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Programmazione, progettualità e velocità di azione sui mercati (sportivo e finanziario). Sono queste le tre caratteristiche principali della gestione di Andrea Agnelli presidente, dal maggio 2010, dello Juventus FC.

Sono ingiuste, quindi, oltre che inappropriate (sotto il profilo tecnico), le ultime dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis sui debiti della Juventus con il “sistema bancario”. Il tutto collegato a filo doppio, sempre secondo il patron partenopeo, con l’operazione del secolo di quest’estate: ovvero lo sbarco di Ronaldo a Torino. Un affare “monstre” con il pagamento di 105 milioni di euro al Real Madrid e la creazione, sotto il profilo contabile, di un costo gestionale pari a non meno di 30 milioni annui. Nella realtà però CR7, già da agosto scorso, sta “spingendo” le vendite del merchandising sui mercati internazionali, le sponsorizzazioni (a partire dal rinnovo pluriennale con Adidas per 408 milioni fino al 2027) e i ricavi da gare allo stadio.

Al di là della comprensibile frustrazione sportiva dell’imprenditore campano, la Juve, dal 2011-12, con 7 scudetti consecutivi e una presenza costante in Europa, ha raddoppiato il valore del fatturato netto (da 195,4 ad oltre 402,3 milioni) e ha improntato la sua strategia sull’esplosione (presente e futura) dei ricavi commerciali (attualmente in area 145,7 milioni), grazie all’acquisto di calciatori di alto livello e allo sfruttamento dell’attuale Allianz Stadium, diventato il vero “tesoretto” del club assieme ai ricavi da diritti televisivi (più di 200 milioni). Il magazine americano Forbes ha valutato la società Juventus FC più di 1.30 miliardi di euro, al nono posto di questa speciale classifica. Brand Finance Football 50 ha stimato solo il brand bianconero circa 533,44 milioni di euro. KPMG poi ha valorizzato in oltre 1,3 miliardi di euro la “Football club valuation” dell’impresa bianconera.

Analizzando il bilancio del club piemontese, al 30 giugno 2018, il valore della “rosa”, pre arrivo di CR7, è pari a 330 milioni di euro. Considerando anche le immobilizzazioni materiali, le altre attività non correnti e l’attivo corrente si arriva a 772,66 milioni di euro. Il valore contabile “netto” della rosa incide sul bilancio della realtà piemontese nella misura del 42,8% sull’attivo. Ciò che consente ai campioni d’Italia di guardare con assoluta serenità al prossimo futuro sono le infrastrutture sportive: lo Juventus Training Center di Vinovo, lo Juventus Museum, lo Juventus Megastore, ma soprattutto lo Juventus Stadium (da oltre un anno ribattezzato Allianz Stadium). Queste “immobilizzazioni materiali nette” sono valorizzate in bilancio per 162,44 milioni. Solo lo stadio (i ricavi da gare hanno superato i 56 milioni nel 2017-18), il museo e il megastore valgono contabilmente più di 100,63 milioni. Tre asset di proprietà che non sono assolutamente presenti nel bilancio del Napoli di De Laurentiis e che, invece, “avvicinano” la realtà piemontese ai top club europei (non a caso la Juve è stabilimente tra i primi 10 brand dell’indagine annuale Deloitte Football Money League). Solo nell’ultimo report (2019) i bianconeri sono scesi all’11° posto, superati dagli Spurs al decimo.

Ma la cartina di tornasole della bontà del lavoro svolto è l’indice di solvibilità totale (il rapporto tra attività e debiti): un club è notoriamente solvibile se il totale del suo attivo è superiore a quello dei suoi debiti. Nel caso della Juventus è pari a 1,1, ciò significa che la società guidata da Andrea Agnelli possiede dei beni il cui valore è sufficiente a pagare l’ammontare totale dei debiti. Da tenere sotto controllo, invece, l’indice di indebitamento (rapporto tra patrimonio netto e totale delle passività). Nel caso della Juve è pari a 0,38 (l’ottimale è invece 1). Il capitale di “terzi” quindi prevale sui mezzi propri. Se si valuta l’indebitamento finanziario netto (al 30 giugno 2018) è pari a 309,8 milioni di euro. Ma alcuni di questi debiti, per esempio, sono da considerare assolutamente “virtuosi” come i 37 milioni nei confronti del Credito Sportivo per il progetto dello stadio. I debiti verso le banche ammontano a 182,1 milioni di euro, di cui 46,1 milioni utilizzati nel breve termine. L’ultima operazione dell’emissione di un bond da oltre 175 milioni di euro (con ordini per 250 milioni) al tasso del 3,375% (scadrà il prossimo 19 febbraio 2024), andato totalmente esaurito da parte dei più importanti investitori istituzionali (con una forte richiesta dall’estero), è la conferma dell’appeal sui mercati del brand Juventus, sbarcato di recente sul FTSE Mib di Milano avendo raggiunto una capitalizzazione superiore al miliardo di euro.
Per dare un ultimo parametro di analisi, la Juve oggi vale, per esempio, più di una banca solida ed efficiente come Banca Popolare di Sondrio. Il collocamento delle obbligazioni non convertibili è una prova di forza, perché la società torinese ha dimostrato, in tempi molto brevi, di attrarre investimenti grazie alla forte reputazione sui mercati, oltre che per i suoi “fondamentali” economico-finanziari. Una iniziativa che oggi poche grandi aziende possono permettersi in Europa.

