare alla manifestazione canora lo spirito nazionalista delle origini.

Siamo in tempi di ristrettezze, il governo gialloverde ha fatto capire anche in Rai che i soldi non vanno sprecati, così il cantante ha deciso di rinunciare ai costosissimi ospiti stranieri, tradizione della città dei fiori e garanzia d’ascolti, ma a prezzi non da reddito di cittadinanza. Baglioni ha tagliato le star con passaporto diverso e ha optato per un’edizione sovranista: tutti italiani, confidando che il suo talento artistico gli consentirà di non pagare dazio. Siccome è di moda che i vip non parlino solo del proprio mestiere ma discettino di qualsiasi tema d’attualità, ecco che al direttore artistico è stato chiesto cosa pensasse della vicenda dei cinquanta immigrati da due settimane fermi al largo dell’isola di Malta.

La risposta di Baglioni, che ogni due per tre organizza a Lampedusa concerti pro migranti, era telefonata. Conoscendo la posizione dell’artista in materia, non è fantasia ipotizzare che gli sia stato teso un trappolone mediatico, per spingerlo alla polemica. L’artista non si è sottratto ed è partito dicendo un’ovvietà, ovverosia che è disdicevole che un continente impieghi due settimane per decidere della sorte di poche decine di disgraziati. Purtroppo la patetica figura dell’Europa è dovuta al fatto che a parole tutti, Salvini a parte, si professano buonisti pro accoglienza ma nei fatti nessuno Stato si voleva caricare un’anima. Poi, com’era prevedibile, Baglioni si è scagliato contro il ministro dell’Interno, giudicando «ridicolo che il governo pensi di risolvere il problema immigrazione evitando lo sbarco di cinquanta persone» e accusando questo esecutivo «di non essere, come i precedenti, all’altezza della situazione». Infine l’acuto: «IlPaese è disarmonico, cieco sulla direzione da prendere, la questione andava risolta anni fa». Come? Ovviamente aprendo le porte.

I CONTI DELLA SERVA E qui casca l’asino. Se gli affidano un lavoro e deve far quadrare i conti, Baglioni non ha problemi a tagliare gli stranieri. Se però essi arrivano a carico dello Stato e non pesano sul suo budget, ben vengano; anzi, Claudio canta pure la serenata gratis al loro arrivo. Gli artisti nascono per far sognare, e quindi l’autore di “Questo piccolo grande amore” è libero di avere le sue opinioni e manifestarle come crede. Vorremmo però ricordargli che i politici, esattamente come lui quando dirige il festival, devono far quadrare i conti. Se Salvini, con la maggior parte degli italiani, non gradisce gli sbarchi e gli immigrati irregolari è perché sa che poi tocca ai contribuenti pagare.

Se il nostro Paese non ha i soldi per permettersi una serata di Bruce Springsteen o dei Coldplay nel programma televisivo di massimi ascolti e introiti pubblicitari dell’anno, come può pensare di mantenere a vita centinaia di migliaia di persone che sbarcano qui senza sapere fare nulla e con un livello culturale inferiore a quello di un mezzadro ottocentesco? Lo stop all’immigrazione incontrollata vale circa un miliardo ed è stata l’unica vera spending review realizzata da questo e dai recenti governi. L’integrazione è questione di denaro, opportunità, lavoro, non è una canzone da intonare davanti al mare. Sono tutti accoglienti fuori dal proprio giardino di casa, dal proprio lavoro e dalla propria vita privata. Quando poi si tratta di fare i conti della serva, si può negare il visto d’ingresso pure a Mick Jagger, perfino se se ne ha il poster in camera.

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