Genoa – Juventus Streaming Gratis Come vedere Diretta Live Tv No Rojadirecta

Genoa – Juventus Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Genoa – Juventus verrà trasmessa Domenica 17 Marzo in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Genoa – Juventus

ROJADIRECTA Genoa – Juventus – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Google, con un certo ottimismo, dice che per andare a piedi da Torino ad Amsterdam servono più o meno dieci giorni. Anche considerando soste, deviazioni e crampi, si arriva comodamente per il 10 aprile. Massimiliano Allegri guarda con la stessa calma ai 25 giorni che mancano al quarto di finale di andata. Non ha fretta, vuole solo archiviare l’entusiasmo da rimonta e prendersi i suoi tempi. Genoa Juve di oggi toglie un pranzo in riva al mare ai tifosi in trasferta – si gioca alle 12.30 – ma regala alla Juve un’occasione per allungare sul Napoli e iniziare un grande turnover ragionato. Più o meno… così.

L’ASSENTE: RONALDO Cristiano oggi non ci sarà: non convocato. «Deve recuperare, ha giocato tantissime partite e ha la nazionale – ha detto Allegri –. Mandarlo in campo di nuovo sarebbe stato troppo rischioso. Non devo convincerlo a riposare, non dimentichiamo che ha 34 anni: gli ho dato una mia idea che lui ha condiviso». Cristiano nel 2018 saltò cinque partite dal 17 marzo in avanti: una prima dell’andata dei quarti, una dopo il ritorno dei quarti, una dopo l’andata delle semifinali, due nei 25 giorni tra la semifinale di ritorno e la finale. Non sembra esserci una regola: il 7 si gestisce e, assieme all’allenatore, decide giornata per giornata. Piuttosto, attenzione al grande tema: la possibile sanzione Uefa per il gesto volgare di JuveAtletico. «Non abbiamo paura di una squalifica – ha assicurato Allegri –. Non ci sarà». Così, molto deciso: è una strategia comunicativa?

L‘ATTESO: DYBALA Senza Ronaldo, sarà Paulo Dybala la grande attrazione di Genova. Paulo con l’Atletico ha giocato 23 minuti più recupero e Allegri gli ha mandato un messaggio in diretta tv: «Tra chi è entrato martedì, cito Dybala. Sta tornando a fare le sue cose, può essere un giocatore acquistato in questo finale». Così all’ora di pranzo gli darà libertà nella scelta del menu: esterno destro, trequartista, comunque libero di creare. Paulo ha altri venti giorni per convincere la Juve che, senza di lui, si sta peggio e si vince meno. Giocherà spesso.

LA NOVITA’: KEAN Dybala oggi partirà con Bernardeschi, l’uomo che gli ha tolto una maglia per l’Atletico, e un attaccante centrale. Mandzukic è favorito su Kean, ma il percorso di Moise è scritto: giocherà tanto. Almeno una ventina di minuti a Genova, più di qualche partita da titolare più avanti. Il rinnovo resta la grande incognita nella sua primavera ma contro l’Ajax, nella partita dei giovani, non è escluso che l’unico decisivo sarà il più piccolo.

LA CHIAVE: EMRE Allegri da martedì sera dice che la formazione del ritorno con l’Atletico non era poi così diversa da quella dell’andata. Se c’è da recuperare palla, però, Bentancur ci prova, Emre prima ti sposta di due metri, poi chiede permesso. Oggi giocherà ed è probabile che lo faccia sempre più spesso. È diventato un titolare un po’ all’improvviso e, anche in questa nuova chiave tattica, rischia di diventare un indispensabile.

IL VICE: RUGANI «Emre Can, Dybala, Rugani e Bernardeschi devono diventare importanti», ha detto ieri Allegri. Il gruppetto comprende quattro titolari di oggi, in una formazione completata da Cancelo, Bonucci e Alex Sandro dietro, Pjanic e Bentancur in mezzo. Rugani è il simbolo del gruppetto perché nei prossimi mesi giocherà tanto. «Chiellini molto probabilmente riposerà – ha ammesso Allegri –. Non posso farlo giocare sempre, altrimenti lo devo buttare via». Morale: il capitano prenderà tante giornate libere e anche Bonucci si siederà più spesso, per non rischiare in vista di Amsterdam. Per Daniele, semaforo verde.

GLI INFORTUNATI Insomma, Ronaldo con qualche pausa, Dybala da ritrovare, Kean in campo molto più che in passato, Emre Can e Rugani quasi sempre. In queste grandi rotazioni di primavera però, assieme a uno scudetto da conquistare, ci sono degli infortunati da recuperare. Il dottor Allegri ha il suo bollettino dalla corsia. Cattive notizie: «Ho visto Cuadrado muovere le gambe meglio del solito, lo avremo solo per il finale di campionato. Douglas Costa invece giovedì farà un esame, il rientro è previsto prima di Ajax-Juve, se non ce la farà la salterà e proverà per il ritorno. E Barzagli è da valutare». Buone notizie, in fondo: «Khedira sta facendo lavoro aerobico, appena ci sarà l’ok dei medici potrà rientrare e alzare i ritmi. De Sciglio invece tornerà lunedì a lavorare, con l’Empoli ci sarà». Almeno lui.