In un solo anno, analizzando il bilancio 2017-18, il Napoli calcio ha perso il 30% del suo valore della produzione, passando da 308 a 215,6 milioni (con un “rosso” di 6,37 milioni). I risultati poco brillanti in Champions ed Europa League (-25,84 milioni di entrate) e l’impossibilità di generare nuovamente una plusvalenza record (da 86 milioni), come quella di Higuain (ceduto alla Juve nell’estate del 2016), hanno fatto il resto. Il club campano, nel presente, paga la scarsa lungimiranza sul fronte degli investimenti collegati alle infrastrutture sportive (come il progetto dello stadio, più volte annunciato senza mai partire concretamente). Il valore della “rosa” poi è molto basso: non più di 97.520.000 euro. Questo dato è ancora più significativo se si pensa che, dal 2009-10 al bilancio in esame, la società ha investito, sul progetto sportivo, più di 550,6 milioni di euro, ovvero quanto il progetto di uno stadio hi-tech. Il totale voce debiti ammonta a 143,98 milioni di euro. E’ da segnalare che il Napoli, nell’ultimo bilancio, non presenta “debiti bancari” (non esistono infatti debiti finanziari come invece nel 2016/17).
Se si analizzano poi le voci di entrata, i ricavi televisivi sono sempre la fonte “macro” del Napoli (118,75 milioni). In seconda posizione i ricavi commerciali (34,47 milioni), i ricavi da gare (19.09 milioni) e, infine, gli altri ricavi (10,567). Il vero “oro di Napoli” è la voce “disponibilità liquide”, pari, nell’ultimo bilancio, a 118.076.000 euro. Una liquidità, però, che non è stata assolutamente utilizzata per la finestra di calciomercato, per cercare di recuperare il gap tecnico con la Juventus (leader nella classifica provvisoria di serie A).

Quest’anno gli appassionati di calcio e in particolare del campionato di Serie A, potranno vedere le partite in diretta tv e anche sui dispositivi mobili sottoscrivendo l’abbonamento o a Sky o a Dazn. Secondo l’accordo vigente, Sky può trasmettere il 70% delle partite in programma, mentre Dazn può trasmettere il restante 30%. Nel pacchetto di Dazn c’è sempre uno dei big match di giornata e sempre una partita del sabato sera. Dazn è una piattaforma che trasmette solo in streaming e consente di vedere le partite su qualunque supporto, purché collegato a internet. L’abbonamento a Sky consente di vedere le partite anche su supporto mobile. Per valutare i pacchetti proposti dai due player meglio consultare i siti: sky.it e dazn.com.

Bologna – Juventus è una partita valevole per la giornata numero 25 del campionato di calcio di Serie A 2018/2019. La partita sarà visibile in tv sulla piattaforma Sky il 24-02-2019 alle ore 15:00. La partita sarà visibile in streaming per gli abbonati Sky su Sky Go, che consente di vedere i programmi Sky su pc e dispositivi mobili.

Ci sono poi, come noto tantissimi siti che trasmettono in streaming le partite. In massima parte però si tratta di siti pirata che le autorità giudiziarie rimuovono molto frequentemente, per cui non è consigliato guardare le partite in streaming in questo modo. Sarà possibile seguire la diretta live di Bologna – Juventus su Virgilio Sport: Bologna – Juventus.

