Diabete urbano, nelle grandi città la malattia è sempre più diffusa

Cercare casa è come sfogliare la lista dei desideri: c’è chi la vorrebbe a un tiro di schioppo dai manicaretti di mamma e chi la sogna nei paraggi del posto di lavoro, chi la immagina immersa nel verde e chi la desidera vicina alla stazione del metrò. Scegliere il quartiere, però, non è solo una questione di comodità. In ballo c’è anche la nostra salute. Perché la zona di residenza e i servizi che offre possono condizionare il nostro stile di vita e, col passare degli anni, aumentare o ridurre la probabilità di ammalarci di diabete. Cosa rende la città così “tentacolare” per il nostro metabolismo? Per scoprirlo è nato il progetto internazionale Cities Changing Diabetes, lanciato dallo University College di Londra e dallo Steno Diabetes Center in Danimarca, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, per valutare l’impatto dell’urbanizzazione sulle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, con l’obiettivo ultimo di promuovere iniziative di prevenzione che salvaguardino la salute dei cittadini. Dopo Roma, anche la città metropolitana di Milano è entrata a far parte del programma, facendo salire a 19 il numero delle città coinvolte a livello globale: da Houston a Shangai, passando per Madrid e Buonos Aires, contro il diabete sarà letteralmente una guerra senza quartiere.

PERCHÉ NELLE METROPOLI CI SI AMMALA PIÙ SPESSO «I dati ci dicono che oggi due diabetici su tre vivono in città, mentre nel 2045 saranno ben tre su quattro», spiega Livio Luzi, professore ordinario di endocrinologia all’Università Statale di Milano e presidente del Comitato scientifico per Milano Cities Changing Diabetes. «Questo cambiamento socio-demografico dovuto alla progressiva urbanizzazione della popolazione mondiale ci ha portato a parlare non più solo di “diabete”, ma di “diabete urbano”, anche perché nella città convivono più fattori di rischio che aumentano la vulnerabilità alla malattia ». A far impennare la probabilità di diventare diabetici sono certamente l’alimentazione scorretta e la sedentarietà, ma non solo: «Concorrono anche fattori socio-economici come il livello di scolarizzazione, il reddito, l’accesso alle cure e perfino le infrastrutture della zona in cui si abita».

LE PERIFERIE SONO AL CENTRO DEL PROBLEMA A farci del male, insomma, non solo soltanto gli indugi al bancone della pasticceria o del fast food, ma anche la mancanza di piste ciclabili e di efficienti mezzi di trasporto pubblico. Un primo assaggio delle criticità delle nostre città viene proprio dall’esperienza di Roma, che è l’area metropolitana più popolosa d’Italia e la quarta d’Europa. I dati raccolti nell’ambito del progetto Cities Changing Diabetes dimostrano che il diabete è più diffuso nelle periferie della capitale, dove raggiunge una prevalenza del 7,3% contro il 5,9% del centro. I distretti più colpiti sono quelli dove il tasso di disoccupazione è più alto, la percentuale di laureati e diplomati è più bassa, e dove i cittadini per gli spostamenti (necessariamente di maggior entità, rispetto a chi abita nel cuore della metropoli) usano mezzi di trasporto privati come auto e motorini invece che andare a piedi o in bicicletta.

LE AMMINISTRAZIONI POSSONO FARE MOLTO In linea con l’eterna sfida tra Colosseo e Madonnina, la palla passa ora a Milano, che su 3,5 milioni di residenti dell’area metropolitana conta un milione di malati cronici e circa 200mila diabetici. «Nella prima fase dello studio eseguiremo una mappatura della città, raccogliendo e integrando dati clinici ed epidemiologici che ci permettano di fotografare la diffusione delle malattie croniche come il diabete, per evidenziare se ci sono differenze tra centro e periferia oltre che legami con l’accessibilità alle prestazioni sanitarie, l’organizzazione amministrativa, il ruolo dei trasporti e dei servizi», afferma Michele Carruba, presidente del Comitato esecutivo di Milano Cities Changing Diabetes. Una volta pronto il rapporto «si passerà alla seconda fase di condivisione e discussione dei dati, che coinvolgerà il Comune, la Regione, l’Agenzia di tutela della Salute, le università, le società scientifiche e le associazioni di pazienti». L’obiettivo ultimo è produrre un piano d’azione triennale che indichi alle istituzioni quali politiche di prevenzione e quali miglioramenti della rete di assistenza attuare per contenere l’epidemia di diabete urbano. «Daremo indicazioni pratiche e specifiche, come aumentare il chilometraggio delle piste ciclabili, implementare la rete diabetologica e migliorare l’educazione alimentare nelle scuole», spiega il professor Michele Carruba.

Ore 7 SVEGLIA Salti la colazione o ti accontenti di un caffè al volo? Niente di più sbagliato: questa abitudine scorretta rischia di favorire l’accumulo di peso e anche il diabete. Siediti a tavola con calma, e consuma una colazione sana e nutriente che fornisca il 30% delle calorie giornaliere: per una donna che fa vita sedentaria, deve apportare circa 500 calorie tra carboidrati, proteine e grassi “buoni”.

Ore 8  PRESTO CHE È TARDI! È l’ora di scendere in strada per andare al lavoro, portare i bimbi a scuola o fare le commissioni. Non prendere le chiavi dell’automobile e del motorino, ma indossa un buon paio di scarpe comode: muoversi a piedi o in bicicletta riduce il rischio di obesità e diabete, oltre a migliorare la salute cardiovascolare e il tono muscolare. Se ti muovi in una zona soffocata dallo smog o se le distanze da coprire sono importanti, opta per i mezzi pubblici, come autobus e metrò.

Ore 10  IN UFFICIO Se svolgi un lavoro sedentario, cogli ogni occasione per alzarti dalla sedia e sgranchirti le gambe a intervalli regolari. Evita di sgranocchiare snack e “cibo spazzatura” davanti allo schermo del computer: prova a spezzare la fame con frutta fresca o secca. Al lavoro, come a casa, evita l’ascensore e cerca di fare le scale ogni volta che ti è possibile: anche questa è attività fisica e a fine giornata avrai bruciato più calorie di quante immagini.

Ore 13  PAUSA PRANZO Con mille cose da fare e i minuti contati, spesso si è portati a saltare il pasto: pessima abitudine, non solo perché potrà calare il tuo rendimento nel pomeriggio, ma anche perché ti ritroverai a lottare con i morsi della fame arrivando ad abbuffarti a cena. Trova il tempo per mangiare almeno un’insalata oppure un panino: se lo scegli integrale, fai alzare più lentamente gli gli zuccheri nel sangue.

Ore 17  LIBERI TUTTI A fine giornata non c’è niente di meglio di una passeggiata o una pedalata fino a casa. Se hai scelto il bus, scendi una fermata prima e completa il tragitto a piedi. Per completare l’opera, fai 30-45 minuti di attività aerobica tre volte a settimana. Contro il diabete è utile anche l’attività di potenziamento muscolare.

Ore 20  È FINITA A cena fai un pasto leggero, perché le calorie assunte nella seconda parte della giornata sono bruciate meno facilmente. Vai a letto a orari regolari e cerca di dormire 7-8 ore per notte: un buon sonno aiuta a rimettere in sesto il metabolismo riducendo il rischio di diabete.

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