Gianluca, vieni a vedere questo ragazzo della Pistoiese». Il ragazzo a Pistoia fa il portiere degli Allievi B ma è cresciuto a Latina. Gianluca invece è Gianluca Spinelli, preparatore dei portieri del Genoa, poi in Nazionale e al Chelsea con Conte, ora al Psg. Spinelli va a vedere, dopo un’ora si toglie i guanti e sposta lo sguardo sui suoi dirigenti: «Non fatelo neanche ripartire». Fine del periodo di prova di Mattia Perin: preso. Da quel giorno sono passati 11 anni, Perin ha vinto uno scudetto Primavera, è diventato il portiere del Genoa, poi il capitano, alla fine ha salutato per andare alla Juve. Ha parato così tanto da far avverare la profezia di Gino Bondioli. «Bondioli era un nostro osservatore – spiega Michele Sbravati, responsabile del settore giovanile –. Un giorno ci disse che c’era un ragazzo di Latina da vedere, uno che in cinque anni sarebbe arrivato in Nazionale. Pensavo fosse matto, si era sbagliato di poco».

PALLEGGI E SCHERZI Perin all’ora di pranzo tornerà a Marassi, lo stadio in cui è diventato grande, e la gente probabilmente lo applaudirà perché Mattia è così, effervescente naturale. La sera prima della finale scudetto Primavera del 2010 andò al parco giochi ad appendersi a una specie di bungee jumping e da ragazzino diventò famoso per un video in cui palleggiava con una gomma da masticare. Erano gli anni in cui esultava aprendo le braccia per mimare il gesto dell’Airone, il suo animale di riferimento. Omar Milanetto racconta di quando El Shaarawy e Mattia andavano ad allenarsi con la prima squadra: «Non si azzardava a parlare troppo ma era fortissimo, si vedeva. Lui e Stephan nelle partitelle scherzavano con noi grandi e tutti volevano stare in squadra con lui, non con il portiere titolare».

DUE GINOCCHIA Mattia esordì nel maggio 2011, poi andò in prestito a Padova e Pescara. Quando tornò, alla seconda da titolare, mostrò al mondo una papera XL su un tiro di Pepito Rossi. Seguirono contestazione e momento difficile, solo il primo. Per gli altri, chiedere alle cicatrici. Nel giugno 2015 Perin si operò alla spalla destra, che per un portiere non è acqua e zucchero, e ad aprile 2016 si spaccò il crociato anteriore del ginocchio destro. Appena il tempo di tornare e a gennaio 2017 cambiò gamba: crociato anteriore al ginocchio sinistro e tanti saluti alla stagione. Dura risalire da qui. Sembra passata una vita, invece sono solo due anni. Mattia nel frattempo si è appassionato ai vini, ha fatto un corso da sommelier, ha aperto un’enoteca a Latina e a febbraio 2018 ha avuto Vittoria, una bambina che a due mesi già entrava a Marassi. Soprattutto, una bambina che gli ha cambiato la vita. A poco a poco Perin si è ripreso la Nazionale, forse protetto da Buffon che nel suo carattere – aperto, un po’ guascone – rivede un Gigi giovane. La Juve è arrivata puntuale. Perin si è trasferito in estate, ambizioso vice di Szczesny, e ha legato soprattutto con Leo Bonucci, che più di qualche volta lo accompagna in auto.

LE MAGLIE «Dopo la partita di andata è venuto nel nostro spogliatoio e ci ha regalato le sue maglie della Juventus», dice Mario Donatelli, direttore sportivo del Genoa. Come dire: l’affetto c’è ancora, rafforzato dai giorni da capitano, da un rigore parato a Quagliarella in un derby (perso) e da un altro rigore respinto a Di Natale in un GenoaUdinese caldissimo del febbraio 2016, quando Gasperini non aveva ancora incontrato il Papu Gomez e Marassi lo contestava. Accadesse oggi, chissà come reagirebbe Mattia. Di sicuro, questa volta, niente Airone.

El Cuti (un soprannome casuale: a Cordoba c’era un tipo che gli assomigliava e in famiglia iniziarono a chiamarlo così) si è preso il Genoa in un giorno di ottobre con la sfrontatezza dei suoi vent’anni e la spavalderia di chi conosce intimamente il suo valore. Ivan Juric aveva deciso così: per riportare il Genoa in linea di galleggiamento, dopo la batosta in casa contro il Parma (1-3), serviva un colpo a effetto allo Stadium. E Cristian Romero, che sino a una settimana prima aveva solo visto il campo con la Primavera, gli sembrava l’uomo giusto al momento giusto. L’aveva provato titolare in allenamento prima della trasferta di Torino, ma senza mai lasciar balenare l’idea che quello potesse essere più di un esperimento. Un’illuminazione di cui bisogna dare merito al croato, perché da lì in poi El Cuti non sarebbe più uscito dalla formazione titolare, guadagnandosi pure l’attenzione di molti club, fra i quali la Juventus, che sarà il suo futuro.

INNAMORAMENTO Nel frattempo, El Cuti ha continuato a crescere. Il presidente Enrico Preziosi gli ha rinnovato il contratto sino al 2023, e lui non s’è più fermato. La prima scintilla rossoblù per l’ex Belgrano risaliva al Viareggio del 2016, dove Romero aveva impressionato il figlio del presidente Preziosi, Fabrizio. Da lì ebbe inizio il corteggiamento rossoblù.

DURO Romero, i cui idoli sono il connazionale Otamendi e Sergio Ramos, ha giocato sin qui 18 partite di campionato (1580 minuti in campo), segnando un gol con l’Udinese, alla seconda gara da titolare. Giocatore di grande personalità, con un carattere molto forte, fisicamente possente, negli spogliatoi non è un chiacchierone, ma sa fare gruppo. Può giocare con la stessa efficacia sia a destra (dove aveva iniziato la carriera) sia al centro. Ed è bravo a gestire le situazioni complicate. Nel giorno del debutto allo Stadium, fu subito ammonito per un fallo su CR7, ma il giallo non lo condizionò.

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