Dove vedere Bologna – Juventus, diretta tv e streaming

La partita che si giocherà questa sera 24 Febbraio 2019 alle ore 15:00, sarà trasmessa in esclusiva diretta streaming su Dazn, ma ovviamente sarà visibile anche su altri dispositivi. La versione integrale della partita si potrà anche guardare on demand e quindi tutti gli appassionati e tifosi potranno rivedere la gara quando vorranno. Ovviamente sarà possibile guardare il big match in televisione qualora si possiede una smart TV, scaricando l’applicazione, avendo sottoscritto un abbonamento a Mediaset Premium o a Sky Q. In questo caso però bisognerà vedere se la TV di cui si è in possesso è compatibile con il servizio Dazn. Se non siete ancora abbonati a Dazn, potrete vedere la partita in modo assolutamente gratuito, visto che il primo mese lo offre la piattaforma. Dovrete solo effettuare la registrazione ed attivare l’abbonamento per un mese gratuitamente. Poi se vi troverete bene con la visione, potrete continuare con l’abbonamento al costo di 10 euro al mese.

Rojadirecta Bologna – Juventus

ROJADIRECTA Bologna – Juventus  – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Abbiamo molte possibilità dipassare. Massimiliano Allegri rilanda immediatamente, rimontare l’Atletico Madrid è possibile e il tecnico bianconero mostra grande fiducia nel poter compiere l’impresa. La ricetta per quella che lui chiama «LA sfida» prevede «grande entusiasmo e adrenalina al massimo». «Siamo fortunati a vivere questa situazione – rileva Max – perché se si vincesse sempre si diventerebbe piatti e a me le cose piatte non piacciono». Carica, quindi. «Nel calcio, sconfitte come quella di Madrid capitano, altrimenti filerebbe tutto liscio. Noi dobbiamo essere pronti a trasformare la sconfitta in una opportunità per poter fare una impresa straordinaria. Una cosa è certa: il 12 marzo saremo pronti. Non so se passeremo il turno, ma dovremo fare di tutto affinché dò avvenga. Sono sicuro che abbiamo molte possibilità». Allegri si dice sicuro che «sarà una grandissima serata, da vivere al massimo dei giri», con un’adrenalina che dovrà crescere costantemente: «Giocassimo subito, mercoledì prossimo, non passeremmo sicuramente. Dobbiamo aggiungere un pezzettino di adrenalina ogni giorno». Adesso, però, «parlare non conta niente; contano solo i fatti e quindi ora bisogna soltanto lavorare».

FALLIMENTO? ^allenatore bianconero allontana poi lo spettro del fallimento, che si materializzerebbe in caso di eliminazione agli ottavi di Champions League. «Non bisogna pensare a quello che succederà, ma a dò che dobbiamo vivere, poi a fine stagione vedremo cosa riusciremo a portare a casa – sottolinea – E deve essere chiaro che conquistare trofei non è semplice: il campionato non è che ce lo regalano, è una vittoria che si deve costruire ogni giorno. Le aspettative quest’anno sono più alte e ci sono un po’ di delusione e frustrazione che però non devono esserci perché c’è una partita da giocare e quello che succede lo sapremo alla fine del match di ritorno. Bisogna vivere questa cosa con entusiasmo, altrimenti la vita è piatta, tutti tristi ad aspettare la batosta». Sul suo futuro è chiaro: «Finora non abbiamo fatto una stagione bruttissima, io con la Juve finora mi sono divertito molto. Nel momento in cui non mi divertirò più smetterò, sono fatto così. Quindi il mio futuro sono il campionato che dobbiamo vincere e la Champions. Punto». In attesa dell’Atletico Madrid, la Juve si rituffa nel campionato e Max vuole sfruttare il trittico Bologna-Napoli-Udinese per arrivare al meglio alla gara di coppa «Bisogna fare al massimo perché il campionato non è chiuso e per lo scudetto servono ancora otto vittorie. E a Bologna bisogna vincere perché abbiamo lo scontro diretto con il Napoli cui bisogna arrivare con il vantaggio di 13 punti immutato».

coppa ha lasciato anche un paio di istantanee non edificanti A partire dall’esultanza sguaiata di Simeone. Max non la commenta ma punge: «Sono cose personali che non sta a me giudicare, uno si comporta per come è». E poi c’è la simulazione di Bonucci sul gol del vantaggio dell’Atletico: «Leo sta facendo un ottimo campionato ed è un giocatore importante per noi. Per il resto, ormai d sono miliardi di mode, uno fa un gesto, uno un altro. Bisogna fare un passo indietro tutti e avere più rispetto ed educazione. Non lo dico rivolto a Bonucci, ma in generale. I conportamenti che si fanno sul campo, poi si ripercuotono all’esterno. Se un bambino vede certi gesti pensa che siano normali, ma invece non si fa così. Ora vale tutto, ma piano piano spero si tomi ad avere rispetto».

TORINO – Si cambia, a Bologna con il 4-4-2. La Juve (che avrà il lutto al bracdo per la scomparsa di Donna Marella Agnelli) si rituffa nella lotta scudetto in emergenza a centrocampo: qui la coperta è corta a causa dell’assenza di Khedira, reduce dall’intervento al cuore, della squalifica di Emre Can e dei postumi dell’attacco influenzale che ha debilitato Pjanic già nella notte di Champions . Il bosniaco è convocato ma non in buone condizioni («E’ mezzo morto, è in mano a Cristo…» ha scherzato il tecnico) e partirà dalla panchina. I superstiti del reparto sono due, Bentancur e Matuidi, sicuri titolari. Dalla penuria di centrocampisti deriva la necessità di trovare una nuova soluzione tattica. Max sembra orientato al 4-4-2 con Cancelo esterno offensivo a destra e Bernardeschi laterale a sinistra. In difesa, d sarà un po’di turnover: Szczesny e Chiellini riposeranno a beneficio di Perin (settima da titolare in campionato) e Rugani, Caceres farà rifiatare De Sciglio sulla destra. Alex Sandro presidierà la sinistra. Lo schieramento della retroguardia permetterà anche lo sdvolamento atre (Caceres-Bonucd-Rugani) con Alex Sandro e Cancelo sugli esterni in mediana e Bernardeschi mezzala mobile. Soluzioni per ovviare all’emergenza, quindi. In attacco riposerà verosimilmente Dybala, che dovrebbe partire dalla panchina e costituire un cambio importante con Kean. Avanti con Ronaldo e Mandzukic a guidare l’assalto. COSTA K0. Non convocato come da programma Douglas Costa che dovrebbe tornare a disposizione per il Napoli Eincertezza, però, regna ancora sovrana sul brasiliano. Tanto che anche Allegri non ha dato tempistiche certe, allargando le bracca : «Speriamo di riaverlo al San Pàolo. Lui quest’anno una volta si è preso quattro giornate di squalifica, una volta ha preso uno in pieno per la strada… Che posso fare? Quando sarà a posto, giocherà…».

Sempre Ronaldo, comunque Ronaldo. La Juve riparte dal suo fenomeno per risollevarsi immediatamente dopo la batosta europea e rimettersi subito in carreggiata. E per dimenticare il crollo contro l’Atletico Madrid e non può che affidarsi a Cristiano. C ’è tanta voglia di riscatto nei bianconeri e c’è tanta rabbia da smaltire in CR7, che non ha gradito l’epilogo del Wanda Metropolitano. Non tanto per la sconfitta in sé, quanto per come questa è maturata. Lui è abituato a notti da protagonista in Champions League e invece in bianconero non è ancora andato oltre l’unico, splendido, sussulto contro il Manchester United. Cris si sta già caricando per il ritorno, per guidare la remuntada, per rendere possibile l’impresa cui tutto il gruppo si sta attrezzando. Via intanto non vuole perdere il ritmo in campionato, dove è già a quota 19 reti. La medicina migliore per curare una delusione è proprio un gol ed è questo che cercherà oggi al Dall’Ara: c’è pur sempre una classifica cannonieri da conquistare. Il vantaggio sul Napoli è considerevole ma, come ha detto Allegri, anche lui sa benissimo che non si può perdere il passo, in vista dello scontro diretto della prossima settimana.

ALTRO RECORD. E allora? Niente riposo, a meno di sorprese. Sembrava che fosse arrivato anche per il portoghese il momento di tirare il fiato dopo 24 presenze su 24 giornate. E invece nelle prove di ieri alla Continassa, c’era proprio lui accanto a Mandzukic. Solo una volta, finora, è partito dalla panchina – a Santo Stefano in casa dell’Atalanta – ma è risultato comunque decisivo, firmando il gol del pareggio e salvando la Juve in inferiorità numerica. Oggi ha un’altra missione, un altro record da mettere in bacheca. Ronaldo, infatti, ha segnato e fornito un assist ai compagni nelle ultime tre partite di fila. Nessuno, in serie A, negli ultimi 15 anni, ci è riuscito per quattro volte. Cristiano ci proverà oggi. Non sarà una sfida da «dentro o fuori» come contro l’Atletico Madrid ma Bologna rappresenta uno snodo importante: la Juve non è abituata a cadere e intende rialzarsi immediatamente. Il suo fenomeno la deve prendere ancora per mano.

Non teme niente. «Solo mia moglie, lei sì». Ma la Juve no, anche se da quando allena non l’ha battuta mai e non importa se con il Torino capitò che «una volta meritavamo di vincere e invece perdemmo in dieci». Per fortuna che il calcio non ha memoria. E infatti Sinisa Mihajlovic resetta il passato, lui è convinto di averla preparata bene, nel modo giusto, «si parte sempre da zero a zero e per noi non sarà facile ma non lo sarà nemmeno per loro. I gol ci mancano un po’ da tutti, la fase offensiva la dobbiamo migliorare, abbiamo lavorato anche su questo in settimana». C’è un fascino di fondo che luccica negli occhi del Dall’Ara quando a Bologna arriva la Juventus. E’ l’idea (un po’ nascosta, in pratica è una speranza) di vincere contro quella che lo stesso comandante Miha definisce «la squadra più forte d’Italia e forse d’Europa. Con Cristiano Ronaldo si sono rinforzati per la Champions, per il campionato non ne avevano bisogno penso. Ma certo la partita contro l’Atletico Madrid dimostra una cosa: tutti possono perdere». SAGGIO. Gira la palla come la mota, e prima o poi toccherà anche alla Juve scivolare su qualche difficoltà. Si chiama legge dei grandi numeri. Anche a questo si aggrappa Mihajlovic, che su dodici incontri con Max Allegri non ne ha vinto nemmeno uno. C’è sempre una prima volta. «Io conosco un solo modo di giocare ed è lo stesso che vogliamo riproporre, quella che vogliamo fare è una partita seria, con i nostri principi e i nostri concetti». La convinzione di Sinisa è granitica, infrangibile, in stile die hard. Lui ne ha viste troppe perché possa spezzarsi. E se c’è da piegarsi lo fa a modo suo. Soprattutto a cinquant’anni. «Da calciatore ero impulsivo, io sono cresciuto per strada. Da un certo punto di vista il calcio mi ha salvato da una vita che poteva essere diversa. Mi scopro più riflessivo, forse anche più saggio. Meno irruente. Ma non sarò mai un Benitez o un Ancelotti. Contavo fino a due, arrivo a cinque, sei adesso. Un giorno arriverò a otto, forse. Mai a dieci. Può essere un pregio o un difetto. Ogni tanto mi parte la brocca, esce fuori quell’ignoranza, ma la tengo a bada». FARE GRUPPO. Tutti fanno un percorso, Miha sta facendo il suo. Ha imparato a essere meno intransigente, ha imparato ad accettare i dolori, gli errori, e anche gli esoneri. «Se si venisse esonerati per una sconfitta contro la Juventus allora avrebbero dovuto mandare a casa tutti. A me è successo due volte. Come dice il mitico Trap, ci sono due gruppi di allenatori: quelli esonerati e quelli che saranno esonerati. La prima volta fu incomprensibile, la seconda aspettavano solo il momento giusto». Riparte dai dolori di un Miha che si è fatto ancora più attento ai dettagli, alle soluzioni. E ha cercato di trasferire tutte queste cose ai suoi giocatori. Sul campo, ma anche a cena, per festeggiare i primi cinquanta. «Sono cose che faccio spesso – dice Miha -, non c’è bisogno di festeggiare un compleanno per stare insieme. Sono cose utili per divertirci, per fare gruppo anche se questo è buono e l’atmosfera è bellissima. Non c’erano i miei famigliar! e allora sono stato con la gente con cui sto tutti i giorni».

CORAGGIO. Si è parlato di vita, di calcio, e anche di sfide appassionanti. Come quella di oggi al Dall’Ara, in uno stadio pieno, pienissimo, ventinove mila persone e molte a soffiare sul Bologna per provare a spingerlo più lontano. «Anche da giocatore per me la Juve è sempre stata una squadra da battere – chiude Miha -, è una società unica a livello europeo, per lo stadio, le strutture, tutto. Ma noi giochiamo a casa nostra, possiamo metterli in difficoltà. Questa è la partita più importante, io non faccio calcoli. Pensiamo a noi con fiducia e con convinzione, possiamo fare una grande partita. Con coraggio». Senza paura, ovviamente.

Ma adesso non esageriamo. La Juve stracotta e strafatta, la Juve di burro e stracchino, la Juve che finalmente il Bologna del prode Sinisa può battere. No, così non d siamo. Perché al di là del fatto che la Juve ha quarantotto – dico e ripeto quarantotto punti più del Bolognino-Bolognetto – per forza di cose il prode Sinisa dovrà scontare alcuni giocatori che non potranno esserci, ovvero Ralado e Destro, hai detto niente. Ma non solo: se pretendiamo che il Bologna fàccia ovunque legna senza tanto sottilizzare, ecco che subito viene in mente che Pulgar, Danilo e Mbaye risultano diffidati e guai al mondo se beccheranno un altro cartellino perché a Udine poi il Bo si giocherà la vita o quasi. Nel frattempo l’Empoli a Milano non ha fatto punti e buone notizie potrebbero da altri campi e in ogni caso io sono convintissimo che il Bologna farà una buona partita e cercherà sicuramente la grande impresa perché Sinisa non ha paura di niente e di nessuno.

Ma resta un dato oggettivo e doè che una Juve in Italia tanto maramalda potrà essere uguagliata – abbiate pazienza, ma io non oso parlare di vittoria – solo se la Juve risentirà ancora della lezione e batosta di Madrid e solo se il Bologna farà una gara quasi perfetta E dunque? E dunque vorrei ribadire un concetto: la classifica del Bo ancora per un mese sarà molto deficitaria, ma forse ad aprile sarà un po’ più lusinghiera e a quel punto avere oggi un allenatore vero al posto di un allenatore presunto dovrebbe essere l’arma vincente. E intanto mi chiedo, quando Saputo fa sapere che tante cose cambieranno, se lui allude ai vari e improponibili fenucd e Bigon o soltanto al cambio della sua biancheria intima?

E infine e per stare un po’ più allegri vorrei ricordare due vittorione del Bo contro la magna Juve di ieri e dell’altro ieri. E fu nel settantaquattro che al Dall’Ara il Bologna del Pstisso Rssaola piegò la Magna on una palla avvelenata di Franco Cresci (quel gol lì e solo altri tre in trecento uno gettoni rossoblù) che si infilò alle spalle dell’esterrefatto Dino Z. Poi nel novantotto il gran bel Bologna di Carletto Mazzone (nono posto finale, ma una finalissima Uefa scippata da un colossale svarione di un arbitro tedesco) già nella prima mezz’ora rifilò una cascata di gol (tre a zero) nella porta di Peruzzi mentre Pippo Inzaghi e il grande Zidane per tutta la gara restarono in estatica e malinconica contemplazione.

Dopodiché fra una settimana i rossoblù giocheranno a Udine e qui mi piace rammentare che nell’anno dnquantasei il Bologna di Campatelli remava in coda e al minuto settanta a Udine stava perdendo. Ma Rascutti, Pivatelli e Cervellati si scatenarono e insomma cinque a uno per il Bologna e Renato Dall’Ara il presidentissimo si sporse dalla finestra del suo ufficio in Via Amendola e a quel centinaio di tifosi che strepitavano perché il Bologna all’intervallo stava perdendo, poi disse: adesso però andate sùbito a casa perché magari chissà cosa vi stanno combinando le vostre belle signore. Altri tempi, altro calcio e altri calci e altri bei fusti e un altro Bologna. Via ora tutti insieme diciamo forza Sinisa, sei tutti noi.

Retroscena di un affare che era praticamente chiuso, e cioè Sinisa Mihajlovic sulla panchina della Juventus, e che poi non si è concretizzato solo per un ri- pensamento da parte di Antonio Conte. Un passo alla volta, leggete qua. E’ il 14 novembre del 2013 quando la Sampdoria ufficializza l’assunzione di Sinisa Mihajlovic. Tre giorni prima era stato esonerato Delio Rossi. Ecco che Edoardo Garrone, nuovo presidente della Samp dopo la morte del padre Riccardo nel mese di gennaio, riceve una telefonata di Andrea Agnelli. Che su per giù gli dice quanto segue. «Credimi Edoardo, hai preso un grande allenatore, io lo stimo molto Mihajlovic, ti salverai di sicuro con lui». Sì, Sinisa salverà quella Sampdoria. E la salverà alla grande, nonostante quella partenza tra tanti bassi e pochi alti con Delio. La Samp arriverà dodicesima in classifica mettendo insieme 45 punti ma particolare non di poco conto, già a cinque giornate dalla fine dei giochi può fare festa per la matematica permanenza in serie A. In poche parole, dopo che la Genova blucerchiata aveva amato negli anni precedenti il Sinisa calciatore, ora addirittura lo porta alle stelle come allenatore, perché mai si sarebbe aspettata che Mihajlovic ribaltasse di punto in bianco in quel modo il mondo Samp.

TUTTO FATTO, ANZI NO. Come abbiamo detto. Agnelli ha una considerazione infinita nei confronti di Sinisa e pochi mesi più tardi succede che dopo aver capito che Antonio Gonte lascerà la Juventus a fine annata fa chiamare da Beppe Marotta l’entourage dell’allenatore per informarlo dell’interesse della società bianconera per Mihajlovic. Che attorno alla metà di aprile viene ricevuto nella residenza di Andrea Agnelli, alla Mandria. Sono presenti Viarotta, Fabio Paratici, Pavel Nedved e l’agente del tecnico serbo. A Sinisa viene riferito che a giugno la juventus e Conte si separeranno consensualmente, nonostante il tecnico abbia ancora un anno di contratto, e che la Juventus è fortemente intenzionata a sostituirlo appunto con lui. Sinisa quasi non crede a ciò che ascolta e non ha neanche bisogno di pensarci qualche attimo prima di rispondere. Le due parti trovano l’accordo, due anni di contratto più opzione per il terzo, Mihajlovic, Agnelli e i suoi ministri si salutano con la promessa di risentirsi più avanti, quando le dimissioni di Conte diventeranno ufficiali. Invece niente di tutto ciò, il tecnico bianconero cambia improvvisamente idea e fa sapere alla Juventus che non si muoverà da Torino. Agnelli e Marotta ne prendono atto e poco dopo comunicano a Sinisa che Conte ci ha ripensato e che di conseguenza l’affare non si farà.

LA GRANDE BEFFA. Il 19 maggio del 2014 il club bianconero annuncia ufficialmente che Conte resterà sulla panchina della Juventus. Intanto la Sampdoria offre a Mihajlovic un altro anno di contratto, e figuratevi se Sinisa non resta volentieri a Genova. Chissà se quelli della Samp avevano capito o se addirittura erano stati informati di quello che era accaduto nelle settimane precedenti tra il tecnico e Agnelli. E qua viene il bello, che per Mihajlovic assomiglia tanto a una beffa, o se preferite a uno scherzo del destino. Siamo a luglio, precisamente il 15, la Juventus ha già cominciato il ritiro estivo quando Conte rivisita di nuovo la sua scelta e annuncia il suo clamoroso (a quel punto) addio alla Juventus, nonostante il contratto ancora in essere. Come sapete poco più tardi, su per giù un mese dopo. Conte sbarcherà a Coverciano come nuovo cittì dell’Italia. Mihajlovic ha già fatto con la Sampdoria, il cui presidente è diventato Massimo Ferrerò. Agnelli non vuole creargli problemi e così si mette alla ricerca di un nuovo allenatore. La scelta cade su Massimiliano Allegri e alla luce di quelli che sono stati i risultati mai una scelta poteva essere più azzeccata di quella. Anche se forse all’inizio qualche perplessità la Juventus ce l’aveva sul conto di Max.

RIMPIANTI ED EUROPA. Chissà cosa avrà pensato in quei giorni Sinisa, vai a sapere con quanti rimpianti avrà convissuto, perché non è da tutti trovare un accordo con la Juventus e poi essere beffato quando ormai sei sicuro che è fatta. Via da uomo vero qual è Mihajlovic quella storia deve essersela messa alle spalle in tempi relativamente brevi, perché quella sua Sampdoria costruì un campionato importante. Sinisa e la sua squadra si piazzarono settimi in classifica, sbarcando in Europa League. Dopo che in Coppa Italia si erano fermati agli ottavi. E pensare che per tanti mesi la Samp rimase tra le prime 4 squadre della classifica, giocando un buon calcio, e solo a primavera evidenziò un calo che gli fece perdere alcune posizioni. A fine annata Mihajlovic e la Samp si separarono, con Sinisa che poi andò a sedersi sulla panchina del Milan.

Tutti Allegri. In senso letterale: felici, sorridenti, positivi. Ché non è successo nulla di irreparabile, ancora. E non è detto che accada. Peraltro, muso lungo oppure volto disteso – come si suol dire – costa uguale, e dunque tanto vale: bene fa il buon Max a cavalcare la sua indole di innato ottimista e guardare al periodo che porta alla sfida di ritorno con l’Atletico Madrid del 12 marzo poggiandosi su una carica ed un entusiasmo sinceri e tendenti al contagioso. «Noi abbiamo venti giorni per preparare questa sfida contro l’Atletico, che è LA sfida. Lo faremo con grande entusiasmo, con adrenalina al massimo. Sarà sicuramente una grandissima serata. Non so se passeremo o no il turno, questo lo vedremo alle undici o a mezzanotte visto che potrebbero esserci anche i supplementari, ma abbiamo buone possibilità e dobbiamo fare di tutto perché ci sia il ribaltone. Io dico che siamo fortunati a vivere questi 20 giorni perché la vita è fatta di cose così: se si vincessero tutte le partite, si diventerebbe piatti. Viviamo l’attesa al massimo dei giri».

RISPETTO

Bello su di giri, comunque, a Madrid, era Simeone. La conferenza di ieri è stata occasione per Allegri di tornare sull’esultanza pubica del collega. Dapprima con poche parole: «Sono cose che non spetta a me giudicare, sono cose personali. Ognuno si comporta per quello che è». Eppoi, dopo una domanda sulla “sceneggiata” di Bonucci in occasione del primo gol dell’Atletico, più diffusamente: «Se dobbiamo cominciare a dare giudizi, allora dobbiamo farlo su tutte queste mode che ci sono. Uno compie un gesto, uno ne compie un altro. Bisogna fare un passo indietro tutti e avere più rispetto ed educazione. Non lo dico rivolto a Leo, ma in generale. Perché i comportamenti che si hanno sul campo, dopo si riverberano sull’esterno. Un bambino di 8 anni, mio figlio speriamo di no, se vede certi gesti pensa che siano normali e devo spiegare che di solito non si fa così. Io spero che si torni ad avere un rispetto generale verso tutti».

UN PASSO PER VOLTA

Guai, però, a focalizzarsi solo sull’Atletico. Il rischio è di commettere passi falsi altrove e, di conseguenza, peggiorare anche l’approccio mentale per la Champions. «Per arrivare al 12 marzo nelle migliori condizioni, bisogna innanzitutto fare bene queste tre partite di campionato. A partire dalla sfida contro il Bologna, che ha un nuovo allenatore e che ora ha un altro piglio: ha vinto a Milano, pareggiato in casa col Genoa e fatto una ottima partita a Roma non meritando di perdere. Per noi sarà importante arrivare allo scontro diretto a Napoli con il vantaggio immutato».

EFFETTO RONALDO

Checché ne dicano altrove (a Napoli, De Laurentiis, ad esempio), Allegri fa affidamento sul fattore Ronaldo senza se e senza ma. «Il suo ruolo nello spogliatoio è sempre quello di miglior giocatore del mondo che trasmette serenità. L’altra sera a Madrid ha offerto una delle migliori prove a livello di prestazione singola. Sono tranquillo, sta bene fisicamente». Anche se non è completamente escluso che oggi il campione portoghese possa partire in panchina. Il contesto generale induce a riflessioni e programmazione (checché sia disposto ad ammettere pubblicamente il tecnico: «Pensiamo ad una partita alla volta»). Per contesto generale, s’intendono il calendario abbastanza zeppo e i parecchi infortuni dei bianconeri. «Quest’anno, non per questione di preparazione atletica, sono successe delle robe che nessuno si immaginava. Emre Can, Cuadrado, Douglas Costa, Khedira. A Sami, avete visto, è capitato di tutto… Sono successe cose che all’inizio non metti in conto. Normale che alla lunga poi si possa pagare dazio». Solo la situazione Douglas Costa, però, riesce a portare Allegri dall’ottimismo alla quasi rassegnazione, all’apparenza: «Che vi devo dire? Una volta ha beccato quattro giornate, una volta ha preso uno pieno per la strada. Che posso fare? Quando sarà a posto giocherà».

IL FUTURO

Insomma, un Allegri sereno, schietto. Non si sottrae neanche quando c’è da parlare delle critiche che gli stanno piovendo addosso e della buona fetta di tifosi che via social invoca un cambio tecnico. «Nel calcio è semplice, contano i fatti. Quando si vince siamo bravi, quando si perde… mettetelo voi un aggettivo. In questi momenti giustamente i tifosi e i giornali sono liberi di criticare, noi dobbiamo stare zitti. E magari certe cose fanno bene per ricaricarsi: se sei abituato a vincere sempre, poi quando cadi fai fatica. Peraltro le aspettative quest’anno sono più alte e dunque dopo il 2-0 di Madrid c’è un po’ di delusione e frustrazione, ma non deve esserci perché c’è una partita da giocare e quello che succede lo sapremo il 12. Io ve lo dico: queste sono situazioni che mi divertono. Mi stuzzicano di più queste cose qui che quelle piatte». E ancora, più specificatamente sul futuro, sul fatto che l’eventuale eliminazione dalla Champions agli ottavi debba essere considerata un fallimento o no: «La stagione deve finire, fino a questo momento alla Juve mi sono divertito, abbiamo vinto tanto. Nel momento in cui non mi diverto più, allora smetto. Ripeto: bisogna viverlo con entusiasmo, il calcio. Pensare che in questi venti giorni aumenta l’adrenalina e la voglia di giocare. Altrimenti la vita è piatta. E non ha senso stare tutti tristi ad aspettare la batosta. Ora pensiamo a vivere le cose che dobbiamo vivere, poi a fine stagione vedremo cosa saremo riusciti a portare a casa. Il mio futuro sono il campionato e la Champions, basta».

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